domenica 24 agosto 2025

Powell spoke !



Con i principali operatori dei mercati finanziari di mezzo mondo ancora a pancia all'aria su qualche spiaggia deserta, è stata una settimana relativamente tranquilla e tutta l'attenzione si è concentrata sulla giornata di venerdì 22 agosto in occasione dell'annuale scampagnata di un buon numero di banchieri centrali che, come ogni anno, si danno appuntamento a Jackson Hole. Ovviamente mai come quest'anno, anche perché in veste di presidente della FED ha fatto in questo contesto la sua ultima apparizione, tutta l'attenzione era rivolta all'intervento di Powell che, a dir la verità, ci ha lasciato un pochino con le idee confuse.  

Proviamo a ridurre all'osso quanto esternato del presidente della FED:

1)  Powell ha lasciato intendere che l’equilibrio dei rischi economici è cambiato:  ha osservato che il mercato del lavoro si trova in un "curioso equilibrio", segnato da un rallentamento sia dal lato della domanda che da quello dell'offerta di lavoro. In queste condizioni l'economia americana è esposta a dei rischi occupazionali al ribasso potenzialmente rapidi e la qualcosa deve aver turbato il sonno a Jerome. Infatti questa nuova situazione gli suggerisce che potrebbe essere opportuno iniziare ad allentare la stretta sui tassi. Strano, fino ad oggi non ci sembrava che il mercato del lavoro fosse in questo precario equilibrio...

Siamo andati a vedere gli ultimi dati a disposizione tanto per cercare di capire cosa Powell ci sta dicendo. Un buon indicatore per la domanda di posti di lavoro è rappresentato dall'Initial Jobless Claims (tiene conto di quante persone hanno fatto per la prima volta domanda per l'indennità di disoccupazione: si presume, indirettamente, che saranno anche quelle che andranno a cercare un nuovo lavoro) mentre l'offerta di posti di lavoro é misurata dal JOLTS

Facciamo parlare i numeri:


Per quanto riguarda le nuove richieste di disoccupazione (dato raccolto addirittura settimanalmente e quindi molto attuale) a noi sembra che la situazione sia parecchio stabile da almeno due anni e mezzo...


... e lo stesso dicasi per l'offerta di posti di lavoro (JOLT) che negli ultimi dodici mesi ci sembra piuttosto regolare. Voi intravvedete una qualche forma di rallentamento? A noi, per il momento, pare propio di no.

Francamente qualche cosa ci sfugge: forse i numeri che ha a disposizione Powell non sono quelli che vengono di norma pubblicati? Dobbiamo dubitare della loro qualità? E' vero che in America si è aperto un delicatissimo dibattito attorno al ruolo del Bureau of Labor Statistics che, come altri enti statali,  è stato vittima di forti riduzioni di personale con la conseguente diminuzione della qualità dei dati prodotti.  E' quindi  lecito pensare che tutto quello che ci viene esposto in termini di numeri e statistiche, d'ora in poi sia da prendere con le pinze? Speriamo di no!

2) Ancora più sorprendente è stata una seconda affermazione di Powell: "Per quanto riguarda l'inflazione, l'aumento dei dazi ha iniziato a spingere al rialzo i prezzi di alcune categorie di beni (...) Gli effetti dei dazi sui prezzi al consumo sono ora chiaramente visibili e prevediamo che tali effetti si accumuleranno nei prossimi mesi con un'elevata incertezza sui tempi e sugli importi". E fin qui tutto nella norma... Ovverosia abbiamo ancora troppe incognite davanti a noi per poterci muovere con una certa scioltezza in termini di riduzione del costo del denaro.  Poi, colpo di scena, se ne esce con un'affermazione che è tutta da interpretare: "è vero che i dazi stanno spingendo i prezzi al rialzo, ma ritengo che il loro effetto base sarà probabilmente temporaneo". In effetti potrebbe aver ragione: l'applicazione dei dazi ha un effetto rialzista una tantum sul rincaro ma, ammesso e non concesso che siano stabili (con Trump non si può mai sapere...), non dovrebbero creare una spirale inflazionistica.  

Ma, come ha lui stesso affermato, vi è ancora molta incertezza sui tempi e sugli importi. Sarebbe dunque prudente attendere; tuttavia, ispirato dall’aria fina del Wyoming, ha cercato di far capire agli astanti che il momento per un allentamento dei tassi sembra avvicinarsi. Quando? Probabilmente già a settembre! E ne sarebbe previsto un altro entro fine anno... 

Non abbiamo sentito i 92 minuti di applausi ininterrotti di fantozziana memoria dei colleghi di Powell ma abbiamo registrato la reazione dei mercati:


Nei rettangoli rossi abbiamo la chiusura dei mercati americani di venerdì (eccellente) mentre quelli europei stavano già preparandosi per il week end al momento dell'intervento di Powell e ci attendiamo un'apertura piuttosto buona lunedì mattina.


Anche i rendimenti dei Treasury americani si sono tutti indirizzati al ribasso...

... ed il reddito fisso in dollari sta iniziando a dare qualche discreta soddisfazione.




... chi ovviamente non ha gradito l'intervento di Powel è stato il dollaro:  venerdì ha chiuso in netto ribasso rispetto a quanto fatto durante la settimana sia contro franco che contro euro.

Prima di passare ad altro, sfumata l'euforia per un possibile taglio dei tassi americani fra una ventina di giorni, dobbiamo confessarvi che una domanda ci è passata per la testa: non è che Powell, magari inconsciamente, stia cedendo alle sempre più frequenti richieste di Trump per un taglio dei tassi qui ed ora? Datevela voi una risposta...

***

Certo, dopo quanto ascoltato a Jackson Hole, non possiamo che essere contenti; per i mercati azionari (ma non solo...) un possibile allentamento della politica monetaria americana può rappresentare quel tipo di carburante che può farci continuare a ben sperare. Dobbiamo comunque sempre tenere presente che più si sale più i mercati diventano cari. Riprendiamo la chiusura dei mercati di venerdì:


Nei rettangoli blu possiamo osservare i P/E dei diversi mercati e quelli americani non ci lasciano indifferenti. Sono molto alti e una correzione, a maggior ragione in assenza di un miglioramento degli utili, potrebbe essere di una certa utilità...


ma a quanto pare gli utili dello S&P500 (grazie AI !) ultimamente sono quasi sempre rivisti al rialzo. Nel grafico la previsione di Citigroup alla quale noi non ci opponiamo!

I P/E europei sono invece ancora piuttosto ragionevoli e soprattutto vi vogliamo segnalare quello del mercato Svizzero: è sempre stato uno mercato "caro" rispetto alla concorrenza europea mentre ora, soprattutto a causa dei dazi di Trump, ce lo ritroviamo quotato decentemente, anzi:


come ci segnala Bloomberg "le azioni svizzere sono scambiate al premio più basso rispetto ai titoli azionari più importanti d'Europa negli ultimi quattro anni". C'è da sperare che il 39% di dazi sia solo temporaneo (i tecnici di entrambi i Paesi sono ancora all'opera...)  e quindi non perdiamo d'occhio il nostro mercato che potrebbe darci quelle soddisfazioni che in questo momento ci sono parzialmente negate.


Pure Ned Davis ci sta dicendo di stare tranquilli: meglio un consolidamento laterale di 3-4 mesi che non 3-4 punti percentuali di correzione. Vedremo se effettivamente un eventuale taglio ai tassi darà una inaspettata spinta verso l'alto, spinta che per l'algoritmo di Davis sarebbe prevista non prima di novembre.



Certo che lo S&P500 ( +9.95% ytd) non si stanca mai di flirtare con i massimi storici. Anche questa settimana ci è andato molto vicino. Tecnicamente si trova all'interno di un canale ascendente che ha una pendenza senz'altro più sostenibile nel medio termine che non quella mostrata durante il recupero avviatosi nei mesi di aprile-maggio. Questo ci piace in quanto ci mette parzialmente al riparo da correzioni troppo vistose. Ciò non toglie che i massimi sono sempre i massimi e per essere sostenuti abbiamo bisogno del solito carburante: gli utili societari, che a quanto pare non sembrano mancare. 

Segnaliamo un golden cross (cerchio verde) tra la media mobile a 100 giorni (linea verde) e la media mobile a 200 giorni (linea blu). Questi incroci sono sempre in ritardo - non può che essere così - ma infondono sicurezza per quanto riguarda soprattutto il trend ascendente del mercato sul medio periodo.

I volumi, completamente assenti questa settimana, sono tornati tra giovedì e venerdì segno che qualche operatore dalle vacanze sta tornando. L'attività riprenderà comunque a pieno regime la prossima settimana.



Chi non sta più nella pelle è il Nasdaq (+11.32% ytd). Già galvanizzato dall'AI ora, con la prospettiva di uno o due tagli ai tassi, sta mettendo il turbo. Infatti molte aziende tecnologiche consumano molto capitale che sovente è preso in prestito: una riduzione dei costi di indebitamento fa bene a tutte le società ma a quelle tecnologiche ancor di più!

Anche questo indice sta beneficiando di un golden cross delle medie mobili simile a quello dello S&P50; pure i volumi si stanno risvegliando. Avanti così!


Abbiamo fatto tanti complimenti ai mercati azionari americani ma pure quelli europei non sono da disdegnare! L'Eurostoxx50 ( +12.10% ytd) è pure lui ad un passo dal massimo storico. Se sfonda la resistenza dei 5'470 punti non ci sorprenderemmo più di tanto se ne aggiungesse altri 2 o 300 all'attuale quotazione. Lasciamo finire il mese di agosto e poi vedremo...



Del mercato svizzero ne abbiamo già parlato: lo SMI (+5.72% ytd) deve stringere i denti! E' un indice composto in gran parte da aziende che fanno la loro fortuna con le esportazioni ed oltre alla forza del franco devono affrontare i dazi americani al 39%. A proposito di quest'ultimi  qualche analista è più che convinto che il 39% sia solo temporaneo e si troverà una via per far ragionare anche un testone come Trump: qualche danno al consumatore americano questi dazi lo faranno e qualcuno andrà pure a bussare alla porta di Donald... Comunque lo SMI,  dopo lo scoramento iniziale, si sta già portando avanti con i lavori. Il fatto di essere quotato decentemente anche nei confronti della concorrenza europea può essere di certo un vantaggio; i rendimenti obbligazionari, quasi a zero, faranno il resto.  Attenzione, siamo comunque in ipercomprato e raggiungere i 12'400 punti in poco tempo non sarà facile. Vediamo se lunedì mattina verremo smentiti!

***


  Come già sottolineato il dollaro non ha molto gradito l'intervento di Powell a Jackson Hole: come non capirlo. Purtroppo contro franco possiamo probabilmente dire addio all'idea di vederlo arrampicarsi fino agli 83 centesimi. Anzi, rotto il supporto a 0.8050, dobbiamo preoccuparci per il cambio di tendenza e non escludiamo di vederlo nuovamente attorno ai 79 centesimi.



Anche contro euro il dollaro ha perso terreno: siamo comunque propensi a credere che il suo spostamento rimarrà all'interno del range 1.1430 - 1.18/1.19. Non sarà da escludere un lungo spostamento laterale come già successo negli anni precedenti. Vedremo se la riduzione dei tassi americani sarà seguita anche da una mossa simile da parte della BCE. Da come si stanno muovendo i rendimenti sul Bund comunque non ne siamo così sicuri. Se i tassi EU resteranno stabili è probabile che 1.19 lo si vedrà.


Euro/franco quest'anno è una noia mortale ma meglio così. Da inizio anno le due monete sono flat e per chi ha euro e ragiona in franchi questo stato di cose ci offre un piccolo vantaggio: infatti la resa del franco è letteralmente uguale a zero (addirittura le obbligazioni della Confederazione fino a 5 anni offrono un tasso negativo) mentre con l'euro almeno un paio di punti percentuali e anche di più li porti a casa.



Il possibile taglio ai tassi americani ha ridato un po' di carburante all'oro che sta comunque ancora in una fase di consolidamento: la prospettiva di almeno due tagli dovrebbe dare al metallo giallo la forza per tentare di uscire dal triangolo rosso e puntare almeno verso i 3'600 $ per oncia entro marzo 2026 come prevede UBS. Se qualcuno, per motivi suoi, deve liberarsi dell'oro, lunedì è da farsi... ;-)


Buona domenica!


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