domenica 28 giugno 2026

Settore tecnologico sotto osservazione


Nel corso delle ultime due settimane il dossier iraniano è passato dalla fase militare a quella diplomatica. Il 17 giugno Washington e Teheran hanno sottoscritto un memorandum d'intesa che ha formalizzato il cessate il fuoco e aperto una finestra negoziale di 60 giorni per trasformare la tregua in un accordo permanente. Il documento rappresenta un compromesso: gli Stati Uniti hanno accettato un primo alleggerimento delle sanzioni economiche, mentre l'Iran si è impegnato a consentire il ritorno degli ispettori dell'AIEA, a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e ad avviare negoziati sul proprio programma nucleare. 

Nei giorni successivi sono arrivati i primi passi concreti. Washington ha autorizzato per 60 giorni la ripresa delle esportazioni di petrolio iraniano, consentendo anche i servizi finanziari e assicurativi collegati, con l'obiettivo di creare un incentivo economico a favore del dialogo. Rimangono tuttavia numerosi punti irrisolti: le modalità di gestione delle scorte di uranio arricchito, la portata delle ispezioni internazionali, il futuro delle sanzioni e la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni contrastanti provenienti da Teheran e dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica dimostrano come la fiducia reciproca sia ancora molto limitata e come i prossimi due mesi saranno decisivi per verificare se il memorandum potrà evolversi in un accordo stabile oppure rappresenterà soltanto una pausa temporanea nelle ostilità. 

Infatti venerdì Trump ha già accusato l'Iran di aver compiuto una "stupida" (foolish) violazione dell'accordo di cessate il fuoco in quanto avrebbe lanciato 4 droni kamikaze contro navi che stavano attraversando lo Stretto di Hormuz. Affaire à suivre...




Anche sul fronte libanese emergono i primi segnali di cambiamento. Tuttavia permane molta confusione e, nonostante l'accordo di pace, è ancora presto per affermare che l'ascia di guerra sia stata definitivamente sotterrata.

Comunque sia, per i mercati finanziari il principale effetto è stato il ridimensionamento del premio per il rischio geopolitico. La prospettiva di una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz – a quanto pare in pochi giorni sono già transitati almeno 20 milioni di barili di petrolio –  ha contribuito ad attenuare le tensioni sul prezzo del greggio e ha favorito un miglioramento del sentiment degli investitori. La vera prova arriverà però durante la finestra negoziale di 60 giorni: ogni progresso sul fronte nucleare potrebbe sostenere ulteriormente gli asset rischiosi, mentre un eventuale fallimento dei colloqui riporterebbe rapidamente al centro dell'attenzione il rischio geopolitico. 



Godiamoci quindi il prezzo del petrolio ritornato in zona 70 $ al barile ma noi restiamo, come potete ben immaginare, sempre piuttosto vigili e dubbiosi sul fatto che il conflitto possa essere effettivamente risolto nei prossimi 60 giorni. Ergo, mantenere una quota di liquidità sui conti correnti superiore alla norma ha un suo perché.

Ovviamente vogliamo vivamente sperare che al conflitto mediorientale si trovi una soluzione definitiva in quanto sarebbe auspicabile uno stabile ritorno del prezzo del petrolio sotto i 70 $  che senz'altro contribuirebbe a riportare l'inflazione a livelli decenti.

A proposito di inflazione made in USA, giovedì è stato pubblicato il PCE yoy:

  • Personal Consumption Expenditures yoy: 4.1% (atteso: 4.1%; precedente: 3.8%)
Come ben sappiamo il PCE è l'indicatore d'inflazione preferito dalla FED ed era atteso, ma non poteva essere altrimenti, al rialzo; il 4.1%, in aumento dello 0.3% rispetto alla rilevazione precedente,  conferma le aspettative e quindi non ha generato reazioni particolarmente negative.

Anche perché:


i costi dell'energia tanto rapidamente sono saliti tanto velocemente stanno rientrando...



...e lo stesso vale per le materie prime. Qualora questo andamento dovesse consolidarsi è ragionevole attendersi un progressivo effetto disinflazionistico, non solo sull'economia statunitense ma anche su quella globale. 

Per entrambi questi indice non siamo ancora arrivati ai livelli  pre-conflitto ma non manca molto. Ciò non toglie che, per il momento, negli USA  il mercato si aspetta ancora 2 aumenti dei tassi per il 2026...


...  la probabilità che vengano aumentati già allla prossima riunione della FED del 29 luglio è attualmente del 29% e anche noi siamo dell'opinione che Warsh, considerato quanto sopra, vorrà attendere ancora qualche mese prima di pigiare sul pulsante del rialzo. Ad agosto si va tutti al mare, Banche Centrali comprese. Quindi è più probabile che se vi sarà un aumento, potrebbe concretizzarsi durante le riunioni di settembre e ottobre. A novembre ci sono le elezioni di midterm ma comunque sia la FED di norma NON si riunisce e difficilmente si alzano i tassi nell'ultima riunione di dicembre. Vedremo.


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Vi sarete sicuramente accorti che le turbolenze che recentemente stanno caratterizzando il Nasdaq sono sempre presenti e nelle ultime due settimane sono addirittura aumentate. La cosa non ci lascia indifferenti in quanto una buona parte della spinta al rialzo delle borse degli ultimi anni arriva dal settore tecnologico e non vorremmo che la festa stia per finire. Vediamo se riusciamo a capire meglio cosa sta succedendo e perché:

  • Negli ultimi trimestri la corsa agli investimenti nell'intelligenza artificiale ha assunto dimensioni senza precedenti. I principali operatori tecnologici stanno destinando centinaia di miliardi di dollari alla costruzione di data center, infrastrutture di rete e capacità di calcolo, nella convinzione che la domanda di servizi AI continuerà a crescere a ritmi sostenuti. Il rischio, tuttavia, è che la capacità installata aumenti più rapidamente della domanda effettiva, generando un eccesso di offerta e una conseguente pressione sui prezzi dei servizi di calcolo e sui margini operativi. In uno scenario di questo tipo, il ritorno sugli ingenti capitali investiti potrebbe richiedere tempi molto più lunghi del previsto, costringendo le società a rivedere le aspettative di crescita e di redditività. Per gli azionisti ciò rappresenta un rischio non trascurabile: valutazioni oggi molto elevate incorporano ipotesi di crescita quasi perfette e lasciano poco margine di errore. Qualsiasi segnale di rallentamento della domanda o di rendimenti inferiori alle attese potrebbe tradursi in una significativa revisione delle quotazioni di mercato.
  • Uno dei rischi ancora poco considerati dell'intelligenza artificiale è la sua rapidissima obsolescenza. Modelli, algoritmi e applicazioni vengono superati nel giro di pochi mesi, costringendo aziende e investitori a continui aggiornamenti tecnologici e a ingenti investimenti. Questo fenomeno potrebbe rendere più difficile mantenere vantaggi competitivi duraturi, favorendo le società capaci di innovare con continuità e penalizzando invece quelle che non riescono a sostenere il ritmo dell'evoluzione tecnologica. Per gli investitori sarà quindi sempre più importante distinguere tra chi beneficia strutturalmente della rivoluzione dell'IA e chi rischia di esserne rapidamente superato. 

  • Un altro elemento che merita particolare attenzione è il rapido aumento dell'indebitamento di alcune delle principali società tecnologiche. Aziende che per anni hanno finanziato la crescita esclusivamente attraverso gli ingenti flussi di cassa generati dall'attività operativa stanno ora ricorrendo sempre più frequentemente al mercato obbligazionario e ai prestiti in generale per sostenere i colossali investimenti richiesti dall'intelligenza artificiale. Sebbene tali livelli di indebitamento rimangano oggi ampiamente sostenibili grazie a bilanci solidi e a una notevole capacità di generare cassa, il cambio di paradigma è significativo. Se i ritorni economici degli investimenti nell'AI dovessero rivelarsi inferiori alle attese o richiedere tempi più lunghi per concretizzarsi, l'aumento della leva finanziaria potrebbe tradursi in una maggiore pressione sui margini, sui rating creditizi e, di conseguenza, sulle valutazioni di mercato. Per gli azionisti ciò rappresenta un ulteriore elemento di rischio, soprattutto in un contesto in cui le quotazioni scontano già aspettative di crescita molto elevate. 
  • L'aumento dell'indebitamento assume particolare rilevanza nel contesto statunitense, dove il costo del capitale resta sensibilmente più elevato rispetto agli anni della politica monetaria ultra-espansiva. Sebbene molte aziende abbiano emesso debito a tassi favorevoli in passato, le nuove emissioni risultano oggi decisamente più costose e rischiano di comprimere gli utili attraverso un incremento degli oneri finanziari. Se i tassi dovessero rimanere elevati più a lungo del previsto, il costo del finanziamento dei giganteschi investimenti nell'intelligenza artificiale potrebbe diventare un fattore sempre più determinante nella valutazione delle società, riducendo la flessibilità finanziaria e aumentando il rischio di deludere le aspettative degli investitori. 
  • Facciamo l'esempio fresco fresco di SpaceX che ha appena raccolto 75 miliardi di dollari con la sua IPO ed ora chiederà al mercato altri 25 miliardi sotto forma di prestiti obbligazionari di durata e rendimenti assortiti: abbiamo calcolato la durata media ponderata delle obbligazioni in emissione in 10.28 anni e il costo medio del 5.85% annuo: significa che una volta che ha rimborsato, speriamo, tutto il debito la società avrà  pagato oltre 15 miliardi di soli interessi.  Un'emissione di questo tipo è estremamente impegnativa. Con un costo medio del capitale vicino al 6%, il progetto finanziato deve generare un ritorno sul capitale investito (ROI) significativamente superiore al 6% per creare valore per gli azionisti. Per quanto sia abituato, è una bella sfida anche per uno che si chiama Elon Musk!

  • Stabilire quindi quale sarà il reale valore delle società che in questo momento stanno creando le basi per lo sviluppo dell'AI futura sarà sempre più difficile e complesso, come dimostra lo schema elaborato da Morgan Stanley che mette bene in evidenza la problematica della circolarità che sempre più sta caratterizzando questo particolare ecosistema:




Infatti l''ecosistema dell'intelligenza artificiale si alimenta in modo circolare: le grandi aziende investono nelle infrastrutture, acquistano reciprocamente servizi e tecnologia e così facendo sostengono la crescita dei ricavi delle stesse imprese che finanziano. Bello, gli investimenti di una società diventano i ricavi di un'altra,  ma prima o poi da questo ecosistema quasi perfetto bisognerà uscire; non può durare per sempre... 


Ma forse la cosa che, nel brevissimo termine,  spiega meglio le turbolenze nel settore tecnologico sono le aspettative degli utili per il secondo trimestre 2026 delle famose Magnifiche 7

Partiamo dal principio che per lo S&P500, per quanto riguarda il trimestre in corso, sono attesi i seguenti numeri:

  • Utili per azioni atteso: mediana +14,4%, con  circa il 70% delle società in crescita

  • Ricavi attesi: mediana +2,6%, con circa il 69% delle società in crescita

Anche per questo trimestre i ricavi e soprattutto gli utili per azione sono attesi piuttosto corposi e questo è sicuramente un bene. Inizieremo a scoprirlo a partire dal 10 di luglio in poi.

Guardiamo ora le aspettativa per i Magnifici 7 che, se ben ricordate, negli anni e nei trimestri passati hanno sempre generato attese straordinarie:


Ma quando si è mai visto per i M7 che, pur in presenza di un aumento degli utili per azione e dei ricavi rispetto al trimestre precedente, le stime degli utili per azione del trimestre successivo vengano riviste al ribasso in misura così significativa (vedi % in rosso)?  E' molto probabile che gli investimenti e i debiti contratti per lo sviluppo dell'AI iniziano a farsi sentire!  Si tratta di un cambiamento che merita attenzione, perché i mercati finanziari non premiano tanto il livello assoluto degli utili quanto la loro dinamica futura. Un rallentamento delle aspettative di crescita può quindi tradursi in una contrazione dei multipli di valutazione, aumentando il rischio di correzioni delle quotazioni anche in presenza di risultati ancora positivi. Per gli azionisti ciò significa che, da questa fase in avanti, sarà sempre più importante la capacità delle aziende di sorprendere positivamente il mercato e di dimostrare che gli enormi investimenti effettuati, soprattutto nell'intelligenza artificiale, sono in grado di generare rendimenti concreti e sostenibili. Altrimenti, come stanno facendo Apple e Microsoft, bisogna iniziare a scaricare una parte di questi costi sui consumatori...  

Annotiamoci quindi le date di pubblicazione degli utili e iniziamo a incrociare le dita: tutto quello che verrà pubblicato sopra le stime sarà enfatizzato e viceversa. Dobbiamo però iniziare a guardare le Magnifiche 7 pensandole non solo come delle eterne galline dalle uova d'oro. 


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Nel complesso i mercati azionari, che continuano a rappresentare il principale motore della performance dei portafogli (difficilmente quest'anno saranno le obbligazioni a fare la differenza), stanno mostrando una buona capacità di tenuta. L'indice di volatilità VIX è ormai da diverse settimane che evolve sotto quota 20, mentre il modello di Ned Davis continua a comportarsi esattamente come previsto. È un elemento che rafforza ulteriormente la fiducia nella validità del loro algoritmo, dimostratosi ancora una volta un prezioso strumento di analisi.

 Dobbiamo solo sperare che il 70% delle società dello S&P 500 riescano non solo a confermare la crescita degli utili attesa dagli analisti ma magari anche a superarne le stime. Se questo schema dovesse ripetersi, non vi sarebbero particolari motivi per attendersi spiacevoli sorprese dai mercati. L'attenzione sarà tuttavia concentrata sulle Magnifiche Sette, le uniche che potrebbero in effetti rinviare la festa...



Lo S&P 500 (+7.43% ytd)  continua a muoversi in una fisiologica fase di consolidamento, un'evoluzione tutt'altro che negativa dopo il forte rialzo degli ultimi mesi. L'indice rimane infatti saldamente inserito nel canale ascendente che ne caratterizza il trend di medio periodo. Prestiamo tuttavia particolare attenzione alla media mobile a 50 giorni (linea viola): dopo aver svolto efficacemente il ruolo di supporto per circa due settimane, è stata violata al ribasso con volumi di scambio superiori alla media. Si tratta di un segnale tecnico che potrebbe anticipare qualche ulteriore seduta di debolezza prima che il mercato ritrovi la forza per riprendere il trend rialzista di fondo.



È soprattutto il Nasdaq (+8.84% ytd)  a risentire della debolezza delle Magnifiche Sette e nelle ultime settimane ha perso parte dello slancio che aveva caratterizzato la prima parte dell'anno. In poco più di due settimane l'indice ha restituito quasi la metà dei guadagni accumulati dall'inizio del 2026. Sarà ora fondamentale verificare se, nel corso della prossima settimana, riuscirà a difendere il supporto psicologico e tecnico dei 25'000 punti.  Va comunque sottolineato che, almeno per il momento, il Nasdaq rimane saldamente inserito all'interno del proprio canale ascendente, continuando così a confermare un trend rialzista di fondo.



Per quanto riguarda l'Eurostoxx50 (+7.43% ytd), il quadro tecnico continua a essere decisamente costruttivo. L'indice rimane infatti ben posizionato all'interno del proprio canale ascendente, confermando un trend rialzista solido e ordinato. Non sorprende quindi che un numero crescente di analisti continui a privilegiare, almeno per il momento, i mercati azionari europei rispetto a quelli statunitensi, le cui valutazioni appaiono ancora relativamente elevate, soprattutto in alcuni comparti tecnologici.



Possiamo confessarvelo? Non avremmo scommesso un solo franco che lo SMI (+6.82% ytd) sarebbe riuscito a rientrare così rapidamente nel proprio canale ascendente, arrivando addirittura a superare in settimana la soglia dei 14'000 punti e a registrare un nuovo massimo storico. Evidentemente l'indebolimento del franco svizzero continua a rappresentare un importante sostegno per molte delle grandi società esportatrici che compongono l'indice. Donald Trump dovrà farsene una ragione: il recente rafforzamento del dollaro è stato alimentato anche dalle sue scelte in politica economica e geopolitica, che hanno spinto gli investitori a rivalutare il biglietto verde. Un'ultima considerazione: gli indicatori tecnici segnalano una condizione di ipercomprato e non sarebbe affatto sorprendente assistere nelle prossime sedute a una fisiologica fase di consolidamento o a una correzione di breve periodo.

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Già che abbiamo accennato al dollaro americano, analizziamone l'andamento nei confronti del franco svizzero. Se nel corso della prossima settimana verrà confermato il superamento della resistenza posta a 0.8077, potremo ragionevolmente individuare un primo obiettivo tecnico in area 0.8250 per le prossime settimane. A sostenere questo scenario potrebbe contribuire anche il mutato orientamento della politica monetaria americana e due possibili aumenti potrebbero aiutare. Attenzione però:  una possibile evoluzione del prezzo del petrolio sotto i 70 $ potrebbe ridurre l'inflazione e gli scenari sui tassi americani potrebbero mutare.


Se andiamo avanti di questo passo non possiamo più permetterci di dire che lo spostamento di EUR/USD sia, come da metà dello scorso anno, fondamentalmente laterale. La rottura del supporto situato a 1.1488 potrebbe dare il via ad un ulteriore rafforzamento della valuta americana con un obiettivo tecnico che potremmo situare nel breve attorno a 1.12.



Non è ancora chiaro se il cambio EUR/CHF sia riuscito a superare in modo convincente la resistenza posta a 0.9216. Attorno a questo livello il mercato continua infatti a mostrare una certa indecisione e sarà necessario attendere ulteriori conferme nelle prossime sedute. Pur non essendo particolarmente costruttivi sull'euro nei confronti del franco svizzero, riteniamo comunque positivo che il cambio riesca almeno a stabilizzarsi sugli attuali livelli, evitando una nuova fase di apprezzamento del franco. Un'ulteriore rivalutazione della valuta elvetica finirebbe infatti per penalizzare la competitività delle aziende esportatrici svizzere, con possibili ripercussioni sia sull'economia del Paese sia sull'andamento della Borsa svizzera.



Il Bitcoin continua a risentire del rafforzamento del dollaro e delle mutate aspettative sulla politica monetaria americana. Il venir meno dello scenario di indebolimento della valuta statunitense, unito alla prospettiva di tassi d'interesse elevati più a lungo, ha ridotto l'attrattiva di un asset privo di rendimento come il Bitcoin. Nel frattempo, una parte crescente dei capitali si sta spostando verso il settore dell'intelligenza artificiale e dei semiconduttori, che offre prospettive di crescita più convincenti. Sempre più influenzato dai flussi degli investitori istituzionali e dalle aspettative sulla Fed, il Bitcoin sembra oggi comportarsi come un tradizionale asset di rischio, piuttosto che come un bene rifugio. 

Dal punto di vista tecnico, merita attenzione l'incrocio ribassista della media mobile a 50 giorni al di sotto di quella a 100 giorni (freccia rossa).  Si tratta di un segnale di indebolimento del momentum che, se confermato nelle prossime sedute, potrebbe anticipare una fase di consolidamento o una correzione più profonda. La nostra impressione è che presto o tardi vedremo i 52'600 $. Poi a quel livello si ragionerà se è arrivato il momento di rientrare.


L'oro si trova attualmente su un'area di supporto particolarmente importante, compresa tra 4.000 e 3.950 dollari l'oncia. La tenuta di questo livello sarà decisiva per capire se il recente movimento correttivo resterà una semplice fase di consolidamento oppure se potrà trasformarsi in una correzione più profonda. Le difficoltà del metallo giallo derivano soprattutto dal riprezzamento delle aspettative sui tassi americani: l'ipotesi di ulteriori rialzi da parte della Federal Reserve tende infatti a sostenere il dollaro e ad aumentare il costo opportunità di detenere oro, che non offre rendimento cedolare. A pesare contribuiscono anche la maggiore forza del biglietto verde, il rialzo dei rendimenti reali e una temporanea riduzione della domanda di beni rifugio. Finché il supporto in area 4.000/3.950 dollari verrà difeso, il quadro tecnico resterà comunque costruttivo; una sua violazione, invece, aprirebbe spazio a una fase di maggiore debolezza.

Buona domenica!

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