domenica 24 settembre 2023

Higher for longer

 La settimana è stata molto ricca di dati e di eventi che hanno in un qualche modo scombussolato il regolare sviluppo dei mercati finanziari. Per raccontarla e soprattutto acquisire qualche elemento che ci permette di meglio orientare la nostra attività, conviene seguire l'iter cronologico.



Iniziamo da martedì 19 e dalla pubblicazione, a cura dell'Eurostat, dei dati sull'inflazione nell'Euro Area per il mese di Agosto:

  • Inflazione anno su anno        :  5.2% (atteso: 5.3%; precedente: 5.3%)
  • Inflazione mese su mese       :  0.6% (atteso: 0.6%; precedente: 0.6%)
  • Inflazione core anno su anno:  5.3% (atteso: 5.3%; precedente: 5.3%)
Praticamente stiamo marciando sul posto: da un mese con l'altro nulla è cambiato e ci dobbiamo rassegnare nel vedere puntare verso l'alto i costi di cibo e bevande non alcoliche (+1.92%), dei ristoranti ed hotels (+0.61%)  e del tempo libero e della cultura (+0.51%) che messi assieme contribuiscono solo loro a quasi il 60% del rincaro. 
Come il dato è stato pubblicato abbiamo subito pensato alla Lagarde e a quanto sarà dura debellare questa inflazione; soprattutto comprendiamo meglio la decisione della BCE della scorsa settimana di aumentare i tassi di un ulteriore quarto di punto.

Poi nel pomeriggio gli investitori si sono concentrati sulla riunione della FED che all'indomani dovrà esprimersi a proposito di un ulteriore aumento dei tassi americani: le attese sono per un nulla di fatto e quindi tutta l'attenzione sarà riposta nella lettura del Dot Plot alla ricerca della conferma delle aspettative del mercato che per l'anno prossimo ha già messo in conto 4 tagli ai tassi dello 0.25% cadauno. Ma come al solito "il futuro è difficile da vedere: infatti è sempre in movimento!" diceva Ralph Emerson. Come non essere d'accordo, prova ne è che le aspettative raramente collimano con la realtà dei fatti...



Mercoledì 20 alle 20:00 le aspettative per un nulla di fatto sono confermate. Powell e compagni hanno deciso di mantenere i tassi invariati. Ma da una rapida lettura del Dot Plot deriviamo subito 3 informazioni fondamentali:
  • Entro la fine dell'anno ci sarà un altro aumento dello 0.25%, qualcuno dice a novembre (1) altri a dicembre (15),  ma non sono 15 giorni che cambiano la sostanza delle cose: negli USA si sale ancora! I dati pubblicati la scorsa settimana sono stati più forti del previsto e la cosa probabilmente non verrà presa sottogamba.
  •  Per il 2024 i tagli probabili dello 0.25% saranno solo 2 e non 4 come si aspettava il mercato: si sta materializzando uno scenario che prevede tassi alti più a lungo del previsto. Probabilmente non saliranno oltre i livelli attuali, ma per rivedere tassi attorno al 3%-2.5% dovremo attendere il 2026, finanziariamente parlando non proprio dietro l'angolo. Come vedremo più tardi i mercati non l'hanno presa benissimo...
  • Per quanto riguarda le previsioni riguardanti il 2025 le idee sono molto confuse e per il 2026 si ha l'impressione che più che la convinzione che i tassi saranno attorno al 2.5%-3% è una speranza e come tale non ne caviamo nulla di buono.



Giovedì 21 è il turno della Banca Nazionale Svizzera: eravamo già pronti a mangiarici una parte del nostro fegato pensando a Jordan che probabilmente seguirà le mosse della Lagarde. Ed invece no: anche in Svizzera si salta un turno e i tassi rimangono dove sono! Seguono applausi a scena aperta ed un immediato indebolimento della nostra valuta. Lo SMI ha un sussulto d'orgoglio e parte lancia in resta al rialzo quanto tutte le altre borse europee sono sotto di un punto e mezzo. Il gaudio comunque dura poco e chiuderà anch'esso in negativo... Venerdì non va meglio. D'altronde se è vero che Jordan (forse) i tassi non li rialzerà più, si premura nel farci sapere che la lotta all'inflazione, che oggi è all'1.6% (!) ,  continuerà attraverso un rafforzamento del franco svizzero: di valuta estera da vendere ne ha ancora a tonnellate!

Poi nel pomeriggio, dagli USA,  arrivano due dati contradditori:



Lo US leading economic indicators (LEI) del mese di agosto  elaborato da The Conference Board è per la dicissettesima volta al ribasso ( in blu nel grafico): si aspettavano un -0.5% per agosto ma la realtà l'ha fotografato a -0.4%, un pelino meglio,  ma comunque il trend negativo è chiaramente visibile nel grafico.  Avevamo già visto questo indicatore che condensa altri 10 fondamentali indicatori economici: ebbene 6 di loro sono in ribasso e gli altri 4, come potete vedere nel grafico sottostante,  sono solo leggermente positivi ma stanno arrancando... 


... la vera sorpresa, considerato il messaggio che veicola questo indice, è che l'economia americana non sia già da ora in recessione. 

Di norma quando una recessione si avvicina, dovremmo osservare un aumento della disoccupazione:


Gli Initial Jobless Claims del 16 settembre si sono attestati a 201k (attesi: 225k; precedente: 221k). Insomma, settimana dopo settimana, le aziende americane continuano a non licenziare e se lo fanno a quanto pare trovare un altro lavoro non è così difficile. A questo punto ci vien da pensare che se le aziende non licenziano è perché stanno lavorando a pieno regime e dei collaboratori non ne possono proprio fare a meno. Oppure, pur di non perdere personale altamente qualificato difficile da reperire, evitano di lasciarlo per strada a costo di gravare l'onere finanziario dell'azienda... Presto verranno pubbllicati i risultati societari del terzo trimestre e forse lo capiremo meglio. 
Ad ogni modo, con dei dati simili, si capisce perché gli analisti finanziari continuano a disegnare uno scenario da soft lending... scenario che probabilmente non piacerà troppo a Powell che si premura di farci sapere che "se l'economia è più forte dovremo fare maggiori sforzi per riportare l'inflazione al 2%"; tradotto: è disposto a rischiare una recessione pur di far rientrare il rincaro come da programma.

Riassumendo: a quanto pare il rialzo dei tassi starebbe quasi per finire un po' dappertutto ma,  prima di parlare di eventuali tagli,  passerà un po' di acqua sotto i ponti e pare sarà parecchia: tanto quanta fino ad ora i mercati non si aspettavano. Ergo non si sa bene se gioire per la fine dei rialzi o dannarsi l'anima perché dovremo convivere per un po' con dei tassi insolitamente alti. Se poi aggiungiamo una serie di dati economici spesso in contraddizione tra di loro... la frittata è pronta e la confusione di questi giorni è palese.


Infatti i mercati obbligazionari in euro non stanno di certo festeggiando: l'indice Bloomberg total return delle obbligazioni in euro ha perso in pochi giorni .... punti e da inizio anno sta guadagnanado qualcosina di più dell'1%...



...anche peggio sta facendo l'indice bloomberg total return in dollari che si è mangiato x % da inizio anno e ce lo ritroviamo con una striminzita perf dello 0.73%... con le obbligazioni anche quest'anno non c'è da far festa.
 


D'altronde con dei rendimenti che continuano a salire non poteva essere altrimenti. Chi si è ostinato ad andare contro la FED, per il momento può solo leccarsi le ferite. Vediamo ora se le rese si fermeranno a questi livelli: se ne avremo una conferma, forse ci stiamo avvicinando al momento che attendavamo e qualche obbligazione lunga  in dollari la si può iniziare a comprare...

***



La prospettiva di tassi alti per lungo tempo (Higher for Longer) come è inevitabile sta iniziando a preoccupare anche un po' il settore azionario: negli ultimi giorni il VIX (l'indice della paura) si è rimesso a puntare verso l'alto. In effetti un po' di apprensione per la riduzione del valore dei flussi di cassa delle socieà a causa dei tassi alti inizia a farsi avanti... infatti può portare ad una riduzione delle valutazioni delle azioni. Poi ci vengono subito in mente le aziende fortemente indebitate (vedi Nasdaq) che pagheranno tonnellate di interessi, per non parlare dei debiti Statali sopratutto di quelle nazioni che ultimamente (e comprensibilmente) non hanno lesinato a far debiti... Insomma, in queste condizioni,  a chi viene voglia di comprare azioni od obbligazioni? Datevi voi una risposta.

Ci è stato chiesto se in un qualche modo è possibile speculare sfruttando i picchi di volatilità: per coloro che sono interessati, rimandiamo la risposta alla fine del nostro intervento. Diamo subito una breve risposta: si può ma è estremamente complesso.





E' stata una settimana complessa un po' per tutti i mercati azionari: chi più, chi meno ma comunque dai 2 ai 3 punti percentuali sono andati momentaneamente persi... e non sono pochi!


Lo S&P500 (+12.52% ytd) purtroppo non è riuscito a confermare il piccolo supporto sul quale si era adagiato venerdi 15... già allora aveva forato al ribasso la media mobile dei 50 giorni (linea viola) e questa settimana ha fatto la stessa cosa con quella dei 100 giorni (linea verde) confermando la debolezza del suo trend... ora si è fermata proprio su di un debolissimo supporto a 4'320 punti ma temiamo che non sia sufficiente a farlo rimbalzare. Il sospetto che abbiamo è che la prossima settimana andarà a testare il supporto dei 4200 punti dove incontrerà pure la media mobile dei 200 giorni che speriamo funga anch'essa da supporto. Lasciamo comunque aperta una finestra in quanto a livello di RSI abbiamo raggiunto l'ipervenduto... forse un rimbalzo non è escluso ma deve avvenire obbligatoriamente con volumi in buon rialzo, altrimenti temiamo che sarà un falso segnale. Prudenza.



Anche il Nasdaq (+26.23% ytd) non è messo benissimo: pure lui ha forato la media mobile dei 100 giorni (linea verde) ed il primo supporto (neanche troppo convincente) lo troviamo a 13'000 punti. E' anche lui in ipervenduto e vedremo lunedi come vorrà togliersi da una situazione non simpatica. Come abbiamo già detto più volte è l'indice che di norma soffre maggiormente i rialzi o comunque l'idea dell'high for longer di sicuro lo penalizza... Anche le recenti IPO'S, dopo i fuochi d'artificio del primo giorno, sono tutte al ribasso...non un bel segnale.




Per l'Eurostoxx50 (+10.90% ytd)  se i 4'400 punti sono un livello per il momento difficilmente valicabile, i 4'200 stanno diventando un supporto degno di questo nome. Venerdì l'indice vi si è adagiato sopra e ha chiuso leggermente sopra. Vediamo cosa succederà lunedi, ma l'aver sfondato non solo le medie a 50 e 100 giorni ma pure quella a 200 non lascia ben sperare... l'RSI non è ancora in ipervenduto e quindi spazio per una discesa ce n'è ancora. Purtroppo se il supporto viene forato con una certa convinzione (anche i volumi degli ultimi giorni sono stati piuttoso sostenuti), temiamo che ci sia spazio per un movimento discendente di circa 200 punti... significa tornare alle quotazioni del mese di marzo. 



Anche lo SMI (+2.66% ytd) ha avuto una settimana bislacca: putroppo l'ha iniziata andando a chiudere il gap rialzista che vi avevamo segnalato negli Appunti della scorsa settimana (freccia verde) e, fatto salvo la breve reazione positiva all'annuncio di Jordan che non avrebbe aumentato i tassi, non ha fatto che scendere ed ora si trova sotto tutte e tre le medie mobili in prossimità di un supporto che ci pare poco convincente (linea orizzontale tratteggiata)... se non c'è una reazione lunedì, con un RSI che si trova in posizione neutra, temiamo che i 10'870 siano a portata di mano. A quel livello il supporto appare più solido.

***



L'euro contro il dollaro, malgrado la mossa rialzista della BCE della scorsa settimana,  è fondamentalmente rimasto fedele al suo trend ribassista che lo sta portando ad incontrare il supporto a 1.0560. Gli investitori stanno ancora preferendo il dollaro in virtù di un differenziale di rendimento tra le due monete che favorisce ancora la moneta americana; aggiungiamo la prospettiva di tassi alti per più tempo ed una economia che in recessione sembra proprio che non ci voglia andare,  fanno il resto. 


 La decisione nella BNS di non alzare i tassi ovviamente ha indebolito il chf e soprattutto contro dollaro la cosa è evidente: la valuta americana si stava già rafforzando da diverse settimane ma da giovedì, è proprio il caso di dirlo, ha messo il turbo. Tutte e tre le medie mobili sono ora forate dal basso verso l'altro e sembrerebbe che i 0.91 centesimi sono a portata di mano. Ovviamente RSI permettendo: l'oscillatore si trova in nettissimo ipercomprato e probabilmente da lunedì qualche presa di beneficio la potremmo anche vedere... 


Anche l'euro/chf ne ha approfittato per rafforzarsi: dopo giovedì è riuscito ad issarsi sopra la resistenza dei 0.96 cts ma temiamo che presto rientrerà nel canale laterale posto tra 0.9530 e 0.96. Molto dipenderà ora da cosa vuol fare Jordan: ha esplicitamente dichiarato che continuerà la sua lotta all'inflazione facendo leva su un rafforzamento del franco svizzero e se così sarà pensiamo che l'euro sarà la sua prima vittima... contrastare la forza del dollaro in questo momento può essere molto costoso e farsi male è un attimo.


Buona domenica!



Ci è stato chiesto se è possibile in un qualche modo poter investire qualche fiches sul VIX facendo capo ad ETF dedicati o a minifutures ma dobbiamo essere consapevoli di alcuni dettagli non indifferenti:



Prendiamo ad esempio il Lyxor ETF S&P 500 VIX Futures Enhanced Roll del quale riproduciamo il grafico a lungo termine. E' abbastanza intuitivo che non è sufficiente comprare l'etf e sperare in qualche evento che gli faccia fare una buona performance: eventi simili in effetti si manifestano con una certa frequenza ma malgrado ciò sul lungo termine lo strumento di dimostra poco efficiente. Infatti dobbiamo tenere in considerazione che etf e minifutures sono costituiti da contratti a termine (in genere futures) che per loro natura hanno una scadenza (1 mese, 3 mesi, ecc.) che deve essere continuamente rinegoziata con la scadenza successiva. E' insomma il processo dell "rolling" che complica le cose in quanto rollare ha alcuni inconvenienti che riassumiamo brevemente:

  • Impatto sui rendimenti: Il costo del rolling può avere un impatto diretto sui rendimenti dell'ETF o del minifuture. Se il costo del rolling è elevato, con il tempo può ridurre il rendimento totale anche se il prezzo del sottostante potrebbe essere aumentato. .

  • Tracking Error: Il costo del rolling può contribuire al tracking error di un ETF (e minifuture) ovvero la differenza tra il rendimento dell'ETF e il rendimento del sottostante che cerca di replicare. Significa che l'ETF potrebbe non seguire perfettamente il movimento del sottostante.

  • Costi complessivi: per quanto i costi di gestione di ETF e minifuture sono piuttosto contenuti, dobbiamo calcolare anche l'impatto delle commissioni del broker e lo spread tra domanda e offerta. Comunque chi lavora con una commessione all in fee ha poco da temere...

  • Strategia di rolling: non da ultimo la strategia di rolling utilizzata può influenzare l'entità del costo. Un ETF/minifuture può utilizzare un rolling mensile o trimestrale oppure può optare per una strategia più complessa basata sugli indicatori di mercato. E' innegabile che la scelta della strategia può contribuire nell'evitare costi elevati.
Ma torniamo a noi. Avrete già capito che per investire nel VIX (daltronde come in tutte le altre asset classes) il timing è fondamentale in quanto questi strumenti non possono per loro natura essere tenuti troppo a lungo in un deposito.


Riprendiamo un attimo il grafico del VIX:


Nell'ultima settimana questo indice si è comunque mosso da 12.5 a 17.20 e questo movimento dagli inizi di agosto l'ha già fatto almeno un'altra volta... vediamo come l'etf che abbiamo segnalato si è mosso:


Dal minimo del 14 settembre all'ultima quotazione ci sono 6.16 punti percentuali di aumento: in una settimana diremmo non affatto male. Ovviamente bisogna avere un po' di pazienza... diciamo che se lo si vede nuovamente aggirarsi attorno ai 12-13 l'operazione potrebbe essere replicata... Eventi che fanno salire velocemente la volatilità in un anno ve ne sono parecchi e se qualcuno ha l'intuizione che qualche cosa sta per succedere sappiamo che uno strumento per sfruttarla esiste. Ma ripetiamo il timing è importante.

PS: questo non è uno strumento per tutti e soprattutto quanto esposto non è un invito ad investire in tali strumenti. Se lo volete, fare prima consultate il vostro consulente finanziario.

domenica 17 settembre 2023

E sono 10!


 E sono 10! 

Stiamo parlando dei rialzi del tasso guida europeo con i quali Cristina "La Guardia", come l'ha ribettezzata il vignettista del Corriere,  sta cercando di riportare l'inflazione europea verso quel 2% che inizia ad assomigliare ad un piccolo miraggio... in effetti a breve termine quest'obiettivo non sembra essere a portata di mano...


...giustamente Bloomberg si sta chiedendo se dopo 450 basis points di rialzi in 14 mesi si possa ancora continuare con questo ritmo e si pone la Domanda, più che legettima, se questo rialzo è l'ultimo della serie oppure si continuerà fino ad obiettivo raggiunto.

Dal discorso della Lagarde, con il quale ha giustificato l'aumento,  abbiamo ritenuto 3 informazioni degne di nota:

  • Riconferma per l'ennesima volta (repetita iuvant...) che il suo approccio è data-driven, cioè dipende dai dati che arrivano dall'economia e dalle relative statistiche. Le si può credere.
  • Allo stato attuale non è in grado di potere asserire con determinazione che il picco dei tassi è raggiunto; si lascia quindi aperta la strada per altri aumenti... chi non lo farebbe?
  • Un'alternativa valida potrebbe essere quella di finire qui con gli aumenti e mantenere l'attuale livello dei tassi (4%) per un periodo più lungo di quello che il mercato si aspetta. Siamo certi che ci sta pensando. Forse è la soluzione che quadra il cerchio...
Intanto sono arrivati anche i dati dall'Eurotower che, putroppo, hanno rivisto alcuni numeri importanti (tra parentesi il valore precedente):
  • Inflazione media Eu : 2023: 5.6% (5.4%); 2024: 3.2% (3.0%); 2025: 2.1% (2.2%)
  • Inflazione Core Eu   : 2023: 5.1% (5.1%); 2024: 2.9% (3.0%); 2025: 2.2% (2.3%)
  • Stime PIL eurozona : 2023: 0.7% (0.9%); 2024: 1.0% (1.5%); 2025: 1.5% (1.6%)
Dobbiamo ammettere che la crescita del PIL per i prossimi anni, se le previsioni saranno rispettate, non è esaltante; per di più le stime sono state riviste al ribasso. L'inflazione al 2% o giù di lì la vedremo, se tutto andrà bene, non prima del 2025. Se l'economia non cresce e l'inflazione fatica a raggiungere il target prefissato dalla BCE è abbastanza probabile che ulteriori aumenti dei tassi ne vedremo pochi ed allora l'ipotesi di un lungo periodo di staus quo al 4% inizia ad essere ragionevole. Poi ci vien da pensare che gli americani, per combattere la loro di inflazione, sono stati costretti ad incrementare i tassi fino al 5.25%... una mossa simile per l'Europa sarebbe un massacro ma per fortuna questo la Lagarde lo sa...


Ma il mercato come la pensa?



A breve (prossimi 3 mesi) ha già messo in conto un possibile ulteriore aumento di un quarto di punto. Poi resteremo fermi al 4.25 o su di lì per quasi 6 mesi e forse a settembre del prossimo anno si scende di uno 0.25;  bisogna aspettare 2 anni per rivedere i tassi al 3... Attenzione, questa è una previsione di mercato che per sua natura è molto volatile e sottostà a revisioni praticamente quotidiane; ciò non toglie che attualmente la visione è questa: non bellissima.



Abbiamo incrociato il Bund a 2 (in rosso) e a 10 anni (in nero): per prima cosa appare evidentissima l'inversione della curva (il corto rende più del lungo) tipica dei periodi di alta inflazione.  Inoltre, se accettiamo l'ipotesi che i tassi non verrano più rialzati (diciamo che un altro 0.25% potrebbe starci ma non di più) e pensiamo che rimarranno attorno al 4% per un periodo piuttosto lungo, allora è lecito credere, come è successo per il 2 anni e il 10 anni americano, che anche il Bund tedesco, oggi al 3.215%, avrà una tendenza ad avvicinarsi al 4% o su di lì, trascinando con sé anche il 10 anni. Molti di voi davanti ad una simile previsione storceranno il naso, ma noi crediamo che ancora per un po', sopratuttto se l'inflazione non scende, che i rendimenti tenderanno a crescere (e per le obbligazioni i tempi magri non sono finiti;  bisogna portare pazienza...). Speriamo di sbagliarci... Se giovedì scorso il mercato avesse scommesso sulla fine degli aumenti ci sarebbe stata una corsa agli acquisti di obbligazioni, corsa che in effetti non si è in vista, anzi...

Piccola nota di colore:

Se qualcuno di voi intende recarsi all'Oktoberfest deve munirsi di una buona riserva di contanti: un litro di birra oramai costa qualche cosa come 13 euro... un'altro modo per misurare gli effetti del rincaro... Prost!


***



Mercoledì 13 abbiamo cercato di capire come gli americani sono messi con la loro inflazione:
  • CPI yoy agosto          : 3.7% (atteso: 3.6%; precedente: 3.2%)

  • Core CPI yoy agosto : 4.3% (atteso: 4.3%; precedente: 4.7%)
Purtroppo l'inflazione americana per il mese di agosto è stata fissata al 3.7% ed è il secondo mese filato che sta salendo. Per contro, la core CPI (quella che interessa alla FED) è leggermente scesa ma siamo ancora ben distanti da quel 2% che è l'obiettivo da raggiungere. Ma cosa sta succedendo?


Se guardiamo da vicino quelle che sono le componenti che hanno contribuito all'aumento dell'inflazione per il mese di agosto (clicca sull'immagine per una miglior visione), ci accorgiamo che la variabile "energia" ha ripreso a correre: considerato l'aumento del costo del petrolio (è un po' che lo stiamo osservando...) la cosa non ci sorprende affatto. La componente servizi (in blu) sta inizando pian piano a diminuire così come siamo addirittura in negativo per quel che concerne il capitolo beni (in rosso). E' probabile che l'aumento dei costi energetici non piaccia troppo alla FED ma siamo sicuri che non avrebbero apprezzato affatto aumenti importanti nei servizi e nei beni che sono una microspia che controlla il comportamento dei consumatori, comportamento che sembra calmierarsi.

A tal proposito giovedì 14 è stato pubblicato il dato sugli US retail sales per agosto che ha subito un aumento dello 0.6% (atteso: 0.1%; precedente: 0.5%) e contraddice in parte quanto appena affermato sul comportamento dei consumatori americani. A controbilanciare il tutto ci pensa il Consumer Confidence per agosto pubblicato venerdì 15 che è stato fotografato a 67.7 (atteso: 69.2; precedente: 69.5) segnando per il secondo mese filato un ribasso che evidenzia in tal modo la presenza di un certo malessere all'interno dei nuclei famigliari.


Mercoledì 20 la FED ci farà sapere cosa vuol fare con i tassi: le aspettative del mercato puntano sul nulla di fatto e quindi resteremo con i tassi tra il 5.25% e il 5.5% ; anche noi sottoscriviamo questa visione. Sarà interessante la lettura dei Dot Plot che, pubblicati trimestralmente, danno un'idea di come la pensano i 12  membri della FED con diritto di voto. Non saremmo sorpresi nell'apprendere che un ulteriore aumento dello 0.25% è pianificato e probabilmente, se lo vedremo, sarà durante la riunione del primo novembre.



Giovedì 21 occhi puntati sulla Banca Nazionale Svizzera che prenderà una decisione se aumentare o meno i tassi guida: il mercato non se l'aspetta e noi speriamo che la visione sia quella giusta ma se pensiamo che Jordan vuole l'inflazione tra lo zero e il due percento (attualmente all'1.7%) non saremmo sorpresi di un eventuale aumento; non saremmo sorpresi ma molto, molto arrabbiati quello si! 

***

Quello di venerdì è stato uno dei 4 giorni delle Streghe previsti durante l'anno: si tratta della scandenza simultanea delle opzioni su azioni, futures e indici. Di norma in questo giorno la volatilità aumenta (il Vix, pur rimanendo molto basso, è saltito del 7.57%) ed i volumi pure (li vedrete chiaramente sui grafici degli indici di borsa): tali movimenti a volte scombussolano il normale andamento dei mercati azionari e qualche anomalia la si può registrare. A creare qualche preoccupazione supplementare è lo sciopero (annunciato la scorsa settimana) di una parte dei lavoratori legati al sindacato United Auto Workers..  probabilmente altri seguiranno... non si scioperava negli Usa da molto tempo!



E' stato lodevole l'impegno con il quale lo S&P500 ci ha messo per tentare di superare i 4500 punti ma la triplice scadenza opzioni e le tensioni sindacali l'hanno ributtato a ridosso dei 4450 punti che per il momento costituisce un labile supporto. I volumi come segnalato sono importanti ma sono appunto il frutto della scadenza opzioni e dei relativi riaggiustamenti di posizioni: non ci dobbiamo spaventare troppo. E' probabile che fino a mercoledì prossimo, in attesa della decisione della FED, non succeda un granché, sindacati permettendo...


L'algoritmo di Ned Davis continua a sagnalare uno spostamento laterale che in effetti sta avvenendo... di certo non ha conglobato gli effetti delle beghe sindacali e speriamo che si trovi presto una soluzione...

Il rally di fine anno è comunque anticipato da molti analisti:


Bank of America sottolinea come gli afflussi di liquidità nei fondi che investono nel mercato monetario sono a livelli stratosferici ed hanno raggiunto i 5.6 trilioni di $; la resa è un buon 5% esente da rischio o quasi, non malaccio. Considerato che le previsione di utili delle società dello S&P500 per il 2024 sono state riviste al rialzo, gli analisti prevedono che vi sarà ancora del movimento positivo sui mercati azionari alimentato dai 5.6 trilioni di liquidità che potrebbero essere in parte deviati nel mercato azionario... l'idea non è sballata, se poi lo S&P500 riuscirà a replicare anche il prossimo anno una performance sopra il 16% è ancora tutto da dimostrare.



Anche il Nasdaq sembra aver perso un po' del suo smalto: per tutta la settimana si è mosso sotto la media mobile dei 50 giorni (in viola) ed ha rotto anche il debole supporto situato a 13850 punti... purtroppo a breve non vediamo bene cosa potrebbe convincerlo a cambiare tendenza... un po' di prudenza non guasta.


 Che cosa abbia convinto il mercato europea a darsi una mossa rialzista è difficile da comprendere:  l'idea che i tassi non saliranno ulteriormente o al limite resteranno per un po' a questi livelli ha fatto da sprone? Forse l'aver raggiunto i 4'220 punti e contemporaneamente la media mobile a 200 giorni dove entrambi fungono da supporto hanno convinto molti investitori che qualche fisches sull'Eurostoxx50 si poteva giocare? Difficile da dire, quel che però conta è che una reazione c'è stata e per il momento a noi interessa che il mercato continui il suo spostamento laterale... sarebbe preoccupante se dovessimo intercettare una nuova tendenza ribassista che per il momento abbiamo schivato...



Movimento simile anche per lo SMI che improvvisamente si è risvegliato venerdì mattina. Sul breve vogliamo segnalarvi due gap (freccia viola e blu) che potrebbero influenzare il mercato nei prossimi giorni. Se il movimento rialzista continua anche lunedì, non saremmo sorpresi nel vedere il nostro indice andare a chiudre il gap ribassista  (freccia viola) creatosi durante il mese di luglio e quindi potremmo anche vedere lo SMI raggiungare gli 11'300 punti. In caso di correzione è probabile che si vada a chiudere il gap rialzista (freccia blu) a 11'097... vedremo subito lunedì come il mercato ha digerito la chiusura negativa dell'america... poi dovremo trattenere il fiato fino a giovedì quando la nostra Banca Nazionale ci dirà cosa vuol fare con i tassi svizzeri.

***

E' un po' di tempo che non commentiamo l'andamento delle valute:



Il buon momento del dollaro continua e contro chf è ad un niente dai 0.90 centesimi raggiunti i quali probabilmente si concederà un attimo di pausa: dai minimi del mese di luglio ha già recuperato un 5%. All'inizio dell'anno era a circa 0.92 centesimi e se consideriamo il suo rendimento, prossimo al 5%,  possiamo dire che contro chf iniziamo a guadagnare del denaro... Attenzione all'ipercomprato: prima di fare nuove posizioni deve scaricare un po' del suo valore.


Pure contro euro il dollaro si sta rafforzando: obiettivo a breve termine è quell'1.0560 che era il suo valore all'inizio dell'anno; manca poco, meno di un punto percentuale. Per chi ha investito in dollari soprattutto a breve termine pensa in euro diremmo che il Santo valeva la candela.



Se alla Banca Nazionale Svizzera non sarà piaciuto il rafforzamento del dollaro contro chf, non dispiacerà affatto vedere un euro contro chf in difficoltà. 
Ci stiamo chiedendo se la debolezza dell'euro contro la nostra valuta sia sufficiente per convincere Jordan a non alzare ulteriormente i tassi svizzeri... giovedì prossimo lo sapremo!



Due parole sull'oro: tassi alti e dollaro al rialzo non aiutano il metallo giallo che comunque sembra volersi adagiare attorno ai 1900 dollari l'oncia: vedremo nelle prossime settimane se il canale discendente (le due righe in rosso) lo porterà verso il basso come l'attuale trend sembra suggerire...

Buona domenica!






domenica 10 settembre 2023

Settimana interlocutoria

 Ammettiamolo, quella che sta per finire non è stata una settimana brillantissima grazie anche ad alcuni dati macroeconomici che, come vedremo, non sono piaciuti. Abbiamo comunque avuto l'impressione che tutta l'attenzione dei mercati finanziari fosse già proiettata alla prossima settimana dove sapremo con certezza cosa frulla in testa alla Lagarde e, cosa ancora più importante,  misureremo la temperatura dell'inflazione americana tanto per vedere se si è schiodata da quel 3% che sta diventando sempre più difficile da abbattere.

Ma partiamo con ordine iniziando per una volta dall'Europa dove non arrivano proprio delle buone notizie.

Il 5 settembre,  un po' prima delle 10,  sono stati pubblicati i PMI del mese di agosto (ricordiamo che un numero sotto il 50 significa contrazione economica):

  • Italia composito    :     48.2 (precedente: 48.9; aspettativa: 48.3)
  • Francia composito:     46.0 (precedente: 46.6; aspettativa: 46.7)
  • Germania composito: 44.6 (precedente: 44.7; aspettativa: 44.7)
  • Eurozona composito: 47.9 (precedente: 47.0; aspettativa: 47.0)
Insomma il quadro della situazione è tutt'altro che brillante ma oramai sono da diverse settimane che stiamo assistendo ad un inesorabile declino dell'economia europea; ovviamente preoccupa quel 44.6 della Germania che la mette in ultima posizione non lasciandoci affatto tranquilli. C'è da sperare che questo sia l'effetto, che di norma si manifesta dopo 12/18 mesi, dell'aumento dei tassi voluti dalla BCE. Se così non fosse, come titola bene il Fatto Quotidiano del 4 settembre,  "la cura della BCE deve ancora colpire l'economia"... sappiamo che i titoli dei giornali sono spesso un po' troppo sopra le righe ma a volte ci azzeccano...

Come non bastasse il 6 settembre arrivano come una mazzata i numeri degli ordini di fabbrica Tedeschi anno su anno: -10.5% (precedente: +3%; aspettativa: -4.5%) e se li guardiamo mese su mese le mani nei capelli non ce le toglie nessuno: -11.7% (precedente: +7%; aspettativa: -4.3%). Temiamo che questo sia in gran parte il riflesso della crisi Cinese dove sono orientate il 40% delle esportazioni tedesche. Putroppo in questo caso c'è poco da fare ed anche diminuire i tassi di interesse in Europa non servirebbe ad un granché... E' un grosso problema per tutti e ce lo dobbiamo tenere fino a quando la Cina non si deciderà ad uscire dalla sua crisi. 



Non c'è da meravigliarsi quindi se l'Eurostoxx50 (+11.69% ytd) sta perdendo un po' del suo smalto: a partire dal mese di settembre ha inanellato diverse sedute negative ed ora si è adagiato sul supporto dei 4'220 punti. Anche la media mobile dei 200 giorni (in blu) è stata violata al ribasso per fortuna senza troppa convinzione (sembra voler fungere anch'essa da supporto) ma se il mood rimane questo, la prossima settimana il segnale che potrebbe arrivare siamo certi che non ci piacerà e saremo costretti ad alleggerire ulteriormente. Per fortuna a livello di RSI (42) siamo in zona neutra ed i volumi sembrano nella norma degli ultimi 2 mesi. Certo ci sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo se avessimo avuto la possibilità di andare con decisione sopra i 4'400 punti ma temiamo che a breve non se ne parla.



Anche il mercato Svizzero (+2.04% ytd) sembra svogliato e non dà segnali particolarmente convincenti di voler cambiare il suo trend: sta navigando sotto le 3 medie mobili da più di un mese e la misera performance da inizio anno ne è la conseguenza. Vogliamo solo sperare che se dovesse raggiungere la linea rossa del supporto non abbia il coraggio di sfondarla... perderemmo un pochino del nostro aplomb...

Cosa ci dobbiamo aspettare la prossima settimana?

Ovviamente tutti gli occhi sono già puntati verso la giornata di giovedì 14 dove la BCE dovrà dirci se intende continuare con decisione nel suo lavoro di contenimento dell'inflazione oppure, considerato l'attuale stato di salute dell'economia che come abbiamo visto sta dando evidenti segnali di sofferenza, optare per una pausa per quel che concerne un ulteriore aumento dei tassi.
Certo che se prendiamo i numeri della Germania, la Lagarde si trova effettivamente davanti ad un bel dilemma: con l'inflazione al 6.1% (vedi Appunti della scorsa settimana) i PMI abbondantemente sotto il 50 ed ora gli ordinativi di fabbrica che sono crollati, la scelta tra aumentare i tassi e lasciarli dove sono non è facile... Noi non saremmo sorpresi se decidesse, un po' contro le aspettative del mercato che punta allo status quo,  di aumentare di un quarto di punto. Sarebbe coerente con la missione della BCE che dovrebbe in primis occuparsi di contenere il rincaro e siamo certi che anche la rigorosa e coerente Bundesbank sarebbe d'accordo. 

***

In America era da parecchio tempo che non si vedeva una settimana così avara di dati economici: abbiamo intercettato il 5 settembre, dopo una serie di 4 aumenti consecutivi, il calo degli ordini di fabbrica per il mese di luglio che segnano un -2.1% (precedente: +2.3%; atteso: -2.3%):  evidentemente non è solo un problema tedesco... 
Mentre il 7 settembre constatiamo una voltà di più come il mercato del lavoro americano sia in buona salute: infatti i nuovi disoccupati per il 2.9 sono 216k (precedente: 229k; atteso: 230k) che rappresentano il livello più basso dal febbraio di quest'anno. Il dato sarebbe da approfondire: sappiamo che non si licenzia più con la medesima facilità "pre-covid" per la paura di non più trovare personale adeguatamente formato ma comunque un numero così basso di licenziamenti è pur sempre una buona notizia, forse un po' meno se la leggiamo con gli occhi della FED...

E' innegabile che tutta la nostra attenzione è rivolta alla pubblicazione dei dati sull'inflazione previsti per  mercoledì 13:
  • CPI yoy atteso         : 3.6% (precedente: 3.2%)
  • Core CPI yoy atteso: 4.3% (precedente: 4.7%)
E' quindi attesa una inflazione generale un pochino più elevata mentre la Core (quella che interessa più alla FED) è attesa in leggero calo: se così fosse,  Powell il 20 di settembre potrebbe anche permettersi il lusso di non rialzare i tassi (tanto per vedere cosa succede...) riservandosi la possibilità di farlo il primo novembre (ad ottobre non è prevista una riunione della FED). Sottoscriviamo pure noi questo scenario.

Tutto bene quindi? diremmo che tutto sommato le cose non stanno andando malissimo negli USA. Le probabilità di una recessione (di breve durata) sono state recentemente riviste e se a marzo c'era un 35% di possibilità di vedere un rallentamento economico, ora questa stessa probabilità è scesa al 15%. Noi saremmo un pochino più prudenti in quanto un paio di cose, soprattutto in ottica inflattiva,  non vanno sottovalutate:



Il prezzo del petrolio (malgrado la crisi cinese e l'attività industriale al ribasso) continua a salire e sta puntando decisamente verso i 100 dollari per barile. In questo caso ci sta mettendo lo zampino l'Arabia Saudita che è intenzionata a tagliare la produzione di un milione di barili al giorno per i prossimi tre mesi. E' chiaro che se si continua così qualche impatto sui consumatori finali ci sarà... chi ha un'auto che funziona (ancora) a benzina se ne sarà accorto.


La prossima settimana potrebbero entrare in sciopero i 146'000 lavoratori della United Auto Workers il potente sindacato che raggruppa gli impiegati di GM, Ford Motor e Chrysler: le trattative (soprattutto in casa GM) per migliori condizioni salariali non stanno andando nelle giusta direzione; la controfferta di GM è stata rifiutata e oramai, dicono i sindacati,  "il tempo stringe" ed uno sciopero ad oltranza sembra inevitabile. Se così fosse, possiamo solo immaginare dove andranno i prezzi delle auto nuove e soprattuto di quelle d'occasione che se la memoria non c'inganna, nel periodo dove i colli di bottiglia delle forniture erano all'ordine del giorno, sono letteralmente esplosi contribuendo all'aumento sostanziale dell'inflazione. Affaire a suivre.


Vedremo quindi se Powell effettivamente si accontenterà di stare alla finestra a guardane fino agli inizi di novembre prima di prendere una nuova decisione sui tassi oppure giocherà d'anticipo. Nel frattempo rimaniamo sempre con i rendimenti dei Treasury a livelli elevati:


Il TB a due anni (rosso) continua a flirtare con il 5% e non sembra aver voglia di scendere... il decennale segue a ruota...

La Bank of America ha giustamente segnalato come mai, negli oltre 230 anni di storia dei Treasury americani, ci sia stato un periodo di 3 anni filati dove i rendimenti annuali sono stati negativi. Delle difficoltà del settore obbligazionario abbiamo già parlato la scorsa settimana... da questa asset class le soddisfazioni sono ancora distribuite con il contagocce (non solo negli USA...)




Anche la borsa comunque di soddisfazioni recentemente ne distribuisce poche. Lo S&p500 (+16.10% ytd) sta confermando lo scenario di Ned Davis che prevede uno spostamente laterale fino alla fine dell'anno. Anche le medie mobili si stanno pian piano appiattendo: quella a 50 giorni è stata forata al ribasso ed un primo campanello d'allarme, per quanto poco preoccupante, è suonato. I 4'500 punti diventeranno la nostra ossessione a breve e superarli non sarà facile...



Anche il Nasdaq (+31.48% ydt) sembra aver perso un po' del suo smalto: la media mobile a 50 giorni (viola) è stata forata al ribasso e i 14'000 punti diventeranno di certo una resistenza (per lo meno psicologica). 



A complicare il quadro della situazione per quanto riguarda la tecnologia made in USA ci si è messa la Apple che suo malgrado si è trovata nel bel mezzo della resa dei conti tra Stati Uniti e Cina. Se ben vi ricordate la battaglia economica tra le due principali economie mondiali era iniziatata a suon di ampi dazi commerciali ed ora il terreno di battaglia si sta concentrando sul fondamentale settore tecnologico.

A quanto pare il governo cinese ha proibito ai suoi funzionari l'uso dell'iPhone: stiamo parlando di 56 milioni di utilizzatori... non pochi. E' vero che sul mercato cinese la Apple vende ogni anno circa 230 mio di melatelefoni (20% della cifra d'affari di Apple) ma il provvedimento adottato dalla cina potrebbe anche essere a breve esteso a tutte le imprese statali o sostenute dal governo... diciamo che se così fosse ce n'è abbastanza per rovinare la festa della presentazione del nuovo iPhone 15 in calendario il 12 di settembre e generare un bel mal di pancia ai suoi azionisti che hanno già dovuto digerire una perdita del 7%...



Basta così, proviamo a goderci la domenica!


 
 





domenica 3 settembre 2023

Stelle cadenti


Durante la settimana ci siamo presi la briga di approfondire quanto Jerome Powell ha esternato, due venerdì orsono, a Jackson Hole. Rileggendo il suo discorso con maggior attenzione, siamo rimasti sorpresi nel non aver dato subito il giusto peso ad una sua dichiarazione, frutto di una particolare ispirazione che l'amena località del Wyoming ha sicuramente favorito, attraverso la quale ha tessuto le lodi dell'attività portata avanti, così abbiamo compreso, dai diversi governatori della FED,  governatori che "stanno navigando con le stelle sotto un cielo nuvoloso". L'immagine, dobbiamo ammetterlo,  ha una sua valenza poetica ma allo stesso tempo è vagamente inquietante: ci saremmo aspettati che una FED, in fatto di navigazione, fosse almeno dotata di un sistema GPS... Comunque sia, dal  nuvoloso cielo americano questa settimana sono cadute diverse stelle che ci hanno aiutato a fare un po' di chiarezza su quelle che potrebbero essere le prossime mosse della banca centrale americana, mosse che tanta influenza hanno anche alla nostre latitudini.

Le prime stelle cadenti intercettate nel cielo americano sono state viste martedì 29 agosto:


In serata serata sono stati pubblicati i JOLTS di luglio, ovverosia i posti di lavoro vacanti che da diversi mesi stanno lentamente ma inesorabilmente calando: si è passati dai 9.165 mio di giugno agli attuali 8.827 mio; ne erano attesi 9.5 mio... Le aziende sembra che stiano rallentando le assunzioni e di rimando anche le persone che si licenziano da un posto di lavoro sicuro sono in calo a 3.5 mio,  vale a dire il livello più basso degli ultimi 2 anni e mezzo.

Poco dopo di stella cadente se n'è vista un'altra. Nella fiducia dei consumatori americani, sempre a livelli molto alti, si sta insinuando qualche dubbio: eravamo nel mese di luglio a 114, gli analisti si aspettavano un rialzo a 116 ma il 106.1 pubblicato martedì ci riporta tutti con i piedi per terra; qualche cosa anche in questo ambito inizia a vacillare.

 La notte successiva, quella del 30 agosto, intercettiamo gli ADP (nuovi posti di lavoro nel settore privato) che sono in netto calo a 177k (attesi: 195k; precedenti: 317k). Qualcuno poi ha calcolato meglio il PIL americano per il secondo trimestre: è sempre in uno stato di salute più che decente ma il +2.4% è stato rivisto un pochino al ribasso a +2.1%.



Il 31 agosto ci informano che gli americani continuano a fare quello che gli riesce meglio, ovverosia spendere. Il PCE a luglio è salito al 3.3% (atteso: 3.3%; precedente: 3%). Come sappiamo i prezzi per i consumi personali sono uno degli indicatori d'inflazione preferiti dalla FED ed un rialzo, con i tempi che corrono, non è proprio ben visto...

Terminiamo questa rapida carrellata di dati americani con quanto abbiamo potutto osservare nel cielo dell'1 settembre: ad agosto sono stati creati 187k nuovi posti di lavoro non agricoli (atteso: 170k; precedente: 150k) quindi meglio del previsto. Poi però ci dicono che la disoccupazione, sempre per il mese di agosto,  è salita al 3.8% (atteso: 3.5%; precedente: 3.5%) mentre i salari anno su anno sono saliti del 4.3%  quindi meno del previsto (atteso: 4.4%; precedente: 4.4%): insomma si lavora e si guadagna un po' meno.

Cosa possiamo dedurre da questi dati? In effetti quanto pubblicato non si discosta molto dalle aspettative e quindi non ci aspettiamo reazioni scomposte da parte dei mercati. Certo quel PCE al rialzo non piacerà troppo alla FED ma comunque ci sono molti segnali che indicano come il ciclo economico sta iniziando a raffreddarsi,  che è poi quello che Powell vuol vedere. Per il momento lo scenario sembra quello di un soft landing e se così fosse, riuscire ad evitare la tanto attesa e mai palesatasi recessione, sarebbe bello.

A dir la verità c'è ancora un grafico che non ci lascia tranquilli:


Abbiamo incrociato i consumi personali degli americani (PCE, in rosso) con i loro risparmi (in nero): se 
ne deriva che il tasso di risparmio è ben al di sotto del periodo pre-covid ed è evidente che i soldi stanno per finire; come avevamo visto la scorsa settiamana anche l'utilizzo senza freni delle carte di credito ne è un indizio. A questo punto ci stiamo chiedendo per quanto tempo ancora si possa continuare a sostenere i consumi che costituiscono quasi l'80% del PIL americano... La risposta ci sembra palese, non per molto.... vediamo di tenere questo fenomeno strettamente sotto controllo. 

Comunque sia l'inflazione non è ancora dove dovrebbe essere e a questo punto non escludiamo un aumento di un quarto di punto dei tassi entro la fine dell'anno e dal 2024 possiamo sperare nei primi tagli. Inizia comunque a farsi strada un'altra alternativa: prevede l'imminente fine degli aumenti dei tassi ma prima di rivedere dei tagli resteremo a questi livelli, come suggerisce la persistente curva inversa dei tassi,  per parecchio tempo ancora.  Forse la prima ipotesi è ancora quella che più ci piace.

Sulla scorta di questi due scenari siamo andati a gettare un'occhiata, tanto per vedere se c'è del movimento,  alle obbligazioni in dollari:




Il grafico mostra l'andamento della performance del mercato delle obbligazioni societarie statunitensi "investment grade". Si tratta di un indice total return che tiene conto dell'evoluzione del valore delle obbligazioni ed include pure i pagamenti degli interessi periodici: se pensiamo che il mercato monetario ha una resa che può superare il 5%,  la performance degli investimenti a reddito fisso con scadenze superiori ad un anno, con una performance totale del +2.16%, non hanno di certo brillato. Questo non vuole ancora dire che non compreremo mai obbligazioni lunghe in dollari, anzi ci stiamo pensando, ma diciamo che non abbiamo fretta. Se i tassi saliranno ancora, oppure si stabilizzeranno a questi livelli per parecchi mesi, abbiamo tutto il tempo di selezionare quello che ci piace. Per il momento stiamo a breve fino a quanto non vedremo qualche segnale d'acquisto convincente.

***

Ora basta parlare solo del mercato americano. Questa settimana anche in Europa sono stati pubblicati diversi dati ed i più interessanti sono stati quelli inerenti l'inflazione in diversi Stati della comunità, dati che abbiamo riaussunto nella tabella sottostante:


Putroppo il compito principale della Banca Centrale Europea è quello di mantenere il livello dell'inflazione basso e stabile. Il promovimento economico non è in cima alla lista delle sue priorità e di conseguenza con i numeri che sono usciti questa settimana, un altro aumento dei tassi non ce lo toglie nessuno; se ne seguiranno degli altri, la cosa non ci stupirebbe più di tanto. Siamo ancora troppo lontani da quel 2% che sarebbe l'obiettivo che in questo momento pare essere piuttosto ambizioso, non per niente c'è chi sta già facendo pressioni per rivedere il target dell'inflazione ad un livello più alto... un 3% potrebbe essere più realistico...

Nel frattempo noi continuiamo a tenere controllato l'andamento delle materie prime...


...ed i costi energetici...


...entrambi, pure situandosi a dei livelli inferiori a quelli pre-guerra Russia-Ucraina, stanno comunque ripuntando con una certa ostinazione verso l'alto: la benzina è tornata a costare un occhio della testa mentre tutti noi ci siamo accorti di quanto costa fare la spesa e di questo non possiamo che ringraziare gli aumenti dei prezzi delle soft commodities. Difficile che in queste condizioni l'inflazione possa scendere velocemente...

Una cosa ci è comunque ben chiara: per la Lagarde il compito è complesso e proprio non vorremmo essere nei suoi panni. Come detto è praticamente obbligata a rialzare i tassi anche se è consapevole che il motore della crescita europea si sta imballando, complice la Germania che non brilla e di un'Italia che quest'anno era partita bene ma nel Q2 è stata risucchiata nel vortice tedesco e ne sta subendo le conseguenze con una crescita negativa del -0.3% ed una evoluzione del PIL annuo rivisto al ribasso allo 0.6%. In queste condizioni tutta l'Europa avrebbe bisogno di un bel calo del costo del denaro ma temiamo che per il momento possiamo solo sperare... 


Di conseguenza anche l'obbligazionario in euro non brilla...

***

In men che non si dica siamo già arrivati a settembre (!) ed i mercati azionari, con il nono mese dell'anno,  hanno sempre avuto un rapporto piuttosto irrequieto: non siamo noi a dirlo, ovviamanente, ma a chiarircelo sono le statistiche. Ne abbiamo individuata una che guarda caso coinvolge l'onnipresente S&P500 ed il Nasdaq...


In assenza di "cigni neri" o comunque di eventi turbolenti particolari, il mese di settembre, per entrambe le borse, è da ultimo posto in classifica per lo meno per quel che concerne il guadagno medio percentuale;  mentre il mese di ottobre, tanto per portarci avanti con i lavori, risulta quello dove quando la correzione arriva bella tosta ci si fa veramente male.

Sappiamo che di norma le statistiche sono fatte per essere smentite o comunque sono soggette ad interpretazioni e revisioni ma in questo caso, avendo preso in rassegna tutte le performances mensili dal 1944 (S&P500) e dal 1970 (Nasdaq),  non abbiamo neppure un problema di campionatura e quindi il risultato ottenuto è di per sé molto rilevante. 

Non lasciamoci comunque abbattere dai numeri, una correzione c'è già stata nel mese di agosto e quindi non è detto che forzatamente il mese di settembre debba essere coerente con la sua nomea di mese nero (anzi rosso...).


Anche l'algoritmo di Ned Davis sta rientrando nei ranghi: ha avuto uno scarto durante il mese di agosto ma il tutto sta tornando nella norma e se proprio correzione dovrà essere ce la dobbiamo aspettare per la fine di questo mese o al massimo agli inizi di ottobre.



Ci piace rivedere lo S&P500 cercare di issarsi sopra la resistenza dei 4'500 punti... i volumi ricominciano ad esere un pochettino più elevati segno che le vacanze estive di molti operatori sono terminate...  anche le medie mobili ci confortano assai.  Il prossimo appuntamento importante è con la FED al 20 di settembre: Powell potrebbe desistere dall'aumento di un quarto di punto dei tassi e per vederlo si dovrà attendere il primo di novembre (probabile) o il 13 di dicembre (...difficile, di solito si tirano le somme più che alzare i tassi...).


...situazione pressoché identica a quella dello S&P 500 anche per il Nasdaq che sta lottando per superare i 14'000 punti... il trend rialzista sembra essere ancora in atto e di inversioni di tendenza a breve non se ne vedono... Attenzione: lunedì 4 le borse americane sono chiuse per la festività del Labor Day.



Meno brillante la situazione in casa Eurostoxx50: l'indice è rientrato nel canale di scorrimento laterale (4200-4400) con una media mobile a 200 giorni (blu) che sembra voler fare da supporto mentre la 50 (viola) sta per forare al ribasso quella a 100 (verde)... non un bel segnale... Il 14 di settembre sta arrivando alla velocità della luce e sapremo se la Lagarde avrà l'ardire di aumentare i tassi o sceglierà di posticipare la decisione al 26 di ottobre. Con un'Europa in palese difficoltà economiche e con la prospettiva di vedere altri aumenti dei tassi è normale che non ci sia molto entusiasmo per questo mercato.




Abbiamo voluto rivedere la lettura del grafico dello SMI che ci sembra aver imboccato, nel medio termine, un canale rialzista comunque piuttosto ampio e con una pendenza che mette a dura prova la nostra pazienza... questa settimana la media mobile a 50 giorni è stata raggiunta e forata al rialzo...per lo meno un buon segnale... diventa imperativo che questo movimento si sviluppi anche per la prossima settimana e se si riuscisse a riportarsi sopra le altre due medie mobili sarebbe un segnale di continuità importante. Qualche piccolo acquisto sul nostro mercato l'abbiamo fatto...



Per terminare diamo un'occhiata al dollaro: il dollar index ci segnala che la valtua americana si sta rafforzando contro tutte le principali valute e addirittura sta tentando di superare la resistenza a 104... per essere una valuta sotto attacco dei BRICS non male e se calcoliamo che a breve termine rende qualche cosa sopra il 5% possiamo ritenerci soddisfatti.

Buona domenica!