domenica 30 novembre 2025

Recupero in zona Cesarini

 A dire la verità per questo week end avevamo programmato altro ma chi vi scrive è da qualche giorno bloccato a letto da una noiosa e persistente influenza di quelle che spesso hanno il potere di annebbiarti le idee; in queste condizioni scrivere qualche baggianata è un attimo e quindi per oggi ci limiteremo all'essenziale.

La settimana è stata corta e poco movimentata come confermato dai volumi al ribasso di molte borse: il Thanksgiving ed il successivo Black Friday hanno avuto un ruolo importante. Ciò non toglie che lo S&P500, probabilmente memore che novembre è statisticamente il migliore dei mesi per le borse,  in zona Cesarini ha messo in atto uno spettacolare recupero di oltre tre punti e mezzo portando questo indice ad un nonnulla dal suo record storico.  I 7'000 punti sembrano ora più a portata di mano. 


Complici di un simile rimbalzo sono stati senz'altro il ritorno della volatilità sotto il 20 - quasi a significare "allarme rosso rientrato" -  la pubblicazione dei dati del terzo trimestre che hanno evidenziato numeri di tutto rispetto (+14% su base annua, ben oltre le aspettative) e soprattutto il ritorno, come evidenziato dai futures, della convinzione che il 10 dicembre la FED taglierà i tassi:


Se vi ricordate bene, il 16 novembre un taglio aveva una probabilità del 44% di realizzarsi mentre oggi lo possiamo dare  - la probabilità è dell'86%-  quasi per scontato. E' chiaro che se Powell dovesse prendere una decisione diversa, allora potremo dire addio al rally natalizio e considerare i giochi del 2025 praticamente conclusi. Saranno poi riaperti da Trump con la nomina anzitempo del nuovo governatore della FED ma questa è musica per il 2026.

Domanda: Powell potrebbe essere tentato di non abbassare i tassi?

Sappiamo che le decisioni della Fed si basano innanzitutto sui dati relativi all’inflazione e al mercato del lavoro, dati che non sono stati pubblicati con la consueta regolarità durante il lungo lockdown. Le cifre diffuse mercoledì, riguardanti le richieste continuative di sussidi di disoccupazione e le nuove richieste, risultano sostanzialmente in linea con le attese e, soprattutto, non mostrano preoccupanti pressioni al rialzo. A ciò si aggiunge un’inflazione che fatica a convergere verso l’obiettivo del 2%.

In questo contesto, Powell potrebbe effettivamente essere indotto a procrastinare. Tuttavia, siamo inclini a pensare che alla fine cederà alle pressioni politiche provenienti da Trump.

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Come già sottolineato l'ipotesi di un taglio ai tassi ha contribuito al rialzo di questa settimana dello S&P500: per il momento la nostra visione è quella di uno spostamento laterale dell'indice fino alla fine dell'anno. Diventeremo rialzisti solo una volta che l'indice avrà superato la resistenza (linea rossa superiore) e non prima. Mercoledì 10 dicembre sarà cruciale.

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Come detto il recupero settimanale dello S&P500 (+16.45% ytd) è stato spettacolare ma va sottolineato che è avvenuto con volumi molto bassi e quindi, prima di esaltarci più del dovuto, vogliamo vedere lunedì, quando si ritornerà alla normalità, se tutto questo ottimismo sarà confermato. Per il momento c'è uno scoglio importante da superare rappresentato dai 6935 punti che guarda caso è pure il record storico di questo indice. Insomma, superare un ostacolo psicologico di questa entità non sarà facile. Un taglio ai tassi di certo aiuta!



Bene anche il recupero del Nasdaq (+21% ytd) che così facendo si è allontanato dal supporto dei 22'200 punti rimanendo in tal modo saldamente all'interno del canale ascendente a conferma di un trend rialzista molto solido. I risultati, soprattutto delle società coinvolte nell'AI, sono stati fondamentali e lo saranno verosimilmente anche durante il 2026. Ma non diamo comunque tutto per scontato e soprattutto prestiamo molta attenzione ad alcuni segnali che di tanto in tanto fuoriescono da questo mondo dorato: vi mostriamo un grafico, tra i tanti che stiamo analizzando,  utile per avviare una riflessione su cosa potremmo attenderci per il 2026 e che sarà nostra premura pubblicare al più presto:



Non vogliamo allarmarvi, ma non possiamo nemmeno ignorare il fatto che i CDS di Oracle — rappresentano in sostanza il costo di un’assicurazione contro il rischio d'insolvenza — sono schizzati alle stelle.

Quando un’azienda annuncia un forte aumento della spesa in un settore ad alta intensità di capitale (come nel caso di Oracle), il mercato del credito tende a reagire prima di quello azionario.

In altre parole, il mercato non sta bocciando l’AI in sé, ma teme che Oracle si sia impegnata in un ciclo d'investimenti troppo pesante rispetto alla propria struttura finanziaria. Vero o falso che sia, qualcuno questa domanda se la sta ponendo e le conseguenze sono ben evidenti. Quante altre aziende si trovano, o presto si ritroveranno, nella stessa situazione? Non lo sappiamo ancora ma per noi è arrivato il momento di scoprirlo. 

Abbiamo ormai la consapevolezza che la strada verso l’Intelligenza Artificiale è tracciata: non si tornerà più indietro. D’ora in avanti dovremo chiederci quali aziende sapranno adattarsi con maggiore efficacia a un mondo in costante e rapidissima evoluzione. La selezione sarà intensa, quasi darwiniana, e la nostra sfida consisterà nell’individuare quali società non solo sopravvivranno ma riusciranno a prosperare. Non è affatto scontato che siano quelle che oggi consideriamo leader. Torneremo su questo tema nei prossimi post.



Bene! Il test del supporto dei 5'500 punti è perfettamente riuscito all'Eurostoxx50 (+15.77% ytd). Sulla falsariga del cugino americano pensiamo che da qui alla fine dell'anno lo spostamento sarà piuttosto  laterale anche se abbiamo sempre nel mirino i 5870 punti.



Supporto dei 12'400 punti confermato anche per lo
SMI (+10.63% ytd) che a quanto pare sta ritrovano un po' dello smalto dei tempi migliori. Potenziale di miglioramento ne ha: soprattutto se, come sembra, i dazi americani verranno ridotti e se dollaro ed euro si rafforzeranno un pochino nel 2026. 

Non va preso sottogamba il dato pubblicato questo venerdì e che riguarda l'evoluzione del PIL svizzero per il terzo trimestre 2025 che è uscito a -0.5% (atteso: -0.4%; precedente: 0.2%). Insomma, speriamo che i dazi vengano ridimensionati al più presto. Infatti, assieme alla forza del franco, sono stati indicati come responsabili del rallentamento economico nel nostro Paese. Un trimestre è sicuramente recuperabile, un secondo trimestre negativo imporrebbe probabilmente il ritorno dei tassi negativi... 

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A 10  giorni da un possibile taglio ai tassi è difficile dire qualche cosa di sensato a proposito della valuta americana: in teoria dovrebbe continuare ad indebolirsi ma recentemente ha avuto la forza di issarsi persino contro franco svizzero. Durerà? Difficile dirlo: è importante che non scenda troppo sotto lo 0.8050 altrimenti sul breve ci sembra di aver notato un doppio massimo (mezze lune in rosso), che notoriamente è una figura ribassista 
che non lascia presagire nulla di buono. 



Per il momento continua lo spostamento laterale di Euro/usd... Sul breve c'è una leggera tendenza rialzista a favore della valuta americana ma la convinzione è poca...


Ogni volta che euro/chf si allontana dal supporto inviduato a 0.9216 siamo solo che contenti. Non sarebbe male chiudere l'anno come l'abbiamo iniziato, ovverosia con questa parità che segnava 0.9398... Non siamo molto lontani.


C’è un bel movimento in casa Bitcoin! Questa settimana la criptovaluta ha tentato — ed in parte c'è riuscita — un recupero che l’ha riportata a testare la nuova resistenza in area 92.000 $.
Il pattern è un classico: una volta rotto il supporto dei 92.000 $, il prezzo è sceso verso gli 80.000 $. Successivamente si è innescato un movimento rialzista — un tipico pullback — che, guarda caso, si è fermato proprio in prossimità di quella che ora è diventata la nuova resistenza (i vecchi supporti, come sappiamo, una volta violati si trasformano in resistenze e viceversa). Se questa resistenza non viene superata con decisione, capita spesso che il movimento ribassista riprenda forza: nel nostro caso l’obiettivo tecnico diventerebbe il successivo supporto situato in prossimità dei 75.000 $.

Nelle crypto l’analisi tecnica funziona “così così”: offre qualche indicazione utile, ma non è ancora uno strumento imprescindibile. Quindi prendetela con prudenza.

Comunque per quanto ci riguarda, compreremo Bitcoin solo quando avremo la prova che i 92.000 $ sono stati superati con convinzione. Farlo prima, a nostro avviso, significa assumersi un rischio inutile.

Buona domenica!


Per chi ha voglia di leggere – e tanto per iniziare a portarci avanti con i lavori preparatori in vista del 2026 – condividiamo un'altra delle riflessioni che abbiamo maturato in questi giorni. Ci siamo chiesti come mai la volatilità è diventata estremamente sensibile: basta poco (si fa per dire...)  per metterla in movimento. Una tale reattività non va affatto sottovalutata e potrebbe diventare uno dei grandi problemi da affrontare per l'anno nuovo.


La nuova era della liquidità sottile: perché oggi gli shock pesano di più




Negli ultimi giorni abbiamo assistito a movimenti molto insoliti nei mercati finanziari. Giovedì 20 novembre lo S&P 500 ha aperto in forte rialzo grazie ai buoni risultati di Nvidia, ma poche ore dopo una serie di vendite automatiche da parte di investitori “sistematici” ha ribaltato il trend: l’indice è

passato da +1,4% a –1,6% in giornata. Una tale fluttuazione è favorita dalla pochissima liquidità in circolazione; bastano ordini non particolarmente grandi per far muovere i prezzi in modo brusco.


Questa dinamica non sembra legata ai fondamentali economici: è un problema di funzionamento del mercato, più che di risultati delle aziende. Approfondiamo.


Perché la liquidità  è così importante?


La parola liquidità  significa due cose:


1)  La possibilità di finanziare o rifinanziare posizioni: molti investitori utilizzano prestiti

e leva; spesso gli stessi titoli vengono usati più volte come garanzia. Se questo

meccanismo si inceppa, anche temporaneamente, rischia di incepparsi tutto il resto.


2) La facilità con cui si può comprare o vendere senza muovere troppo i prezzi: dopo

il 2008 le regole hanno reso più costoso fare market making. Risultato: quando

qualcuno deve vendere o comprare, il mercato “si svuota” e i prezzi saltano

rapidamente.


In sintesi: il mercato è diventato più grande, ma la porta d’uscita è più stretta. Basta un po’

di pressione per creare movimenti violenti.


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Effetti sulla criptovaluta


Anche il mercato delle criptovalute ha subito il colpo: il Bitcoin è sceso fino a 80.000 dollari,

più del 35% sotto i massimi di ottobre. Dopo l’entusiasmo per gli ETF negli USA, hanno pesato:

  • dubbi sulle vulnerabilità tecnologiche future (quantum computing) argomento assolutamente da approfondire nel 2026
  • meno utilizzo del Bitcoin per pagamenti, a favore delle stablecoin
  • le tensioni sul funding: un settore molto basato sulla leva soffre parecchio quando i costi di finanziamento salgono

Ancora una volta: non è una crisi di valutazioni ma è una crisi di finanziamento.


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Molti segnali suggeriscono che la fase di risk-off dei mercati azionario non dipenda da un’eccessiva sopravvalutazione dei listini, ma da problemi di liquidità: proprio per questo il Presidente della Fed di New York, John Williams, ha lasciato intendere che la banca centrale potrebbe dover riattivare gli acquisti di titoli (il cosiddetto QE, Quantitative Easing) per stabilizzare il sistema. 


Il messaggio è chiaro:

oggi le banche centrali devono intervenire prima, perché i meccanismi che tengono

insieme il finanziamento del sistema sono più fragili rispetto al passato.


Per fare un confronto:

  •  nel 2008 si aspettò mesi prima di intervenire;
  •  oggi bastano due giorni di stress sui Treasury per costringere le autorità a frenare.
  •  adesso, con le riserve bancarie vicine ai 3.000 miliardi, molti operatori chiedono già un nuovo QE e probabilmente lo otterranno.
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Politiche fiscali molto espansive: un’altra fonte di pressione


Nel frattempo, i governi continuano a spendere molto:

  • negli USA si parla di trasferimenti diretti da 2.000 dollari finanziati tramite dazi;
  • in Giappone la nuova premier ha lanciato un piano di stimoli da 130 miliardi di dollari.

Quando le politiche fiscali e monetarie sono entrambe espansive e l’inflazione resta sopra il

target, il risultato è un indebolimento strutturale della valuta e un aumento dei rendimenti a

lungo termine. È il cosiddetto debasement trade.

Lo si ottiene quando le banche centrali cercano di tenere artificialmente bassi i rendimenti più lunghi

(come fa la Bank of Japan) e la pressione si scarica inevitabilmente sul cambio.


domenica 23 novembre 2025

I nervi sono tesi: ritorna la volatilità

 


Ce n’eravamo già accorti un paio di settimane fa che la paura stava covando sotto le braci e questa settimana ne abbiamo avuto la certezza: i
l VIX è arrivato nuovamente a sfiorare quota 30 per poi ritracciare solo nella giornata di venerdì nel tardo pomeriggio statunitense. La domanda sorge a questo punto spontanea: cosa ha innescato il cortocircuito emotivo che ha mandato in crisi  - temporaneamente -  il reparto delle crypto, tanto per citare la più evidente manifestazione dell'attuale disagio di noi investitori?  

Proviamo a rispondere:

Una delle prime preoccupazioni — come già sottolineato la scorsa settimana — riguarda le valutazioni estremamente elevate del settore AI sospinte dal clima euforico che circonda il settore. Una pausa di riflessione era necessaria, come ha efficacemente osservato nella sua missiva del 20 novembre Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, che ha il dono di coniugare esaustività e chiarezza; ci permettiamo quindi di citarlo:

"Nelle ultime due settimane la disintossicazione(dall'AI, ndr) ha rischiato di trasformarsi in depressione e ostilità. I concetti di castello di carte, di vendor financing circolare per cui A dà credito o compra nuova equity di B così che B possa comprare i servizi di A, di ricorso crescente al debito di un settore che si era finora autofinanziato, di deprezzamento velocissimo dei massicci investimenti, di modesti ricavi a fronte di esborsi giganteschi, di possibile ricorso ai salvataggi pubblici, tutti questi concetti hanno improvvisamente sostituito le narrazioni sulla singolarità tecnologica che farà esplodere la produttività e ci cambierà in meglio la nostra vita come non è mai successo nella storia."

Vista così, finanziariamente parlando, la rivoluzione promessa dall'intelligenza artificiale in effetti appare molto meno accattivante e perciò ritornare un po' con i piedi per terra può essere utile per a) evitare di farsi troppo male e b) ci permette di procedere con i nostri investimenti con un atteggiamento meno da FOMO (ricordate? Fear Of Missing Out, ovverosia la paura di restare giù dalla giostra) e più da investitori avveduti. Il nostro futuro è senza dubbio nelle mani di questa tecnologia e, in una fase successiva, dei computer quantistici. Tuttavia non possiamo salire sul treno dell’AI acquistando qualsiasi cosa a qualsiasi prezzo. Serve selezione: un compito non semplice in questa fase iniziale dello sviluppo ma che diventerà più chiaro con il tempo. Tra le centinaia di società che oggi sgomitano attorno all’AI, individuare quelle che saliranno davvero sul carro dei vincitori sarà, prima o poi, molto meno complicato. Parola d'ordine: aver pazienza! Non ne avete? Allora compratevi un ETF settoriale in modo tale da avere una efficace diversificazione del rischio.

Comunque sia, questa settimana i tanto attesi dati di Nvidia non hanno deluso le aspettative che, come avrete sicuramente letto, sono state nuovamente superate. Gli ultimi numeri trimestrali giustificano per il momento le quotazioni elevate della società ed hanno contribuito a dare un po' di ossigeno a tutto il settore. 

Già che stiamo parlando di risultati societari, quelli legati al mondo retail ci hanno fornito un quadro misto che possiamo definire buono ma non entusiasmante. C'era della preoccupazione ma per il momento il settore tiene meglio di quanto i peggiori scenari potessero suggerire: gli utili sono ancora in crescita e una buona percentuale d'imprese hanno battuto le attese. Tuttavia, i segnali di rallentamento nei consumi (soprattutto negli strati più bassi della società americana) ed il contesto più difficile rendono la narrativa futura un po' meno robusta. 

Da notare che un sostenuto  aumento dei prezzi in questo settore (prima o poi doveva capitare...) sta facendo perdere la pazienza a molti consumatori che se la stanno prendendo con Trump: il 76% degli americani boccia il suo operato come evidenziato da un sondaggio commissionato della FOX, figuriamoci gli altri! 



Non da ultimo questa settimana ha contribuito ad agitare le acque la pubblicazione delle minute dell'ultima riunione della FED dove si evince che potrebbe non esserci un sostegno maggioritario per un taglio ai tassi a dicembre: dal verbale figura che molti funzionari vogliono mantenere il costo del denaro invariato per il resto dell'anno. 

Oltre alle minute della Fed, questa settimana sono stati pubblicati,  anche se con ampio ritardo, i dati riguardanti le nuove assunzioni per il mese di settembre (pre-shutdown dunque):

  • US employment report set.: 119k (atteso: 50; precedente: 22k)
I numeri hanno quindi mostrato che, prima dello shutdown, il mercato del lavoro era in piena salute. Questo rafforza la posizione di chi non considera urgenti i tagli dei tassi; non a caso, questa settimana,  le aspettative di una riduzione a dicembre erano scese al 35%. A rispedirle in zona 70% ci ha poi pensato venerdì una dichiarazione del presidente della FED di New York Williams che ha affermato: "vedo ancora spazio per un ulteriore aggiustamento a breve termine dei fondi federali (ovviamente verso il basso, ndr)". Il mercato azionario americano gli ha creduto e i tre principali indici hanno chiuso la giornata di venerdì in positivo. Al 9 di dicembre, giorno della prossima riunione della FED, non manca molto ed è certo che prima del 16.12 NON usciranno altri dati importanti che potrebbero influenzare le decisioni dei Governatori. Difficile a questo punto capire come agiranno Powell e compagni ma non vogliamo neppure pensare a cosa potrebbe succedere se il taglio non ci sarà... nulla di buono evidentemente! Quindi agiamo con prudenza.

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E' arrivata l'ora di gettare uno sguardo al grafico di Ned Davis:

La divergenza dello S&P 500 rispetto al modello di Ned Davis è piuttosto evidente. Restiamo comunque dell’idea che il movimento dell’indice sarà più laterale che rialzista; una fase di consolidamento, più o meno prolungata, sarebbe comunque positiva. Da notare che il recupero registrato venerdì è stato interessante dal punto di vista qualitativo: 447 società su 500 hanno chiuso in rialzo. Era un po’ che non accadeva e potrebbe rappresentare un buon segnale. Ad essere acquistati, infatti, non sono stati soltanto i soliti titoli legati all’AI, finora gli unici veri traini del mercato americano. Se il 9/12 dovesse arrivare un taglio dei tassi, non escludiamo la possibilità di assistere anche quest’anno a un rally natalizio. Come sempre: dita incrociate!


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Per lo S&P500 (+12.26% ytd) è importante che il livello dei 6'500 punti non venga forato al ribasso. A questa condizione lo spostamento laterale è fattibile; nutriamo qualche dubbio che allo stato attuale i 7'000 punti siano raggiunti: sarà probabilmente un discorso che affronteremo nel 2026. Per il momento la media mobile dei 100 giorni (linea verde) ci sembra che funga da supporto e anche un RSI a 41 ci fa stare abbastanza tranquilli: siamo ben lontani dall'ipercomprato che ha caratterizzato questo indice da maggio fino alla fine di ottobre. Crolli improvvisi non dovremmo vederli (cigni neri permettendo...) ma se andiamo sotto i 6'500 punti qualche alleggerimento dovremo farlo.


Per il Nasdaq (+15,34% YTD) la settimana non è stata tra le più tranquille: l’indice ha ceduto oltre il 3% rispetto alla settimana precedente e solo il test della media mobile a 100 giorni (linea verde) ha favorito un mini-rimbalzo, consentendo una chiusura circa 70 punti sopra il debole supporto dei 22.200. Cercavamo i volumi: chiediamo venia, ma non ci siamo accorti che non risultano visibili… In compenso l’RSI è ben leggibile e si colloca intorno a 39: da un lato evidenzia quanto questo novembre sia stato volatile, dall’altro ci rassicura, poiché non lascia presagire ulteriori correzioni particolarmente profonde. L’importante è che l’indice rimanga all’interno del canalone rialzista; inizieremmo a preoccuparci seriamente solo se dovesse scendere sotto quota 21.800.




Con i mercati americani così ballerini, non ci si poteva aspettare che l’Eurostoxx 50 (+12,65% YTD) rimanesse tranquillo: anche lui, questa settimana, ha lasciato sul campo circa 3 punti percentuali. È importante che l’indice riesca a confermare il supporto a 5.500 punti; in caso contrario il rischio è quello di rientrare nel canale laterale che ne ha caratterizzato l’evoluzione da febbraio 2025 fino alla fine di settembre; non ne faremmo una tragedia, ma sarebbe meglio evitarlo....




Grazie Roche! Questa settimana Roche ha annunciato che il suo farmaco orale Giredestrant, un trattamento per il cancro al seno, ha ottenuto risultati positivi in uno studio di fase III. Era da tempo che l’azienda non presentava dati di questo livello e il nostro primo pensiero va naturalmente alle donne che affrontano una malattia che, oltre ad essere fisicamente debilitante, pesa soprattutto dal punto di vista psicologico. Ogni progresso che contribuisce ad alleviare l’impatto di una simile patologia merita quindi di essere accolto con soddisfazione. Lo SMI (+8,89% YTD) ha fatto le cose a modo suo, chiudendo la settimana invariato: può sembrare poca cosa, ma perdere 2–3 punti percentuali, come hanno fatto quasi tutte le altre borse, sembrava quasi inevitabile. Rimanere sopra i 12.400 punti è fondamentale e, se arriverà una conferma nella prossima settimana, continueremo a ritenere che i 13.000 punti siano davvero a portata di mano.

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Nelle ultime settimane abbiamo notato una relativa forza del dollaro americano nei confronti delle principali valute mondiali (nell'immagine il dollar index). I motivi sono fondamentalmente tre:

  • L’attesa e l’incertezza per le decisioni che dovrà prendere la FED restano elevate: abbiamo visto che regna una certa confusione e, nonostante le dichiarazioni del governatore della FED di New York, sembra che la maggior parte dei suoi colleghi non sia orientata a ridurre il costo del denaro il 9 dicembre. Se così sarà a beneficiarne dovrebbe essere il dollaro. Vedremo.
  • Abbiamo notato una diminuzione dell’attività di copertura sul dollaro da parte degli investitori esteri: questo allenta una delle pressioni ribassiste che pesano sulla valuta americana.
  • Alcune valute stanno affrontando difficoltà significative (si pensi allo yen...) e soprattutto la volatilità dei mercati di queste settimane ha riportato il dollaro al suo tradizionale ruolo di valuta rifugio.




Anche contro franco svizzero, moneta rifugio per eccellenza, il dollaro si sta rafforzando: siamo ritornati sopra lo 0.8050 e se il trend continua anche la prossima settimana (non vediamo perché non dovrebbe farlo...) non escludiamo che si potrebbe anche andare a raggiungere la resistenza a 0.8175. Sarebbe una boccata d'ossigeno anche per le nostre performance.



Prima di guardare da vicino il bitcoin, non finiremo mai di mettere sull'attenti gli investitori che il mondo crypto ha dei rapporti molto stretti con quello tecnologico che notoriamente è rappresentato dall'indice Nasdaq: nel grafico (bitcoin in nero; future sul Nasdaq 100 in blu) questa parentela appare sempre più stretta. Se non siete in grado si sopportare la volatilità tipica del settore tecnologico il consiglio è quello di stare alla larga da questa crypto. Per chi invece vuole invece speculare c'è trippa per gatti. Ce n'è pure per coloro che hanno una visione a lunghissimo termine (10, 20, 30 anni): noi siamo fuori tempo massimo, quindi è roba adatta per la generazione Z e quelle a seguire.


Eravamo pronti a vedere il Bitcoin scendere fino al supporto dei 92.000 $, ma eravamo decisamente meno pronti ad assistere alla sua rottura. Quello nuovo l'abbiamo dovuto cercare in area 82–84.000 $, dove al momento sembra essersi stabilizzato. Purtroppo, un terzo del valore del Bitcoin rispetto al massimo storico (126.000 $) si è momentaneamente volatilizzato. Non è poco ed in molti — soprattutto coloro che operano con forte leva — si saranno fatti male. Non è la prima volta che accade ma questa correzione, violenta,  mette alla prova anche i fan più convinti della criptovaluta.

Non vi nascondiamo che a questi livelli l’idea di un acquisto diventa interessante: prima, però, vogliamo verificare che l’attuale area di supporto tenga. In caso contrario, il prossimo livello chiave è attorno ai 75.000 $. Con prudenza, si può iniziare ad accumulare qualcosa.


Buona domenica!

PS: la prossima settimana avremo un week end di lavoro piuttosto impegnativo. Vedremo di farvi avere comunque una versione ridotta dei nostri appunti magari già venerdì.
 

domenica 16 novembre 2025

Statistiche smentite?




Due settimane fa avevamo ricordato come novembre, statisticamente, sia il mese migliore per i mercati azionari. Ma per il novembre 2025 questa regola sembra valere poco evidenziando, una volta ancora, come le statistiche sembrano fatte per essere smentite.

In ambito sociologico, dove la statistica è pane quotidiano, questo concetto è stato rielaborato e portato all’estremo: per i sociologi ci sono le bugie, ad un gradino superiore troviamo le maledette bugie e al vertice dominano le statistiche

In fondo, una statistica non è altro che il prodotto di un modello che cerca di semplificare una realtà complessa: per quello che ci concerne non conosciamo nulla di più intricato dell'universo della finanza. E' un mondo che tutti vorrebbero imbrigliare, semplificare e dominare ma nessuno - speriamo neppure l’AI - riesce a farlo se non in modo inevitabilmente approssimativo.

Ergo, non drammatizziamo troppo se talvolta abbiamo l’impressione di procedere a tentoni: se frequenti l’ambiente finanziario, prima o poi ti capiterà. È successo persino a Michael Burry, probabilmente il più celeberrimo dei contrarian — per intenderci il contrarian è un investitore che agisce in modo opposto rispetto al sentiment dominante del mercato. Compra quando gli altri vendono e viceversa — che ha da poco chiuso il suo fondo d'investimento ammettendo laconicamente: «Non capisco più il mercato». E pensare che è stato il primo a scommettere in modo massiccio contro il mercato immobiliare americano prima della crisi del 2008...

Ma con Burry non possiamo che essere solidali. Prendiamo Palantir, società simbolo del settore AI, che continua a salire imperterrita nonostante un P/E del tutto fuori contro;  malgrado ciò  noi continuiamo a comprarla...! A seconda dei modelli utilizzati — ancora una volta, quando si parla di finanza nulla è mai certo né univoco — il suo forward P/E oscilla tra 172 e 266. Ciò significa che un investitore, per avere Palantir in portafoglio, è disposto a pagare tra 172 e 266 dollari per ogni singolo dollaro di utile atteso. Per molti si tratta di una follia, soprattutto se si considera che il forward P/E del Nasdaq è intorno a 35

Tornando a Palantir, per far scendere il P/E verso la media del suo mercato di riferimento in un lasso di tempo variabile tra i 4 e i 6 anni, la società dovrebbe mantenere una crescita degli utili tra il 40% e il 50% annuo costantemente. È un ritmo estremamente impegnativo, sostenibile solo da società con un'esplosione della marginalità e dei ricavi. Per il momento la nostra sembra farcela: gli ultimi dati trimestrali (Q3 2025) ci dicono che i numeri ci sono ma è abbastanza intuitivo immaginare cosa può succedere ad una società del genere se qualche cosa non dovesse girare per il verso giusto anche solo per qualche trimestre.

Questo tipo di preoccupazione è quello che sta togliendo il sonno agli investitori: per molti il settore dell'AI è a rischio bolla. Questa sensazione genera ansia e allora i player finanziari entrano in modalità risk-off ed iniziano a liberarsi di tutto quello che potrebbe in un qualche modo scoppiargli tra le mani. Si vende tutto, soprattutto ciò che sembra quotato, almeno sul breve termine, in maniera esagerata: si cede il bitcoin, si vende l'oro (!)  e si alleggeriscono i titoli legati all'AI. Si chiede poi protezione ai beni rifugio. Considerato che l'oro, per il momento, sembra non essere percepito come tale, non rimane molto altro da fare che comprare franco svizzero. E' quello che è successo, come vedremo fra poco,  questa settimana.

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Per alcuni economisti dovevamo prepararci al disastro ma per fortuna coloro che hanno propiziato lo shutdown non se la sono sentita di rovinare il black friday, il cyber monday e tutto quel bailamme di acquisti che precedono il Natale. Quindi hanno trovato, in Zona Cesarini, un compromesso che ha messo fine allo shutdown più lungo della storia americana (43 giorni) consentendo la riapertura delle attività governative almeno fino al 31 di gennaio del prossimo anno, poi si vedrà. Non siamo ancora in grado di calcolare quanti danni ha provocato all'economia americana questa chiusura forzata delle attività governative ma, di certo, ha generato una serie di inconvenienti non da poco. Uno di questi è l'assenza di dati macroeconomici che molto probabilmente, a giudicare dalle esternazioni di alcuni suoi membri,  stanno mettendo in difficoltà la FED che fra meno di un mese (9.12.2025) dovrebbe decidere se procedere ad un taglio dei tassi:


Dato per scontato un mese fa (94%) oggi gli investitori pensano che ci sarà un taglio dello 0.25% al 44%... Non una bella notizia per il bitcoin, l'oro e i mercati azionari che infatti hanno già reagito...

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Una (apparente) buona notizia per la Svizzera: la delegazione di imprenditori che, guidati da una stella cometa, sono giunti nella grotta della Casa Bianca portando in dono Rolex, lingotti d'oro e 200 miliardi di investimenti negli USA ha ottenuto quello che voleva: essere trattata da nazione europea con i dazi al 15% e non allo scandaloso 39% come fossimo un paese in via di sviluppo. Ovviamente tutti, Consiglio Federale in primis, hanno tirato un sospiro di sollievo ma da questa storia il nostro Paese non ne esce troppo bene... Un esame di coscienza andrà fatto. Ad Appunti Finanziari comunque interessa soprattutto cosa ne pensa il mercato: la borsa, prevedendo un simile epilogo, aveva già reagito in settimana e ne siamo soddisfatti; il franco, per contro, così forte non ce l'aspettavamo ma sospettiamo che con l'abbassamento dei dazi non ha nulla a che fare... lo vedremo dopo.

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Il modello di Ned Davis prevede per lo S&P 500 un trend in buon rialzo. A noi la situazione sembra un po’ meno brillante e ci stiamo preparando ad un movimento più laterale che con ogni probabilità ci accompagnerà fino a fine anno.

In attesa dei dati macro di novembre — sembra ormai chiaro che quelli di ottobre non li vedremo — la prossima settimana, grazie ai dati societari,  potrebbe riservare qualche movimento interessante.

Mercoledì Nvidia pubblicherà i risultati del terzo trimestre: l'attesa è per risultati a dir poco stellari. Anche il settore retail merita attenzione: è utile per valutare come e quanto stanno spendendo i consumatori americani.  Home Depot (martedì), Target(mercoledì) e Walmart (giovedì) saranno osservati speciali.

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Lo S&P 500 (+14,49% YTD), dopo essere uscito dal canale ascendente, è sceso a testare il supporto statico dei 6.700 punti. Nel corso della settimana ha effettuato un classico pullback, per poi chiudere venerdì praticamente sugli stessi livelli di lunedì mattina.

L’indice si trova ancora poco sopra il supporto, ma potrebbe essere un margine sufficiente per consentirgli un rimbalzo. La nostra impressione è che, più che un vero cambio di trend, si possa ipotizzare un appiattimento del movimento, con una possibile fase laterale che potrebbe protrarsi fino a fine anno.

Non sarebbe affatto drammatico. Il modello di Ned Davis, al contrario, contempla un rally di fine anno: e se così fosse, non potremmo che esserne lieti.



Dei timori legati alla possibile sopravvalutazione dei titoli associati all’AI abbiamo già discusso, ma è evidente che molti investitori iniziano a nutrire qualche inquietudine. Va però osservato un aspetto interessante per quel che concerne il Nasdaq (+18.59% ytd) : l’estensione dell’indice negli ultimi giorni di contrattazione.
Si vende molto, è vero, ma allo stesso tempo si compra altrettanto.

Sospettiamo che dietro questi movimenti ci sia la mano dei piccoli investitori—una massa ormai enorme e organizzata in comunità sui siti specializzati—che da tempo abbiamo imparato a riconoscere come una delle forze capaci di muovere davvero i mercati.

Per ora, la media mobile a 50 giorni continua a fungere da solido supporto e non si rilevano segnali di cambiamento di trend particolarmente preoccupanti. Anche il canale ascendente (linee verdi) si conferma robusto.



Dopo una lettura più attenta dobbiamo ammettere che il canale ascendente di breve periodo dell’Eurostoxx50 (+16,29% YTD) merita di essere ridisegnato con maggiore precisione. Ci ripromettiamo di farlo la prossima settimana.

Nel complesso, la settimana è stata più che soddisfacente, con un progresso del 2,59% rispetto al venerdì precedente: un risultato tutt’altro che trascurabile, che conferma come le borse europee abbiano ancora qualcosa da dire.

Avrete inoltre notato che la performance dell’indice è stata superiore a quella dello S&P 500 e, considerando che il dollaro ha perso il 12,22% contro l’euro da inizio anno, investire in Europa si è rivelato senz’altro un buon affare.

Restiamo convinti che il target a 5.870 punti rimanga raggiungibile.



Il recente pellegrinaggio a Washington di imprenditori e politici svizzeri, come già accennato, ha dato nuovo slancio allo SMI (+8,91% YTD), almeno nei primi due o tre giorni di contrattazioni. Peccato che le prese di profitto di venerdì abbiano rovinato quella che avrebbe potuto essere una delle migliori settimane dell’anno. Nonostante ciò, non possiamo certo lamentarci: il guadagno settimanale è stato del 2,90%.

12.400 punti sembrano ora essersi trasformati in un supporto convincente e, per quanto ci riguarda, il target di breve a 13.700 punti rimane immutato. Ci vorrà un po’ di pazienza, ma se saremo accompagnati da un rally di fine anno, l’obiettivo appare senz’altro raggiungibile.


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L’inquietudine degli investitori, questa settimana, si è riversata tutta sul franco svizzero. Forte la pressione sul dollaro, che ha sfondato il supporto a 0.7920, fortunatamente senza particolare convinzione.

Per il momento abbiamo evitato il rischio di una discesa verso i 78 centesimi, livello che potrebbe diventare il prossimo obiettivo qualora il cambio non riuscisse a mantenersi sopra l’attuale supporto.

Difficile prevedere se assisteremo ad un rimbalzo della valuta americana ma considerato il momentum non ci facciamo troppe illusioni.



Anche l'euro si è rafforzato negli ultimi due giorni di borsa ma tutto sommato con movimenti non eclatanti. Per noi rimane è sempre valido lo scenario di uno spostamento laterale che continuerà almeno fino alla fine dell'anno.

Ben diversa l'evoluzione dell'euro contro franco svizzero: in settimana abbiamo assistito ad uno sfondamento del supporto a 0.9216 e siamo andati per un attimo a vedere lo 0.9181 che possiamo considerare il minimo storico di questa parità (non vogliamo considerare i 75 centesimi che per un istante abbiamo visto quando la BNS nel 2015 ha tolto il floor a 1.20... ma ce lo ricordiamo bene!). Per il momento non sembra che la BNS abbia voglia di intervenire più di tanto, movimenti di acquisti massicci di euro non se ne sono visti. Speriamo solo che non stia pensando ai tassi negativi ma dobbiamo prepararci a questa evenienza. Ci aggrappiamo al RSI che segnala un ipervenduto e speriamo in un rimbalzo ma, come nel caso del dollaro, il momentum è quello che è e non ci facciamo troppo affidamento.




Dal 6 ottobre, quando il Bitcoin ha toccato e superato per un attimo i 126.000 dollari, la discesa è stata rapida e significativa: parliamo di circa -30%, un calo che sta facendo male a molti, soprattutto a chi ha acquistato in leva e sospettiamo non siano pochi. I margin call delle banche sono sempre in agguato...

Ad essere sinceri, non ci aspettavamo che il supporto a 98.500 dollari venisse violato con tanta facilità, ma così è stato. Il prossimo livello rilevante, che riteniamo piuttosto solido, si colloca intorno ai 92.000 dollari, zona nella quale gli investitori più “sportivi” potrebbero valutare un rientro.

Attenzione però: se anche i 92.000 dovessero cedere, il rischio è di scivolare rapidamente verso i 85.900 dollariPrudenza, quindi!



Se ricordate bene, la scorsa settimana l’oro si trovava ancora all’interno del suo triangolo di consolidamento e ci aspettavamo una fuoriuscita imminente, senza però sapere in quale direzione. Oggi la direzione è chiara: al rialzo. Come previsto dall’analisi tecnica, il prezzo ha rapidamente raggiunto il target di 4.230 dollari l’oncia.

Venerdì, tuttavia, il metallo giallo è stato improvvisamente venduto a piene mani, probabilmente da quegli investitori in leva costretti a liquidare posizioni a causa dei margin call, dove sei costretto a buttare via un po' di tutto, oro compreso. 

Non siamo comunque particolarmente preoccupati; anzi, questa correzione potrebbe persino rappresentare un’opportunità per incrementare leggermente l’esposizione.


Buona domenica!