domenica 19 luglio 2026

Canale di Hormuz: l'impasse continua



The Economist, 18-24 luglio 2026


La settimana si è sviluppata attorno a due forze contrapposte che continuano a guidare l'andamento dei mercati finanziari. Da una parte sono arrivati segnali incoraggianti dal fronte macroeconomico americano: il rallentamento dell'inflazione, evidenziato sia dai prezzi al consumo (CPI) sia da quelli alla produzione (PPI), suggerisce che le pressioni sui prezzi, in assenza di grossi sbalzi rialzisti del prezzo del petrolio, possono  progressivamente rientrare senza compromettere più di tanto,  a quanto pare, la solidità dell'economia. 

I numeri parlano abbastanza chiaro:

  • Consumer Price Index giugno yoy         : 3.5% (atteso: 3.8%; precedente: 4.2%)
  • Core Consumer Price Index giugno yoy: 2.6% (atteso: 2.8%; precedente: 2.9%)
  • Producer Price Index (mensile) giugno  : -0.3% (atteso: 0%; precedente: 1.1%)

Il CPI americano di giugno ha sorpreso positivamente: la flessione è stata trainata soprattutto dal crollo dei prezzi dell'energia e della benzina ma segnali incoraggianti sono arrivati anche dal Core CPI, rimasto invariato sul mese, e dal rallentamento degli affitti che è la componente più pesante del paniere. 



Comunque una manciata di dati, per quanto più che discreti,  da soli non bastano a decretare la vittoria sull'inflazione:





Purtroppo il canale di Hormuz è di nuovo bloccato...





...e l'inevitabile risalita del prezzo del petrolio influenzerà senza alcun dubbio i prossimi rilevamenti dello stato dell'inflazione americana che di questo passo, potete scommetterci, sarà per il mese prossimo nuovamente orientata al rialzo. 


 A sostenere le pressioni sui prezzi potrebbero inoltre contribuire anche i consumi delle famiglie statunitensi che continuano a dimostrarsi sorprendentemente resilienti e che verosimilmente resteranno tali finché Wall Street manterrà un andamento favorevole alimentando il cosiddetto wealth effect.

In questo contesto, la Federal Reserve sembra avere poche ragioni sia per ridurre i tassi già a fine mese sia per tornare ad aumentarli. Lo scenario più probabile resta quindi quello di una pausa, rinviando le decisioni ai meeting di settembre e ottobre proprio a ridosso delle elezioni di metà mandato. Ovviamente ogni scelta di politica monetaria sarà inevitabilmente osservata ed interpretata anche attraverso una lente politica e indurrà di certo la Fed a muoversi con particolare prudenza per preservare la propria indipendenza e credibilità.

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La stagione delle trimestrali del Q2 è iniziata sotto buoni auspici trascinata soprattutto dai settori tecnologico e finanziario. Le prime 47 società che hanno già pubblicato i risultati hanno, nel complesso, fornito indicazioni incoraggianti nonostante aspettative particolarmente elevate. 
Sarà soprattutto il comparto tecnologico a dover dimostrare che le valutazioni raggiunte sono ancora sostenute da fondamentali solidi, con una crescita di ricavi e utili in grado di giustificare quotazioni che, in molti casi, incorporano già scenari molto (troppo?)  ottimistici. Le prime 5 società di questo settore che hanno pubblicato sono andate ben oltre le aspettative (rettangolo rosso) e questo è incoraggiante ma saranno soprattutto le Magnifiche 7 e tutte quelle aziende che girano attorno all'AI che dovranno stupirci.


A tal proposito riproponiamo la tabella dei M7 pubblicata un paio di settimane fa  (abbiamo dovuto aggiornare un paio di date...): mercoledì 22 luglio si inizia con Tesla e Alphabet e soprattutto quest'ultima sarà obbligata a superarsi in quanto qualsiasi elemento di incertezza verrà rapidamente incorporato nei prezzi attraverso un aumento della volatilità e un conseguente massiccio calo dei prezzi; Netflix e Ibm (con il profit warning) sono già state a tal proposito punite pesantemente... 

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Il discorso alla nazione di Donald Trump del 16 luglio 2026 si è concentrato quasi interamente sul tema dell'integrità del sistema elettorale americano e non ci vuole di certo la potenza dell'Intelligenza Artificiale ma solo un po' di vecchio buon senso per capire che sta già mettendo le mani avanti su quella che a novembre si preannuncia come una probabile debacle elettorale...



...ma quello che ci ha veramente sbalordito è l'iniziativa della Trump Media & Technology Group (TMTG) che al 41% è in mano alla famiglia Trump: a quanto pare lancerà un servizio destinato a banche e operatori di trading algoritmico che, al costo di circa 100.000 $ al mese, fornirà l'accesso in tempo reale e con la minima latenza ai post dei principali account di Truth Social, incluso quello di Donald Trump. 

L'iniziativa nasce dal riconoscimento che alcuni messaggi del presidente hanno dimostrato di poter muovere istantaneamente i mercati, rendendo anche pochi millisecondi (!) di vantaggio un potenziale fattore di profitto. La vicenda evidenzia come, nell'era dei mercati dominati dagli algoritmi, la velocità di accesso all'informazione sia ormai un asset economico di enorme valore che  in questo caso si scontra anche con una delicata questione etica e morale poiché la fonte dell'informazione coincide con chi beneficia economicamente della sua distribuzione... 

Inoltre in questo caso il vero rischio, oltre che al palese conflitto di interessi, è che l'informazione politica diventi un bene commerciale riservato a chi può permetterselo. Se i mercati iniziassero a percepire che le decisioni di maggiore impatto economico possono essere monetizzate attraverso canali privati, verrebbe messo in discussione il principio della parità di accesso alle informazioni che è uno dei pilastri della fiducia e dell'efficienza dei mercati finanziari.

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Per il momento continua la fase di consolidamento, perfettamente in linea con quanto suggerito anche dal modello di Ned Davis. È probabile che fino a mercoledì il mercato rimanga privo di movimenti particolarmente significativi, in attesa dei risultati di Alphabet, che potrebbero rappresentare il primo vero catalizzatore della stagione delle trimestrali per il comparto tecnologico. Il settore mostra già alcuni segnali di nervosismo: l'indice SOX dei semiconduttori perde circa il 20% da inizio anno, a dimostrazione che gli investitori sono diventati più selettivi e meno disposti a premiare indiscriminatamente le società legate all'intelligenza artificiale. Non diamo quindi più per scontato che sarà ancora una volta la tecnologia a trainare i mercati nella seconda parte dell'anno. Fortunatamente, altri comparti – quello finanziario in primis – stanno offrendo un contributo importante, favorendo una salutare rotazione settoriale. Non significa che il ciclo rialzista della tecnologia sia terminato; più semplicemente, dopo anni di straordinaria sovraperformance, il settore sembra essersi preso una fisiologica e necessaria pausa di riflessione.



Non è un caso che un mercato "noioso" come quello svizzero (SMI) sta prendendo slancio proprio mentre il Nasdaq ha già perso un 6% dai massimi di quest'anno... A separare i due indici ci sono meno di 2 punti percentuali. Chi l'avrebbe mai detto!



Lo spostamento laterale dello S&P 500 (+8.94%ytd) è ormai evidente. Il grafico non lo mette particolarmente in risalto, ma l'indice si trova attualmente appoggiato alla media mobile a 50 giorni, che continua a svolgere un importante ruolo di supporto dinamico. L'RSI, posizionato in area neutrale, lascia sperare che il mercato possa essere al riparo da correzioni particolarmente violente nel breve termine. Un giudizio più definitivo sarà però possibile soltanto dopo la pubblicazione delle trimestrali delle Magnifiche 7, che si completerà non prima della fine del mese. Fino ad allora il quadro tecnico rimane costruttivo e il trend rialzista continua a essere intatto.



Anche il Nasdaq (+9.80% ytd) si muove ormai in una fase laterale. Nel corso della settimana, tuttavia, il supporto rappresentato dalla media mobile a 50 giorni ha ceduto, indebolendo il quadro tecnico di breve periodo. L’indice sembra ora diretto verso il successivo livello di supporto, individuabile in area 25'000 punti, una soglia che dovrà necessariamente tenere per evitare un deterioramento più marcato. La seduta di mercoledì rappresenterà un primo banco di prova particolarmente importante. Nonostante la recente debolezza, il trend rialzista di fondo rimane per il momento ancora in essere.



Ultimamente ci imbattiamo con una certa frequenza in figure di spalla-testa-spalla ribassiste ed è proprio questo il caso dell'Eurostoxx 50 (+7.59% ytd). Se la figura dovesse completarsi con la rottura confermata della neckline, potrebbe aprire la strada a una fase correttiva in grado di riportare l'indice in prossimità della media mobile a 100 giorni (linea verde) e, forse – sottolineiamo forse – provocare una temporanea fuoriuscita dal canale rialzista che accompagna il mercato ormai da diversi mesi. Va però ricordato che il mancato completamento di uno spalla-testa-spalla è spesso interpretato come un segnale di forza: indica che la pressione dei venditori non è stata sufficiente a invertire il trend e costringe molti operatori ribassisti a ricoprire le proprie posizioni alimentando spesso un nuovo impulso rialzista. Trend per il momento intatto.



È probabilmente quanto è accaduto questa settimana allo SMI (+8.11% ytd). Se ricordate, nel precedente aggiornamento avevamo evidenziato la possibile formazione di uno spalla-testa-spalla ribassista. La figura però non si è completata e si è dissolta senza conseguenze confermando la prevalenza della pressione d'acquisto. I compratori hanno così ripreso il controllo spingendo l'indice verso nuovi massimi relativi. L'RSI, ormai in prossimità della soglia di ipercomprato, potrebbe a prima vista suggerire una certa prudenza; in un mercato caratterizzato da un trend rialzista ben definito, questo è spesso un segnale di forza piuttosto che di debolezza. Per il momento, quindi, il trend rialzista del mercato svizzero rimane pienamente confermato.

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Diamo ora una rapida occhiata alle valute.



USD/CHF continua a consolidare in prossimità della resistenza a 0.8077 senza riuscire, almeno per il momento, a trovare la forza necessaria per superarla con decisione. Fino a quando non sarà più chiaro l'orientamento della Federal Reserve – il prossimo appuntamento è fissato per il 29 luglio con il mercato che sconta ampiamente un mantenimento dei tassi – è probabile che il cambio continui a muoversi in un intervallo ristretto. A favorire questa fase di attesa contribuisce anche il recente rialzo del petrolio che, riaccendendo i timori inflazionistici, riduce le aspettative di un imminente allentamento della politica monetaria americana.




Per EUR/USD 1.1488 si sta sempre più confermando una resistenza dura da superare... Vediamo se una spinta arriverà dalla BCE se giovedì prossimo la BCE dovesse decidere di aumentare i tassi.


EUR/CHF continua ormai da un paio di settimane a testare il supporto in area 0.9216, senza tuttavia mostrare la forza necessaria per allontanarsene con decisione. Un eventuale orientamento meno accomodante della BCE nella riunione di giovedì potrebbe offrire un moderato sostegno alla moneta unica. Non ci attendiamo movimenti particolarmente significativi ma un ritorno più convinto all'interno del trend laterale che caratterizza il cambio da diversi mesi rappresenterebbe già un segnale incoraggiante.


Il Bitcoin continua a scontrarsi con la resistenza in area 65'500 dollari, livello che finora ha respinto ogni tentativo di allungo. Un breakout deciso rappresenterebbe un importante segnale di forza e potrebbe aprire la strada verso il successivo obiettivo tecnico individuabile in area 73'000 $. Fino a quel momento, tuttavia, è ragionevole attendersi il proseguimento della fase di consolidamento.


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Agenda per la prossima settimana:
  • 21.7: utili Novartis
  • 22.7: utili Tesla e Alphabet
  • 23.7: utili Givaudan, Küne und Nagel, Nestlé e Roche
  • 23.7: Riunione della Banca Central Europea: non escluso un ulteriore aumento dei tassi.


Buona Domenica!

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