domenica 11 gennaio 2026

2026 anno di consolidamento?

Rieccoci! Dopo la pausa natalizia, non ci sentiamo più dal 21 dicembre, riprendiamo la pubblicazione dei nostri Appunti Finanziari. Nel frattempo i mercati non si sono fermati e ci hanno già fornito indicazioni utili che porteremo alla vostra attenzione cercando di separare i rumori di mercato inutili dai segnali rilevanti.

Il 2025 è terminato da una decina di giorni e tutto sommato è stato, finanziariamente parlando, un buon anno: le borse si sono espresse per il terzo anno consecutivo ben oltre le aspettative e quasi tutte presentano una performance a doppia cifra (non era scontato);  il settore obbligazionario, come vedremo la prossima settimana,  è andato così così e temiamo che anche per il nuovo anno la musica non cambierà di molto;  metalli preziosi in grande spolvero (e la cosa, non ve lo nascondiamo, ci rende un pochino inquieti...); l'euro contro franco sembra essersi stabilizzato, mentre il dollaro americano ha vissuto un'annata davvero pessima (- 14% e rotti sia contro franco che contro euro) e, fatto salvo per qualche rimbalzo tecnico, il trend ribassista dovrebbe continuare anche nel 2026. 

In sostanza abbiamo ottenuto performance in franchi svizzeri da discrete a molto buone;  buone quelle espresse in euro. In alcuni depositi, accidenti!, abbiamo una concentrazione di titoli che non hanno performato bene nel 2025, ma gli stessi stanno recuperando terreno già nei primi 10 giorni dell'anno nuovo...

Per il 2026 ci attendiamo un anno di consolidamento, in particolare per il comparto azionario. E' nostra intenzione  essere più presenti sui mercati asiatici e quindi ne parleremo con una certa frequenza. Sul fronte obbligazionario, invece, non prevediamo sviluppi di rilievo a meno che la Federal Reserve non avvii una fase di riduzione dei tassi d’interesse più decisa. Uno scenario che, al contrario, escludiamo per la BCE: riteniamo infatti più probabile un aumento dei rendimenti - soprattutto quelli a lungo termine -  come spiegheremo nelle prossime settimane;  il tema è in parte tecnico e preferiamo affrontarlo con il dovuto approfondimento evitando di tediarvi sin d’ora.

Come già evidenziato in più occasioni, la nostra analisi si focalizza in via prioritaria sullo S&P 500, indice che tende ad esercitare un ruolo guida sull’andamento dei principali mercati azionari occidentali:


Per questo indice la maggior parte degli analisti si aspetta una evoluzione  che può trainarlo verso i 7'500 - 7'800 punti per fine anno. Significherebbe un aumento variabile tra il +9.5% e il +14% (in arancione sul grafico). 

L'amico Ned Davis, con il suo ciclo composito per il 2026, prevede una crescita più modesta che si attesta attorno ai 7'200 per fine anno con un incremento che non supera il 5% (linea azzurra sul grafico). Questa previsione trova il suo principale fondamento nell’osservazione del ciclo presidenziale statunitense: le elezioni di midterm di novembre rappresentano tradizionalmente un appuntamento rilevante, ma quelle del 2026 lo sono in misura ancora maggiore. Donald Trump rischia di perdere il controllo di una parte del Parlamento. Un esito di questo tipo lo trasformerebbe di fatto in una “lame duck” (anatra zoppa) limitandone significativamente la capacità di azione politica. Trump ne è pienamente consapevole e nei giorni scorsi, tra il serio e il faceto, ha lasciato intendere che una sconfitta alle elezioni di midterm potrebbe persino esporlo al rischio di impeachment. Conoscendo il personaggio è evidente che non sta realmente prefigurando uno scenario di impeachment ma è comunque già entrato nello spirito delle midterm e sta fornendo le “istruzioni per l’uso” al proprio elettorato invitandolo a non sottovalutare l’importanza di queste elezioni. 

In ogni caso, la perdita del controllo parlamentare rappresenterebbe un esito tutt’altro che indolore per chiunque si trovi alla guida dell’esecutivo: infatti le midterm non decidono chi governa, ma quanto liberamente può governare il Presidente e per questo sono uno degli appuntamenti politici più delicati del ciclo presidenziale americano. Se dovessero azzoppare uno come Trump, abbiamo l'impressione che ne vedremo delle belle...

Ci siamo presi la briga di andare a vedere come ha performato lo S&P500 negli anni delle elezioni di midterm ed in effetti la media che abbiamo calcolato è del +4.8% molto vicina a quella del modello di Ned Davis. Speriamo vivamente di essere contraddetti ma sarebbe un risultato perfettamente in linea con un mercato che sta consolidando le sue posizioni dopo anni di crescita a due cifre.

Alcuni di voi ci hanno chiesto se anche quest’anno intendiamo dare credito al modello elaborato da Ned Davis. È una domanda più che legittima e ci ha spinto a riflettere sull’opportunità di continuare a seguirne le indicazioni. Per valutare la solidità dei suoi algoritmi, siamo tornati indietro nel tempo e abbiamo analizzato le previsioni relative agli anni 2022, 2023, 2024 e 2025, che riportiamo di seguito (cliccate sul grafico qualora la visualizzazione non fosse ottimale):


Ricordiamo che la linea blu rappresenta la previsione elaborata a fine anno per l’anno successivo, mentre la linea arancione indica l’andamento effettivo dell’S&P 500 nel corso dell’anno. L’obiettivo principale del modello di Davis non è tanto quello di anticipare con precisione la performance puntuale dell’indice quanto piuttosto di intercettarne correttamente il trend di fondo. 

Il 2022 rappresenta un’eccezione significativa: si è trattato dell’anno immediatamente successivo al periodo pandemico:  in tale contesto non era ragionevolmente prevedibile l’impennata inflazionistica generata dalle misure straordinarie di sostegno all’economia. Praticamente tutte le principali Banche Centrali sono state costrette ad attuare rialzi aggressivi dei tassi di interesse generando contemporaneamente effetti negativi sia sui mercati azionari sia, in misura ancora più marcata, su quelli obbligazionari.

Negli anni successivi — 2023, 2024 e 2025 — caratterizzati da dinamiche più “normali” l’algoritmo ha invece svolto egregiamente il proprio lavoro ragione per cui anche quest’anno, ammesso e non concesso che sia un anno "normale",  continueremo a farci guidare dalle indicazioni del suo modello: vediamolo più da vicino cosa si aspetta per il 2026.




In buona sostanza dobbiamo ritenere queste 5 fasi:

  1. Da gennaio a metà aprile si resta lunghi.
  2. Si alleggerisce da metà aprile.
  3. Si rientra, senza esagerare, verso la fine di maggio.
  4. Si alleggerisce di nuovo dopo la metà di agosto.
  5. Si rientra con maggior decisione agli inizi di ottobre esi rimane lunghi fino a capodanno.
Naturalmente non prendiamo il lavoro di Davis come un dogma e ogni decisione di investimento sarà attentamente ponderata. Oltre ai modelli quantitativi, resta infatti imprescindibile l’esercizio del buon senso. Qualora le indicazioni di Davis dovessero rivelarsi corrette, converrete anche voi che, in un contesto caratterizzato da una performance attesa modesta (5%) , lo stock picking assumerà un ruolo centrale: più che puntare sull’indice tramite ETF, sarà determinante selezionare con cura i singoli titoli da inserire in portafoglio. Riteniamo infatti che le maggiori opportunità e soddisfazioni possano derivare proprio dalla qualità di questa selezione e l'AI ci sta già aiutando in questo lavoro.

Qui di seguito vi segnaliamo dove stiamo focalizzando attualmente la nostra attenzione: sono dati ed eventi  che potrebbero potenzialmente essere - presi singolarmente o in combinazione tra di loro -  dei trend changers:

  • Inflazione: sembra che sia in America che in Europa l'inflazione è attualmente calante come confermato dai numeri pubblicati questa settimana. Meglio così ma un improvviso rialzo dei prezzi potrebbe aver bisogno di una politica monetaria più restrittiva di solito poco gradita dai mercati. Non so voi ma noi abbiamo l'impressione che il rincaro, diversamente da quello che dicono le statistiche, è ben presente nella nostra realtà: recentemene ci siamo fermati ad un autogrill italiano e due panini, due acque minerali e un sacchetto di patatine sono costate 29.8 euro... Stessa musica per i ristoranti. 
  • Sempre in ambito Banche Centrali: siamo curiosi di vedere chi sarà nominato quale prossimo governatore della FED. Uno troppo compiacente a Trump, che mira ad un importante riduzione del costo del denaro,  potrebbe minarne la credibilità con evidenti ripercussioni negative anche sul dollaro.
  • L'Intelligenza Artificiale potrebbe divenire una fonte di preoccupazione soprattutto se gli investimenti fatti in tale ambito verranno giudicati eccessivi rispetto ai guadagni che l'AI promette. Il 2026 dovrebbe essere l'anno dove questa nuova tecnologia entra massicciamente nel processo di produzione tanto nelle aziende quanto nei servizi. Le aspettative sono elevate,  forse anche troppo...
  • I dati economici, soprattutto americani, vanno sempre monitorati con attenzione. Sappiamo che non siete dei grandi fans dei numeri ma non possiamo farne a meno. Soprattutto i dati provenienti dal mondo del lavoro statunitense devono essere osservati con cura: sono in molti a credere che la FED non procederà a nessun abbassamento del costo del denaro fino a quando la disoccupazione non supererà il 4.7% (attualmente è al 4.4%).
  • Quest’anno riteniamo che il contesto geopolitico internazionale debba essere monitorato con particolare attenzione. Senza entrare per il momento nei dettagli — che approfondiremo nelle prossime edizioni — abbiamo sotto il nostro controllo diversi fronti chiave:

    a) In primo luogo teniamo ben sott'occhio le iniziative degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela e della Groenlandia. Non vi nascondiamo che siamo ancora perplessi da quanto sta succedendo e prima di esprimerci su questi avvenimenti vogliamo vederci più chiaro...

    b) Il conflitto tra Russia e Ucraina, appare ben lontano da una conclusione definitiva: a Donald Trump il destino di ucraini e russi sembra interessare marginalmente, mentre appare decisamente più focalizzato sulle opportunità economiche legate al piano di ricostruzione dell’Ucraina stimato in circa 800 miliardi di dollari.

    c) Infine, sarà cruciale capire se la Cina deciderà di compiere un passo decisivo per annoverarsi Taiwan. Il timing, sotto diversi profili, potrebbe rivelarsi favorevole: viene infatti da chiedersi chi potrebbe sollevare delle obiezioni  soprattutto alla luce del sostanziale silenzio della comunità internazionale rispetto alle recenti iniziative statunitensi in Venezuela e Groenlandia. Una tale invasione non è da sottovalutare, anzi! Vi rammentiamo che in termini di quantità totale di microchip prodotti a livello globale Taiwan contribuisce con una quota di circa 60–65% con una concentrazione particolarmente ampia nei segmenti tecnologicamente più avanzati, dove la quota supera il 90%(!). I Cinesi si sono già presi il controllo delle terre rare e se si impadroniscono anche dei microchips aumenterebbe enormemente la leva strategica di Pechino sulla tecnologia globale con impatti geopolitici e di mercato molto significativi. Dovesse accadere: allacciatevi le cinture di sicurezza!

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Bene! A questo punto dovreste esservi fatti una prima idea di ciò che ci attendiamo per il 2026 e dei principali fattori che stiamo monitorando. Come ribadiamo da sempre, così come Ned Davis, anche noi attribuiamo grande importanza ai trend dei mercati e delle valute che seguiamo: fintanto che un trend — ascendente, laterale o discendente — rimane in essere, cerchiamo di mantenere un approccio coerente con la sua direzione.

Vendiamo quando il trend è chiaramente discendente, non ci affrettiamo a comprare a tutti i costi quando il mercato si muove lateralmente e cerchiamo di lasciare correre gli utili quando il trend è positivo. Quest’ultimo aspetto è probabilmente il più complesso dal punto di vista comportamentale: la tentazione di “portare a casa” i guadagni è sempre forte e spesso induce a uscire dalle posizioni troppo presto.

Per nostra fortuna, anche nel 2026 i mercati sembrano intenzionati a proseguire lungo il solco tracciato lo scorso anno, che per la maggior parte degli asset è stato caratterizzato da un trend rialzista. Osserviamo ora brevemente come si è avviato il 2026, tenendo presente che una parte degli operatori era ancora assente dai mercati. I giochi inizieranno a farsi seri a partire da lunedì 12 gennaio.



Riprendiamo il grafico dell’S&P 500: il trend appare particolarmente ben definito ed è chiaramente rappresentato dalla fascia verde ascendente. Il livello dei 7.000 punti potrebbe rappresentare un primo ostacolo, ma l’impostazione di fondo rimane costruttiva; dall’inizio dell’anno l’indice ha già registrato una performance pari a +1,76%. Per il momento manteniamo le posizioni, prevalentemente tramite ETF.

Per chi fosse ormai saturo del consueto focus sull’S&P 500, segnaliamo che il comparto delle piccole e medie capitalizzazioni sta mostrando segnali di risveglio: ne parleremo più nel dettaglio la prossima settimana.



Anche il Nasdaq continua a muoversi in modo ordinato all’interno del proprio canale ascendente, ben delineato dalle due linee verdi. All’interno di questo canale abbiamo inoltre evidenziato la formazione di un piccolo triangolo ascendente (in blu), una figura tecnica che segnala una pressione crescente da parte degli acquirenti rispetto ai venditori. Storicamente, questo tipo di configurazione tende a risolversi con la rottura della resistenza orizzontale superiore, liberando l’energia accumulata durante la fase di consolidamento. Qualora lo scenario si sviluppasse come ipotizziamo, non sarebbe sorprendente assistere nel breve periodo a un’estensione del movimento verso l’area dei 25.000 punti.



Ci fa molto piacere vedere l'Euostoxx50 così pimpante: è infatti ai massimi storici e sembra aver ancora voglia di salire. Attenzione all'ipercomprato: qualche presa di profitto non è da escludere ma comunque sia il trend sembra essere solido.



Ricordate quanto ci abbia fatto penare lo SMI nel corso del 2025? Oggi ci troviamo quasi nella situazione opposta. L’indice si muove sui massimi storici e presenta un RSI in area 80, un livello che non avevamo mai osservato in precedenza su questo mercato. Un segnale certamente positivo ma forse fin troppo tirato.

Ci aspettiamo quindi, nel breve periodo, qualche presa di profitto; sarà allora interessante valutare se si presenteranno opportunità di acquisto selettive. Segnaliamo inoltre una rotazione in atto che sta interessando i titoli del settore assicurativo, comparto che nel corso dello scorso anno ha offerto performance eccellenti. Nulla di particolarmente preoccupante, anzi: alla luce dei ricchi dividendi offerti da questo settore, saremo acquirenti non appena si creeranno le condizioni d'ingresso più opportune.

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 Il dollaro contro franco sta rimbalzando ma non ci facciamo troppe illusioni: aspettiamo di vedere chi sarà nominato quale successore di Powell e poi ne riparleremo. Comunque sia per il momento questo rimbalzo non ci dispiace affatto....



Sembra assodato che per il momento lo spostamento di euro/chf è laterale. Se continua così non ci dispiace. Ci arrabbiamo solo se tale rapporto scende sotto lo 0.9216.



Anche per euro/dollaro vale la stessa osservazione che abbiamo fatto per usd/chf: attendiamo di sapere chi è il sostituto di Powell... Per il momento il movimento è laterale.



Chi intende acquistare Bitcoin deve ancora esercitare un po’ di pazienza. Come avevamo già indicato, l’ingresso è giustificato solo in presenza di un’evidente rottura della resistenza chiave in area 93.000–94.000 dollari, non prima. Confermiamo pienamente questa impostazione: qualora il breakout dovesse effettivamente verificarsi, sarà importante essere reattivi nell’esecuzione, poiché l’energia accumulata in questi mesi potrebbe tradursi in un movimento rialzista rapido e significativo.



Acquistare oro ai livelli attuali richiede senza dubbio una dose di coraggio. Saremmo invece più propensi a intervenire su eventuali ritracciamenti, idealmente in area 4.200–4.300 dollari l’oncia. Chi detiene già oro in portafoglio deve ovviamente continuare a mantenerlo.

Detto questo, l’intensa attività di accumulo, che oramai da anni si osserva sul metallo giallo, non ci lascia del tutto tranquilli, soprattutto se consideriamo il ruolo storicamente difensivo dell’oro. È quindi legittimo pensare che qualche cosa ci sta sfuggendo... non ci dispiacerebbe sapere cosa sia!

Buona domenica!

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