"Gli obiettivi di Trump sono ancora poco chiari: vuole rovesciare il regime, stringere un accordo con esso o semplicemente ostacolarlo? I funzionari del Golfo faticano a interpretare le sue dichiarazioni in continuo mutamento. Tuttavia, trasformando questa guerra in una guerra per l’energia, l’Iran potrebbe aver reso tali domande irrilevanti. Sta spingendo tutti i suoi nemici verso la stessa conclusione: che la guerra non può finire finché il regime non sarà paralizzato." Insomma: L’escalation dell’Iran verso una guerra energetica rende irrilevante l’ambiguità iniziale di Trump, spingendo tutti gli attori verso una conclusione inevitabile: il conflitto non può chiudersi senza neutralizzare il regime iraniano. Se così fosse, prepariamoci a tempi biblici...
Comunque sia, quello che ci proponiamo oggi, dopo 3 settimane di osservazione, è il solito esercizio — necessariamente parziale — di “conta dei danni” ed il loro influsso sul sistema economico e finanziario.
Come già evidenziato nei nostri appunti di un paio di settimane fa, il vero fattore critico non è tanto l’intensità del conflitto quanto la sua durata: oggi, da questo punto di vista, possiamo iniziare a misurare concretamente quanto rapidamente il quadro si sia deteriorato e quali siano le prime, tangibili conseguenze.
Ci scusiamo fin da subito per la ripetitività degli indicatori che stiamo monitorando, ma riteniamo fondamentale cogliere il momento in cui iniziano a stabilizzarsi, segnalando in tal modo un possibile punto di ingresso per impiegare la liquidità che abbiamo prudentemente accantonato proprio in previsione di scenari come quello attuale.
Ormai lo avrete notato anche voi: almeno una volta all’anno i mercati attraversano fasi di volatilità accentuata che, per quanto possano risultare fastidiose, offrono — se lette correttamente — opportunità per acquistare società di qualità a valutazioni più interessanti. È evidente che tali opportunità sono difficilmente sfruttabili quando si è costantemente pienamente investiti ma in tal caso è comunque possibile costituire posizioni sintetiche tramite l'impiego degli strumenti derivati.
Partiamo!
Partiamo dal petrolio il cui prezzo ha continuato a salire anche questa settimana: in particolare il Brent (grafico blu) ha toccato intraday i 119 dollari al barile, per poi chiudere a 112 dollari. Finché il costo dell’energia resterà su livelli elevati, è difficile attendersi un miglioramento significativo del quadro macro. In questo contesto diventa cruciale che i Paesi coinvolti nei conflitti evitino di colpire infrastrutture strategiche come impianti di estrazione, raffinazione e trasporto. Potete immaginare che la tentazione, da entrambi i fronti, è evidente ma le conseguenze potrebbero essere estremamente rilevanti: l’attacco iraniano alla società statale QatarEnergy, in particolare al grande hub del gas di Ras Laffan, ha già generato notevoli tensioni sui mercati.
in vista della prossima riunione della Federal Reserve del 29 aprile, la probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti base — fino a pochi giorni fa pari a zero — è attualmente stimata al 6,2%. Si tratta di un valore ancora marginale ma che meriterà di essere rivalutato alla luce dei dati sull’inflazione di marzo.
Nel frattempo i rendimenti dei Trausury non smettono di salire: il decennale è al 4.47% (!) e pure il 2 anni è ad un passo dal ritornare sopra il 4%... non aggiungiamo altro.
Anzi, se avete voglia andate a vedere come evolve il debito pubblico americano cliccando qui.
Siamo a 39 trilioni di dollari ed è praticamene inarrestabile... la guerra deve finire presto anche per questo motivo altrimenti a costare sempre di più non sarà solo il petrolio...
Anche la BCE si è riunita giovedì e ha lasciato i tassi invariati ma probabilmente ad aprile aprirà la discussione sull'idea che un loro rialzo potrebbe essere necessario. Se così fosse, ma non strappiamoci ancora i capelli dalla testa, dobbiamo tenere d'occhio la sessione dell'11 di giugno dove verosimilmente sarà resa operativa (durante il mese di maggio nessuna banca centrale ha in programma di riunirsi).
Ovviamente basta sentir odore di aumento dei tassi, in dollari o euro che sia, per mandare in tilt il mercato obbligazionario:
Anche il modello di Ned Davis Research appare, comprensibilmente, in difficoltà in questa fase a dimostrazione di come gli algoritmi fatichino ad anticipare eventi esogeni di natura straordinaria. Un conflitto come quello attuale rappresenta infatti uno shock di ampia portata con impatti significativi, in primis sui mercati azionari, quasi impossibili da modellizzare ex-ante.
- In questo momento il mercato è dominato dalla paura (l'irrazionale ha la preminenza).
- Una parte del rischio è già stata assorbita dal mercato, ma, come vedremo, i volumi hanno iniziato ad aumentare in modo significativo solo nelle ultime due sedute.
- Le vendite forzate dalle banche (margin call) potrebbero non ancora essere decisivi.
- Le valutazioni non sono ancora completamente compresse (condizione che si verifica quando i prezzi scendono a livelli inferiori rispetto ai fondamentali e alle medie storiche).
- Non vediamo ancora la creazione di supporti significativi
Tuttavia, un elemento che ci lascia perplessi è rappresentato dalla dinamica dei volumi: la correzione si è sviluppata, nel complesso, con livelli di attività piuttosto ordinari, fatta eccezione per la seduta di venerdì — coincidente con le scadenze tecniche delle opzioni — che ha naturalmente registrato un incremento significativo degli scambi (osservazione valida anche per gli altri mercati analizzati).
Questo porta a due possibili interpretazioni: o il mercato statunitense sta mostrando una sorprendente resilienza rispetto al contesto geopolitico, oppure sta già scontando uno scenario di progressiva attenuazione del conflitto. In entrambi i casi, la lettura non è del tutto rassicurante e ci induce a mantenere un atteggiamento di particolare prudenza.
Non fraintendeteci: siamo contenti che non abbiamo (ancora) assistito a vendite a piene mani, ma questo comportamento è quantomeno atipico e meritevole di attenzione.
Il comportamento dell’Eurostoxx 50 (-5,01% YTD) appare, a nostro avviso, più coerente con il contesto attuale: la fase di vendita si è sviluppata negli ultimi giorni con un progressivo aumento dei volumi che, anche al netto della scadenza tecnica di venerdì, si sarebbero comunque attestati su livelli elevati.
Questo indica che gli investitori hanno ridotto l’esposizione in modo graduale ma crescente, contribuendo a portare il mercato in condizioni di ipervenduto.
L’indice si è ora posizionato in prossimità del supporto in area 5.500 punti, livello che potrebbe favorire un rimbalzo tecnico nel breve termine. Anche un recupero contenuto rappresenterebbe già un primo segnale costruttivo.
È evidente come gli investitori europei percepiscano il rischio geopolitico in misura maggiore rispetto a quelli statunitensi, probabilmente anche per la diversa prossimità al conflitto. Se da un lato il mercato americano sembra scontare uno scenario di rapida normalizzazione, dall’altro in Europa prevale un atteggiamento più prudente, alla luce di un contesto che appare ancora in evoluzione.
Se nella seduta di venerdì osservando lo SMI (-7,13% YTD) avete avvertito una certa apprensione, sappiate di non essere stati i soli. Il mercato svizzero, per sua natura relativamente concentrato, ha risentito in modo marcato delle vendite, con poche società tra le componenti dell’indice in grado di sottrarsi alla pressione ribassista.
Le condizioni di marcato ipervenduto ne sono una chiara evidenza. Il supporto in area 12.400 punti sembra essere stato violato, aprendo spazio verso il successivo livello in area 11.800. Auspichiamo tuttavia che il mercato possa dimostrare maggiore resilienza nelle prossime sedute.
L’aumento dei rendimenti negli Stati Uniti, insieme al contesto geopolitico, sta sostenendo il dollaro nel suo percorso di rafforzamento anche nei confronti del franco svizzero. Il cambio si trova ormai in prossimità di 0,79, livello che nel corso della settimana è stato anche temporaneamente superato, senza tuttavia riuscire a consolidarsi.
Si intensificano intanto le domande su un possibile intervento della Banca Nazionale Svizzera volto a contenere un eccessivo rafforzamento del franco. Nella giornata di giovedì, il presidente dell’istituto si è espresso sul tema in modo piuttosto cauto e non del tutto esplicito, lasciando intendere — tra le righe — una possibile attività di sostegno. Eventuali conferme potranno arrivare solo con la pubblicazione dei prossimi dati di bilancio,
È probabilmente sul cambio euro/franco che si coglie con maggiore evidenza il possibile intervento della Banca Nazionale Svizzera: dopo diverse settimane è tornato sopra area 0.91 allontanandosi così dai minimi storici.
Resta da capire quanto questa dinamica possa essere sostenibile nel tempo ma nel breve termine il quadro appare relativamente più rassicurante.
Buona domenica!
Cos'è l'indice Fear & Greed di CNN Business?
L'indice Fear & Greed è uno strumento che permette di valutare l'andamento del mercato azionario e verificare se i titoli sono valutati in modo equo. La teoria si basa sulla logica secondo cui un eccesso di paura tende a far scendere i prezzi delle azioni, mentre un eccesso di avidità tende ad avere l'effetto opposto.
Come viene calcolato l'indice Fear & Greed?
L'indice Fear & Greed è una raccolta di sette diversi indicatori che misurano alcuni aspetti del comportamento del mercato azionario. Si tratta di: momentum di mercato, forza dei prezzi azionari, ampiezza dei prezzi azionari, opzioni put e call, domanda di junk bond, volatilità di mercato e domanda di beni rifugio. L'indice tiene traccia di quanto questi singoli indicatori si discostino dalle loro medie rispetto a quanto normalmente divergono. L'indice assegna a ciascun indicatore un peso uguale nel calcolo di un punteggio da 0 a 100, dove 100 rappresenta la massima avidità e 0 segnala la massima paura.
Con quale frequenza viene calcolato l'indice Fear & Greed?
Ogni componente e l'indice vengono calcolati non appena sono disponibili nuovi dati.
Come si utilizza l'indice Fear & Greed?
L'indice Fear & Greed viene utilizzato per valutare l'umore del mercato. Molti investitori sono emotivi e reattivi, e gli indicatori di sentiment relativi alla paura e all'avidità possono mettere in guardia gli investitori dalle proprie emozioni e dai propri pregiudizi che possono influenzare le loro decisioni. Se combinato con i fondamentali e altri strumenti analitici, l'indice può essere un modo utile per valutare il sentiment del mercato.
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