mercoledì 21 settembre 2022

Tassi: una raffica di aumenti


 Questa sera alle 20:00 saremo tutti con il naso puntato sullo schermo di Bloomberg per vedere come Powell intende procedere nella lotta all'inflazione: le attese sono per un aumento (scontato) di 75 basis points ma non sono esclusi i 100 considerando che ieri lo ha fatto la Banca Centrale Svedese, un po' a sorpresa, concedendosi un deciso movimento dei tassi come non si era mai visto.

Purtroppo sappiamo che questa battaglia contro il rincaro non la si vincerà solo a suon di aumenti del costo del denaro, che ha un'influenza su molte variabili che costituiscono l'inflazione,  ma non su tutte. E' per questa ragione che Powell potrebbe decidere di aumentare di tre quarti di punto evitando il punto pieno che spaventerebbe un mercato che già spaventato lo è a sufficienza.

Ciò non toglie che sono parecchi gli analisti che ci mettono sull'attenti: se la "core inflation" americana (oggi al 6.1%) non accennerà a diminuire, non sarà impossibile vedere i tassi FED spingersi fino al 4.5% prima di prendersi una pausa... Ciò significa che ci sono all'incirca altri 200 bps di aumento da prendere in considerazione...


...i rendimenti del Treasury a 2 anni già si stanno adeguando a questa aspettativa e presto saranno sopra il 4%...



...e quelli a dieci anni, un po' in ritardo a causa dell'inversione della curva, ci stanno arrivando. 



Non un bel momento per le obbligazioni e non solo per quelle americane. Il processo di aumento dei tassi in Europa è in uno stato meno avanzato di quello americano ma, purtroppo, temiamo che sia solo una questione di tempo prima di vedere un movimento simile. 

Come ripetuto spesso: non siamo ancora compratori di obbligazioni. NON c'è fretta.


Nelle ultime settimane abbiamo ripetuto fino alla noia che per vedere un'inflazione a livelli più decenti , dobbiamo assistere ad una diminuzione dei costi dell'energia e delle materie prime. In questo senso le cose non stanno andando poi così male:



Le materie prime si sono assestate ed hanno una tendenza ad uno spostamento laterale: stiamo comunque tenendo d'occhio un leggero aumento avvenuto agli inizi di settembre. Per il momento la media mobile dei 200 giorni sta facendo da resistenza... non vorremmo vedere un deciso superamento di questa media che potrebbe dare l'avvio ad un rialzo più consistente...



Anche per quanto riguarda i costi energetici la situazione si sta evolvendo in un modo tutto sommato positivo grazie alla riduzione del prezzo del petrolio e soprattutto a quello del gas decisamente importante per noi europei e per la nostra inflazione.



E' di stamani la notizia che Putin sta modificando la sua strategia ed ha annunciato che "l'operazione militare speciale", attualmente in corso,  verrà tramutata in una "mobilitazione militare parziale": insomma, 300'000 poveri riservisti sono stati richiamati in servizio e questo è bastato a dare una sterzata rialzista sia al prezzo del petrolio sia a quello del gas. Speriamo che non sia l'inizio di una nuova fase dell'invasione Ucraina e soprattutto che non gli salti in mente di utilizzare qualche ordigno nucleare tattico... altrimenti con i costi dell'energia siamo punto a capo e si ricomincia a salire.


Non è un mistero che se non si riesce ad infiacchire l'inflazione a suon di aumento dei tassi e di riduzione dei costi energetici ci penserà una bella recessione a riportarci con i piedi per terra.

Qualche segnale in tal senso sta iniziando a fare capolino e siamo dell'opinione che una fase recessiva dell'economia mondiale sia pressoché inevitabile.



Il Baltic Dry, che monitora i costi dei noli della navi cargo, ha subito una notevole riduzione a segnalare che già da diversi mesi il traffico navale orientato al trasporto delle merci si è ridotto...



Lo stesso tipo di messaggio ci è stato dato da Fed Ex (e verosimilmente seguirà anche UPS) che nei giorni scorsi si è premurata di farci sapere che è in atto un peggioramento delle condizioni commerciali  in tutto il mondo, la qualcosa la si evince da una riduzione dei trasporti via strada e da un rallentamento del traffico dei container. Il crollo della quotazione di FED Ex è la conseguenza di questo scenario.



Anche Ford ha dei (soliti) problemi: i colli di bottiglia sono tutt'altro che risolti e la carenza cronica di micro chips  mette in seria difficoltà tutta la produzione e di conseguenza si vende meno. La reazione della borsa è coerente con il tipo di annuncio...

Fra tre settimane inizierà la stagione della pubblicazione degli utili del terzo trimestre e toccheremo con mano lo stato di salute di molte aziende: è sempre più probabile che non sarà facile continuare a sfornare bilanci che apparentemente se ne fanno un baffo di tutto quello che sta succedendo in giro per il mondo. Non saremo sorpresi se qualche crepa negli utili aziendali inizierà a farsi vedere...



La statistica, che si deriva dopo aver osservato la reazione dei mercati dopo un annuncio di aumento dei tassi, ci dice che potremmo anche vedere nei prossimi delle borse più positive di quello che ci si aspettata. (poi qualcuno ci deve spiegare il perché...)  Se questo schema verrà replicato saremo ovviamente molto contenti anche se, come sappiamo,  prima o poi le statistiche vengono sistematicamente smentite. A noi basta che lo S&P500 rimanga in zona 3820/30...



...e che lo SMI non sfondi quota 10'360. A tal proposito domani è il turno della nostra Banca Nazionale Svizzera nel farci sapere cosa vuol fare dei suoi di tassi: atteso 0.75 ma se non si vuol esser da meno degli Svedesi anche un 1% di aumento non è escluso... per la buona pace dell'euro/chf che sfonderà quota 0.95. Per quanto riguarda la borsa ci lasceremo sorprendere...


Buon pomeriggio!


martedì 13 settembre 2022

CPI: ci voleva un altro dato...!

 

E' successo quello che non doveva succedere! L'inflazione americana è scesa meno del previsto e i mercati non l'hanno presa bene...  Doveva assestarsi attorno all'8%, dopo che a luglio aveva raggiunto l'8.5%, ma la cruda realtà stampa un valore dell'8.3%; meglio dell'8.5% ma pur sempre un valore troppo elevato per tranquillizzare una FED che tranquilla non è!

Che dire? Avete presente quando giocando a Monopoli pescate quella carta che vi obbliga a tornare alla partenza, per fortuna senza passare dalla prigione, e vi tocca ricominciare tutto da capo? Fastidioso vero? 

Ma scorporiamo il dato che abbiamo ricevuto. Un po' di copia-incolla ci aiuta a velocizzare il nostro compito e ci ripromettiamo, se sarà necesario,  di ritornare sull'argomento una volta che abbiamo digerito il dato:

"#L'IPC statunitense di agosto ha registrato un +0,12% m/m, rispetto al -0,1% del sondaggio e al -0,02% del mese precedente. L'IPC core ha registrato lo 0,57% m/m, contro lo 0,3% del sondaggio e lo 0,31% del mese precedente. Se si considerano le componenti core, si nota che l'inflazione core è piuttosto forte in tutti i settori. Gli alloggi (agosto 0,7% m/m contro luglio 0,5%) e i nuovi veicoli (agosto 0,8% m/m contro luglio 0,6%) sono le due voci che hanno determinato l'aumento del CPI core. A parte questo, i servizi di assistenza medica sono saliti allo 0,8% m/m dallo 0,4%. Il mercato OIS prevede 79 pb per il FOMC della prossima settimana, rispetto ai 71 precedenti. La riunione di novembre è ora quotata 64 pb rispetto ai 54 pb precedenti la riunione."

 Non vi sarà sfuggito che l'inflazione core (quella che viene vivisezionata dalla FED) è aumentata in tutte le sue componenti... non poteva esserci notizia peggiore. Oramai a questo punto le scommesse, per quel che concerne l'aumento dei tassi americani del 21 settembre,  si concentreranno su di un range che si estende dallo  0.75% all'1%, con quest'ultima ipotesi che sta guadagnando terreno... A noi sembra una follia, ma vi rammentiamo che con questa inflazione e malgrado gli ultimi due aumenti di 0.75% abbiamo, anche in caso di un ulteriore aumento di 75 basis points, una resa reale che resta abbondantemente negativa. 

Se l'inflazione non scenderà nei prossimi mesi non vorremmo pensare a dove la FED spingerà i tassi, ma quel che è certo è che non si fermeranno al 3.5%-4% come è implicito nelle attuali aspettative... Se vogliamo sempre far riferimento alla metafora del Monopoli è come tornare al punto di partenza,  ma questa volta dopo aver fatto qualche anno di prigione!

Reazione dei mercati:


Quelli azionari alle 16:53 segnavano delle minus valenze importanti ma purtroppo con il passare del tempo la situazione è peggiorata: alle 20:34 il Nasdaq è sotto del -4.19% e lo S&P500 se la cava, per modo di dire,  con un -3.34%... manca un'ora e trenta alla chiusura dove può succedere di tutto...



Sono settimane che andiamo dicendo che per vedere una borsa svizzera più pimpante si doveva andare sopra gli 11'000 punti... oggi ci stavamo riuscendo ma il dato delle 14:30 ha rotto tutte le uova nel paniere... Domattina probabilmente perderemo ancora un centinaio di punti (a voler essere ottimisti...)

Lo sappiamo, qualcuno di voi vedendo questo grafico si è messo le mani nei capelli... e ne ha ben donde! Il Treasury a due anni è schizzato al 3.76%,  tallonato dal decennale a 3.42%... ci sono sempre 30/40 bps di differenza: quel tanto che basta per non farci dimenticare che la curva dei tassi americana è inversa e ci resterà per parecchio ancora. Andateci prudenti con le obbligazioni... Oramai i rendimenti puntano al 4% e speriamo che basti...




Il dollaro scaltramente ne ha approfittato per recuperare le perdite degli ultimi giorni e alle 20:46 si è riportato contro euro sotto alla parità a 0.9983... Nulla di anormale: questo movimento rientra nella più che naturale delle logiche... I tre/quarti di aumento della BCE dell'altro giorno, che hanno un po' indebolito la valuta americana, saranno controbilanciati dall'aumento di almento tre/quarti di punto della FED se non addirittura di un punto percentuale tutto in una volta. La forza del dollaro è facilmente  spiegabile...





...così come è spiegabile il dollaro a 0.9614 contro franco. Pensiamo che in qualunque modo vogliamo girare la nostra frittata, il dollaro ancora per parecchio tempo ne uscirà vincitore.


Vedremo domani mattina come i mercati europei digeriranno la chiusura americana ma temiamo che non la prenderanno tanto bene... Per il momento noi smettiamo di giocare a Monopoli tanto per evitare di ritrovarci, ogni due per tre, al via. Ci teniamo una bella riserva di contanti e prima di acquistare terreni, case ed alberghi ci pensiamo su (si dice in buon italiano?) un paio di volte almeno. 


Sogni d'oro! (per i fortunati che riusciranno a prender sonno...)





 


sabato 10 settembre 2022

Ancora due ma meno di cinque.


 

Giovedì pomeriggio al BCE ha provveduto al secondo aumento dei tassi guida e si è lanciata in una operazione da 75 punti base come non si è mai vista. Ne eravamo quasi certi,  ma un paio di giorni prima si stava facendo strada anche l'ipotesi di un intervento meno invasivo, onde evitare reazioni di panico (che poi non ci sono state...),  replicando quello di 50 punti della volta precedente.

75 punti base non sono pochi ma forse andavano meglio giustificati. La reazione degli addetti ai lavori non è tardata ed il giorno successivo non sono stati teneri con la Lagarde... Eccovi un piccolo assaggio di quanto si poteva leggere sui giornali:

"Sull'inflazione Lagarde brancola nel buio. Una decisione (quella dei 75 bis) ampiamente scontata condita da parole vuote sul futuro. Più che dare un messaggio credibile, l'obiettivo è sembrato quello di tirare a campare (...) I mercati, le famiglie e le imprese devono convincersi che la banca centrale non solo sa quello che fa, ma si impegna anche a farlo. Occorrono annunuci vincolanti che definiscono la strategia di normalizzazione monetaria (...) E invece no. Christine Lagarde ci dice candidamente che nessuno sa dove si vuole andare. Certo ci informa che i tassi si alzeranno; perché e come, però, nessuno lo sa. La formula magica è quella di dire che tutto dipende dai dati - senza specificare quali - e aggiungere che le scelte saranno prese di volta in volta." (Il sole24ore)

 Credo che basti. Avete sicuramente capito che aria tira. Magari noi saremmo stati un pochino meno severi in quanto è abbastanza facile provare che la cosiddetta "forward guidance", che è quanto richiesto dal severo articolista poc'anzi citato,  in passato non ha proprio dato prova di essere uno strumento facile da maneggiare e anche i risultati non sempre sono stati all'altezza delle aspettative. Forse è effettivamente meglio che la BCE possa mantenere una certa flessibilità, anche perché è confrontata ad uno scenario geo-politico che potrebbe scoinvolgere gli scenari, nel bene e nel male, molto rapidamente.

Ma cosa ha detto in definitiva Lagarde? Non molto ma abbiamo rilevato, oltre all'ammisione di essersi sbagliata in numerose occasioni,  quanto segue:

1) Altri aumenti sono in arrivo: "almeno altri due ma meno di cinque..." Come abbia fatto a stabilirlo non è dato sapere .

2) L'inflazione per  il 2022 sarà dell'8.1%. (non scenderà quindi molto velocemente...)

3) La crescita del PIL europeo per il 2023 è rivista al ribasso: dal +2.1% allo 0.9%. Di conseguenza peggiorerà anche l'occupazione.

4) Non prevede nessuna recessione: un rallentamento si , ma l'entrata in una sorta di stagflazione la esclude. Sarà come dice lei, ma noi non ce la sentiamo di escludere completamente uno scenario recessivo che rimane sempre parcheggiato nel retro della nostra testa.




Siamo tutti sufficientemente consapevoli che i guai europei sono innanzitutto generati dal prezzo del gas (nel grafico la quotazione del future ad 1 mese).  Sono settimane che andiamo ripetendo che per vedere un effettivo miglioramento dello stato di salute del rincaro europeo, più che un aumento importante dei tassi, sarebbe indispensabile un ritracciamento dei costi dell'energia dei quali il gas è il principale responsabile.

La riunione dei 27 ministri dell'energia di ieri ha partorito, ma non evevamo dubbi, un piccolo topolino che però è già un passo avanti verso quello che dovrebbe essere il price cap da applicare al prezzo del gas. Se ne parlerà ad ottobre (forse un pochino tardi) ma purtroppo i negoziati saranno complessi e non se ne verrà fuori tanto velocemente.  Ancora troppi paesi europei non possono fare a meno del gas russo (forniture che comunque si sono notevolmente ridotte: dal 40% all'attuale 9%) e questo Putin lo sa. Accogliamo comunque con piacere la  correzione di queste ultime settimane che ci da un po' di respiro. 

Ma anche in questo caso non abbassiamo la guardia: il prezzo del gas in questo periodo, dove tutti lo vogliono e pochi lo vendono, può subire, a causa della sottigliezza dei volumi, sbalzi di prezzo impressionanti che causano problemi a non finire a chi il gas lo vende a termine. Per chi ha voglia di leggere, abbiamo allegato alla fine del nostro intervento un articolo di Federerico Fubini che spiega bene cosa sta succedendo e perché, almeno per questa volta, non si può dare tutta la colpa ai soliti movimenti speculativi.


Ma torniamo al rialzo dei tassi in europa: le conseguenze sono state due e una delle due non rientrava nelle nostre aspettative...


Il dollaro ha perso qualche posizione: normale. Con la diminuzione dello spread tra i rendimenti americani e quelli europei, un minimo di ritorno sull'euro ce l'aspettavamo. Quanto potrà durare? Dipenderà dalla prossima mossa della FED ma sospettiamo non troppo. Le rese sul dollaro sono ben altra cose di quelle espresse in euro e lo stato di salute di salute dell'economia americana, tutto sommato  discreta,  torneranno a calamitare il dollaro verso l'altro. Un dollaro eccessivamente forte può generare qualche problema soprattutto ai paesi in via di sviluppo che hanno contratto debiti (pesanti) in valuta americana: nessuno, america compresa, ha voglia di capire cosa può succedere se questa parte del mondo dovesse andare in profonda crisi anche a causa del dollaro forte... quindi benvenga un po' di correzione e potrebbe già essere utile se il dollaro continua nel suo spostamento laterale tra lo 0.99 e 1.01.



Chi ieri ha festeggiato l'aumento dei tassi (ammettiamo che facciamo fatica a capire...) sono le borse: è probabile che stiano già scontando la riduzione del prezzo del gas e il relativo ridimensionamento dell'inflazione ma ci pare una reazione un po' affrettata... Ovviamente non ci lamentiamo più di tanto ma  comunque questo comportamento, un po' fuori dalle righe, ci fa pensare.



Lo S&P500 si è mangiato in un sol boccone la media mobile a 50 e 100 giorni. Addirittura quella a 50 (viola) sta incrociando al rialzo quella dei 100 ( verde) e potrebbe essere un buon segnale per una ripartenza in grande stile. I volumi sono buoni e leggermente sopra la media cosa che potrebbe facilitare il movimento verso l'alto. Vi invitiamo comunque a riflettere sul fatto che l'economia made in USA è in una situazione ben diversa da quella europea e giustifica in parte i movimenti appena descritti.



La borsa svizzera per contro, pare più orientata verso un movimento laterale. Non sembra avere per il momento la forza di ergersi oltre e le rotazioni settoriali sono quasi giornaliere vanificando un deciso movimento rialzista, movimento che potrebbe diventare tale sopra gli 11'000 punti: non siamo lontanissimi,  ma prima di togliere eventuali protezioni vorremmo vedere un superamento di tale livello tecnico. RSI neutrale e non lascia troppo spazio all'immaginazione,  mentre la media mobile dei 50 giorni (viola, sorry poco visibile nel grafico) sembra voler fare da resistenza.



Anche il DAX (non necessariamente in questo momento la borsa più rappresentativa a livello europeo...) sembra volersi scostare dai minimi dei 12'500/600 punti. L'aumento dei tassi può dare un certo slancio soprattutto al settore bancario e in parte assicurativo;  come a dire che non tutti i mali vengono per nuocere. In effetti stiamo rimettendo sotto la lente di ingrandimento questi settori e non escludiamo che potebbero anche venir comprati...


Ok, basta così. Godetevi il week end!

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Crisi energetica, perché si rischia un altro caso Lehman

di Federico Fubini, Corriere della Sera, 06 set 2022

Il grande crash di Lehman fu il processo di scoperta — prima lento, poi precipitoso — delle falle nascoste che Wall Street non sapeva di avere. Ne impediva la vista la certezza ideologica di avere un mercato efficiente. Così perfetto che avrebbe aggiustato da sé eventuali guasti. E almeno in questo le conseguenze economiche della guerra in Ucraina rischiano di diventare una replica di quel punto di rottura del 2008, ma stavolta per il sistema europeo dell’energia.

Così almeno pensa il ministro finlandese dell’Economia Mika Lintilä, che domenica ha varato un soccorso pubblico da dieci miliardi di euro per le imprese elettriche del Paese mentre il governo svedese ne annunciava uno da 23 miliardi per le proprie. Questa situazione «ha gli ingredienti per diventare una Lehman Brothers del settore dell’energia», ha detto Lintilä. E davvero oggi l’Europa del gas e dell’elettricità vive una dinamica che ricorda il modo in cui quel crollo del 2008 partì da un angolo opaco del mercato — i subprime — per svelare falle sistemiche ovunque.

Il taglio delle forniture

Il punto di partenza oggi è il taglio delle forniture messo in atto dalla Russia per far esplodere i prezzi del metano. Se Vladimir Putin ricorre alla ritorsione, è perché le sanzioni evidentemente mordono e il dittatore di Mosca cerca di spingere l’Europa a rimangiarsele. Spera che la sua strategia propaghi un’onda d’urto a cerchi concentrici, che sveli una dopo l’altro le vulnerabilità e gli angoli oscuri dell’architettura europea dell’energia. Uno di essi si trova a Lipsia, in Sassonia. Si chiama European Energy Exchange (Eex) e ha come azionisti Deutsche Börse al 75%, ma anche Enel all’1,59%, Edison allo 0,5% e Électricité de France allo 0,45%: è la principale piattaforma del continente per lo scambio di contratti future dell’elettricità. Ogni mese circa cinquecento produttori elettrici dell’Unione europea vi vendono i loro megawattora attraverso contratti che li impegnano alla consegna di quantità ben precise tra uno, due o tre anni a prezzi prefissati fin da subito.

Sembra un mercato perfettamente efficiente o, come lo ha definito il suo direttore generale Steffen Köhler giorni fa, «essenziale per la sicurezza e la trasparenza dei prezzi». In tempi normali, forse. In questi tempi di guerra economica con Putin invece i suoi meccanismi finanziari minacciano di innescare una catena di default per molte decine di miliardi di euro e di obbligare i governi a salvataggi delle imprese elettriche a spese di contribuenti prima ignari, poi furibondi. Il governo finlandese con dieci miliardi di garanzie pubbliche, la Svezia con 23 e la Germania con almeno undici miliardi impegnati per il gruppo dell’energia Uniper stanno già aprendo la strada. La Francia sta nazionalizzando Edf. In fondo, ripetono tutti ciò che fecero molti governi occidentali per le banche oltre dieci anni fa.

Le richiesta di garanzie

Oggi l’esposizione finanziaria delle imprese elettriche a causa dei meccanismi della piattaforma Eex di Lipsia, del resto, è colossale: circa duecento miliardi di euro accumulati quasi tutti negli ultimi mesi — secondo stime dell’industria — di cui circa trenta o quaranta in più solo nella giornata di ieri con il balzo dei prezzi dell’energia. È bastato che Gazprom prolungasse la chiusura del gasdotto Nord Stream 1, innescando rialzi violenti degli indici sulle piattaforme del gas e dell’elettricità, perché centinaia di imprese dovessero attingere alle loro linee di credito con le banche per versare nuove garanzie all’Eex. Ogni strappo all’insù dei prezzi costringe i produttori elettrici partecipanti al mercato di Lipsia a nuovi pagamenti: anche se le quotazioni sono già salite di dieci volte e più; anche se esse sono il frutto teorico — prodotto da un algoritmo — di scambi che non avvengono neanche più su questa piattaforma di Lipsia, perché ormai è molto povera di liquidità. Anche se domanda e offerta non s’incontrano e lo scambio non avviene, l’intelligenza artificiale fissa il prezzi al rialzo.

Le regole

L’innesco è tecnico. Come fossero puri trader, i produttori elettrici che vendono con contratti a termine (per esempio: consegna di una certa quantità nel settembre 2024 a 200 euro a megawattora) sono costretti a versare garanzie alla borsa di Lipsia ogni volta che il prezzo sale oltre quello previsto dai loro contratti. Il presupposto è che il venditore in teoria potrebbe dover comprare le quantità che poi si è impegnato a fornire, quindi la borsa vuole essere certa che l’operatore abbia i soldi per farlo. È il metodo che si applica ai trader sui future, ma queste aziende non hanno bisogno di acquistare materia prima perché la producono in proprio. Ormai lo stress finanziario di alcune di esse è tale che alcune banche ne hanno già liquidato le posizioni per recuperare parte dei crediti, facendo saltare le forniture di energia.

Di recente le compagnie elettriche hanno chiesto all’Eex di cambiare le regole, ma il vertice di Lipsia ha risposto loro di farsi aiutare dai governi — ha detto — come ha già fatto la Germania. Ora il sistema cammina su ghiaccio sottile. Di recente la liquidità degli scambi è stata di meno di centomila euro al giorno sui future a un anno e praticamente zero su scadenze più lunghe. Basterebbero spiccioli a Gazprom per manipolare il sistema al rialzo tramite un trader corrotto: gli algoritmi di Lipsia fanno impazzire le quotazioni elettriche d’Europa verso l’alto anche sulla base di offerte minuscole, su scambi che non si concludono. Così i produttori s’indebitano sempre più per versare altre garanzie. E la falla nel sistema del mercato perfetto, ai tempi di Putin, diventa voragine.


domenica 4 settembre 2022

L'Europa s'è desta...

In Europa sta accadendo qualche cosa di importante e vogliamo cercare di chiarirci le idee. Ma partiamo con ordine: giovedì abbiamo avuto la conferma che anche l'inflazione europea è di quelle appiccicose e che non sarà una passeggiata riportare il rincaro a livelli più ragionevoli.



Quel 9.1% registrato per il mese di agosto non lascia tranquilli nessuno in quanto, ma lo sappiamo da tempo,  è il risultato fondamentalmente del rincaro energetico che non può essere calmierato semplicemente premendo sulla leva del rialzo dei tassi.

Putin questo lo sa ed in questo momento sta giocando come il gatto fa con il topo.  Notoriamente in questo gioco il topo viene strapazzato dal gatto, gatto che accuratamente evita di spedire troppo presto il topo al creatore assicurandosi una buona dose di divertimento. Tradotto: Putin apre a chiude a piacimento il gasdotto Gulf Stream e lascia passare  tanto gas quanto basta per tenerci in vita. Notizia di oggi è che al posto di una chiusura totale, per gli ennesimi lavori di manutenzione delle condutture, ci spedirà una quarantina di milioni di metri cubi di gas sufficienti a non farci schiattare. Deve comunque stare attento in quanto l'Europa prima o poi si stancherà di assumere il ruolo del topo ed anzi sta già reagendo. In primis diversificando le fonti di approvvigionamento  e a seguire intende mettere un cap al prezzo del petrolio russo e farà la stessa cosa con il gas come Draghi sta suggerendo da tempo.



Quanto sia importante per i mercati finanziari riuscire a ridurre in tempi rapidi i costi energetici lo vediamo dalla loro reazione di venerdì due settembre,  quando nel pomeriggio la notizia di un cap al prezzo del petrolio russo ha iniziato a circolare: lo SMI (nero) , il Dax (rosso) e lo Stoxx50 (blu) hanno avuto una reazione di svariati punti percentuali che mettono una pezza ad una settimana che è stata tutt'altro che brillante.  Rimaniamo comunque prudenti almeno fino a quanto il cap al prezzo del petrolio sarà effettivamente (se lo sarà...)  applicato e ben sapendo che metterlo a quello del gas non sarà semplice. Ma ripetiamo: la reazione di venerdi ci è piaciuta anche perché ci ha dato modo di capire meglio la dinamica dei prezzi di certe azioni che inspiegabilmente hanno perso molto del loro valore ma che palesemente hanno un rapporto molto stretto con il prezzo dell'energia...  ( Geberit e Sika, tanto per citare due nomi).


Lo SMI, come le altre borse,  ha ben reagito ma rimante comunque sotto la media mobile dei 50 giorni (viola)... la chiusura non brillantissima di venerdi delle borse americane non ci lascia tranquillissimi: se avete una copertura conviene mantenerla almeno fino a quando non avremo superato quota 11'000.

Già che abbiamo parlato dei costi energetici vediamo anche le materie prime come si sono comportate:


Sono sempre in una fase rialzista ma questa settimana il movimento sembra perdere di velocità: la media mobile dei 100 giorni (verde) non è stata superata e la prossima settimana ci potrebbe essere lo sfondamento della media a 50 (viola) mentre quella a 200 (blu) non è troppo lontana e vedremo se farà da supporto. Se lo sfonda al ribasso sarebbe un ottimo segnale...

Anche i costi energetici sembrano meno brillanti: sarà importante vedere la reazione del prezzo del gas la prossima settimana, gas che potrebbe anche subire dei ribassi importanti ma non lo diamo per scontato...

Comunque sia la prossima settimana, ad attirare la vostra attenzione, deve essere la riunione della BCE di giovedì 8 settembre: è importante, ci aspettiamo un aumento dei tassi di almeno mezzo punto se non addirittura di 75 punti base. Tutto già scontato ma teniamo sempre presente che stiamo parlando di un aumento dei tassi che potrebbe andare avanti per un po'... Le conseguenze sono note:



...noi continuamo a tenere via le mani dalle obbligazioni, anche se ammettiamo che quelle in dollari potrebbero iniziare ad interessarci: ma non c'è fretta. Vediamo cosa succederà durante il mese di settembre che, come abbiamo già sottolineato, non butta benissimo.



Ned Devis anche questa volta non ha sbagliato (guardate il trend...) e se continuerà ad aver ragione non stiamo tranquilli fino ad inizio ottobre. Certo che in Europa le cose potrebbero evolvere anche diversamente soprattutto se riusciranno a mettere un tappo ai costi energetici ma, come detto, non sarà facilissimo....


Cosa succede negli States?


Venerdi è stata pubblicata la statistica riguardante la creazione di nuovi posti di lavoro non agricoli: se ne aspettavano 298k (in diminuzione dai 528k precedenti) ed in realtà ne hanno creati 315k: una buona notizia quindi ma in questo momento sembra che tutte le buone notizie siano interpretate malamente dal mercato in quanto danno il via libera ad ulteriori aumenti dei tassi: le aspettative per fine settembre vanno dal classico 0.75%  fino ad un possibile aumento di 1% paventato da alcuni analisti.

E' chiaro che tutto questo movimento di tassi al rialzo sta drenando parecchia energia attorno al dollaro:


Tra le principali preoccupazioni degli amministratori delegati delle aziende americane, il rafforzamento del dollaro (FX in bianco sul grafico) sta aumentando, mentre annotiamo con piacere che i grattacapi arrecati dalla supply chain (in blu) stanno diminuendo, segno che qualche cosa sta andando nella giusta direzione.

Ma torniamo al dollaro troppo forte. Ecco cosa ne pensano gli analisti di Barron's:

Il rafforzamento del biglietto verde ha provocato una grave sofferenza nei bilanci delle società statunitensi a grande capitalizzazione, e la situazione potrebbe peggiorare. Le aziende di tutti i settori stanno tagliando le previsioni in seguito al calo dei profitti rimpatriati, tra cui Microsoft, che ha registrato un pesante calo di 595 milioni di dollari nelle vendite trimestrali a causa della forza del dollaro. I potenziali effetti a catena di un dollaro più forte sono reali e non senza precedenti ricordando la crisi valutaria del 1987 e la corsa al baht thailandese di un decennio dopo, che portò a un crollo dei mercati globali.


Non pensiamo che il rafforzamento della valuta americana sfocerà in un qualche crollo dei mercati globali ma sta arrecando un certo fastidio all'interno dei bilanci delle grosse aziende che producono una parte importante dei loro utili all'estero contribuendo alla riduzione degli utili aziendali che, come abbiamo visto nelle settimane scorse, non è ancora un grosso problema ma potrebbe diventarlo soprattutto se nel 2023 si entrerà in una profonda crisi. Su questo argomento ci ripromettiamo di tornare in uno dei prossimi post. 




In effetti dollaro/franco sta nuovamente andano verso la parità (anche se sul cortissimo un evidente stato di ipercomprato potrebbe sfociare in prese di beneficio che possono essere sfruttate per acquistarlo se ancora non si ha dollari in portafoglio...)




... mentre contro euro sembra essersi avviato un nuovo ciclo laterale che lo vedrà evolvere attorno alla parità. Per chi ragiona in euro se si ha dollari vanno tenuti;  eviteremmo per il momento un acquisto ulteriore ma noi stiamo cercando opportunità per farlo lavorare in maniera adeguata ora che i rendimenti non sono più quelli del zero virgola...




  Good news is bad news ed in effetti dopo i dati del primo pomeriggio, in primis quelli sul lavoro,  i mercati americani del 2 di settembre hanno ricominciato a scendere (nero: S&P500, rosso: Nasdaq)... Lunedì sono chiusi per la festività del Labor Day ma da martedì si ricomincia e settembre è appena iniziato...



Oggi pare che ci sia il sole, godetevelo!


 


venerdì 26 agosto 2022

Powell ha parlato...


 

Con un discorso breve, coinciso e senza troppi giri di parole, Powell ci ha fatto sapere, parlando della tribuna di Jakson Hole, cosa la FED intende fare per riportare i numeri dell'inflazione attorno a quel 2% che è sempre stato l'obiettivo dichiarato della Banca Centrale Americana e non si fermerà fino a quanto il lavoro non sarà portato a buon fine.

Non ha usato mezzi termini ed il succo del discorso è che la lotta all'inflazione causerà dolore alle famiglie ed alle imprese!

Dobbiamo ancora adeguatamente digerire quanto ha detto,  ma seguendo i nostri appunti un po in ordine sparso siamo in grado di ricostruire quanto ha affermato e vi aggiungiamo qualche breve commento a caldo:

. Come detto per le famiglie la lotta non sarà indolore: ciò significa che molto probabilmente la battaglia nei prossimi mesi potrebbe anche sfociare in licenziamenti o comunque in un raffreddamento del mercato del lavoro che fino ad oggi, come avevamo visto un paio di post fa, rimane sempre piuttosto pimpante. Anche solo evocare la possibilità di perdere il posto di lavoro e non esser certi di trovarne subito un altro potrebbe indurre gli americani ad andare cauti con i consumi. 

L'altro giorno Wallmart ha pubblicato i suoi numeri, che sono risultati leggermente superiori alle aspettative, ma la grossa sorpresa è arrivata dall'analisi dei dati riguardanti le vendite: un ruolo fondamentale per il raggiungimento del risulato trimestrale l'ha fornito una clientela inusuale,  ovverosia quella proveniente dalla fascia abbiente della popolazione segno che l'aumento dei prezzi inizia a farsi sentire anche in quegli strati della popolazione che di norma sono meno sensibili all'aumento dei costi e che frequentano i grandi magazzini Wallmart solo sporadicamente. Insomma, non si rinuncia a nulla, ma si inizia a risparmiare là dove ciò è possibile. Non un bel segnale per gli utili futuri delle società.


. La FED sta facendo di tutto per cercare di moderare la domanda e fare in modo che quest'ultima si allinei meglio all'offerta che è ancora sofferente a causa dei colli di bottiglia,  dall'aumento dei costi delle materie prime e soprattutto dei costi energetici...


 ...materie prime che hanno recuperato il 50% del movimento ribassista avviatosi agli inizi di giugno e speriamo che a questo livello si diano una calmata...



...mentre è ripartito di gran carriera l'indice generale dei costi energetici e non arretrerà tanto facilmente almeno fino a quando il costo del gas non inizierà a mostrare dei segnali di debolezza: la qual cosa temiamo che non sarà per domani soprattutto considerando il fatto che fra qualche giorno i Russi chiuderanno nuovamente i rubinetti e la guerra in Ucraina sta prendendo una piega non simpatica. Infatti sta circolando l'idea, sostenuta dall'Occidente e persino dalla Turchia, che la Crimea debba tornare sotto al bandiera giallo-blu, un'ipotesi questa che ha tutta l'aria di voler procrastinare il conflitto sine die...


. Di armi per combattere questa inflazione Powell non ne ha mille, anzi, al di là della leva dei tassi ai quali aggiungiamo il tightening non ce ne vengono in mente altre. Ergo, tanto per fare la voce più grossa possibile, tiene aperta la porta ad un terzo aumento dei tassi di 0.75 punti. Si affretta ad affermare che non si potrà andare avanti all'infinito con un simile ritmo... ma per il momento si continua così, diciamo noi,  e questo probabilmente non piacerà troppo ai mercati.



La nostra convinzione è che con una simile inflazione, anche se sembra dall'ultimo rilevamento essersi fermata, i tassi soprattutto quelli corti dovranno salire almeno al 4%. Poi a quel livello vedremo se veramente saranno sufficienti a fare arretrare il ricaro. Quindi facciamo ancora attenzione alle obbligazioni soprattutto se corte. Oggi il trentennale americano è sceso al 3.25 circa 20 bps sotto la resa del 2 anni... l'inversione della curva è totale e qualche inquietudine la crea...

. Se qualcuno pensa che un taglio ai tassi arriverà già il prossimo anno è, secondo Powell, un pochino fuori strada: ovviamente se ci dovesse essere un arretramento tale del rincaro da non più costituire un problema, significa che probabilmente saremo alle prese con una bella recessione di quelle profonde che si combatte appunto con un deciso taglio al costo del denaro. Ma questo non possiamo ancora prevederlo soprattutto,  Powell questo l'ha sottolineato, non sappiamo ancora come l'economia reagirà a questa ondata di rialzi... putroppo, ma questo lo sappiamo, gli effetti sono spessissimo a scoppio ritardato.

Quello che possiamo comunque subito osservare è l'effetto del discorso di Powell sui mercadi di oggi, venerdì 26, che sono in linea con quanto ci si può aspettare dopo un simile discorso: alle 17:31 abbiamo il Dow sotto dell'1.55%, lo S&P500 a -1.91% e il Nadaq a -2.42% (notoriamente l'indice più sensibile agli aumenti...)

In Europa il Dax lascia il 2.22%, il Cac è giù dell'1.73% mentre lo SMI si difende ma perde pur sempre l'1%.

Comunque, come ci ha appena confermato un carissimo amico,  il quadro della situazione non è roseo ma spesso la FED usa la tattica del bastone e della carota: oggi ci ha bastonato ma non è escluso che più avanti ci possa anche soprendere con una bella carota...

Non perdiamoci d'animo! buon week end!!







domenica 21 agosto 2022

Le minute della FED

 Una cosa è certa: finanziariamente parlando questo 2022 non lo dimenticheremo molto facilmente! I primi sei mesi sono stati a dir poco agghiaccianti con perdite di un'ampiezza tale che non se ne ha memoria di altre così consistenti. Poi, come se nulla fosse, assistiamo negli ultimi due mesi ad un recupero che, per lo meno negli Stati Uniti, ha riportato il Nasdaq in un bull market e poco ci manca che anche lo S&P500 segua a ruota. 

I motivi di un tale recupero li vogliamo velocemente elencare:

. Tecnicamente dopo delle cadute violente, trovata una base sufficientemente solida, si rimbalza e l'ampiezza di questo movimento può essere da un 20% fino ad un 50% del movimento ribassista precedente. E' quello che sta accadendo. Bello,  però dobbiamo stare attenti perché la forza di gravità potrebbe rientrare in gioco...

. In America stanno creando posti di lavoro come se piovesse, le aziende assumono a seguito di una domanda crescente e, cosa non da poco,  riescono a ribaltare i maggiori costi di produzione sui consumatori che per il momento continuano  a spendere (beati loro...) per la felicità di un buon numero di società che anche nel secondo trimestre hanno messo a segno guadagni sopra le aspettative. Fino a quanto si potrà andare avanti così non lo sappiamo ma per il momento nessuno sembra preoccuparsene.

. Il processo inflattivo pare essersi fermato e potrebbe anche essere pronto (materie prime e costi energetici permettendo) a fare retromarcia. Questo almeno è quello che c'è nella testa di molti investitori  e  in parte anche nella nostra...

Poi mercoledì sono state pubbicate le minute dell'ultima riunione della  FED che ci hanno riportato con i piedi per terra. Come al solito questo rapporto va letto tra le righe e se abbiamo fatto bene i compiti possiamo riassumere il  messaggio di Powell e compagni nel modo seguente: "è abbastanza probabile che gli investitori si stiano montando la testa (vedi i recenti consistenti rimbalzi) dando per scontato che la lotta all'inflazione inizia a dare i primi frutti. Noi però non ne siamo troppo convinti in quanto gli effetti della nostra politica monetaria li vedremo non fra qualche settimana ma fra parecchi mesi (6-9-12 mesi) e fino ad allora staremo in campana." Ergo: i tassi continueranno a crescere. Forse un po' meno del previsto ma li faremo salire ulteriormente e questo il mercato se lo stava quasi dimenticando.

Il ritorno alla realtà è stata una questione di un attimo ed ha comportato un riaggiustamento della percezione del livello dei tassi attesi dal mercato: 

Negli USA siamo attualmente al 2.38% e l'estate prossima il mercato stima che saremo 118 punti base più in alto... la reazione al rialzo dei rendimenti dei Bonds governativi, scesi ben al di sotto del 3%, si sta già concretizzando in questi giorni. 


Se aggiungiamo il fatto che la curva dei rendimenti americana è da parecchi mesi costantemente  inversa (il corto rende più del lungo ed è forriera di una probabile recessione) ecco spiegato il nervosismo dei mercati azionari di questi ultimi giorni. 



Vi avevamo promesso un aggiornamento dell'algoritmo di Ned Devis: ci stiamo avvicinando di gran carriera al mese di settembre dove il trend dello S&P500 potrebbe subire un rallentamento. Considerata la natura predittiva particolarmente efficace del modello di Devis diremmo di prestare un po' di attenzione e magari fare un po' di cassa in attesa della ripartenza di metà ottobre. Forse è arrivato il momento di fare un pochino di ordine all'interno dei portafogli, cosa che faremo la prossima settimana.

Ricordiamoci che il prossimo week end ci sarà il simposio dei banchieri centrali a Jakson Hole: di solito è una scampagnata per addetti ai lavori ma questa volta, considerta la quantità di inflazione in circolazione nel mondo, potrebbe assumere un interesse che di norma non gli è proprio. E' probabile che tutto quello che verrà discusso sarà a dir poco vivisezionato e se arrivano messaggi poco graditi saremo costretti a dar ragione una volta di più a Ned Devis.

Dai che diamo un'occhiata ai due indici prima di passare all'Europa:


E' chiaro a tutti che un discorso di rendimenti al rialzo non giova al Nasdaq che comunque non poterva continuare a salire con questi ritmi senza concedersi una pausa di riflessione. E' probabile che andremo ad appoggiarci sulla media mobile dei 200 giorni (linea verde) attorno ai 12'200 punti. E' troppo presto per dire se siamo di fronte ad una ripresa del movimento ribassista ma non possiamo escludere con certezza questa ipotesi. Quindi: un po' di prudenza non guasta. Magari se vi sono dei guadagni portateli a casa...


Peccato, mancava veramente poco al superamento della media mobile dei 200 giorni che avrebbe spinto l'S&P500 in un bull market. Potremmo rivedere i 4000 punti ma per fortuna i volumi sono ancora bassi...


Se l'America non se la passa così male, purtroppo non possiamo dire altrettando delle economie europee che stanno combattendo lo spettro di una profonda crisi energetica che sembra per il momento non aver fine o forse l'avrà solo quando si decideranno a far cessare una guerra che non riusciamo più a capire e per questo fa ancora più paura. 



L'altra guerra, quella contro l'inflazione, per il momento non la stiamo vincendo: nell'area dell'euro il rincaro si è attestato all'8.9% in rialzo rispetto a giugno (8.6%) ed in Inghilterra siamo addirittura in doppia cifra con un bel 10.1% tendendente al 13% per fine anno e con una sterlina che , malgrado gli aumenti dei tassi, sta sprofondando. Non se ne esce!

Con un simile scenario è facilmente comprensibile che non sia facile farsi prendere dagli entusiami e quindi abbiamo le borse europee che arrancano e anche quella svizzera non fa difetto:



Bisogna riconoscere alla nostra borsa una certa qual tenacia nel volersi spostare lateralmente: è come un elastico che si sta attorcigliando caricandosi di energia. Speriamo che quando si deciderà a rilasciarla la direzione che prenderà sia quella rialzista,  ma considerato che il mese di settembre potrebbe non essere dei migliori la cosa non ci lascia proprio completamente tranquilli. E se facessimo un po' di protezione?



Attenzione anche ad euro/chf: per noi il target rimane sempre 0.95. Per il momento chi ha franchi svizzeri, come stiamo dicendo da un po', se li tenga.



Euro/usd: temiamo che la prossima settimana rivedremo la parità fra le due monete e purtroppo  per il semplice gioco della differenza dei rendimenti tra le due valute non possiamo escludere che si possa anche andare sotto l'uno...


Godetevi la domenica!