domenica 19 aprile 2026

Lo Stretto di Hormuz è riaperto! Anzi, no!!




 

Il Nasdaq ha registrato questa settimana un rialzo superiore al 6%, mettendo a segno ben 13 sedute consecutive in chiusura positiva — un evento che non si verificava dal 1992. Considerato l’attuale contesto geopolitico, si tratta di un movimento sorprendente ma nei fatti pienamente realizzato.

E' bastata la notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz  per generare un segnale concreto di riduzione del rischio sistemico sul lato energetico. Ha fatto seguito  una rapida compressione del premio geopolitico sul petrolio che ha innescato una discesa delle quotazioni dell'oro nero nell’ordine dell’8–10% su base settimanale. Il mercato ha quindi ri-prezzato uno scenario meno estremo in termini di disruption dell’offerta di petrolio pur mantenendo un certo grado di cautela legato alla reversibilità della situazione. 

Il quadro della situazione, a nostro giudizio,  resta altamente incerto: la tregua appare per il momento più tattica che strutturale ed il rischio di una nuova escalation è concreto. In questo contesto i mercati stanno comunque adottando un atteggiamento da “risk-on” come non si vedeva da diverse settimane ma  rimane una elevata sensibilità agli sviluppi sul campo di battaglia e ai progressi (o eventuali fallimenti) dei canali diplomatici tra Stati Uniti e Iran. A nostro avviso, considerata la posta in gioco e l'imprevedibilità di entrambi gli attori, la guardia non deve ancora essere completamente abbassata.

Ciò non toglie che anche noi accogliamo con piacere la reazione dei mercati che si è manifestata con un ritorno del VIX,  per la seconda settimana consecutiva, sotto la soglia del 20;  venerdì ha chiuso a 17.48...



...mentre il Fear % Greed Index della CNN si è addirittura issato, dal 38 della scorsa settimana,  all'attuale 68. Questo indice, considerato un indicatore contrarian
 attualmente suggerisce che siamo molto rapidamente entrati in una fase di “avidità” dei mercati: il sentiment è costruttivo e orientato ai rischi ma il livello di ottimismo raggiunto consiglia un approccio più selettivo e prudente nel breve termine; insomma ha già emesso un segnale di cautela e le prese di profitto possono essere in agguato.

 Con questo non vogliamo dire che bisogna vendere tutto - non l'abbiamo fatto neppure quando la crisi sembrava irrisolvibile - ma è un avvertimento che ci dovrebbe indurre ad assumere un comportamento improntato ad una cerca prudenza e a non sottovalutare il contesto geopolitico nel quale stiamo operando. ( Se sei interessato a vedere come sono evoluti i 7 indicatori che compongono l'indice: clicca qui ).

La riapertura dello Stretto di Hormuz ha contribuito a riportare rapidamente il prezzo del petrolio al di sotto della soglia psicologica dei 100 dollari al barile:



Si tratta di un movimento atteso da tempo: il petrolio si avvicina ora alla fascia dei 70–80 dollari al barile, livello che ne ha caratterizzato l’andamento negli ultimi tre anni.

Le borse, come vedremo, hanno reagito positivamente e, in particolare negli Stati Uniti, sono state sostenute anche da un solido avvio della stagione di pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2026:



per il momento solo il 10% delle società che compongono lo S&P500 hanno pubblicato i dati ma è pur sempre significativo che l'88% degli utili resi visibili hanno superato le stime; la media degli ultimi 10 anni si attesta al 76%. Avanti di questo passo il primo trimestre si palesa come particolarmente robusto e favorevole ai mercati. Per la cronaca va sottolineato che le aspettative erano un pochino più prudenti del trimestre precedente e quindi la sostenibilità di questo trend andrà testata anche nei prossimi trimestri.

Come osservato nelle scorse settimane, la fiducia dei consumatori americani rimane su livelli storicamente depressi. Tuttavia il sentiment dei mercati azionari è sostenuto dall’entusiasmo per i potenziali guadagni di efficienza legati all’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale che, verosimilmente, si rifletteranno positivamente sugli utili aziendali. Riteniamo quindi che anche nei prossimi trimestri il contributo dell’AI rappresenterà un driver sempre più determinante.

Portiamo alla vostra attenzione l’imminente avvio della pubblicazione dei risultati dei “Magnifici 7”, che rappresenterà, come di consueto, un banco di prova rilevante sia in termini di capacità di generare utili sia per valutare il grado di integrazione dell’intelligenza artificiale nei rispettivi modelli operativi, con particolare attenzione alla dinamica dei costi e agli investimenti necessari per la sua implementazione.

La giornata del 29 aprile si preannuncia particolarmente ricca di pubblicazioni, mentre per i dati, molto attesi, di Nvidia sarà necessario attendere il 20 maggio.


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Per la serie "non si può mai stare tranquilli" ci sembra importante evidenziare quello che la Banca Mondiale e il FMI hanno definito una quasi tempesta perfetta che potrebbe abbattersi sulle nostre teste.

Per intenderci: l'attuale contesto economico e finanziario combina aspettative molto elevate legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che richiede investimenti significativi, evidenziando alcune fragilità emergenti nel mercato del credito privato; questa interazione potrebbe amplificare eventuali tensioni finanziarie qualora i ritorni attesi tardassero a materializzarsi o le condizioni di finanziamento si irrigidissero. 

Tale dinamica risulta particolarmente rilevante per i principali titoli tecnologici, il cui contributo è stato determinante per la performance dei mercati azionari: eventuali revisioni delle aspettative su crescita, marginalità o sostenibilità degli investimenti potrebbero tradursi in una maggiore volatilità degli indici. Prima di esprimerci, vogliamo vedere i dati del primo trimestre e ascoltare cosa hanno da dirci i vari CEO e CFO in merito alle aspettative future.

Inoltre Mythos, l’ultimo e potente modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, sta suscitando crescenti preoccupazioni: sono infatti emersi potenziali rischi per la cybersicurezza, in particolare per i sistemi di pagamento e le infrastrutture di protezione bancaria che potrebbero risultare più esposti a tentativi di hackeraggio.

Le cifre in gioco sono estremamente elevate, al punto che un’eventuale crisi potrebbe assumere una natura sistemica, con impatti potenzialmente molto significativi. Le ripercussioni sui mercati azionari sarebbero altrettanto rilevanti.

Torneremo su questi temi, che riteniamo non debbano essere sottovalutati, in uno dei prossimi aggiornamenti.


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Questa settimana, ce ne scusiamo, il grafico dello S&P 500 è andato “smarrito” nel cyberspazio; pertanto oggi ci concentreremo esclusivamente sull’indice Nasdaq. Desideriamo tuttavia sottolineare che, al pari del suo omologo tecnologico, anche lo S&P 500 ha superato la soglia dei 7.000 punti chiudendo la settimana su nuovi massimi storici. Considerato il contesto geopolitico non l'avremmo mai detto!


ATTENZIONE!

Proprio mentre scriviamo (sabato 18) , ci giunge la notizia di una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane accusano gli Stati Uniti di ostacolare il passaggio delle navi nonostante la riapertura. 

L’impatto sul prezzo del petrolio all’apertura di lunedì resta al momento difficile da stimare; tuttavia, in assenza di segnali rassicuranti circa la prosecuzione delle trattative tra le parti, il rischio è di un ritorno a uno scenario di elevata tensione con possibili pressioni al rialzo sulle quotazioni.

In queste condizioni non è facile analizzare tecnicamente i mercati: prendete con molta prudenza quello che state per leggere.



Come già evidenziato, il Nasdaq (+5.24% ytd) ha inanellato 13 sedute consecutive positive e venerdì è riuscito a riportarsi sopra la soglia di resistenza dei 24'000 punti, rientrando nel canale ascendente che ne caratterizza l’andamento da diversi trimestri.

Consideriamo la recente correzione, legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, come un possibile “incidente di percorso”. Sarà soprattutto la stagione degli utili — in particolare i risultati dei “Magnifici 7” — a determinare la capacità dell’indice di proseguire il movimento rialzista.

Segnaliamo tuttavia un livello di ipercomprato, evidenziato dall'oscillatore RSI, che invita a una certa cautela nel breve termine: in caso di perdurare delle tensioni sullo Stretto di Hormuz, non si può escludere una fase correttiva già nella seduta di lunedì. Speriamo di sbagliarci!



Anche l’Eurostoxx50 (+4.60% ytd)  ha proseguito il movimento rialzista superando al rialzo tutte e tre le principali medie mobili rafforzando ulteriormente la solidità del trend in atto.

Abbiamo evidenziato (frecce rosse) come le principali fasi correttive degli ultimi due anni — agosto 2024, aprile 2025 e febbraio 2026 — siano state caratterizzate da rapidi movimenti ribassisti seguiti da recuperi altrettanto veloci, configurando le cosiddette correzioni a “V”. La loro brevità rappresenta l’elemento distintivo e sembra ormai delinearsi come una dinamica ricorrente del mercato.



Anche lo SMI  prosegue nel suo percorso rialzista pur rimanendo, insieme al mercato tedesco, tra i listini europei con il recupero più contenuto: l’indice si attesta infatti circa l’1.2% sopra i livelli di inizio anno, un risultato positivo ma ancora migliorabile.

Dal punto di vista tecnico, lo SMI è rientrato nel canale ascendente sviluppatosi dalla metà dello scorso anno; tuttavia, per consolidare definitivamente questo movimento, sarà necessario mettere a segno ulteriori sedute con chiusure positive. Hormuz permettendo...

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Ai primi segnali di indebolimento del prezzo del petrolio ha fatto seguito un movimento analogo del dollaro statunitense, che si è tendenzialmente indebolito nei confronti delle principali valute, incluso il franco svizzero.

È tuttavia plausibile che, in apertura di settimana, il probabile recupero delle quotazioni del petrolio possa accompagnarsi a un rafforzamento della valuta americana. Per il momento non è facile dire altro.



Discorso analogo anche per il cambio euro/dollaro: il biglietto verde si è infatti indebolito anche nei confronti della valuta europea; tuttavia, riteniamo probabile una permanenza all’interno dell’attuale canale laterale. Un movimento deciso dell’euro oltre quota 1,19 ci sorprenderebbe.



Il Bitcoin questa settimana è riuscito a superare la resistenza dei 75'000 dollari, avviando un movimento convincente in direzione degli 81'000. Tuttavia mentre scriviamo, in seguito alle notizie sulla rinnovata tensione nello Stretto di Hormuz, è in atto una fase correttiva che si è per il momento arrestata in area 75'600 dollari.

Si tratta di un comportamento tecnico coerente: una volta superata, la resistenza tende a trasformarsi in supporto, ed è proprio questo livello che il Bitcoin sta attualmente testando. Qualora le tensioni geopolitiche dovessero intensificarsi ulteriormente non si può escludere una violazione del supporto e un ritorno verso i livelli precedenti.


Buona domenica!




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