lunedì 25 dicembre 2023

2023: un piccolo consuntivo

 Siamo giunti alle battute finali di quest'anno finanziario che tutto sommato qualche soddisfazione ce l'ha data. Alla fine di questa settimana potremo passarlo agli atti ed archiviare la pratica.

Durante la scorsa settimana abbiamo ancora intercettato qualche dato macroeconomico che non vogliamo che passi sottotraccia e poi, per l'ennesima e speriamo ultima volta, desideriamo porci la domanda se ha ancora un senso compiuto intestardirsi con le previsioni economiche e finanziarie per il nuovo anno, emanate da istituti variabilmente blasonati, dal momento che è stato dimostrato che la loro efficacia ha spesso una data di scadenza di qualche mese ma non oltre e quindi figuriamoci quanto è complesso farne una che dovrebbe coprire l'anno intero.

Ma vediamo cosa siamo venuti a sapere d'importante la scorsa settimana. 

Lunedì 18.12 l'indice IFO, quello che misura la fiducia di 7000 aziende tedesche, esce in calo all'86.4 (attesa: 87.8, precedente: 87.2) a conferma del momentaccio che sta passando quasi tutta l'industria germanica.

Il giorno seguente, martedì 19.12,  dall'Europa arriva il dato sull'inflazione annuale: è scesa al 3.6% (atteso: 3.6%; precedente: 4.2%)... la cura della BCE continua a fare il suo effetto. Di questo passo il target del 2% non sembra irraggiungibile consideranto che l'IPC europeo,  l'indice che misura i prezzi di beni e servizi, è sceso al 2.4% (atteso: 2.4% ; precedente: 2.9%).

Mercoledì 19.12 è il turno del consumer confidence americano (nov.) che sale al 110.7 (atteso: 103.8; precedente: 101) altra conferma che gli americani non sembrano essere così mal messi, anzi... 

...anche se il 21.12, sempre dagli States, gli US Leading indicators (nov.) sono al ribasso dello 0.5% per il ventesimo mese di fila (in teoria dovrebbero già essere in recessione da un pezzo...) ed il PIL del terzo trimestre è stato rivisto al ribasso dal 5.2% al 4.9% che è comunque una crescita di tutto rispetto (curiosissimi di vedere cosa uscirà per il quarto trimestre...).

La settimana si chiude con le entrate personali (nov.) degli americani al rialzo dello 0.4%,  seguito dalla vendita di beni durevoli (nov.) al 5.4% (attesa: 2%; precedente: -5.1) e soprattutto dalla conferma che l'inflazione continua a scendere: l'importante indice PCE (annuale) che misura i prezzi di beni e servizi passa dal 2.9% al 2.6% ed il Core PCE (annuale) è sceso dal 3.4% al 3.2%. Insomma: gli americani guadagnano un qualcosina in più, non si fanno problemi ad acquistare beni durevoli mentre il rincaro continua a scendere; detto così sembra perfino troppo bello per essere vero.

Da questi dati possiamo dedurre che in effetti l'inflazione europea continua a dare segnali di indebolimento e che, considerate le condizioni economiche non ottimali in diverse nazioni (Germania in testa), potrebbero diventare urgenti almeno un paio dei 6 tagli che il mercato si aspetta per l'anno nuovo. Negli USA, a nostro giudizio,  una gran fretta di procedere ai 4 tagli previsti non sembra esserci. 

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La scorsa settimana per i mercati è stata una settimana di consolidamento e a parte qualche piccolo scossone non è successo nulla di veramente importante. 

Vorremmo ora passare in rassegna i soliti grafici ma prima di farlo siamo andati a vedere quali erano le previsioni espresse da alcuni importanti operatori finanziari 12 mesi orsono e verificare la qualità dei dati.

Partiamo dai mercati azionari. La tabella, come le altre che seguiranno, è uno spaccato delle previsioni che avevamo pubblicato il 5 gennaio 2023  e tra le parentesi trovate il valore dell'indice o della valuta di quel giorno. Se qualche curioso ha voglia di andare a rileggersi cosa avevamo scritto,  può cliccare qui; la parte dedicata alle nostre aspettative per il 2023 non è tutta da buttare, anzi...




Per lo S&P500 le previsioni più rosee presenti nella tabella sono quelle di GS e UBS che si aspettavano un aumento del 4.2% a 4000 punti; per il CS bisognava tener giù le mani dall'indice mentre JP Morgan era fondamentalmente neutrale.




Nella realtà sappiamo tutti come è andata e lo S&P500 (+23.83 ytd), che nel 2022 aveva perso il 19.44%,  non si è accontentato di un modesto rialzo del 4% o sù di lì e probabilmente chiuderà l'anno con una plusvalenza attorno al 23-24%... 
Durante la settimana ci sono state alcune piccole prese di beneficio come è normale che sia e per il momento l'indice  rimane sempre in zona di ipercomprato;  bisogna procedere con prudenza se si vogliono fare nuovi acquisti. Superare il massimo storico dei 4800 punti non sarà una passeggiata... forse ce la si può fare se i tagli arriveranno prima del previsto (diciamo a marzo) ma, come abbiamo visto, non sembra esserci una grande urgenza di tagliarli a tutti i costi tanto per vedere cosa succede... 

Per il momento ci fermiamo qui e riprenderemo il discorso quando parleremo di previsioni.... insomma, eviteremo di indicare dei target numerici e ci concentreremo sui trend (come l'amico Ned Davis insegna). Qualche supposizione sullo sviluppo dei mercati nel prossimo anno la dobbiamo fare. Non possiamo proprio muoverci alla cieca e con obiettivi unicamente di corto o cortissimo termine.

A proposito di Ned Davis...


...come sappiamo ritiene che la cosa fondamentale, che facciamo nostra, sia intercettare i trend ed il suo algoritmo ci riesce piuttosto bene... anzi quest'anno fa persino un pochino di paura: a parte l'ampiezza della correzione dei mesi di settembre/ottobre che non è stata catturata con precisione, per il resto dell'anno la realtà ha ricalcato il modello in modo impressionante.

Siamo andati a riprendere anche i cicli compositi del 2021 e 2022:





...ci vien voglia di dire che almeno i primi 6 mesi dell'anno il modello è quasi infallibile. Un pochino meno preciso durante la seconda metà dell'anno ma comunque... Del modello di Ned Davis ne parleremo presto quando affronteremo quali sono i nostri scenari per il 2024.




Per l'Eurostoxx50 (+19.19% ytd) la perdita del 2022 era stata del 12.90% ma l'indice già a partire dal mese di settembre aveva cercato di reagire ed in parte c'era pure riuscito. La previsione del CS per il 2023 lo voleva rispedire al ribasso di un 10% in prossimità dei minimi dei mesi di settembre/ottobre,  mentre gli analisti di UBS, seppure meno pessimisti,  non vedevano praticamente nessun potenziale.

Nella realtà oggi l'indice si trova all'interno di un canale rialzista che l'ha portato finalmente a testare nuovi massimi: evidentemente questo mercato era da anni che veniva trascurato (era sempre ben visto dagli analisti ma nessun investitore se lo filava seriamente...) e nel 2023, malgrado le condizioni dell'economia europea non siano delle migliori, si è deciso a reagire. Oggi è, come la maggior parte degli indici azionari, in chiaro stato di ipercomprato e non sarà facilissimo vederlo salire dentro quel canale ascendente che l'ha portato verso il massimo storico. E' più probabile che da quel canale uscirà abbastanza presto e una visitina al supporto dei 4'400 non è da escludere. Molto dipenderà da quando la BCE si deciderà a tagliare i tassi...




Un'occhiatina allo SMI (+3.95% ytd), anche se non era presente nella tabella delle previsioni per il 2023,  la diamo comunque: siamo ancora perfettamente all'interno del canale ascendente, bene. Ci preoccupa un pochino lo stato di ipercomprato malgrado la correzione dell'ultima settimana: quest'ultima non è stata abbastanza incisiva da parmetterci di avere un RSI meno tonico e quindi qualche altro aggiustamento al ribasso è da mettere in conto. 

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Capitolo tassi di interesse e relativi rendimenti:





Oggi il Treasury americano a dici anni rende il  3.89% e tutto sommato le previsioni non sono state così fuorvianti, anzi... a memoria comunque non ci pare che nessun operatore nel mese di dicembre 2023 aveva previsto che il decennale potesse sfiorare il 5%, men che meno noi... non si pensava che, considerati i debiti nazionali oramai stratosferici, il costo del denaro potesse salire tanto. Insegnamento da trarre: combattere la FED ed in generale le Banche Centrali non è (quasi) mai una buona idea... Avessimo avuto una sensibilità maggiore,  forse avremmo pututo gestire il reddito fisso con un pochino più di efficacia. Fortuna vuole che da novembre le rese sono scese di buona lena raddrizzando la performance di una asset class che rischiava per il secondo anno di fila di avere un segno meno davanti. Non bello!



Discorso simile per il Bund tedesco a 10 anni. Le previsioni tutto sommato non sono state malvagie ma solo grazie alla recente diminuzione delle rese. Tassi al 3% non erano in molti a pronosticarli nel 2023.


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Altra asset class non facile da pronosticare: i cambi tra valute...





Sulla parità euro/usd c'è stata una discreta convergenza di opinioni che davano l'euro, che si trovava contro $ a 1.07 alla fine del 2022, in indebolimento: 1.05 era indicato come un livello di possibile  riduzione del valore della moneta europea e per ben tre volte durante l'anno questo valore è stato toccato... Poi il dollaro ha iniziato ad indebolisi alla fine di settembre ed il trend di allentamento è tuttora in corso... 1.11 è una bella resistenza che non sarà facile superare ma se lo fosse dovremo ridurre un po' la quota dollari.


Euro/chf era visto al ribasso e così è stato ed i 0.91 cts di UBS e i 0.92 di Goldmann Sachs sembrano non essere poi così lontani soprattutto se la BNS si ostinerà a mantenere i tassi svizzeri agli attuali livelli... solo l'industria svizzerà sa quanto sarebbe bello avere un franco un pochino meno forte...



Dollaro/chf doveva essere alla fine di quest'anno tra i 0.95cts e i 0.88cts ... previsioni di questa ampiezza sono, lo comprendete bene, difficilmente utilizzabili.
Comunque se c'è una moneta contro la quale il franco si esalta è proprio quella americana e i 0.855 cts di venerdì scorso sono lì a dimostrarlo. Nemmeno UBS, notoriamente da anni ribassista sulla parità USD/chf,  ha osato fare una previsione sotto i 0.88 centesimi... la realtà è pure peggiore... ci torviamo in un'area di nettissimo ipervenduto e un rimbalzo ci darebbe la possilità di alleggerire un po' la valuta americana.

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Un discorso molto simile riguarda anche quello sulle commodities:


Il petrolio a quest'ora doveva essere più vicino ai 100$ al barile che non ai 75$ segnalati da Julius Baer... Due guerre, quella Russo/Ucraina alla quale si è aggiunto il conflitto Israelo-palestinese, quasi nulla hanno potuto contro l'affievolimento del prezzo del petrolio che probabilmente è in questo momento più influenzato, malgrado i tagli alla produzione, dalla prospettiva di un rallentamento economico e da scorte che sono a buoni livelli. Insomma,  purtroppo alle guerre ci si abitua molto facilmente. Maggiori preccupazioni possono arrivare dall'attuale situazione di instabilità nel Canale di Suez, situazione che stiamo tenendo parecchio sotto controllo...



Quanto sia stata errata la previsione sull'oro è lì da vedere.... dopo aver raggiunto il massimo storico a 2153$ per oncia abbiamo assistito ad una presa di profitto ma comunque il metallo giallo sembra per il momento tenere piuttosto bene quota 2000 grazie anche all'indebolimento del dollaro e alla prospettiva di un taglio ai tassi. 
Se pensiamo che tra l'attuale quotazione e quella di Julius Baer ci sono circa 30 punti percentuali è piuttosto chiaro che di previsioni come queste non possiamo farci un granché.

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Riassumendo: durante la scorsa settimana e probabilmente anche in quella a venire, non succederà nulla di particolarmente trascendentale. Abbiamo visto alcuni dati macro che confermano due cose: l'inflazione in Europa ed in America sta scendendo: bene così. Un po' meno bene la situazione economica: quella europea preoccupa ed alimenta le speranze per dei tagli ai tassi piuttosto numerosi durante l'anno nuovo. Primo taglio a marzo? Vedremo.
L'economia americana per contro sembra meglio messa: vi sono segnali di rallentamento ma non così gravi da parlare di recessione. Se vi ricordate bene noi la davamo quasi per scontata: sbagliato! Ma a dir la verità a portarci ad una conclusione errata è stata la teoria economica che ci ha insegnato che da quando si inizia ad aumentare i tassi (soprattutto quando gli aumenti sono massicci come quelli appena vissuti) dopo 12/18 mesi si entra quasi certamente in una fase recessiva. Per il momento la teoria è stata sconfessata dai fatti e se si parlerà nel 2024 di recessione americana sarà verosimilmente leggera. E' altrettanto probabile che una parte dei manuali di economia andranno parzialmente riscritti: oltre a non capire come sia stato possibile sfuggire alla recessione, e qui bisognerà teorizzare attorno al concetto di "helicopter money",  dovremo capire meglio come funziona la "nuova disoccupazione" in America... quella vecchia sembra per il momento sparita... rimane quella sistemica ma nulla più. 

Dall'analisi delle previsioni dello scorso anno siamo giunti alla conclusione che nella maggior parte dei casi gli analisiti si sono infilati in un ginepraio e lì sono rimasti. I loro numeri sono spesso inutilizzabili. Molto meglio la tecnica direzionale che analizza i trend di mercato e cerca di individuare il momento dove il trend tende a cambiare di direzione. Ne parlermo più in dettaglio quando affronteremo le previsioni per il 2024.


Buon Natale!!

















domenica 17 dicembre 2023

Les jeux sont faits!

Les jeux sont faits! E' stata una settimana impegnativa ma ora sappiamo cosa si aspettano i banchieri centrali per il 2024 e gli scenari che ci hanno proposto non si discostano molto da quelli che vi abbiamo descritto nelle scorse settimane. 


Ridotti all'osso possiamo riassumerli nel modo seguente: l'inflazione è oramai sotto controllo (tanto in Europa quanto negli USA); l'economia mostra segnali d'indebolimento (un po' di più in Europa...); probabilmente non alzeranno più i tassi (ma pronti a farlo se serve... come ha fatto la Banca Centrale norvegese!)  ma dalle due sponde dell'Atlantico NON sono ancora pronti a farli scendere. Su quest'ultimo aspetto la retorica della Lagarde differisce, e non di poco, da quella di Powell.


Per quest'ultimo, come vedremo, ci sono i Dot Plot che parlano in sua vece ed anche il linguaggio adottato è comunque parso più dovish e accomodante del solito. 


Madame Lagarde invece è stata particolarmente incisiva e si vedeva proprio che smaniava - ci mancava poco che pestasse i pugni sul tavolo - nel volerci far sapere che durante la seduta della BCE di giovedì  il tema di un eventuale taglio ai tassi NON è stato neppure oggetto di discussione. Punto! Come dire che per il momento dobbiamo accontentarci del tormentone "higher for longer". Altro punto! 


Probabilmente non ha ancora digerito il fatto di aver iniziato ad alzare i tassi troppo tardi; ora teme di abbassarli troppo presto... nel frattempo, se si dovesse distrarre anche solo per un attimo, il rischio di ritardare la riduzione del costo del denaro potrebbe costargli caro favorendo l'avvio di una vera e propria recessione... Ovviamente non glielo auguriamo ma il rischio è dietro l'angolo... Poi, se così fosse, i tassi dovranno essere tagliati con l'accetta...


Per la cronaca anche la nostra Banca Nazionale Svizzera ha lasciato i tassi invariati: non vi nascondiamo che se li avessero tagliati non ci avrebbe completamente preso in contropiede... Se vi ricordate bene è stata la prima ad alzarli, nel mese di giugno del 2022, sorprendendoci non poco. Farli scendere poteva essere un bel regalo ma ovviamente un banchiere centrale non è di certo Babbo Natale... Ciò non toglie che i futures scontano un taglio dello 0.25 addirittura per il mese di marzo; probabilità? 90%!... Ne seguiranno altri 2 in date ancora da identificare; poi, per il 2024, dovrebbero bastare.


Comunque sia molti economisti in questi giorni si sono dati da fare per sottolineare, una volta di più, quanto segue:


La core inflation, che come oramai sappiamo, è quella maggiormente tenuta sotto controllo dalle Banche Centrali, è da parecchi mesi che ha imboccato la strada della discesa. Quella americana è stata fotografata martedì 12 al 4% (attesa: 4%; precedente: 4%) mentre l'inflazione di base ha subito un modesto rallentamento al 3.1% (attesa: 3.1%; precedente: 3.2%). 

Sembra scendere più velocemente quella Europea: la core inflation è al 3.6% e probabilmente la vedremo anche più bassa nelle prossime registrazioni. Il rallentamento dell'economia nel nostro continente è palese tanto da giustificare, come vedremo fra poco,  aspettative di almeno 6 tagli ai tassi guida per il 2024... Ovviamente Lagarde permettendo...




Se osserviamo bene il grafico e soprattutto la linea blu che rappresenta le aspettative di tagli ai tassi europei, possiamo toccare con mano quanto rapidamente il contesto economico si stia degradando: se agli inizi di giugno le aspettative di un taglio erano vicine allo zero, sei mesi dopo il mercato stima che serviranno almeno 6 tagli (o 152 basis points) per evitare che il rallentamento si trasformi in una recesssione. Anche l'Inghilterra (linea verde) non è messa molto bene, mentre per gli Stati Uniti le attese per dei tagli erano già ben presenti a giugno, si sono affievolite nei mesi successivi, per poi riprendere a scendere da ottobre in poi con il probabile beneplacito di Powell...


A tal proposito gettiamo un'occhiata al Dot Plot e vediamo cosa si aspettano i Governatori della FED:



Per la fine del 2024 i tassi dei Fed funds, secondo le stime indicate dai membri del FOMC, attorno al 4.75 o giù di lì ed in effetti corrisponde a qualche cosa come a 3 o 4 tagli dello 0.25% ciascuno. Le previsioni per il 2025 tendiamo a non prenderle in considerazione in quanto è già estremamente complesso farle per l'anno che verrà, andare al 2025 ci sembra più che altro un esercizio di stile ma nulla più; di certo non prenderemo delle decisioni di investimento basandoci su di una previsione che sappiamo essere poco affidabile.


Comunque sia, tutto questo discutere di tassi e di relativi tagli per il prossimo anno, continua a produrre effetti positivi per tutto il comparto obbligazionario, sia in euro che in dollari e mettiamoci pure il franco svizzero:


Le obbligazioni in euro hanno finalmente il vento in poppa e da inizio anno hanno quasi accumulato una performance del 7%, non male se pensiamo che a settembre erano ancora in perdita...





Le obbligazioni in dollari sembrano un po' meno pimpanti,  ma stanno comunque recuperando e se continua così, è solo una questione di tempo, le vedremo a dei livelli simili a quello delle consorelle in euro. Come già sottolineato la scora settimana , tutti questi movimenti fanno un gran bene ai portafogli più prudenti dove l'asset allocation è particolarmente orientata verso il reddito fisso.


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Due parole sui cambi e sull'oro.

Tutto questo parlare di tagli ai tassi non fa altro che rafforzare il franco svizzero che se continua di questo passo ci vorranno solo 0.8550 centesimi per comprare 1 dollaro. La freccia rossa indica l'incrocio ribassista della media mobile dei 50 giorni (linea viola) con quella dei 200 (linea blu) e dei 100 giorni (linea verde)... è un classico "death cross" (o incrocio della morte) che conferma il trend ribassista.


Il trend di euro/franco ci pare piuttosto evidente: quello di medio periodo, avviatosi nel mese di marzo del 2021 e rappresentato dalla resistenza dinamica (linea rossa tratteggiata) per il momento non lascia scampo alla valuta europea... saremmo già contenti se per il 2024 il movimento fosse laterale, diciamo confinato tra lo 0.9450 e lo 0.97... sotto lo 0.94 farà felice solo il presidente della BNS Jordan, un po' meno chi esporta parecchio nell'UE.


Malgrado i 6 tagli ai tassi attesi dal mercato, l'euro ultimamente si sta rafforzando contro dollaro. Per il momento sembra non riuscire ad andare oltre la resistenza posta a 1.1... dovesse riuscirci saremmo costretti ad alleggerire un po' la presenza della valuta americana nelle nostre gestioni...


L'oro, dopo aver segnato il suo record storico (freccia rossa),  ha subito corretto riportandosi sotto i 2000 dollari per oncia. Il taglio ai tassi aiuterà l'oro a consolidare il suo valore attorno a quello attuale. Per il momento non crediamo che possa fare molto di più... ovviamente scenario geo-politico permettendo. Una quota di oro in deposito non guasta...

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Sono 5 settimane filate che i mercati azionari chiudono la settimana con un guadagno. Bello ma è abbastanza intuitivo che dopo simili rally prima o poi una pausa se la dovranno prendere. Difficile dire quando... La BCE si riunirà il 25 gennaio e la FED il 30-31 e fino ad allora di stimoli legati alla politica monetaria non ne avremo. Forse potremo fare affidamente su qualche dato macro che viene pubblicato settimanalmente ma non ci speriamo più di tanto. Tecnicamente parlando siamo in presenza di mercati piuttosto ben quotati e sono tutti (tranne qualche eccezione) vicini a resistenze e/o massimi storici che incutono qualche timore... Insomma, a cortissimo termine un po' di prudenza non guasta.



Lo S&P500 (+22.91% ytd) ha raggiunto quella che potrebbe essere una importante resistenza attorno ai 4720 punti. Siamo ad un soffio dai massimi storici e l'RSI continua ad essere in ipercomprato (cerchio rosso). Abbiamo il sostegno delle medie mobili con il golden cross della media mobile dei 50 giorni che sta incrociando quella dei 100 (freccia verde) ma potrebbe non bastare.... Non lasciamoci impressionare dai volumi: venerdi era il "giorno delle streghe" dove, come ogni trimestre,  scadono opzioni e future sugli indici e sulle singole azioni generando volumi straordinari che possiamo quantificare in 5.2 trilioni di dollari... Siamo anche in quella parte dell'anno durante il quale i gestori fanno un po' di window dressing sbarazzandosi di titoli che non sono andati bene sostituendoli con titoli in deposito che hanno performato decentemente... discutibile ma è una consuetudine secondo la quale anche l'occhio vuole la sua parte. 


Anche secondo Ned Davis lo S&P500 è arrivato dove doveva arrivare... fa impressione l'accuratezza della previsione! Speriamo che quella per l'anno prossimo si qualitativamente fatta della stessa pasta.



Pure il Nasdaq (+41.54% ytd) si trova in prossimità di una possibile resistenza... rispetto ai massimi storici c'è ancora della spazio per crescere e probabilmente se si andrà incontro ad un abbassamento dei tassi è forse il mercato che più potrà approfittarne. E' comuque anche lui in ipercomprato... (cerchio rosso)



L'Eurostoxx50 (+19.92% ytd) doveva arrivare a 4600 punti e a 4600 punti ci è arrivato per poi retrocedere di qualche frazione di punto. Difficile dire dove può andare: per il momento si muove ancora all'interno di un canale ascendete e fino a quando non abbiamo l'evidenza che ne sia uscito lo diamo ancora al rialzo...  A livello di RSI siamo in un deciso impercomprato ma lo siamo già da diverse settimane a dimostrazione del fatto che non è dato per scontato che quando questo indicatore segnala una sovraquotazione la correzione è immediata... possono passare ancora diverse settimane.



Lo SMI (+4.31% ytd) si sta dando da fare ma ha un problema che è poi quello che si sta trascinando da tutto l'anno: fino a quando Roche, Novartis e Nestlé non iniziano a salire con regolarità, e non a fare un passo avanti e due indietro, si farà fatica a rivedere i massimi storici... noi saremmo già contenti di ritornare almeno a quota 12'000 ma forse è sperare troppo. Vorremmo dare tutta la colpa alla forza del franco svizzero e quindi non ci resta che restare vigili e sperare che Jordan non si ostini a voler avere a tutti i costi un franco ipertrofico... siamo nelle sue mani.


Prima di salutarci vogliamo proporvi la vignetta che The Economist pubblica tutte le settimane:


In effetti l'intelligenza artificiale, che tanto bene ha fatto al Nasdaq quest'anno, ha delle contro indicazioni e necessita di essere in un qualche modo regolamentata prima che ci sfugga dalle mani e crei disastri... putroppo anche noi abbiamo l'impressione che il legislatore in questi casi (mettiamoci pure dentro le crypto currencies) sia sempre in ritardo e soprattutto quando si parla di EU sappiamo anche il perché. 

Buona domenica!

domenica 10 dicembre 2023

In attesa delle Banche Centrali...

 Quando la scorsa domenica avevamo finito di scrivere i nostri Appunti, stavamo pensando che la settimana entrante sarebbe stata una di quelle interlocutorie in attesa della successiva, ben più importante, in quanto avremo una serie di appuntamenti con le ultime sessioni annuali delle Banche Centrali.  Di norma fanno il punto della situazione e ci forniscono un assaggio di cosa si aspettano per l'anno nuovo. Vi ricordiamo che il 12.12  verremo a sapere qualche cosa di più sullo stato dell'inflazione americana: è attesa al 3% (precedente:3.2%) mentre la core inflation dovrebbe assestarsi al 4% (precedente: 4%).  Il giorno dopo, 13 dicembre, la FED ci farà sapere con ogni probabilità che i tassi non li alzerà e analizzeremo con interesse l'ultimo dot plot dell'anno dal quale ci aspettiamo qualche suggerimento utile per affrontare il 2024. Il 14.12 sarà il turno della BCE, della nostra BNS e, per chi ha ancora dell'interesse, sapremo cosa frulla in testa alla BoE... 

 Per quanto riguarda la settimana che sta per finire,  limiteremo le nostre osservazioni all'essenziale: commenteremo alcuni dati macro che confermano gli scenari che stiamo disegnando da qualche settimana. I mercati azionari ed obbligazionari, entrambi tecnicamente in iper-comprato, sono stati poco tonici eccezion fatta per quelli europei che,  sul finire della settimana , ci hanno omaggiato di un piccolo pensiero pre-natalizio.

Ma diamo rapidamente un'occhiata a qualche dato macroeconomico partendo da quelli americani:

Il 4.12 gli ordini di fabbrica per il mese di ottobre hanno subito una bella frenata: -3.6% (atteso: -3.5%; precedente: +2.8%) confermando quanto si poteva dedurre dalle previsioni non proprio esaltanti dei CEO e CFO di molte aziende che si aspettano un quarto trimestre piuttosto debole che apre la strada a scenari che annoverano un calo della crescita economica americana seguiti da una coerente e probabile riduzione degli investimenti aziendali. Quando parleremo delle previsioni per il 2024 ne dovremo tenere conto.

Il 5.12 veniamo a sapere che le offerte di posti di lavoro per il mese di ottobre sono in calo: dai 9.4 mio di settembre si è passati ai 8.7 mio di ottobre. Sono sempre un sacco di posti di lavoro vacanti ma in generale, una loro diminuzione,  segnala la preoccupazione per il futuro che vige all'interno delle imprese e può impattare negativamente l'umore dei consumatori.

Un altro dato da non sottovalutare, pubblicato il 7.12,  è quello del credito al consumo per il mese di ottobre che si attesta a 5.2 miliardi di dollari (atteso: 8mia; precedente: 12.2mia). La frenata è abbastanza evidente e potrebbe in effetti essere la risposta alle preoccupazioni degli americani per il futuro della loro economia che è attesa in rallentamento. Sappiamo che i risparmi sono drasticamente diminuiti ed ora pure la tendenza ad indebitarsi sta frenando. A sostenere i consumi rimangono gli impieghi che, per il momento, sembrano non accennare a diminuire ma potrebbe essere solo una questione di tempo...

Venerdì 8.12 catturiamo due dati proprio relativi allo stato di salute dell'occupazione per il mese di novembre: i nuovi posti di lavoro non agricoli salgono a 199k unità (atteso: 180k; precedente: 150k) mentre la disoccupazione generale si attesta al 3.7% (atteso: 3.9; precedente: 3.9%). Sembrano dei buoni dati,  ed in effetti lo sono,  ma ad una analisi di dettaglio si scopre una realtà meno brillante. Ad approfondire i numeri ci ha pensato il capo analista di Capital Economics e noi prendiamo in prestito le sue considerazioni:

"L'aumento di 199.000 unità nell'occupazione salariale di novembre comprendeva 47.000 lavoratori reduci da scioperi (30.000 membri UAW e 17.000 membri SAG Aftra). Se si esclude questa spinta una tantum, l'aumento di 152.000 unità è stato più o meno uguale a quello di ottobre. Inoltre, di queste 152.000 unità, 49.000 erano posti di lavoro statali e altre 77.000 nell'assistenza sanitaria. Escludendo questi settori non ciclici, l'economia ha aggiunto solo 26.000 posti di lavoro, il che si aggiunge all'evidenza che, dopo un terzo trimestre molto forte, la crescita sta rallentando nel quarto trimestre. Il calo di 38.000 posti di lavoro nel settore del commercio al dettaglio è particolarmente preoccupante, vista la recente debolezza dei dati sulla spesa utilizzando le carte di credito".

Insomma, come al solito il diavolo si nasconde nei dettagli e ci sembra chiaro che, al di là delle apparenze,  una forma di contrazione economica è in corso; va comunque sottolineato che quasi tutti gli analisti parlano di rallentamento, escludendo per il momento una vera e propria recessione. 

Anche in Europa sono stati pubblicati alcuni dati interessanti:

il 4.12 annotiamo che l'inflazione in Svizzera per novembre si attesta all'1.4% (atteso: 1.7%; precedente: 1.7%).  Non avevamo grossi dubbi che dalle nostre parti il rincaro fosse già parecchio sotto il 2%. Va comunque annotata qualche polemica in merito all'effettivo calcolo dell'inflazione nel nostro paese dove, a detta di parecchi economisti,  il paniere non è proprio rappresentativo... soprattutto i costi della salute non sono correttamente considerati: se lo fossero, il nostro rincaro sarebbe qualche frazione di punto sopra il 2%.

Le difficoltà dell'economia tedesca si manifestano anche osservando i dati delle immatricolazioni di nuove auto pubblicati il 5.12: con un -5.7% (precedente: +4.9%) è chiaro a tutti dove sta una parte dei problemi dei tedeschi...

Il 6.12 il quadro economico tedesco si appesantisce con gli ordini di fabbrica per il mese di ottobre che segnano un -3.7% (atteso: 0.2%; precedente: 0.7%). Il segnale è di quelli che preoccupano!

L'Europa invece vede le vendite al dettaglio per il mese di ottobre scendere del -1.2%  (atteso: -1.1%; precedente: -2.9%) Un pochino meglio del precedente ma abbiamo sempre un segno meno davanti...

Terminiamo con l'inflazione tedesca per il mese di novembre che si attesta al 3.2% (attesa: 3.2%; precedente: 3.8%). Saremmo stati un po' sorpresi e confusi se il rincaro tedesco fosse salito. E' ancora alto ma per lo meno sembra essersi stabilizzato.



E' abbastanza chiaro che se gli americani non sono messi benissimo, noi europei siamo messi pure peggio e si capisce meglio come mai il mercato sta scontando 6 tagli ai tassi per il 2024 equivalenti a circa l'1.5%. Significa che gli investitori hanno piena fiducia nelle capacità della BCE di traghettare l'inflazione verso quel 2% che ancora oggi è il target ufficiale e nel contempo ritengono necessari almeno 6 tagli ai tassi per dare fiato ad una economia che, come abbiamo visto dai dati appena pubblicati, sta annaspando. Se il mercato sembra avere le idee in chiaro,  ammettiamo che le nostre non sono proprio cristalline: riteniamo che il numero di tagli ai tassi, che a questo punto sembrano inevitabili,  sono correlati alla profondità della recessione economica che ad oggi non ci è ancora pervenuta; per il momento da gestire c'è un rallentamento e non sappiamo quanti tagli servono per tenerlo sotto controllo senza riavviare la macchina inflattiva.



Sta di fatto che il mercato non sta attendendo i primi tagli prima di cominciare a comprare obbligazioni e come al solito gioca d'anticipo;  risultato: i rendimenti scendono. Nel grafico vediamo le rese del Bund tedesco a 2 (linea rossa) e 10 anni (in nero) che stanno puntando piuttosto rapidamente al ribasso. Noi, qualche obbligazione un po' più lunga la stiamo comprando. Senza esagerare: il mercato non sempre ha ragione...



Sulla scia di un mercato obbligazionario piuttosto tonico,  ci fa senz'altro piacere annotare un mercato azionario europeo anch'esso ben posizionato. L'Eurostoxx50 (+19.23% ytd) ha messo a punto una performance settimanale del +2.76% sfruttando la spinta fornita dal definitivo superamento della resistenza dei 4'400 punti. Eravamo abbastanza sicuri che una volta superato questo ostacolo ci sarebbe stata una reazione positiva (guardate quanti tentativi ha fatto per andare oltre, senza riuscirci, indicati dalle frecce rosse). Se non ci sarà qualche scherzo imprevisto da parte della BCE giovedì prossimo e/o l'evidente stato di ipercomprato che potrebbe avviare qualche presa di profitto, ci azzardiamo a prevedere che nelle prossime settimane potrebbe raggiungere i 4'600 punti portando ben oltre il 20% la performance del 2023. Dita incrociate!


Anche il mercato svizzero ha approfittato del buon momento delle borse europee permettendo allo SMI (+3.19% ytd) di continuare il suo recupero favorito da un parziale risveglio di Roche e di qualche altro titolo di un certo peso. Tecnicamente confermiamo il trend di breve termine (canale tratteggiato) che è rinforzato dall'attraversamento al rialzo (crossover rialzista) di praticamente tutte e tre le medie mobili a 50, 100 e 200 giorni. Sappiamo che le medie mobili sono indicatori ritardatari e non predittivi ma comunque fa piacere constatare che il trend del nostro mercato sembra guadagnare forza da questo crossover. Ad onor del vero dobbiamo segnalare dei volumi in leggero calo (freccia viola) e probabilmente ci sarà da gestire un quasi ipercomprato; comunque eventuali correzioni non preoccupano più di tanto se saranno di lieve entità. A breve è importante restare all'interno del canale rialzista (quello tratteggiato per intenderci)



Meno brillante è stata la settimana per le borse americane che praticamente hanno quasi marciato sul posto. Lo S&P500 (+19.92% ytd) è alle prese con una resistenza a 4'600 punti che per il momento non sembra essere in grado di superare... lo stato di ipercomprato non aiuta. Probabilmente gli investitori stanno attendendo il dato sull'inflazione di martedì e soprattutto saranno molto curiosi di vedere cosa farà e dirà la FED mercoledì. Di grande interesse sarà pure il Dot Plot dove (forse) capiremo meglio come vedono il futuro dei tassi americani i 12 rappresentanti del Federal Open Market Committee. Per il momento è difficile aggiungere altro. Come si dice dalle loro parti: wait and see.


Discorso molto simile anche per il Nasdaq (+37.62% ytd) che ha vissuto una settimana piuttoso incolore. Se c'è in indice che ha tutto l'interesse di vedere cosa succederà mercoledì prossimo è proprio quello tecnologico che come ben sappiamo è piuttosto sensibile al discorso tassi di interesse. Parecchie aziende di questo settore sono molto indebitate ed una possibile riduzione dei tassi nel 2024 sarebbe oro che cola. E' facile comprendere come il Dot Plot in questo caso assume un'importanza quasi strategica.

Nel frattempo non possiamo ancora escludere che il Nasdaq possa fare un ritracciamento fino ai 14'000 punti prima di ripartire (freccia verde) e se qualche cosa dovesse andare veramente storta non escludiamo che si possa addirittura andare a chiudere quell'evidente buco (gap rialzista) che si è creato attorno ai 13'700 punti. 



Per concludere due parole sull'oro: come avevamo pensato il golden cross delle medie mobili (freccia verde) ha dato la spinta al metallo giallo per issarsi al suo record storico a 2'152$ per oncia (freccia rossa). Il record è durato poco in quanto le prese di profitto sono state istantanee ma comunque la strada è tracciata ed il ritorno ai 2000$ per oncia non significa ancora che il trend si sia inceppato. Anche in questo caso la riunione della FED può giocare un ruolo importante e se effettivamente siamo pronti per dei tagli ai tassi nel 2024 la corsa all'oro potrebbe continuare...  


Godiamoci la domenica e pronti a ballare a partire da martedì prossimo!

domenica 3 dicembre 2023

Nuovi trend confermati

 C'eravamo lasciati domenica 12 novembre con una domanda in sospeso non del tutto scontata. Infatti ci stavamo chiedendo se, per le borse di mezzo mondo, il trend ribassista stava cambiando direzione.  In effetti avevamo evidenziato dei movimenti rialzisti che avevano portato alla rottura di alcune  resistenze che a loro volta lasciavano intravvedere  l'avvio di un nuovo trend. Il condizionale era comunque d'obbligo in quanto il superamento di queste resistenze era solo accennato e necessitava di un lavoro di rifinitura per poter essere definitivamente convalidato. 

Due settimane dopo, come vedremo più tardi, possiamo essere più precisi e confermare che effettivamente la nostra intuizione era corretta,  tanto da avvalorare l'idea che potremmo anche trovarci confrontati con un classico rally di fine anno alimentato da una serie di dati macro economici di recente pubblicazione. Dati che andiamo sommariamente qui sotto ad elencare in quanto sono tutti a sostegno, non solo di un possibile trend rialzista, ma supportano pure quello che sembra essere lo scenario economico più probabile per il 2024.

Infatti, ridotto all'osso (riprenderemo l'argomento fra qualche settimana), le previsioni più accreditate per l'anno 2024 in ambito macroeconomico,  tendono ad escludere una severa recessione sostituendola con uno scenario da "soft landing" spalleggiato da una disinflazione che apre la strada ad una riduzione dei tassi verosimilmente a partire dalla seconda metà dell'anno nuovo.

Ma veniamo ai dati più significativi delle ultime 2 settimane:

Il 14.11  l'inflazione americana yoy per il mese di ottobre scende al 3.2% (Attesa: 3.3%; precedente: 3.7%); anche quella core scende al 4% (attesa: 4.1%; precedente: 4.1%) confermando un trend ribassista che sta durando da mesi a dimostrazione che la cura da cavallo della FED sta funzionando. 

Anche in Europa rimaniamo piacevolmente sorpresi dalla pubblicazione, il 14.11,  dello ZEW tedesco per il mese di novembre: 9.8 (atteso: 5.0; precedente: -1.1). Lo ZEW dell'eurozona per novembre si attesta al 13.8 (Atteso: n.a.; precedente: 2.3). Rammentiamo che l'indice ZEW fornisce delle preziose indicazioni sulle aspettative dell'economia tedesca e dell'area euro. Sorprende in positivo quello tedesco,  soprattutto se pensiamo alle difficoltà che sta vivendo la sua economia. Potremmo anche interpretarlo come un segnale anticipatore che ci suggerisce che anche per la più importante economia europea c'è un po' di luce in fondo al tunnel... 

Il 15:11 i prezzi alla produzione yoy, sempre negli USA,  scendono ad ottobre all'1.3% (precedente: 2.2%) ed anche in questo caso il dato farà piacere alla FED in quanto decisamente anti inflazionistico.

Anche gli US retail sales di ottobre pubblicati il 15.11 sono al ribasso: -0.1% (atteso: -0.2%; precedente: 0.9%)... insomma si consuma un pochino di meno per il giovamento dell'inflazione.

Ma i dati che più contribuiscono a movimentare i mercato negli ultimi giorni del mese di novembre sono quelli riferiti all'inflazione europea: nell'area euro si continua a scendere ed il termometro si ferma  a quota 2.4% (atteso: 2.8%; precedente: 2.9%; a settembre era ancora al 4.3%... una bella frenata!) mentre per i singoli Stati segnaliamo, sempre per novembre, un'inflazione al 3.2% per la Germania (atteso: 3.5; precedente: 3.8%) e al 3.4% per la Francia (atteso: 3.7%; precedente: 4.0%). 

Come vedremo,  sono tutti numeri che hanno subito messo in moto la macchina delle speculazioni riguardanti i possibili tagli ai tassi di interesse per il 2024. 

***


E' fuor di dubbio che la cura delle Banche Centrali,  impegnate da mesi a lottare contro il ritorno dell'inflazione che a questi livelli - vi ricordate il 10 e rotti % dello scorso anno?-   non si vedeva da quasi quarant'anni, sta funzionando.  In effetti tutto torna: i manuali di economia insegnano che ci vogliono circa dai 12 ai 18 mesi prima che, grazie all'aumento del costo del denaro, si possa osservare un impatto significativo sull'economia e sui comportamenti degli attori economici. E' quello che sta accadendo in queste ultime settimane quale logica conseguenza dei primi rialzi dei tassi messi a segno nel marzo 2022. 

Ci aspettiamo quindi che le Banche Centrali, in primis la BCE e la FED, evitino di aumentare ulteriormente il costo del denaro lasciando fare il lavoro sporco al rallentamento della macchina economica che avrà quale conseguenza un naturale raffreddamento del rincaro. 

Comunque, per averne la certezza, dovremo aspettare la prossime riunioni:  quella della FED è prevista per il 13.12 (dot plot a seguire); per il 14.12 quelle di BCE, BoE e BNS ed il 19.12 sarà il turno della BoJ. 

Nel frattempo venerdì 1 dicembre Powell, visto l'aria che tira a proposito di eventuali tagli ai tassi per il 2024,  si è prodigato a gettare acqua su fuoco nel tentativo di calmare gli entusiasmi: infatti si è dato da fare per farci sapere che per il momento di ribassi in vista non ve ne sono; anzi, rimane vigile e se fosse il caso i tassi saliranno ancora... 

Come ha finito di parlare il Dow è salito di 200 punti... Strana reazione ma è probabile che il mercato pensi che Powell stia bluffando e forse questa volta ha ragione... anche al mantra del "higher for longer" si inizia a credere (sempre) meno. Nel frattempo si fa strada con una certa convinzione l'idea che i tassi, probabilmente nella seconda metà dell'anno nuovo, saranno distinati a scendere. 

Ma vediamo come il mercato sta "prezzando" questo scenario.

L'ultima volta che abbiamo fatto questo esercizio, era il 4 di novembre,  gli investitori si aspettavano per la fine del 2024 una riduzione dei tassi di 54 bps in America (2 tagli); 76 bps in Europa (3 tagli) e 35 bps in CH (1 taglio e mezzo).



A distanza di un mese le attese per i prossimi 365 giorni sono notevolmente mutate: in USA si aspettano riduzioni per 98 bps (4 tagli); in Europa sono attesi 106 bps in meno (pure 4 tagli) ed in CH la riduzione attesa è di 51 bps (2 tagli). 

(Piccola riflessione ad alta voce che approfondiremo nei prossimi post: come vedete gli scenari mutano molto rapidamente, tanto che oramai fare previsioni sta diventando una mission impossible; intuite anche voi che non si può cambiare strategia ogni 3/4 settimane... E' un aspetto sul quale stiamo ragionando e vi faremo partecipi delle nostre osservazioni).



Sulla scorta di questo scenario,  questa volta i compratori si sono fatti vedere ed hanno iniziato ad acquistare reddito fisso con una certa decisione, tanto da spedire al ribasso anche i rendimenti dei Treasury a  2 e 10 anni. Per il momento bene così. Poi vedremo cosa succederà ai rendimenti quando il Tesoro dovrà trovare degli investitori per rifinanziare il suo astronomico debito... 


Molto interessante, e fa del bene alle gestioni meno aggressive orientate al reddito fisso, il movimento dell'indice obbligazionario total return in $ elaborato da Bloomberg: in poco meno di un mese  è salito del 4.35% a testimonianza che il mercato crede che i tassi scenderanno... Non diciamo ancora che hanno ragione, ma nel frattempo stanno comprando obbligazioni con una certa decisione e questo è un dato di fatto. 

... pure in Europa ci si sta muovendo verso l'obbligazionario, come testimonia l'evidente riduzione dei rendimenti dei Bund a 2 e 10y...


...movimento che fa un gran bene al reddito fisso europeo, come dimostra l'indice obbligazionario total return in euro anch'esso elaborato da Bloomberg che in 30 giorni è salito del 2.33%. Bene così.

***

E' arrivato il momento di vedere che aria tira sui mercati azionari.


La temperatura del Vix è scesa in zona 12 a significare che di grosse preoccupazioni il mercato non se ne sta facendo: questo ci tranquillizza... Le guerre non sembrano inquietare più di tanto ed altri possibili fattori di disturbo, quale ad esempio le elezioni americane del prossimo anno,  sono ancora troppo lontani per generare apprensione. Godiamoci questo momento...


Anche il Put-call ratio sembra suggerire che per il momento si può stare tranquilli: è tornato in prossimità dello 0.5 a significare uno stato di calma relativa. In sostanza, un po' ridotto all'osso,  significa che gli investitori, non percependo un rischio immediato, stanno comprando meno contratti assicurativi contro i movimenti ribassisti. 

Gli investitori sembrano quindi tranquilli: evidentemente un'inflazione sotto controllo piace ed i possibili allentamenti monetari attesi per il 2024 piacciono ancor di più! Risultato: dal 12 novembre, i mercati che seguiamo con maggior assiduità, hanno messo a segno una performance di tutto rispetto:

  • S&P 500      : +9.03%
  • Nasdaq        : + 4.84%
  • Eurostoxx50: +5.83%
  • Smi              : + 3.09%
Per il momento noi teniamo le posizioni azionarie ed inseriremo qualche nuova azione solo se il buon senso e la qualità della società e dei suoi utili futuri ci suggeriscono che è una operazione che va fatta. Protezioni via short future sugli indici sono sempre possibili ma non sono urgenti; vediamo cosa succede la prossima settimana...



Lo S&P500 (+19.67% ytd) ha in effetti incontrato la sua resistenza dinamica (linea rossa) un paio di settimane fa. Avevamo già intercettato la rottura di questa resistenza (vedi freccia blu) avvenuta con volumi al rialzo (ottimo segnale) ma ci sono voluti diversi giorni e dei rialzi a seguire di qualche punto percentuale per avere la certezza del cambio del trend. 
Oggi è evidente che il movimento in atto ha permesso allo SPX di superare addirittura quota 4500 che per diversi mesi, se ben vi ricordate, era un livello che ci ha fatto dannare l'anima. Da come si stanno mettendo le cose non è escluso che si possa anche tentare di andare a vedere i record storici del 2021 che si situano attorno ai 4750 punti,  ma forse questo è un obiettivo che vedremo ( o forse no...) solo durante il 2024. Si concludesse l'anno a questi livelli sarebbe già, come si dice oggi, tanta roba.
Attenzione al RSI che ci avvisa che questo indice è in chiaro ipercomprato (cerchio rosso) e quindi le prese di profitto sono sempre in agguato.  


Oramai l'amico Ned Davis non finisce più di stupirci e non vi nascondiamo che siamo veramente molto curiosi di vedere cosa diranno i suoi algoritmi per il 2024... sarà un anno elettorale e le sorprese possono essere dietro l'angolo. La nuova elaborazione del ciclo composito per il 2024 sarà a disposizione solo a 2024 avviato...


Anche l'indice Nasdaq (+36.67% ytd) è riuscito ad uscire dal canale discendente (freccia blu) dove si era infilato a partire dalla metà del 2023. Si è issato a 14'300 punti rompendo di slancio la resistenza dei 14'000 punti e l'esperieza ci dice che "lo slancio è destinato a generare altro slancio" almeno fino alla fine dell'anno... Ma potrebbero accadere nel frattempo un paio di cose: a) la più probabile: un ritracciamento fino ai 14'000 punti (la resistenza che, una volta superata, diventa supporto) per poi ripartire (vedi freccia verde); b) un tentativo di andare a coprire il gap rialzista che si è creato in prossimità della freccia blu:  vorrebbe dire ritornare sotto i 14'000 punti e con ogni probabilità  dire addio al rally natalizio...
Anche per il Nasdaq attenzione alle prese di profitto che si possono generare considerato che l'RSI è in ipercomprato... Comunque se c'è la conferma dell'ipotesi a) potrebbe essere una occasione per rimpolpare alcune posizioni.



Anche l'Eurostoxx50 (+16.47% ytd) è reduce da una performance di tutto rispetto: è riuscito a superare i 4200 punti con una certa facilità ed ora si ritrova alle prese con una vecchia conoscenza, quella resistenza posta a 4400 punti che è stata la sua bestia nera per buona parte dell'anno. Se, come sembra, riuscirà finalmente ad issarsi con convinzione sopra i 4400 punti, tecnicamente sarebbe un significativo segnale d'acquisto...  Occhio comunque all'ipercomprato (cerchio rosso).

Ammettiamolo, anche il nostro SMI (+1.47%) ce la sta mettendo tutta per tentare un recupero e dalla metà di ottobre si è infilato in un canale ascendente (due linee tratteggiate) che lascia aperta una porta alla speranza. Dobbiamo ammettere che la pendenza di questo canale non ci dispiace: è meno accentuata di quella dei suoi corrispettivi europei ed americani ma è nel contempo una garanzia di sviluppo maggiormente armonico che potrebbe metterci al riparo da correzioni troppo violente. 
Di strada da fare ne abbiamo ancora tanta e un paio di colpi di mano potrebbero arrivare dalla decisione della BNS del 14 di dicembre e da un risveglio, come sembra essere il caso, del titolo Roche che tanto ci ha fatto penare quest'anno...
Bene i volumi, finalmente in rialzo,  a segnalare che il nostro mercato non è morto; un po' meno bene il segnale di ipercomprato che arriva dal RSI che potrebbe sfociare in una qualche presa di profitto.

***

Non possiamo esimerci dal fornire anche qualche indicazione riguardante i rapporti di cambio.

Va da sé che una riduzione dei tassi può causare del movimento non trascurabile in ambito valutario.
Se si avvererà quanto atteso dal mercato, ovverosia diversi tagli ai tassi nel 2024, non dovrebbe succedere un granché alla parità Euro/dollaro, in quanto la riduzione di un centinaio di basis points è scontata per ambedue le monete.
Diversa la situazione contro Franco svizzero che,  con una riduzione prevista di soli 50 bps, potrebbe tornare a rafforzarsi. Cosa che sta già facendo in questi giorni.


Subito dopo la pubblicazione del dato sull'inflazione americana del 14 di novembre la reazione di dollaro/chf è stata immediata. L'idea che i tassi abbiano raggiunto il loro apice si è subito materializzata ed i 4 tagli al costo del denaro ipotizzati dal mercato per il 2024 ha innescato un movimento ribassista che si è manifestato con la rottura del supporto dinamico e la perforazione al ribasso di praticamente tutte e tre le medie mobili... diciamo che ci siamo trovati confrontati con un netto segnale ribassista che sta probabilmente trainando questa parità nelle prossime settimane verso lo 0.86-0.855
Probabile comunque un rimbalzo di cortissimo periodo considerato il netto stato di ipervenduto (cerchio verde): vedremo di quale ampiezza e sopratutto se sarà in grado di modificare un po' questo trend. Ciò non toglie che da inizio anno la valuta americana ha perso contro chf il 5.5% compensata comunque da una resa attorno al 5%... per il momento non un grande affare...




Euro/chf per il momento si sta tenendo entro i limiti del canale orizzontale nel quale si è infilata la valuta europea a partire dal mese di luglio. Purtroppo non siamo tranquilli (ovviamente dipende dalla vostra valuta di riferimento: se è l'euro,  allora il rafforzamento del chf  lo salutiamo con piacere): i dati sull'inflazione europea, che sta puntando verso l'obiettivo programmato dalla BCE,  ha dato il colpo di grazia all'euro che in un paio di giorni ha perso più di 100 basis points e come non bastasse ha forato al ribasso sia la media mobile dei 100 che dei 50 giorni... non un bel segnale !




La debolezza del dollaro si stava  palesando da un po' anche contro euro per i medesimi motivi che hanno portato al rafforamento del chf. I dati sull'inflazione del nostro continente hanno innescato qualche presa di profitto alimentata anche dallo stato di ipercomprato che lasciava aperta la strada a delle correzioni. Riteniamo comunque che lo spostamento di questa parità seguirà, anche per il 2024,  una logica laterale con bande di oscillazione piuttosto ampie comprese tra 1.11 e 1.05.


 

Due parole sull'oro, che in questi giorni è tornato in prossimità dei massimi storici (linea rossa), bisogna spenderle. Di norma l'oro, bene rifugio per eccellenza, viene acquistato (soprattutto in forma fisica)  da coloro che si sentono poco tranquilli: geo-politicamente parlando di situazioni delicate in giro per il mondo ve ne sono a bizzeffe e solo questo basterebbe a spiegare il recente movimento rialzista.

Sappiamo anche che un'attività di accumulo del metallo giallo da parte di alcune banche centrali (russa e cinese in primis) sta continuando inesorabilmente. Ma questi acquisti spiegano solo in parte l'aumento della quotazione.

Piu probabile che l'oro stia reagendo allo scenario che prevede per il 2024, come abbiamo visto,  una riduzione dei tassi di interesse sul dollaro che sta già generando una svalutazione della moneta americana. La correlazione inversa tra la quotazione dell'oro e l'andamento del dollaro è una tra le più significative in ambito finanziario e nelle ultime settimane ce ne sta dando la prova.

Tecnicamente parlando non possiamo non rimarcare quanto sta succedendo a livello di medie mobili: se cliccate sul grafico per una miglior visione, osserverete che in prossimità della freccia rossa la media mobile a 50 giorni (in viola) sta forando al rialzo sia quella verde dei 100 giorni che quella blu dei 200. Per gli analisti tecnici questo è un prezioso "golden cross" che conferma come la tendenza a breve termine è al rialzo. Non ci stupiremmo affatto se nelle prossime settimane il metallo giallo metterà a segno nuovi record storici (il più probabile, in quanto da lungo atteso, il raggiungimento dei 2100 $ per oncia).


Bene, fermiamoci qui. Buona domenica a tutti!