domenica 26 luglio 2026

Medioriente: la storia si complica




Ci risiamo. Il prezzo del Brent, il greggio che rappresenta il principale punto di riferimento per il mercato petrolifero mondiale, è tornato – sia pure per una sola seduta, quella di giovedì – sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Avevamo sperato di non rivedere più quotazioni di questo livello, convinti che la fase più critica della crisi mediorientale fosse ormai alle spalle. Purtroppo la realtà ha smentito le nostre aspettative. Dopo l'attacco da parte dei ribelli yemeniti Houthi a due petroliere nel Canale di Bab el-Mandeb, gli Stati Uniti hanno ripreso i bombardamenti contro obiettivi iraniani e, contrariamente a quanto molti analisti ritenevano probabile, Teheran non si è solo limitata ad assorbire il colpo ma ha risposto con una determinazione e una capacità operativa che stanno sorprendendo gran parte degli osservatori internazionali.

Il Corriere della Sera, attraverso un'analisi di Federico Fubini, sottolinea proprio questo aspetto: l'Iran, che molti ritenevano ormai economicamente e militarmente allo stremo, continua invece a dimostrare una capacità di reazione ben superiore alle attese, probabilmente grazie a un sostegno esterno che rimane in parte avvolto nel mistero. Il risultato è che il conflitto, anziché avviarsi verso una conclusione, sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Oltre allo Stretto di Hormuz, ora è sotto pressione anche il Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e costituisce la porta d'accesso al Canale di Suez. Attraverso questo corridoio transita circa il 12% del commercio mondiale e una quota rilevante dei traffici energetici diretti tra Asia ed Europa. 

Già qualche settimana fa avevamo espresso il timore che questa guerra non sarebbe stata né breve né facilmente risolvibile (vedi App Fin del 28 giugno). Oggi dobbiamo purtroppo constatare che quei timori stanno trovando conferma. La contemporanea instabilità di due dei più importanti "colli di bottiglia" del commercio mondiale rischia infatti di produrre conseguenze ben più ampie del semplice aumento del prezzo del petrolio. Trasporti più lunghi, costi assicurativi in forte crescita, noli marittimi più elevati e possibili ritardi nelle consegne potrebbero rapidamente tradursi in nuove pressioni inflazionistiche, proprio nel momento in cui le principali banche centrali speravano di aver finalmente riportato sotto controllo l'inflazione. Se questa situazione dovesse protrarsi ancora a lungo, il rischio è quello di assistere non soltanto a un nuovo shock energetico ma anche a un rallentamento della crescita economica globale, con inevitabili ripercussioni sui mercati finanziari. 

Il pericolo maggiore non è tanto rappresentato da un picco temporaneo del petrolio, quanto dalla persistenza di prezzi elevati. La storia insegna che le recessioni più profonde non sono quasi mai state causate dal semplice aumento del prezzo del greggio, bensì dal fatto che un petrolio caro per molti mesi ha eroso il potere d'acquisto delle famiglie, ridotto la redditività delle imprese e costretto le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva. È questa combinazione di fattori a trasformare uno shock energetico in un problema sistemico per l'economia e per i mercati finanziari.

È uno dei motivi per i quali, ormai da tempo, nei nostri Appunti Finanziari insistiamo quasi ossessivamente sull'importanza di monitorare l'inflazione. Non ci riferiamo soltanto a quella corrente, pubblicata ogni mese attraverso gli indici CPI e PCE, ma soprattutto alle aspettative d'inflazione di lungo periodo che rappresentano uno dei migliori indicatori della fiducia che gli investitori continuano a riporre nella capacità delle banche centrali di mantenere la stabilità dei prezzi. 

Per farlo usiamo abitualmente il grafico seguente: (clicca sul grafico per una miglior visione)





 Il grafico mostra come le aspettative d’inflazione statunitensi di lungo periodo rimangono, per il momento, sostanzialmente sotto controllo. Il tasso 5-Year Forward — che misura l’inflazione media attesa dal mercato fra cinque anni — si colloca attualmente al 2.27%(freccia verde), ed è un livello molto vicino alla fascia nella quale si è mosso per gran parte degli ultimi 4-5  anni. Nonostante il ritorno del Brent sopra i 100 dollari e l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche l’indicatore non segnala quindi, almeno per ora, un vero disancoraggio delle aspettative: il mercato sembra ritenere che l’eventuale shock energetico possa provocare un aumento dell’inflazione nel breve periodo, ma non necessariamente trasformarsi in un fenomeno strutturale. Comunque il recente rialzo dai minimi primaverili merita attenzione: un superamento stabile dell’area 2.40-2.50% indicherebbe che gli investitori stanno iniziando a dubitare della capacità della Federal Reserve di riportare l’inflazione verso quel 2% che gli sta sfuggendo oramai da molto tempo.

 Per il momento, dunque, il segnale non è ancora entrato nella zona di pre-allarme ma non ci consente di abbassare la guardia, soprattutto se il prezzo del petrolio dovesse rimanere elevato per diversi mesi mettendo l'inflazione sotto eccessiva pressione. Le conseguenze sarebbero poco simpatiche. Ve lo spieghiamo con il grafico seguente:




Abbiamo cercato di evidenziare il trend dello S&P500 dal 2018 in poi: quello che salta subito all'occhio sono, all'interno del canale rialzista (zona verde),  le numerose correzioni a V : una correzione a V è un ribasso rapido e spesso violento del mercato, seguito da un recupero altrettanto veloce che riporta gli indici vicino ai livelli precedenti. In genere si verifica quando uno shock iniziale spaventa gli investitori ma viene poi considerato temporaneo e non tale da compromettere il trend economico e finanziario di lungo periodo. 

Nel grafico possono essere considerate correzioni a V quelle affiancate dai numeri:

  •  1 : inizio della pandemia. Grosso spavento (-34 %)  ma poi i vaccini hanno calmato gli animi.
  •  3: i rendimenti del Treasury a 10 anni erano saliti al 5%. L'inflazione perniciosa (sempre lei...) ha spinto la FED ad adottare un linguaggio poco rassicurante: "Rates? Higher for longer!" Correzione del mercato: -10% circa
  •  4: estate 2024: la Banca del Giappone alza i tassi dello 0.25% dopo 25 anni di tassi a zero. Yen in forte rialzo, chiusura forzata del carry trade sullo yen, vendita altrettanto forzata di titoli azionari e altro ancora .... correzione del mercato: 8% in pochissimi giorni.
  • 5: i dazi ve li ricordate di sicuro: dal massimo storico del 19 febbraio 2025 dopo l'annuncio del Liberation Day ha perso quasi il 23%...
  • 6:  inizio del conflitto USA- Iran; perdita prima del rimbalzo: -9%

La correzione n. 2 è stata di natura completamente diversa rispetto alle altre. È durata quasi un anno e, una volta raggiunto il minimo, il mercato ha avuto bisogno di oltre sei mesi di consolidamento prima di ritrovare la forza necessaria per riprendere il trend rialzista. Dal massimo al minimo la perdita complessiva è stata del 25.5%, una correzione ben più profonda e impegnativa rispetto ai classici ribassi "a V". La nota positiva è che, nonostante la violenza della discesa, il canale rialzista di lungo periodo non è mai stato violato. Una rottura di quel supporto avrebbe infatti cambiato radicalmente lo scenario tecnico, trasformando una semplice fase correttiva in un potenziale cambio di trend di lungo periodo. Fortunatamente ciò non è avvenuto e il mercato, dopo una lunga fase di assestamento, ha potuto riprendere la sua marcia verso nuovi massimi.

Che cosa differenzia questa correzione dalle altre? Il contesto macroeconomico. L'uscita dalla pandemia è stata accompagnata dal ritorno di un fenomeno che sembrava ormai appartenere al passato: un'inflazione persistente, assente dalle economie occidentali da oltre trent'anni. Per riportarla sotto controllo, le banche centrali sono state costrette ad avviare il ciclo di rialzi dei tassi più rapido e aggressivo degli ultimi decenni, accompagnato dal messaggio ormai noto di una politica monetaria "higher for longer". È stata proprio questa combinazione a trasformare una normale correzione in una fase ribassista molto più lunga e profonda.

Un'ultima considerazione. I mercati azionari hanno dimostrato nel tempo una straordinaria capacità di assorbire shock di natura molto diversa: pandemie, guerre, crisi geopolitiche, dazi commerciali e perfino la fine improvvisa di grandi operazioni di carry trade. Tutti eventi che possono provocare forti scosse e violente correzioni, ma che spesso vengono riassorbiti nel giro di pochi mesi.

 La vera "criptonite" dei mercati, invece, è un'inflazione che si radica nell'economia e costringe le banche centrali a mantenere i tassi d'interesse elevati per un periodo prolungato. È in quel momento che il costo del denaro aumenta, gli utili aziendali vengono messi sotto pressione, le valutazioni si comprimono e il rischio di passare da una semplice correzione a un autentico mercato ribassista cresce sensibilmente.

La settimana prossima (mercoledì 29 luglio) sapremo cosa vorrà fare la FED. Il mercato a tal proposito è molto confuso. Se la scorsa settimana le probabilità di un eventuale aumento dei tassi era ridotta al lumicino, questa settimana la situazione è parecchio mutata:



Un possibile rialzo di un quarto di punto è dato probabile al 34.25%!



Anche i rendimenti dei Treasury a 10 (in nero) e a 2 (in rosso) anni sono in costante aumento. Da notare soprattutto lo slancio che ha preso il due anni a significare che sta salendo più rapidamente del decennale anticipando in tal modo una possibile politica restrittiva da parte della FED.


Ci siamo chiesti  che impatto possono avere questi rendimenti rialzisti del mercato azionario. Non esiste una soglia "magica" valida in ogni periodo storico. I mercati azionari non reagiscono tanto al livello assoluto dei rendimenti obbligazionari quanto alla velocità della loro salita, alle aspettative d'inflazione, alla crescita degli utili societari e alle valutazioni di partenza


Tuttavia, osservando gli ultimi 25 anni dei rendimenti del Treasury decennale, è possibile individuare alcune fasce di attenzione:


Rendimento 10Y

Impatto tipico sulle azioni

Sotto il 3%

Generalmente favorevole ai multipli azionari.

3% - 4%

Zona neutrale: se l'economia cresce, la borsa convive bene con questi livelli.

4% - 4,5%

Prima zona di attenzione: inizia la compressione dei multipli, soprattutto dei titoli growth e tecnologici.

4,5% - 5%

Zona critica: aumentano le pressioni sulle valutazioni e sul costo del capitale.

Sopra il 5%

Storicamente livello che tende a creare forti difficoltà alle borse, salvo fasi di crescita economica eccezionalmente robusta.


Negli ultimi anni il mercato ha mostrato che:

  • 4% è ormai un livello pienamente digeribile.
  • 4,5% rappresenta la soglia psicologica oltre la quale iniziano le preoccupazioni.
  • 5% diventa un concorrente molto serio delle azioni: molti investitori possono ottenere un rendimento elevato con un rischio decisamente inferiore.
Lo stesso dicasi per le borse europee. Fra parentesi la BCE si è riunita giovedì e prenderà in considerazione un aumento dei tassi a partire dalla riunione di settembre; per il momento si va tutti in vacanza e a quanto pare la Lagarde non ha intenzione di dimissionare.


Anche i rendimenti dei Bund tedeschi continuano a salire...


Rendimento Bund 10Y

Impatto tipico

Sotto il 2%

Molto favorevole alle azioni.

2% - 2,5%

Situazione generalmente normale.

2,5% - 3%

Inizia una moderata pressione sulle valutazioni.

Sopra il 3%

Zona di attenzione per l'Eurostoxx 50.

3,5% - 4%

Storicamente livelli piuttosto pesanti per i mercati europei.


Poiché l'economia europea cresce meno di quella americana, le imprese hanno una minore capacità di assorbire tassi elevati. Di conseguenza il mercato europeo tende a "soffrire" prima rispetto a quello statunitense. Lo soglia di attenzione per l'Eurostoxx 50 è appena stata superata questa settimana. Non dobbiamo panicare ma è un segnale da monitorare con attenzione. 




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Siamo ormai nel pieno della stagione di pubblicazione dei risultati del secondo trimestre. Come accade sempre più spesso, però, i numeri relativi al trimestre appena concluso rappresentano soltanto il punto di partenza. Ciò che gli investitori attendono con maggiore interesse sono le indicazioni prospettiche fornite dai vertici aziendali durante le conference call. Le parole dei CEO e dei CFO sulla domanda futura, sui margini, sugli investimenti e sulla capacità di generare utili nei prossimi trimestri hanno spesso un impatto ben superiore ai risultati appena pubblicati.

Per le società legate all'intelligenza artificiale l'attenzione si concentra soprattutto su un altro aspetto: l'evoluzione del CAPEX, cioè degli investimenti destinati allo sviluppo dell'infrastruttura AI. Il mercato vuole capire se la corsa agli investimenti continuerà con la stessa intensità o se inizieranno ad emergere i primi segnali di razionalizzazione della spesa. Da questa risposta dipendono non solo le prospettive delle grandi piattaforme tecnologiche, ma anche quelle di tutto l'ecosistema dei semiconduttori, dei data center e delle infrastrutture digitali.

È interessante osservare come, nonostante appartengano a mondi profondamente diversi, sia la "vecchia economia" sia la "nuova economia" siano giudicate con la stessa severità. Se le prospettive deludono le aspettative del mercato, le reazioni possono essere immediate e violente, indipendentemente dal settore di appartenenza. Un'azienda industriale che rivede al ribasso gli utili futuri e un colosso dell'intelligenza artificiale che annuncia un rallentamento del CAPEX possono subire correzioni molto simili. Cambiano le motivazioni, ma non il verdetto del mercato: quando le aspettative vengono deluse, il prezzo delle azioni si adegua rapidamente come dimostrato dai prezzi di chiusura del giorno della pubblicazione: Tesla: -14.5%; Google: -7.1% malgrado numeri da urlo; Nestlé: -7-98%; Givaudan: -6.09%. Ma per fortuna ci sono anche esempi virtuosi: Roche: +5.14%; SAP: +9.25%.

Attenzione la prossima settimana pubblicano il 29 Microsoft e Meta; il giorno seguente: Apple e Amazon. Forse Apple avendo impiegato meno capitale per lo sviluppo dell'AI se la può cavare... vedremo.

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Passiamo ora in rapidissima rassegna i grafici della settimana: malgrado in ambito azionario non sia stata una di quelle gloriose i trend sono per il momento confermati. Bloomberg ha cambiato leggermente la grafica e ci rendiamo conto che la lettura del grafico potrebbe essere poco chiara. Se volte vederlo bene, cliccateci sopra.




Lo S&P500 (+8.28% ytd) si è infilato in un triangolo di consolidamento che temiamo sia l'anticamera di qualche correzione di breve termine. Ned Davis ci ha già avvisato e dopo la seconda metà di agosto si potrebbe anche iniziare a ballere un pochino. Per il momento il trend rialzista è in essere.



Il Nasdaq (+7.46% ytd) come temevamo la scora settimana è andato a vedere i 25'000 punti. I prossimi 3 giorni di borsa saranno fondamentali e non possiamo escludere che ci potrà essere anche una rottura del supporto del canale ascendente se i risultati di Microsoft, Meta, Apple e Amazon dovessero essere particolarmente deludenti. A far paura sono gli investimenti (eccessivi?) nell'AI.



Malgrado il probabile aumento dei tassi previsto a settembre, l'Eurostoxx50 (+8.45% ytd) sembra aver accolto la notizia con una certa compostezza. Trend ascendente confermato.





Lo SMI (+7.99% ytd) ha avuto una settimana piuttosto travagliata soprattuto dopo la pubblicazione dei numeri di Nestlè e Givaudan ma tutto sommato ha tenuto piuttosto bene. Trend rialzista in essere.



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Usd/chf in grande spolvero: ho trovato la resistenza a 0.8182 ma considerato il momentum potrebbe anche superarla di slancio e non vediamo grossi impedimenti fino a 0.84 centesimi...




Euro/chf continua la fase di rafforzamento, non eccessiva, della moneta europea: se rimane all'interno del range 0.92-0.94 a noi va bene.



Il bitcoin si trova imbrigliato all'interno del canale laterale costituito dai 60'000$ e 65'500 $. Durante la settimana ha tentato di issarsi sopra i 66'000 $ ma con poca convinzione. Per nuovi acquisti attenderemmo un superamento convinto della resistenza posta a 65'500.






La forza del dollaro e il probabile aumento dei tassi a settembre rende la vita dell'oro un pochino più complicata ma per il momento caparbiamente difende i 4'000 $ per oncia.



Buona domenica!


PS: la prossima settimana Appunti Finanziari si prende una piccola pausa. Ci rivediamo domenica 9 agosto.


PS2: l'orario di pubblicazione di questi Appunti è indecente ma quanto fuori temporaleggia e hai un cane... non si dorme!

 

domenica 19 luglio 2026

Canale di Hormuz: l'impasse continua



The Economist, 18-24 luglio 2026


La settimana si è sviluppata attorno a due forze contrapposte che continuano a guidare l'andamento dei mercati finanziari. Da una parte sono arrivati segnali incoraggianti dal fronte macroeconomico americano: il rallentamento dell'inflazione, evidenziato sia dai prezzi al consumo (CPI) sia da quelli alla produzione (PPI), suggerisce che le pressioni sui prezzi, in assenza di grossi sbalzi rialzisti del prezzo del petrolio, possono  progressivamente rientrare senza compromettere più di tanto,  a quanto pare, la solidità dell'economia. 

I numeri parlano abbastanza chiaro:

  • Consumer Price Index giugno yoy         : 3.5% (atteso: 3.8%; precedente: 4.2%)
  • Core Consumer Price Index giugno yoy: 2.6% (atteso: 2.8%; precedente: 2.9%)
  • Producer Price Index (mensile) giugno  : -0.3% (atteso: 0%; precedente: 1.1%)

Il CPI americano di giugno ha sorpreso positivamente: la flessione è stata trainata soprattutto dal crollo dei prezzi dell'energia e della benzina ma segnali incoraggianti sono arrivati anche dal Core CPI, rimasto invariato sul mese, e dal rallentamento degli affitti che è la componente più pesante del paniere. 



Comunque una manciata di dati, per quanto più che discreti,  da soli non bastano a decretare la vittoria sull'inflazione:





Purtroppo il canale di Hormuz è di nuovo bloccato...





...e l'inevitabile risalita del prezzo del petrolio influenzerà senza alcun dubbio i prossimi rilevamenti dello stato dell'inflazione americana che di questo passo, potete scommetterci, sarà per il mese prossimo nuovamente orientata al rialzo. 


 A sostenere le pressioni sui prezzi potrebbero inoltre contribuire anche i consumi delle famiglie statunitensi che continuano a dimostrarsi sorprendentemente resilienti e che verosimilmente resteranno tali finché Wall Street manterrà un andamento favorevole alimentando il cosiddetto wealth effect.

In questo contesto, la Federal Reserve sembra avere poche ragioni sia per ridurre i tassi già a fine mese sia per tornare ad aumentarli. Lo scenario più probabile resta quindi quello di una pausa, rinviando le decisioni ai meeting di settembre e ottobre proprio a ridosso delle elezioni di metà mandato. Ovviamente ogni scelta di politica monetaria sarà inevitabilmente osservata ed interpretata anche attraverso una lente politica e indurrà di certo la Fed a muoversi con particolare prudenza per preservare la propria indipendenza e credibilità.

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La stagione delle trimestrali del Q2 è iniziata sotto buoni auspici trascinata soprattutto dai settori tecnologico e finanziario. Le prime 47 società che hanno già pubblicato i risultati hanno, nel complesso, fornito indicazioni incoraggianti nonostante aspettative particolarmente elevate. 
Sarà soprattutto il comparto tecnologico a dover dimostrare che le valutazioni raggiunte sono ancora sostenute da fondamentali solidi, con una crescita di ricavi e utili in grado di giustificare quotazioni che, in molti casi, incorporano già scenari molto (troppo?)  ottimistici. Le prime 5 società di questo settore che hanno pubblicato sono andate ben oltre le aspettative (rettangolo rosso) e questo è incoraggiante ma saranno soprattutto le Magnifiche 7 e tutte quelle aziende che girano attorno all'AI che dovranno stupirci.


A tal proposito riproponiamo la tabella dei M7 pubblicata un paio di settimane fa  (abbiamo dovuto aggiornare un paio di date...): mercoledì 22 luglio si inizia con Tesla e Alphabet e soprattutto quest'ultima sarà obbligata a superarsi in quanto qualsiasi elemento di incertezza verrà rapidamente incorporato nei prezzi attraverso un aumento della volatilità e un conseguente massiccio calo dei prezzi; Netflix e Ibm (con il profit warning) sono già state a tal proposito punite pesantemente... 

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Il discorso alla nazione di Donald Trump del 16 luglio 2026 si è concentrato quasi interamente sul tema dell'integrità del sistema elettorale americano e non ci vuole di certo la potenza dell'Intelligenza Artificiale ma solo un po' di vecchio buon senso per capire che sta già mettendo le mani avanti su quella che a novembre si preannuncia come una probabile debacle elettorale...



...ma quello che ci ha veramente sbalordito è l'iniziativa della Trump Media & Technology Group (TMTG) che al 41% è in mano alla famiglia Trump: a quanto pare lancerà un servizio destinato a banche e operatori di trading algoritmico che, al costo di circa 100.000 $ al mese, fornirà l'accesso in tempo reale e con la minima latenza ai post dei principali account di Truth Social, incluso quello di Donald Trump. 

L'iniziativa nasce dal riconoscimento che alcuni messaggi del presidente hanno dimostrato di poter muovere istantaneamente i mercati, rendendo anche pochi millisecondi (!) di vantaggio un potenziale fattore di profitto. La vicenda evidenzia come, nell'era dei mercati dominati dagli algoritmi, la velocità di accesso all'informazione sia ormai un asset economico di enorme valore che  in questo caso si scontra anche con una delicata questione etica e morale poiché la fonte dell'informazione coincide con chi beneficia economicamente della sua distribuzione... 

Inoltre in questo caso il vero rischio, oltre che al palese conflitto di interessi, è che l'informazione politica diventi un bene commerciale riservato a chi può permetterselo. Se i mercati iniziassero a percepire che le decisioni di maggiore impatto economico possono essere monetizzate attraverso canali privati, verrebbe messo in discussione il principio della parità di accesso alle informazioni che è uno dei pilastri della fiducia e dell'efficienza dei mercati finanziari.

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Per il momento continua la fase di consolidamento, perfettamente in linea con quanto suggerito anche dal modello di Ned Davis. È probabile che fino a mercoledì il mercato rimanga privo di movimenti particolarmente significativi, in attesa dei risultati di Alphabet, che potrebbero rappresentare il primo vero catalizzatore della stagione delle trimestrali per il comparto tecnologico. Il settore mostra già alcuni segnali di nervosismo: l'indice SOX dei semiconduttori perde circa il 20% da inizio anno, a dimostrazione che gli investitori sono diventati più selettivi e meno disposti a premiare indiscriminatamente le società legate all'intelligenza artificiale. Non diamo quindi più per scontato che sarà ancora una volta la tecnologia a trainare i mercati nella seconda parte dell'anno. Fortunatamente, altri comparti – quello finanziario in primis – stanno offrendo un contributo importante, favorendo una salutare rotazione settoriale. Non significa che il ciclo rialzista della tecnologia sia terminato; più semplicemente, dopo anni di straordinaria sovraperformance, il settore sembra essersi preso una fisiologica e necessaria pausa di riflessione.



Non è un caso che un mercato "noioso" come quello svizzero (SMI) sta prendendo slancio proprio mentre il Nasdaq ha già perso un 6% dai massimi di quest'anno... A separare i due indici ci sono meno di 2 punti percentuali. Chi l'avrebbe mai detto!



Lo spostamento laterale dello S&P 500 (+8.94%ytd) è ormai evidente. Il grafico non lo mette particolarmente in risalto, ma l'indice si trova attualmente appoggiato alla media mobile a 50 giorni, che continua a svolgere un importante ruolo di supporto dinamico. L'RSI, posizionato in area neutrale, lascia sperare che il mercato possa essere al riparo da correzioni particolarmente violente nel breve termine. Un giudizio più definitivo sarà però possibile soltanto dopo la pubblicazione delle trimestrali delle Magnifiche 7, che si completerà non prima della fine del mese. Fino ad allora il quadro tecnico rimane costruttivo e il trend rialzista continua a essere intatto.



Anche il Nasdaq (+9.80% ytd) si muove ormai in una fase laterale. Nel corso della settimana, tuttavia, il supporto rappresentato dalla media mobile a 50 giorni ha ceduto, indebolendo il quadro tecnico di breve periodo. L’indice sembra ora diretto verso il successivo livello di supporto, individuabile in area 25'000 punti, una soglia che dovrà necessariamente tenere per evitare un deterioramento più marcato. La seduta di mercoledì rappresenterà un primo banco di prova particolarmente importante. Nonostante la recente debolezza, il trend rialzista di fondo rimane per il momento ancora in essere.



Ultimamente ci imbattiamo con una certa frequenza in figure di spalla-testa-spalla ribassiste ed è proprio questo il caso dell'Eurostoxx 50 (+7.59% ytd). Se la figura dovesse completarsi con la rottura confermata della neckline, potrebbe aprire la strada a una fase correttiva in grado di riportare l'indice in prossimità della media mobile a 100 giorni (linea verde) e, forse – sottolineiamo forse – provocare una temporanea fuoriuscita dal canale rialzista che accompagna il mercato ormai da diversi mesi. Va però ricordato che il mancato completamento di uno spalla-testa-spalla è spesso interpretato come un segnale di forza: indica che la pressione dei venditori non è stata sufficiente a invertire il trend e costringe molti operatori ribassisti a ricoprire le proprie posizioni alimentando spesso un nuovo impulso rialzista. Trend per il momento intatto.



È probabilmente quanto è accaduto questa settimana allo SMI (+8.11% ytd). Se ricordate, nel precedente aggiornamento avevamo evidenziato la possibile formazione di uno spalla-testa-spalla ribassista. La figura però non si è completata e si è dissolta senza conseguenze confermando la prevalenza della pressione d'acquisto. I compratori hanno così ripreso il controllo spingendo l'indice verso nuovi massimi relativi. L'RSI, ormai in prossimità della soglia di ipercomprato, potrebbe a prima vista suggerire una certa prudenza; in un mercato caratterizzato da un trend rialzista ben definito, questo è spesso un segnale di forza piuttosto che di debolezza. Per il momento, quindi, il trend rialzista del mercato svizzero rimane pienamente confermato.

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Diamo ora una rapida occhiata alle valute.



USD/CHF continua a consolidare in prossimità della resistenza a 0.8077 senza riuscire, almeno per il momento, a trovare la forza necessaria per superarla con decisione. Fino a quando non sarà più chiaro l'orientamento della Federal Reserve – il prossimo appuntamento è fissato per il 29 luglio con il mercato che sconta ampiamente un mantenimento dei tassi – è probabile che il cambio continui a muoversi in un intervallo ristretto. A favorire questa fase di attesa contribuisce anche il recente rialzo del petrolio che, riaccendendo i timori inflazionistici, riduce le aspettative di un imminente allentamento della politica monetaria americana.




Per EUR/USD 1.1488 si sta sempre più confermando una resistenza dura da superare... Vediamo se una spinta arriverà dalla BCE se giovedì prossimo la BCE dovesse decidere di aumentare i tassi.


EUR/CHF continua ormai da un paio di settimane a testare il supporto in area 0.9216, senza tuttavia mostrare la forza necessaria per allontanarsene con decisione. Un eventuale orientamento meno accomodante della BCE nella riunione di giovedì potrebbe offrire un moderato sostegno alla moneta unica. Non ci attendiamo movimenti particolarmente significativi ma un ritorno più convinto all'interno del trend laterale che caratterizza il cambio da diversi mesi rappresenterebbe già un segnale incoraggiante.


Il Bitcoin continua a scontrarsi con la resistenza in area 65'500 dollari, livello che finora ha respinto ogni tentativo di allungo. Un breakout deciso rappresenterebbe un importante segnale di forza e potrebbe aprire la strada verso il successivo obiettivo tecnico individuabile in area 73'000 $. Fino a quel momento, tuttavia, è ragionevole attendersi il proseguimento della fase di consolidamento.


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Agenda per la prossima settimana:
  • 21.7: utili Novartis
  • 22.7: utili Tesla e Alphabet
  • 23.7: utili Givaudan, Küne und Nagel, Nestlé e Roche
  • 23.7: Riunione della Banca Central Europea: non escluso un ulteriore aumento dei tassi.


Buona Domenica!