domenica 14 giugno 2026

La BCE alza i tassi



 The Economist, 13-19 giugno 2026



Sarà capitato anche a voi, ai tempi della scuola dell'obbligo, di dover trovare qualche stratagemma per sopravvivere alla noia mortale di quelle lezioni particolarmente soporifere. Con il compagno di banco si finiva così per contare quante volte un professore ripeteva ossessivamente la stessa parola o abusava di certi intercalari: i "praticamente", i "diciamo" e i "sostanzialmente" si sprecavano e si arrivava persino ad elaborare una classifica dei professori più prolifici in questa singolare specialità.  Erano i tempi in cui ci si divertiva con poco e si facevano salti di gioia quando sulla pagella comparivano voti che — considerato quanto sopra — raggiungevano a malapena la sufficienza.


Recentemente, alla stessa stregua di noi alunni annoiati,  un giornalista che segue da vicino le vicende mediorientali, evidentemente vittima di un tedio devastante, si è preso la briga di contare quante volte dall'inizio del conflitto tra USA e Iran il Presidente americano ha dichiarato che le parti "non sono mai state così vicine alla firma di un accordo di pace". Il contatore per il momento si è fermato a quota 37.


Considerando che il conflitto dura ormai da 106 giorni, significa che mediamente ogni tre giorni Trump annuncia che non siamo mai stati così vicini ad una svolta decisiva o inneggia alla vittoria. È una statistica curiosa, perché sembra descrivere alla perfezione uno stile comunicativo nel quale l'imminenza di un evento viene costantemente ribadita senza che l'evento stesso si concretizzi mai davvero. Bisogna ammettere che, in questo tipo di retorica, Trump è un maestro.


Ma forse, questa volta, un accordo potrebbe davvero essere dietro l'angolo. Si parlava infatti di un incontro a Ginevra nel corso del fine settimana, dove il vicepresidente Vance — il Presidente è trattenuto alla Casa Bianca dai festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno — avrebbe potuto finalmente apporre la propria firma sul documento che sancirebbe la fine del conflitto. Mentre scriviamo ci giunge la conferma che questo incontro NON ci sarà. Verrà sostituito, ma non si sa ancora quando, dalla firma di un trattato in forma elettronica rigorosamente certificata... Non ci risulta che una simile modalità di metter fine ad una guerra sia mai stata utilizzata e quindi saremo testimoni di un fatto storico.  Intanto le schermaglie tra i due paesi continuano.



Quello che comunque a noi più interessa, come ben sapete,  è come si sta comportando il prezzo del petrolio:




Siamo rimasti per tutta la settimana sotto la soglia dei 100 dollari e da quando è probabile una firma di un trattato tra i due paesi, siamo addirittura evoluti sotto i 90 $ al barile. E questo è un bene.



Infatti mercoldì abbiamo avuto conferma delle aspettative sullo stato dell'inflazione che, come da previsione, si è assestata attorno al 4.2%. Appare più che evidente che la causa principale del rincaro sia appunto il forte aumento del costo del petrolio e c'è da sperare che un suo ridimensionamento possa poi riportare l'inflazione là, dove la FED e tutte le principali banche centrali mondiali la vorrebbero vedere, ovverosia attorno al 2%. Vedremo mercoledì 17 giugno cosa ne pensa a tal proposito Warsh e se avrà il coraggio di aumentare il costo del denaro onde evitare che l'inflazione sfugga al suo controllo.


Nel frattempo il Capo della Casa Bianca ci fa sapere che:



E' notorio che un amore sconfinato nei confronti dell'inflazione ce l'hanno coloro che sono pieni di debiti e vedono nel rincaro la sola ed unica possibilità di ridurne il peso. E' innegabile che agli USA, che oramai hanno un debito che ha superato i 39 trilioni di dollari, un po' di inflazione non dispiaccia affatto! 

Le attese del mercato per la riunione di mercoledì prossimo sono per un nulla di fatto ma comunque sia è già scontato nelle aspettative degli investitori un aumento dello 0.25% da qui alla fine dell'anno.





Chi invece non ha voluto attendere oltre è stata la BCE.  Giovedì ha alzato i tassi dal 2% al 2.25%  per la prima volta dal settembre del 2023, adducendo ai motivi seguenti che facciamo per comodità riassumere a ChatGPT:


  1. Ritorno delle pressioni inflazionistiche
    • L'inflazione dell'Eurozona è risalita ben sopra l'obiettivo del 2%, attestandosi intorno al 3,2% a maggio.
    • Anche l'inflazione core ha mostrato segnali di riaccelerazione. 
  2. Shock energetico legato alla guerra con l'Iran
    • Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dei prezzi energetici e del petrolio.
    • La BCE teme che il rincaro dell'energia possa trasferirsi ai prezzi di beni e servizi e successivamente ai salari. 
  3. Evitare il disancoraggio delle aspettative di inflazione
    • Lagarde ha sottolineato che la banca centrale deve impedire che famiglie e imprese inizino a considerare normale un'inflazione persistentemente superiore al 2%.
    • In altre parole, la BCE vuole evitare effetti di "secondo giro" su salari e prezzi. 
  4. Mercato del lavoro ancora relativamente solido
    • Nonostante il rallentamento economico, la disoccupazione rimane vicino ai minimi storici.
    • Secondo Lagarde, questo lascia ancora un certo margine per mantenere una politica monetaria restrittiva senza provocare immediatamente una recessione profonda. 

La BCE ha riconosciuto esplicitamente che il rischio è diventato più complesso: da una parte vede inflazione in aumento, dall'altra una crescita economica in rallentamento ammettendo in tal modo che l'Eurozona sta affrontando uno scenario che ricorda la stagflazione, con rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita. Un tale rischio, se vi ricordate bene, lo prevede per gli USA anche il nostro modello macroeconomico.

Se sarà stagflazione per il momento non siamo ancora in grado di dirlo con sicurezza ma quello che sembra essere piuttosto certo, ed in parte già scontato dal mercato,  è che da qui alla fine dell'anno assisteremo ancora ad un paio di aumenti del costo del denaro. Prossima riunione della BCE: 29 luglio.

Come ha reagito il mercato obbligazionario in euro all'aumento dei tassi?:



Per il momento non ha fatto una piega, era già tutto scontato,  ma se effettivamente ci saranno ancora due aumenti in vista non è detto che una reazione, anche se tardiva, ci potrebbe essere. Molto dipenderà da quanto in fretta l'inflazione non minaccerà più di tanto i portamonete dei cittadini europei ed un rapido calo dei costi energetici può aiutare. Per le obbligazioni anche il 2026 non sarà comunque un grande anno.

***




Venerdì 12 giugno 2026 è stata una giornata storica per i mercati finanziari:

Cosa è successo

  • L'IPO di SpaceX è stata collocata a 135 dollari per azione.
  • L'operazione ha raccolto circa 75 miliardi di dollari, risultando la più grande IPO della storia. 
  • La società è arrivata in borsa con una valutazione iniziale di circa 1.770 miliardi di dollari
  • Nel primo giorno di contrattazioni il titolo ha registrato un forte rialzo, chiudendo intorno a 160,95 dollari, con un guadagno di circa il 19% rispetto al prezzo di collocamento. Durante la seduta ha anche superato i 170 dollari. 

La valutazione finale

Grazie al rialzo del primo giorno, la capitalizzazione di mercato di SpaceX ha superato i 2.000 miliardi di dollari, entrando immediatamente nel ristretto club delle società più grandi al mondo. 

Elon Musk

Il principale beneficiario è stato naturalmente Elon Musk.

Con la partecipazione che mantiene in SpaceX, il suo patrimonio personale è stato stimato in oltre 1.000 miliardi di dollari, rendendolo il primo "trilionario" della storia secondo numerose stime di mercato. 

Perché il mercato è impazzito per questa IPO?

Gli investitori hanno comprato non solo:

  • il business dei lanci spaziali;
  • la rete satellitare Starlink;

ma soprattutto la combinazione tra:

  • spazio,
  • intelligenza artificiale,
  • telecomunicazioni globali,
  • difesa,
  • data center del futuro.

Molti investitori vedono SpaceX come una sorta di fusione tra una società spaziale, una telecom e un'azienda AI. 

Gli aspetti che preoccupano gli analisti

Non tutti sono entusiasti:

  • alcuni analisti ritengono la valutazione estremamente elevata;
  • il multiplo sui ricavi è molto superiore a quello delle grandi società tecnologiche;
  • nel 2025 SpaceX ha registrato ancora perdite consistenti;
  • diversi osservatori temono una componente speculativa simile alle grandi manie borsistiche del passato. 

E' abbastanza probabile che sul titolo della società di Elon nei prossimi giorni ci sarà parecchio movimento: per chi vuol tentare la sorte è assolutamente necessario evitare ordini al meglio. Operare con i  limiti è per il momento obbligatorio se non si vuol incappare in una qualche brutta sorpresa.

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Se il mercato obbligazionario nell'immediato è piuttosto sottotono mentre quello azionario, appena convintosi che una firma sul trattato di pace tra USA e Iran potrebbe effettivamente materializzarsi a breve, ha messo i dubbi da parte e tra giovedì e venerdì è tornato a salire:


Per il momento lo S&P500 (linea arancione) si trova ben al di sopra del livello preventivato dal modello di Ned Davis e a quanto pare non dovremmo preoccuparci troppo del suo andamento almeno fino alla fine di luglio (moltissimo dipenderà dalle trimestrali che inizieranno ad essere pubblicate a partire suppergiù dal 10 di luglio. Come vedremo fra poco, i trend rialzisti dei mercati che seguiamo con maggior assiduità sono sempre in essere.




Dopo il forte recupero seguito alla correzione primaverile, lo S&P 500 (+8.56% ytd)  sta attraversando una fisiologica fase di consolidamento sotto i massimi storici. Finché le quotazioni rimarranno sopra l'area dei 7'000 punti il quadro tecnico di fondo continuerà a favorire l'ipotesi di una prosecuzione del movimento ascendente. Trend rialzista in essere.



Nel grafico si nota come il Nasdaq (+11.39% ytd) abbia più volte costruito delle fasi di consolidamento laterale prima di riprendere la salita. La recente accelerazione oltre i 26'000 punti appare infatti come la naturale prosecuzione di una lunga fase di accumulazione sviluppatasi tra l'autunno 2025 e l'inizio del 2026.

Nonostante la presa di beneficio delle ultime sedute, il Nasdaq continua a mostrare una struttura tecnica robusta. Il rapido recupero seguito alla correzione primaverile e il raggiungimento di nuovi massimi storici confermano la leadership del comparto tecnologico americano. Finché le quotazioni rimarranno sopra l'area dei 25'000 punti il quadro tecnico di fondo resterà favorevole. Trend rialzista in essere.



L'impressione è che l'Eurostoxx50 (+6.84% ytd) stia cercando di costruire una nuova gamba rialzista dopo aver assorbito lo shock legato ai timori di rallentamento economico e alle tensioni geopolitiche.

Continua a muoversi all'interno di un solido canale rialzista iniziato nel 2023. Dopo la correzione primaverile l'indice ha recuperato rapidamente terreno riportandosi sopra le principali medie mobili e avvicinandosi nuovamente ai massimi dell'anno. A differenza degli indici americani, l'Europa non appare ancora in una fase di euforia e conserva margini di apprezzamento qualora il quadro macroeconomico dovesse stabilizzarsi. Finché le quotazioni rimarranno sopra l'area dei 5'500 punti, il trend di fondo resterà favorevole. Trend rialzista in essere, con potenziale ancora inespresso rispetto a Wall Street.




Lo SMI (+3.32% ytd) continua a muoversi all'interno di una struttura rialzista di medio-lungo periodo,ma rispetto ai principali mercati internazionali evidenzia una forza relativa inferiore. Dopo il fallito tentativo di superare i 14'000 punti, l'indice ha trascorso diversi mesi in una fase di consolidamento. 

Nelle ultime settimane il quadro tecnico è migliorato e lo SMI è tornato ad avvicinarsi ai massimi dell'anno. Un superamento deciso della soglia dei 14'000 punti rappresenterebbe un importante segnale di forza e potrebbe finalmente consentire al mercato svizzero di colmare parte del divario accumulato nei confronti delle principali borse mondiali. Trend rialzista in essere.

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(USD/CHF) Il recente rafforzamento del dollaro americano appare strettamente legato all'impennata del prezzo del petrolio (freccia rossa)  e a rendimenti obbligazionari statunitensi che continuano a sorprendere per la loro resilienza. Questi elementi hanno consentito al biglietto verde di recuperare terreno nei confronti del franco svizzero, riportandosi all'interno del canale di consolidamento in essere da circa un anno. Resta però da capire quanto tale movimento sia sostenibile nel tempo. Se le tensioni geopolitiche dovessero attenuarsi e il petrolio tornare sui livelli pre-conflitto, il sostegno fornito al dollaro potrebbe rapidamente venir meno, favorendo il ritorno di una tendenza più debole che forte nei confronti della valuta elvetica.


(EUR/USD) Il dollaro si è rafforzato non solo contro il franco svizzero ma anche nei confronti dell'euro. Da qui in avanti sarà importante valutare l'effetto combinato di un possibile calo del petrolio e della svolta restrittiva della BCE, che dopo il primo rialzo dei tassi potrebbe procedere con ulteriori due interventi nei prossimi mesi. Pur riconoscendo questi elementi di novità, continuiamo a ritenere che il trend di fondo del cambio rimanga essenzialmente laterale.



(EUR/CHF) Il recente apprezzamento dell'euro nei confronti del franco svizzero sembra essere stato favorito principalmente dal rialzo dei tassi della BCE e dalle aspettative di ulteriori interventi restrittivi nei prossimi mesi. A ciò si aggiunge una minore domanda di valute rifugio e la convinzione che la Banca Nazionale Svizzera manterrà una politica monetaria relativamente più accomodante, fattori che hanno contribuito a ridurre la tradizionale forza del franco. Qualora questa tendenza dovesse consolidarsi, l'industria esportatrice svizzera potrebbe finalmente beneficiare di una boccata d'ossigeno dopo un lungo periodo caratterizzato dalla forza quasi ininterrotta del franco. Anche lo SMI sembra essersene accorto.



A pensarci bene il mercato dell'oro  non ha reagito in modo particolarmente vigoroso alla crisi geopolitica. Se davvero gli operatori temessero una guerra regionale di ampia portata, probabilmente l'oro sarebbe già tornato sopra i 4'500 $. Questo suggerisce che, almeno per il momento, il mercato stia interpretando gli eventi come un fattore di disturbo temporaneo e non come l'inizio di una crisi sistemica. 

Il rimbalzo di questi ultimi due giorni, partito esattamente dalla zona dei 4'000 USD, è stato favorito con ogni probabilità da 4 fattori: un probabile ritorno all'indebolimento del dollaro, il temporaneo arretramento dei rendimenti reali americani, la ricopertura di posizioni speculative ribassiste dopo il test dell'importante supporto dei 4'000 dollari e, sullo sfondo, la costante domanda proveniente dalle banche centrali che continuano a incrementare le proprie riserve auree. Prossima resistenza: 4'500$.

Buona domenica!

PS: per motivi famigliari la prossima settimana Appunti Finanziari non saranno pubblicati. Ci rivedremo il 28 giugno

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