Ce n’eravamo già accorti un paio di settimane fa che la paura stava covando sotto le braci e questa settimana ne abbiamo avuto la certezza: il VIX è arrivato nuovamente a sfiorare quota 30 per poi ritracciare solo nella giornata di venerdì nel tardo pomeriggio statunitense. La domanda sorge a questo punto spontanea: cosa ha innescato il cortocircuito emotivo che ha mandato in crisi - temporaneamente - il reparto delle crypto, tanto per citare la più evidente manifestazione dell'attuale disagio di noi investitori?
Proviamo a rispondere:
Una delle prime preoccupazioni — come già sottolineato la scorsa settimana — riguarda le valutazioni estremamente elevate del settore AI sospinte dal clima euforico che circonda il settore. Una pausa di riflessione era necessaria, come ha efficacemente osservato nella sua missiva del 20 novembre Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, che ha il dono di coniugare esaustività e chiarezza; ci permettiamo quindi di citarlo:
"Nelle ultime due settimane la disintossicazione(dall'AI, ndr) ha rischiato di trasformarsi in depressione e ostilità. I concetti di castello di carte, di vendor financing circolare per cui A dà credito o compra nuova equity di B così che B possa comprare i servizi di A, di ricorso crescente al debito di un settore che si era finora autofinanziato, di deprezzamento velocissimo dei massicci investimenti, di modesti ricavi a fronte di esborsi giganteschi, di possibile ricorso ai salvataggi pubblici, tutti questi concetti hanno improvvisamente sostituito le narrazioni sulla singolarità tecnologica che farà esplodere la produttività e ci cambierà in meglio la nostra vita come non è mai successo nella storia."
Vista così, finanziariamente parlando, la rivoluzione promessa dall'intelligenza artificiale in effetti appare molto meno accattivante e perciò ritornare un po' con i piedi per terra può essere utile per a) evitare di farsi troppo male e b) ci permette di procedere con i nostri investimenti con un atteggiamento meno da FOMO (ricordate? Fear Of Missing Out, ovverosia la paura di restare giù dalla giostra) e più da investitori avveduti. Il nostro futuro è senza dubbio nelle mani di questa tecnologia e, in una fase successiva, dei computer quantistici. Tuttavia non possiamo salire sul treno dell’AI acquistando qualsiasi cosa a qualsiasi prezzo. Serve selezione: un compito non semplice in questa fase iniziale dello sviluppo ma che diventerà più chiaro con il tempo. Tra le centinaia di società che oggi sgomitano attorno all’AI, individuare quelle che saliranno davvero sul carro dei vincitori sarà, prima o poi, molto meno complicato. Parola d'ordine: aver pazienza! Non ne avete? Allora compratevi un ETF settoriale in modo tale da avere una efficace diversificazione del rischio.
Comunque sia, questa settimana i tanto attesi dati di Nvidia non hanno deluso le aspettative che, come avrete sicuramente letto, sono state nuovamente superate. Gli ultimi numeri trimestrali giustificano per il momento le quotazioni elevate della società ed hanno contribuito a dare un po' di ossigeno a tutto il settore.
Già che stiamo parlando di risultati societari, quelli legati al mondo retail ci hanno fornito un quadro misto che possiamo definire buono ma non entusiasmante. C'era della preoccupazione ma per il momento il settore tiene meglio di quanto i peggiori scenari potessero suggerire: gli utili sono ancora in crescita e una buona percentuale d'imprese hanno battuto le attese. Tuttavia, i segnali di rallentamento nei consumi (soprattutto negli strati più bassi della società americana) ed il contesto più difficile rendono la narrativa futura un po' meno robusta.
Da notare che un sostenuto aumento dei prezzi in questo settore (prima o poi doveva capitare...) sta facendo perdere la pazienza a molti consumatori che se la stanno prendendo con Trump: il 76% degli americani boccia il suo operato come evidenziato da un sondaggio commissionato della FOX, figuriamoci gli altri!
Non da ultimo questa settimana ha contribuito ad agitare le acque la pubblicazione delle minute dell'ultima riunione della FED dove si evince che potrebbe non esserci un sostegno maggioritario per un taglio ai tassi a dicembre: dal verbale figura che molti funzionari vogliono mantenere il costo del denaro invariato per il resto dell'anno.
Oltre alle minute della Fed, questa settimana sono stati pubblicati, anche se con ampio ritardo, i dati riguardanti le nuove assunzioni per il mese di settembre (pre-shutdown dunque):
- US employment report set.: 119k (atteso: 50; precedente: 22k)
Per lo S&P500 (+12.26% ytd) è importante che il livello dei 6'500 punti non venga forato al ribasso. A questa condizione lo spostamento laterale è fattibile; nutriamo qualche dubbio che allo stato attuale i 7'000 punti siano raggiunti: sarà probabilmente un discorso che affronteremo nel 2026. Per il momento la media mobile dei 100 giorni (linea verde) ci sembra che funga da supporto e anche un RSI a 41 ci fa stare abbastanza tranquilli: siamo ben lontani dall'ipercomprato che ha caratterizzato questo indice da maggio fino alla fine di ottobre. Crolli improvvisi non dovremmo vederli (cigni neri permettendo...) ma se andiamo sotto i 6'500 punti qualche alleggerimento dovremo farlo.
Per il Nasdaq (+15,34% YTD) la settimana non è stata tra le più tranquille: l’indice ha ceduto oltre il 3% rispetto alla settimana precedente e solo il test della media mobile a 100 giorni (linea verde) ha favorito un mini-rimbalzo, consentendo una chiusura circa 70 punti sopra il debole supporto dei 22.200. Cercavamo i volumi: chiediamo venia, ma non ci siamo accorti che non risultano visibili… In compenso l’RSI è ben leggibile e si colloca intorno a 39: da un lato evidenzia quanto questo novembre sia stato volatile, dall’altro ci rassicura, poiché non lascia presagire ulteriori correzioni particolarmente profonde. L’importante è che l’indice rimanga all’interno del canalone rialzista; inizieremmo a preoccuparci seriamente solo se dovesse scendere sotto quota 21.800.
Con i mercati americani così ballerini, non ci si poteva aspettare che l’Eurostoxx 50 (+12,65% YTD) rimanesse tranquillo: anche lui, questa settimana, ha lasciato sul campo circa 3 punti percentuali. È importante che l’indice riesca a confermare il supporto a 5.500 punti; in caso contrario il rischio è quello di rientrare nel canale laterale che ne ha caratterizzato l’evoluzione da febbraio 2025 fino alla fine di settembre; non ne faremmo una tragedia, ma sarebbe meglio evitarlo....
Nelle ultime settimane abbiamo notato una relativa forza del dollaro americano nei confronti delle principali valute mondiali (nell'immagine il dollar index). I motivi sono fondamentalmente tre:
- L’attesa e l’incertezza per le decisioni che dovrà prendere la FED restano elevate: abbiamo visto che regna una certa confusione e, nonostante le dichiarazioni del governatore della FED di New York, sembra che la maggior parte dei suoi colleghi non sia orientata a ridurre il costo del denaro il 9 dicembre. Se così sarà a beneficiarne dovrebbe essere il dollaro. Vedremo.
- Abbiamo notato una diminuzione dell’attività di copertura sul dollaro da parte degli investitori esteri: questo allenta una delle pressioni ribassiste che pesano sulla valuta americana.
- Alcune valute stanno affrontando difficoltà significative (si pensi allo yen...) e soprattutto la volatilità dei mercati di queste settimane ha riportato il dollaro al suo tradizionale ruolo di valuta rifugio.
Anche contro franco svizzero, moneta rifugio per eccellenza, il dollaro si sta rafforzando: siamo ritornati sopra lo 0.8050 e se il trend continua anche la prossima settimana (non vediamo perché non dovrebbe farlo...) non escludiamo che si potrebbe anche andare a raggiungere la resistenza a 0.8175. Sarebbe una boccata d'ossigeno anche per le nostre performance.
Prima di guardare da vicino il bitcoin, non finiremo mai di mettere sull'attenti gli investitori che il mondo crypto ha dei rapporti molto stretti con quello tecnologico che notoriamente è rappresentato dall'indice Nasdaq: nel grafico (bitcoin in nero; future sul Nasdaq 100 in blu) questa parentela appare sempre più stretta. Se non siete in grado si sopportare la volatilità tipica del settore tecnologico il consiglio è quello di stare alla larga da questa crypto. Per chi invece vuole invece speculare c'è trippa per gatti. Ce n'è pure per coloro che hanno una visione a lunghissimo termine (10, 20, 30 anni): noi siamo fuori tempo massimo, quindi è roba adatta per la generazione Z e quelle a seguire.
Eravamo pronti a vedere il Bitcoin scendere fino al supporto dei 92.000 $, ma eravamo decisamente meno pronti ad assistere alla sua rottura. Quello nuovo l'abbiamo dovuto cercare in area 82–84.000 $, dove al momento sembra essersi stabilizzato. Purtroppo, un terzo del valore del Bitcoin rispetto al massimo storico (126.000 $) si è momentaneamente volatilizzato. Non è poco ed in molti — soprattutto coloro che operano con forte leva — si saranno fatti male. Non è la prima volta che accade ma questa correzione, violenta, mette alla prova anche i fan più convinti della criptovaluta.
Non vi nascondiamo che a questi livelli l’idea di un acquisto diventa interessante: prima, però, vogliamo verificare che l’attuale area di supporto tenga. In caso contrario, il prossimo livello chiave è attorno ai 75.000 $. Con prudenza, si può iniziare ad accumulare qualcosa.
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