sabato 9 luglio 2022

Occhio alle stime...

 Siamo in piena estate ed anche i mercati finanziari si stanno adeguando al clima vacanziero dove di norma i ritmi si attenuano e apparentemente sembra che nulla accada. I ritmi sono sicuramente diminuiti come certifica l'analisi dei volumi borsistici perfettamente in linea con il mood estivo. Ciò non toglie che un buon numero di operatori ha le orecchie ben aperte e pronte a catturare uno dei tanti segnali che potrebbero dare il via a movimenti inattesi. Ne segnaliamo due che sono in arrivo sul prossimo binario:

1) Mercoledì prossimo assisteremo alla pubblicazione del CPI americano: l'ultimo rilevamento segnalava l'inflazione all'8.6% e quella attesa mercoledì è stata rivista al rialzo all'8.8%,  quel tanto che basta alla FED per giustificare un altro rialzo di 75 punti base il 27 luglio. 



Il rendimento del Treasury a 10 anni, che nell'ultimo mese è stato costantemente al ribasso, sta già scontando la decisione della FED e si sta riportando sopra il 3%;  lì dovrebbe restarci per un po'.

Già che stiamo parlando di rendimenti dei Treasuries vale la pena sottolineare come da qualche giorno la resa del TB a 2 anni (linea verde) è superiore a quella del TB decennale (linea rossa): quando questo fenomeno si produce (di norma il lungo rende di più del breve) scatta in automatico il timore per una caduta in recessione dell'economia: la statistica comunque ci conforta un pochettino in quanto preavvisa che non tutte le inversione della curva dei rendimenti sfocerà, di norma dopo 12/18 mesi, in una recessione. Comunque in un periodo come questo, dove anche uno starnuto fa paura, il semplice presagio di una recessione futura crea ansia e tutti noi sappiamo quanti danni possono provocare masse d'investitori angosciati...

A dire la verità, e questo ce lo suggerisce il Governatore della FED di Atlanta, il PIL americano del secondo semestre di prossima pubblicazione registrerà un ribasso, il secondo di fila, e quindi tecnicamente l'America potrebbe già trovarsi in recessione. Spiegherebbe come mai la resa del TB a 10 anni si è portata dal quasi 3.5% di metà giugno al 2.8% del 6 di luglio: erano in molti a credere che la recessione tecnica avrebbe convinto la FED ad essere meno aggressiva in tema di rialzo tassi ed in tanti si sono portati avanti con i lavori acquistando bonds del Tesoro americano a lungo termine .

Vedremo quindi mercoledì, sperando di capirci qualche cosa, se la Banca Centrale Americana sarà più focalizzata verso la lotta al rincaro oppure se ha già un occhio di riguardo per la possibile recessione che,  ancor più dell'inflazione,  è vista come fumo negli occhi. 

Sembra comunque che l'economia made in USA non sia così mal messa: la disoccupazione, pur leggermente al rialzo, rimane bassa. Continuano a creare nuovi posti di lavoro come attestato dai dati di venerdi: si aspettavano 265k nuovi posti ne hanno creati 372k. Non hanno guerre se non intrufolandosi in quelle degli altri e sono oramai da tempo energeticamente indipendenti. L'Europa è in ben altra situazione... Quindi a nostro giudizio, mercoledì sarà un aumento secco di 75 punti base.



...anche il dollaro sembra crederci: esaurita la spinta ribassista ad 1.0135, come segnalataci dalla foratura al ribasso del triangolo, non facciamo fatica a credere che presto si potrebbe anche andare sotto la parità. E' vero che siamo in un ipervenduto ed un rimbalzo è sempre possibile, ma qualcuno in questo preciso momento ci deve spiegare per quale motivo bisognerebbe comprare euro... soprattutto se la Lagarde procederà il 21 di luglio ad un rialzo di un misero quarto di punto che non soddisferebbe nessuno... ma in effetti, dobbiamo essere realisti, la povera Christine non può fare molto di più.




Ci sembra anche di una certa importanza segnalare l'aumento dell'inflazione in Svizzera che non è mai stata così alta da 30 anni a questa parte: 3.4%. La nostra Banca Nazionale ci ha già fornito un bel esempio della sua indipendenza e senza grossi proclami la il mese scorso ha aumentato di mezzo punto il costo del denaro; con una simile inflazione non saremmo sorpresi di vedere un altro aumento di almeno un quarto di punto a breve e senza preavviso... Lo vogliamo evidenziare in quanto le conseguenze almeno per eur/chf possono essere serie:



Da quando la BNS ha aumentato i tassi l'euro contro chf si è indebolito parecchio e lo vediamo navigare da qualche giorno sotto la parità... Diversi analisti stanno scommettendo su di un rapporto euro/chf a 0.95... ci pare effettivamente un po' troppo ma per il momento rinnoviamo il nostro invito: tenetevi ancora per un po' il franco.


2) La stagione della pubblicazione degli utili societari per il secondo trimestre si avvicina e non sono pochi gli analisti che ci cosigliano di fare attenzione alle stime degli utili per azione.



Nel grafico sono riportate le stime degli utili  dell'S&P500 che sorprendentemente anche durante il 2022 non hanno fatto altro che salire,  fatto salvo una breve e tracurabile pausa  durante il mese di giugno. La riflessione che vi invitiamo a fare è molto semplice: a fine 2020 questo indice aveva un rapporto tra prezzo delle azioni ed utili (P/E)  che raggiungeva le 28 volte. Ad inizio 2022 questo rapporto era a 22.7 e venerdì 8 luglio lo stesso valore era sceso a 16.90 portando il P/E di questo indice in prossimità della sua media decennale. Bene direte voi, un rischio in meno da tenere sotto controllo. In  realta qualche problema all'orizzonte potremmo averlo. Soprattutto quest'anno siamo passati dal 22.7 al 16.9 grazie unicamente alla diminuzione del prezzo (P) delle azioni (S&P -18% YTD) ma come potete vedere dal grafico l'aumento delle stime degli utili (E) hanno di sicuro attutito il colpo... Insomma poteva andare peggio! 

Sarà interessantissimo osservare se anche in questo trimeste le aziende, oramai senza più il supporto degli aiuti statali,  hanno trovato il modo di scricare i maggiori costi sui poveri consumatori: non si spiega diversamente questo continuo e inarrestabile aumento di redditività,  ma è un esercizio che ovviamente non potrà continuare all'infinito. Prima o poi anche gli utili delle società potrebbero iniziare a scendere ed improvvisamente ci ritroveremmo tra le mani un mercato che sarà ritornato ad essere costoso e quindi meno appetibile. 

La prossima settimana inizieremo a capirci qualche cosa in più, nel frattempo, anche se la tentazione di comprare a questi livelli è molta, attendiamo di avere qualche indicazione supplementare da parte delle aziende.



L'S&P500 comunque da qualche giorno si è riportato sopra i 3800 punti, un livello che contribuisce ad attutire un poco le nostre preoccupazioni...



Anche lo SMI, se trovasse la forza di forare il triangolo ascendente (forse un po' tirato per i capelli...),  potremmo sperare di vedere l'indice attorno agli 11'600 punti o per lo meno vedere chiuso il gap (cerchio rosso)... sarebbe già qualche cosa.


Chiudiamo con una curiosità:



Per tastare il polso dei consumatori e cercare di carpirne il morale, ogni tanto andiamo a vedere cosa sta succedendo in altri ambiti che non sia solo quello della finanza. Un buon esempio può essere il mercato degli orologi di seconda mano che a dipendenza dei modelli possono anche raggiungere quotazioni impressionanti. Prendiamo il caso del Nautilus acciaio sfondo blu della Patek Philippe per il quale si sono fatte pazzie (ha sfiorato i 200k $!): dopo anni di continua ed inarrestabile crescita, da qualche mese è in fase di correzione. Qualcuno sta vendendo i gioielli di famiglia e di norma non è un buon segnale...


Buon week end!!



venerdì 1 luglio 2022

Inflazione più perniciosa che mai!

 Dal forum della BCE a Sintra dello scorso week end torniamo (virtualmente) a casa con due perle di saggezza che vogliamo condividere con voi:

 

  1. "Abbiamo capito quanto poco sappiamo delle dinamiche dei prezzi" (Jerome Powell ) 

  2. " Dobbiamo dimenticarci gli scenari del passato caratterizzati da bassa  inflazione" (Christine Lagarde )

 

Detto dai due governatori delle più importanti Banche Centrali al mondo, la cosa non ci lascia proprio completamente tranquilli in quanto: 

 

  1. se la dinamica dei prezzi non la conoscono loro (quelli delle banche centrali per intenderci) ci sfugge chi a tal proposito dovrebbe avere le idee maggiormente in chiaro. Se qualcuno per caso fa parte di questo fortunato gruppo di illuminati (*), alla prima occasione utile chieda di Powell e gli spieghi bene le dinamiche legate al processo inflattivo…
    Noi siamo sempre convinti che questa  inflazione non è legata a doppia mandata ad un eccesso di domanda ma bisogna trovare il colpevole da un’altra parte:  indichiamo soprattutto il rincaro energetico quale principale imputato, rincaro che trae la sua forza dal conflitto armato che si sta svolgendo a pochi chilometri da qui.
    E’ abbastanza chiaro a tutti che questa guerra nessuno ha una gran fretta di farla finire in quanto sono in molti  che in questo momento si stanno beando di un prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile ed in cima a questa lista ci mettiamo gli USA.  Per un ritorno alla normalità c’è sempre tempo e purtroppo anche l‘Ukraine Recovery Conference, prevista a Lugano la prossima settimana, si preannuncia come un buon esempio di "occasione persa" e dall'incontro non ci aspettiamo nulla di trascendentale.

    Comunque un po' di luce in fondo al tunnel del rincaro delle materie prime (altro componente fondamentale di questa inflazione) la stiamo vedendo Un bel -12.9% è un bel segnale:





  2. Per tutta una serie di motivi che magari spiegheremo in un altro post, la Lagarde ha ragione: la bassa inflazione per un po' sarà solo un ricordo e sta già mettendo le mani avanti. 
    Infatti è più che consapevole che l’esercizio che è chiamata a fare ha una elevata probabilità di non finire benissimo per alcuni e solo benino per altri, scontentando in tal modo tutti.
    Il compito più complesso ed insidioso è quello di abbattere uno dei grandi tabù dei banchieri centrali e che potrebbe anche mandare in corto circuito la politica della BCE: infatti non si riesce ancora  a capire  bene come farà a conciliare un aumento dei tassi, quindi con una mano drenare liquidità dal sistema, per poi con l’altra mano continuare ad acquistare obbligazioni dei paesi fortemente indebitati  evitando nel contempo  accuratamente che i cosiddetti Paesi Frugali  vadano in escandescenza. Vi sembra complicato? Lo è!

 

 


        Performance YTD delle principali borse mondiali al 30.06.22
 

 

Insomma, ce n’è abbastanza per capire come mai siamo confrontati con il peggior semestre che i mercati finanziari abbiano vissuto dal 1970! A questo punto non si può pretendere che la fiducia dei consumatori sia alle stelle e non escludiamo che una recessione sia quasi servita su di un piatto d‘argento. 

Prima di parlare di recessione (ricordate: due trimestri consecutivi di PIL al ribasso) c’è tempo: prepariamoci invece ad analizzare come si sono sviluppati gli utili aziendali nel secondo trimestre e se da una loro lettura si riuscirà a percepire se le borse andranno avanti a soffrire.  Dobbiamo pazientare ancora una decina di giorni e poi si inizierà a ballare.

 

Però, prima di gettare una rapida occhiata alle borse,  non possiamo fare a meno di guardare da vicino cosa sta succedendo al franco svizzero. A differenza delle altre Banche Nazionali, quella Svizzera non pare essere troppo espansiva e ciarliera. Anzi, proprio non parla se non costretta! Alle parole di norma si fa anticipare dai fatti ed il mezzo punto di aumento che ci ha regalato un paio di settimane fa ne è un concreto esempio. Infatti siamo stati tutti colti di sorpresa e l'aumento dei tassi è stato giustificato da Jordan adducendo ad un inasprimento importante dell‘inflazione in Svizzera (vero) che si accompagna dalla debolezza del franco (…diciamo che facciamo fatica a crederci). Fatto sta che: 

 


Il dollaro ha smesso di crescere e sembra essere inchiodato tra lo 0.9550 e lo 0.96...




...mentre l‘euro/chf è persino andato sotto la parità. 

 

Diciamo che per essere una moneta debole (Jordan dixit) a noi sembra un super franco e se per il momento la BNS non interviene, come ha fatto in passato per evitare un rafforzamento eccessivo della nostra valuta, è semplicemente dovuto al fatto che una moneta in questo stato di forma è un buon antidoto (forse l'unico valido) per combattere l‘inflazione importata. Per le esportazioni si farà come sempre affidamento sulla capacità della nostra industria di adattarsi rapidamente anche agli scenari più complessi, ma ovviamente di questo franco forte se ne sarebbe anche fatto a meno. Comunque, come già detto più di una volta, chi ha franchi per il momento se li tenga ben stretti.



Vediamo un paio di indici:



Lo S&P500 proprio non ce la fa a stare sopra i 3800 punti, sarebbe un segnale importante anche al fine di andare a chiudere il gap segnalato dal cerchio rosso. Per il momento abbiamo sempre quei 3'550 punti nel nostro mirino... comunque fino alla pubblicazione dei dati societari non ci aspettiamo più movimenti di rilievo essendo il mercato già entrato in un clima estivo.




Anche lo SMI non sembra avere le idee molto in chiaro su quale sia la migliore delle direzioni da prendere. Purtroppo possiamo solo constatare che restiamo all'interno del canale discendente che sta caratterizzando il movimento del nostro indice a partire da metà aprile. 10'530 devono essere assolutamente confermati e non superati al ribasso altrimenti non escludiamo che il prossimo stop è a 10'000 punti. Diciamo che procedere con prudenza è consigliato


Mentre stiamo scrivendo sono usciti i dati  sull'inflazione in Europa per il mese di giugno... non buonissime notizie:



dato precedente: 8.1, atteso 8.5, effettivo 8.6. Sembra non esserci una fine al rialzo del rincaro ma dobbiamo pensare che gli effetti della riduzione dei prezzi delle materie prime si faranno sentire un po' più avanti nell'anno, mentre i costi dell'energia faticano, come abbiamo visto, a scendere e quelli sì che fanno male!


Buon week end!


(*) Uno che sembra avere le idee in chiaro sull'inflazione ed il suo sviluppo nella storia recente è Fugnoli, che con il suo Il Rosso e il Nero è sempre un valido punto di riferimento per chi vuol cercare di capire cosa succede nel mondo della finanza. Per leggere l'articolo, consigliatissimo, clicca qui

venerdì 24 giugno 2022

Recessione si, no, forse...

 Prepariamoci al tormentone estivo 2022: "recessione si, recessione no, recessione forse". In questi giorni non si parla d'altro. Ma una risposta alla domanda se sarà solo rallentamento oppure ci ritroveremo immersi in una bella recessione non sarà rapidissima e l'avremo non prima di qualche settimana...


...nel frattempo il VIX continua a navigare in zona 30 avvisandoci che gli investitori sono sempre sul chi vive, cosa che non può essere altrimenti, e che ci viene pure confermato anche dall'US Economic Surprise Index che viaggia in territorio negativo da qualche settimana...

... indicandoci quanto ultimamente sia difficile, da parte degli analisti,  azzeccare una previsione: putroppo la realtà è sovente peggiore delle attese.


Il mercato, da ambo le sponde dell'Atlantico,  non avrà pace fino a quando non riceverà una risposta ai seguenti quesiti:

1) Quando l'inflazione raggiungerà il suo picco? Non subito ma iniziamo a registrare, come già sottolineato nell'ultimo post, qualche segnale maggiormente positivo. Infatti materie prime e costi energetici, i principali responsabili dell'attuale rincaro, sono ancora in contrazione:

Le materie prime, quasi a voler anticipare una contrazione economica, hanno continuato a scendere: hanno incontrato un supporto e probabilmente nei prossimi giorni rimbalzeranno ma il trend ci sembra chiaramente al ribasso così come confermato dallo sfondamento delle medie mobili a 50 e 100 giorni.


Scenario simile per i costi dell'energia.


2) Di quanto la FED e la BCE alzeranno i loro tassi? Di certo la FED premerà sull'acceleratore tutte le volte che lo riterrà necessario e per fine anno i tassi saranno tra il 3.5% ed il 4% (o forse anche no se l'inflazione si riduce più in fretta del previsto).

 Per la BCE la situazione è molto più complessa a causa di un'Europa che si muove a due velocità,  tracciando un solco piuttosto evidente tra Nord e Sud. Al Sud, essendo diversamente indebitati, l'innalzamento tassi richiede obbligatoriamente l'applicazione di un sistema salva spread onde evitare che gli effetti della medicina siano peggiori della malattia. 

La Lagarde vorrebbe iniziare con un insignificante (ai fini della lotta all'inflazione) 0.25%,  ma se già la Banca Nazionale Svizzera, con un'inflazione al 2.9%, ha sentito la necessità di avviare le danze con uno 0.5%, ci aspettiamo al 21.7 (o magari anche prima...) almeno mezzo punto: a nostro giudizio verrebbe accolto meglio dalla comunità finanziaria che non uno scarso 0.25% utile solo a prolungare l'agonia.

3) Quanto presto si verificherà un rallentamento dell'economia che potrebbe anche sfociare in una recessione? Diamo per scontato il rallentamento. Non è ancora scontatissima una recessione (magari di debole intensità) ma potrebbe essere l'epilogo più probabile di questa crisi annunciata. Anche le tempistiche potrebbero non essere di brevissimo termine: ricordiamo che si parla di recessione quando il PIL trimestrale è inferiore a quello del trimestre precedente per due volte filate. Per il momento non ci siamo e se ne riparlerà alla fine dell'estate.

4) Ci sarà un rallentamento degli utili societari? La risposta a questo quesito arriverà presto: fra un paio di settimane saremo nuovamente alle prese con la pubblicazione degli utili societari; un prezioso banco di prova per verificare quanto il rincaro ha influito sulla qualità degli utili aziendali. Saremmo sorpresi se le società continuassero a macinare utili come se nulla fosse... 


Comunque con un -20% fino ad un -30% dei mercati azionari da inizio anno e con la conclamata capitolazione del settore obbligazionario, parecchio è già scontato nelle attuali quotazioni: noi abbiamo creato abbondante liquidità (tra il 40% e il 45%) e siamo pronti a cogliere le opportunità che incontreremo sul nostro cammino:


 

Le obbligazioni, che abbiamo da molto tempo considerato un investimento poco attrattivo, pian piano stanno tornando ad essere delle osservate speciali e non è escluso che qualcuna di loro potrebbe anche entrare nei nostri depositi (soprattutto quelle in dollari).



Oggi lo S&P500 si è riportato a ridosso dei 3800 punti e va benissimo così. Ci sarebbe piaciuto vedere prima una puntata a 3'550 ma (per il momento) non ci è stato concesso. Ora facciamo il tifo per un superamento di quota 3'800, in quanto vi sarebbero due gaps da andare a chiudere (frecce rosse),  e se così fosse tecnicamente la dinamica di questo indice potrebbe cambiare radicalmente... Molto dipenderà dagli utili e da come l'inflazione si comporterà nelle prossime settimane. Ma, ripetiamo, qualche cosa si sta muovendo nella giusta direzione.



Oggi lo SMI ha chiuso con un +3.54% a 10'823 punti... manco fosse il Nasdaq, roba da pelle d'oca insomma! Che cosa abbia convinto gli investitori a fare del nostro mercato la miglior borsa Europea non è chiarissimo; probabilmente nei giorni scorsi si è buttato dalla finestra di tutto un po' e qualcuno se n'è accorto. Meglio così!

Godiamoci il week end... :-)


lunedì 20 giugno 2022

Alcuni segnali positivi ci sono

Rischiamo di essere noiosi ma, con tutto quello che sta succedendo,  stiamo parlando molto tra di noi per cercare di capire. Così come noi siamo stati sorpresi dagli eventi (soprattutto dalla BNS) immaginiamo che anche voi possiate avere le idee un tantino confuse. Parlarne fa bene,  ma poi bisogna riordinare le idee, cosa che stiamo facendo e che vorremmo condividere con voi. 


E' oramai chiaro a tutti che l'attuale inflazione è la logica conseguenza delle politiche monetarie messe in atto dalle Banche Centrali di mezzo mondo e che sono servite a contrastare gli effetti di una pandemia mondiale e di una guerra in Ucraina. Il trambusto che abbiamo potutto osservare recentemente sui mercati è la conseguenza di quando abbiamo capito che la medesima inflazione ci è sfuggita di mano.

Le Banche Centrali hanno sperato che il problema si risolvesse da solo ma purtroppo non è così. Stanno cercando di ridurre la domanda,  anche se pare non sia la prima responsabile di questo rincaro, e se ciò è vero l'aumento dei tassi potrebbe anche risultare poco efficace.


Abbiamo sempre detto che l'inflazione probabilmente avrà tendenza a scendere quando inizieremo a vedere il prezzo delle materie prime e dell'energia calare. 


A quanto pare questo processo potrebbe essere iniziato… Guardiamo qualche grafico:




Da qualche giorno li petrolio  si è allontanato da quota 120 ed ha incontrato la media mobile a 50 giorni che potrebbe fare da supporto. Andare sotto non è impossibile.




Anche l'indice di Bloomberg che copre i costi energetici globali sembra in ritirata: il supporto dinamico (linea verde) e la media mobile a 50 giorni (viola) sono stati bucati al ribasso e vedremo nei prossimi giorni se avrà voglia di raggiungere quella a 100 (verde). Bene così, dopo numerose settimane senza una correzione pare che questa volta ci andiamo vicini.





Anche l‘indice globale delle materie prime si sta comportando allo stesso modo e vedremo se nei prossimi giorni la tendenza si confermerà.


Con questo non vogliamo ovviamente cantare vittoria ma, in mezzo ad una marea di notizie negative, questa correzione degli indici dei costi energetici e delle materie prime l'accogliamo con soddisfazione: è esattamente quello che ci vuole per ridurre questa inflazione.


Purtroppo abbiamo il vizio di vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e ci chiediamo il motivo di una tale correzione: constatando come si stanno comportando i titoli sensibili alla crescita economica (ad es quelli delle costruzioni) ne deduciamo che anche materie prime e i prezzi dell'energia stanno già scontando un rallentamento della crescita, forse spaventate dalle dichiarazioni e dalle mosse delle Banche Centrali che hanno dichiarato guerra al rincaro. Se qualcuno vuol vincere facile può scommettere sul rallentamento della crescita economica, saremmo più prudenti se v'è da scommettere sull'improbabilità di una recessione. Dita incrociate!





Il nostro indice venerdì ha chiuso decisamente sottotono. E‘ vero che era anche il terzo venerdi del mese, dove notoriamente scadono le opzioni e quindi i volumi sono influenzati anche da questo evento, ma oltre 100 milioni di azioni scambiate lo si è visto solo durante il mese di marzo 2020 a pandemia conclamata. Possiamo quindi pensare che quello che doveva essere scaricato lo è stato: in questi mesi abbiamo visto prima l'attacco ai valori tecnologici e ai titoli di crescita in generale , notoriamente i più sensibili al rialzo tassi, poi nelle ultime settimane anche i titoli value, molto meno sensibili al discorso tassi ma sicuramente anche loro sensibili alle recessioni, sono stati dati senza troppi complimenti (una Roche a -20% ytd la dice lunga); con il sell off di venerdi dovremmo aver fatto piazza pulita o quasi. 10'530 punti potrebbe essere un buon supporto, sta tendando si andare sotto... ma forse i 10'000 non li vediamo.


Terminiamo con un altro spunto per cercar di essere un po' costruttivi. Ricordate i nostri amici di Ned Devis? Li abbiamo seguiti lo scorso anno per parecchio tempo,  poi non essendo farina del nostro sacco ci pareva giusto non abusarne e quindi, anche se li guardiamo sempre , non li abbiamo più proposti. In questo momento comunque ci sembra interessante farlo: se lo scorso anno avevano visto giusto tranne l'ampiezza di certe correzioni, quest‘anno il loro modello è quasi impeccabile:






…se hanno ragione loro, questa estate potrebbe essere calda e non solo in senso meteorologico… 


Intuitivivamente anche noi non escludiamo che si possa ritornare a salire (soprattutto quando sarà chiaro che non servono aumenti mostruosi dei tassi per tirare giù l'inflazione… ma energia e materie al ribasso, quelle si che servono!) 

Oggi mercati americani chiusi... 

Buona serata!

sabato 18 giugno 2022

Grazie di cuore BNS!


Settimana impegnativa dove se ne sono viste di tutti i colori. Ce n'è abbastanza per creare quel clima di nervosismo diffuso che fa saltare i nervi anche a coloro che situazioni come questa ne hanno vissute tante.




Mercoledì la FED ha finalmente aumentato di 75 punti base i tassi e messo fine al teatrino del "sarà mezzo punto, no non basta sarebbe meglio 0.75 e perché no, già che ci siamo,  un bel rialzo di un punto e non se ne parla più?".

Come al solito il mercato all’annuncio dell’aumento vuol far festa e per poco non ci riesce. Infatti i mercati americani incassano elegantemente il colpo e chiudono in positivo; poi via tutti ad aprire un po’ di Dom Perignon. Il giorno seguente, a bocce ferme, ci si rende conto che l’ultima volta che la FED è stata costretta ad aumentare i tassi di tre quarti di punto tutti in una volta era il 1994 e allora si fa strada il sospetto che qualche cosa di serio sta succedendo… giovedì festa finita e mercati giù del 4% come è normale che sia dopo un simile aumento dei tassi.





Venerdì pomeriggio i mercati stanno pensando che i tassi americani a fine anno saranno attorno al 4.3%,  ovverosia quasi 300 punti base più alti  (la scorsa settimana si attendevano un 3.49%). 

Non è, a pensarci anche solo un po’ superficialmente, una bella prospettiva ed infatti è una delle ragioni principali di tutto questo nervosismo.  A nostro giudizio il 4.3% atteso dal mercato è probabilmente un po' troppo: Powell si fermerà prima... basterebbe vedere il prezzo del petrolio o del gas scendere in modo piuttosto consistente, non facile, ma neppure impossibile. Prima o poi anche per il conflitto ucraino si troverà una soluzione oppure un tetto al prezzo dei combustibili verrà messo.


Cosa significa tassi in forte rialzo lo capiamo meglio dalle conseguenze che questi movimenti generano: un esempio per tutti:





I tassi delle ipoteche americane a 30 anni sono passati in tre mesi dal 3.2% al quasi 6%. Le conseguenze di simili rialzi sono facilmente immaginabili e con la mente è quasi impossibile non tornare al 2008 quando il valore delle case era talmente depresso che non copriva in tanti casi nemmeno il valore delle ipoteche... (piccola nota di cronaca locale: le ipoteche svizzere a 10 anni sono tornate al 3.25%...)



Ma parliamo dell‘Europa: l'altro giorno riunione d‘urgenza della BCE. Infatti, come abbiamo già commentato la scorsa volta, ai mercati non è piaciuto quanto proferito dalla Lagarde a margine della riunione della BCE e l‘hanno costretta all'esame di riparazione rimandandola a luglio (21.7). Compitino per le vacanze: "Pensare a 10 modi per evitare l’allargamento degli spreads e metterne in pratica almeno uno".  Siamo curiosi di vedere quale strumento anti frazionamento intenderà adottare (per il momento si pensa alla flessibilità nel programma di acquisti del Pepp). Nel frattempo i mercati restano sul chi vive mentre  i tassi restano al -0.50%...


….mentre quelli svizzeri sono al -0.25%!! Colpo di scena da parte della nostra Banca Nazionale (BNS) che giovedì ci ha deliziati con un vero coup de théâtre tirando su i tassi di mezzo punto!!

Una bastonata tra i denti faceva meno male… Da tempo ci aspettavamo che prima o poi anche la BNS sarebbe stata obbligata ad invertire la dinamica dei tassi negativi, ma mai avremmo pensato che si attivasse prima della BCE e soprattutto non di mezzo punto tutto in una volta.

Ovviamente le borse e i mercati obbligazionari legati al franco non hanno gradito proprio per nulla e noi ci accodiamo. Jordan potrebbe anche aver ragione sul fatto che l'inflazione non la devi inseguire (... un calcio negli stinchi ai colleghi Powell e Lagarde) e se la vuoi dominare ti devi muovere in aticipio.  Questa gliela concediamo. Ma che oggi il franco svizzero, come dice lui,  non è più la moneta forte che tutti conosciamo ed è la ragione per la quale alza i tassi di quanto gli pare, non siamo pronti a digerirlo.




Come detto  avrà ragione lui, ma per il momento euro/chf a 1.01 e dollaro a 0.96 non ci paiono delle quotazioni da valuta debole… Per chi pensa in euro: teniamoci il franco… (clicca sui grafici per una miglior visione)



Ma veniamo alle borse.




Il nostro amico S&P500 ha quasi completato il ritracciamento a 3550 punti con volumi in rialzo abbastanza significativi.  Diciamo che a partire da settimana prossima iniziamo a guardare questo indice come uno di quelli che potrebbe anche essere pronto per un cambio di direzione che ovviamente non diamo assolutamente per scontato...

Infatti la correzione potrebbe continuare anche sotto i fatidici 3550 punti. Un amico ci ha fatto notare che il prossimo supporto sarebbe attorno ai 3400 punti, livello che guarda caso era quello di inizio pandemia (freccia viola): forse una mano invisibile ci vuole proprio trainare proprio laggiù per poi cominciare a ricostruire; ricostruzione che dovremo fare tenendo ben presente che non ci sarà più la FED a salvarci ogni 2x3 quando le cose vanno male. In queste condizioni ci vorrà più tempo per far fruttare il nostro denaro ma gli eccessi e i multipli stratosferici non saranno più, speriamo, la norma. 





A livello di multipli questa correzione ha riportato lo S&P500 (ma anche molti altri) con i piedi per terra ed ora le valutazioni sono più in sintonia con lo storico e pure con le prospettive di utili futuri delle società che, volenti o nolenti, temiamo non saranno più trionfali come quelli prodotti anche solo nel primo trimestre 2022. 

A questi livelli le aziende non le si strapagano: non è un buon motivo per riempirsene subito le tasche ma quel giorno che decideremo che è arrivato il momento di premere sull’acceleratore abbiamo la consapevolezza che il prezzo è meno irrazionalmente esuberante di quelli ai quali la droga del denaro a costo zero ci aveva abituati.

E' evidente che tutti stanno cercando di staccare il biglietto della lotteria vincente e noi non siamo certo da meno. Intuiamo che questa correzione sta regalandoci delle possibilità di investimento come non se ne vedevano da molto tempo. Dobbiamo "solo" intuire quando iniziare a muoverci ed in tutta sincerità, anche un po' di fattore C, avrà la sua importanza.  





Anche il nostro indice ha subito un'accelerazione al ribasso impressionante: grazie Jordan! Siamo in netto ipervenduto e, nota bene, navighiamo sotto il livello pre-pandemico (come tutte le borse europee). Cosa voglia dire è difficile saperlo oppure è semplicemente la dimostrazione che l'Europa come al solito è l'anello debole del sistema finanziario globale. 10'530 sembra comunque un supporto interessante...





Abbiamo voluto dare un'occhiata da molto vicino ai volumi dello nostro indice: nell'ovale quelli relativi allo scoppio della guerra ucraina. Poi i volumi sono stati tendenzialmente in calo per risalire in questi ultimi giorni quasi a segnalare la tanto attesa capitolazione del mercato. Sarà vero? Speriamo, verificarlo sarà il nostro lavoro per la prossima settimana.



Buon week end!

martedì 14 giugno 2022

Aspettando la FED ( si soffre...)

 

Avevamo il sospetto che questa settimana, borsisticamente parlando, non sarebbe stata semplice e fin dai primi scambi asiatici di lunedì mattina abbiamo cancellato dalla nostra mente la speranza di vedere per lo meno uno straccio di rimbalzo tecnico (ci poteva assolutamente stare...). Siamo invece alle prese con un vero e proprio bear market,  soprattutto negli USA,  ma anche alle nostre latitudini ci stiamo sempre più spingendo nelle fauci dell'orso...


... a ben pensarci non ci si poteva aspettare molto d'altro: la comunicazione della BCE è stata deficitiaria (eufemismo...) e il dato inflattivo USA è stata una mezza sorpresa (anche se la core inflation in realtà è diminuita...) ovviamente in negativo. Il Treasury a 10 anni è schizzato quasi al 3.5% e ieri per un attimo abbiamo avuto una bella inversione delle rese con il 2 anni che rendeva più del 10 anni...



Intanto il mercato si aspetta che negli USA i rendimenti fra un anno saranno al 4%,  il che significa che sta prezzando almeno 6 rialzi di mezzo punto. 

Domani alle nostre ore 20:00 vedremo di che pasta è fatta la FED: scontatissimo è un rialzo di mezzo punto ma stamani non si escludeva un aumento dello 0.75% tutto in un boccone; i più visionari hanno messo sul piatto pure un rialzo dell' 1%... se c'è qualcuno che offre di più si faccia avanti.

Scherzi a parte riteniamo che mezzo punto è più che adeguato (soprattutto se pensiamo che la core inflation sembra diminuire) e al massimo, come dice bene un amico, prepareranno la tavola per ulteriori 3-4 aumenti di mezzo punto. 

Tenendo presente che a novembre avremo le elezioni di mid-term siamo certi che un po' di pressione per evitare esagerazioni arriverà sulle spalle della FED e sospettiamo che il piede sull'acceleratore dei tassi verrà alleggerito...

Ciò non toglie che dobbiamo cercare di gestire il futuro prossimo (che è domani e i giorni a seguire) in quanto potremmo anche assistere alla capitolazione definitiva che poi darà il via ad un movimento che potrebbe anche essere vagamente rialzista. Succede quando tutte le notizie negative sono scontate nei prezzi e in questi giorni di "sconti" ne abbiamo visti parecchi.



Ritorniano alla base di tutto, il nostro S&P500: come detto più volte siamo convinti che deve portare a termine il ritracciamento a 3550 punti per sperare nella sua capitolazione grazie alla quale si può iniziare a ragionare su di una serie di rientri (se non diretti magari attraverso l'uso dei derivati e delle loro combinazioni , ad es, zero cost , ecc). 



Se guardiamo il grafico più da vicino risulta evidente che l'indice potrebbe fare ancora un movimento ribassista quantificabile in 4 0 5 punti percentuali; non è escluso che potremmo già vedere oggi e/o domani un simile movimento che potrebbe essere incentivato soprattutto se vedremo un aumento di 0.75% o addirittura di un punto percentuale (che noi escludiamo).

Ovviamente soppeseremo molto attentamente tutte le informazioni a nostra disposizione e faremo qualche acquisto mirato solo se iniziamo ad avere segnali che potrebbero far pensare ad un allentamento del trend ribassista... ergo: come al solito saremo prudenti.



Interessante la tabella qui sopra esposta che abbiamo intercettato stamani: in effetti anche le peggiori correzioni prima o poi hanno una loro fine naturale: preoccupa quella del 73-74 (-48%)  in quanto avventua in condizioni che assomigliano molto a quelle attuali... ma vogliamo essere ottimisti: non sempre la storia ripete sè stessa (anche se, da buoni analisti tecnici, siamo portati a pensarlo...)



Lo SMI purtroppo non sfugge al movimento ribassista, e per quanto abbiamo cercato di alleggerire i depositi, non possiamo di certo azzerarli... quindi un po' di questa correzione l'abbiamo purtroppo subita... 10'650 punti è la nostra soglia del dolore.



Già che stiamo parlando di dolore, non possiamo esimerci dal rammentare che anche il mondo delle crypto è sotto attacco... e pure massiccio! Prossima soglia, labile, di resistenza per il bitcoin è posta a 20'000$ sotto la quale non c'è più nulla di convincente fino a 12-13'000$. Togliamoci per il momento dalla testa che le crypto possano essere considerate un bene rifugio.




domenica 12 giugno 2022

Lagarde: a luglio si sale!

Avevamo il sospetto che la settimana appena trascorsa non fosse di quelle semplici, ma la realtà ha superato sè stessa e non è stata molto tenera con tutti coloro che si occupano di finanza.


Come al solito al centro della nostra attenzione abbiamo l'inflazione,  sia quella prodotta al di qua che al di là dell‘Atlantico. Il dato americano di venerdì non ci stupisce e, come stiamo ripetendo da diverse settimane,  fino a quando materie prime e soprattutto i costi dell’energia rimarranno stellari non sarà facile invertirne la marcia rialzista. Infatti il CPI americano, atteso all'8.3%, è salito ahinoi all'8.6%.


Iniziamo a percepire che anche le Banche Centrali stanno entrando in affanno ed incrociano le dita nella speranza che prima o poi si possa almeno affermare che si è raggiunto il picco di questo rincaro; ma a quanto pare ancora non ci siamo. In queste condizioni la comunicazione, importantissima, si fa difficile ed incerta e i mercati ipersensibili ritornano ad essere eccessivamente volatili.


Ma procediamo con ordine. 





La settimana, causa la chiusura di lunedì, è stata di quelle corte. Fino a Mercoledì ci siamo messi vagamente sulla difensiva in attesa della comunicazione della BCE di giovedì e dell‘attesissimo CPI americano di venerdì. Finalmente alle 14:30 di giovedì la Lagarde prende la parola, lascia i tassi invariati ma a luglio e settembre si sale: tutto come da programma. Ma durante la sessione delle domande dei giornalisti, a seguito delle sue risposte, vien giù di tutto: borse, cambi, obbligazioni ed il famigerato spread Btp-Bund (233 bps!) quello no, non vien giù,  ma sale e va fuori controllo.


Abbiamo chiesto al nostro responsabile del Forex di commentare quanto è successo in quanto è la persona che più di tutte è abituata a vivisezionare l'attività e le parole della BCE. Condividiamo la sua risposta con voi, una risposta che mette il dito su di una ferita e che si commenta da sola:

 

"L’attesa riunione della BCE, che ha comunicato l‘intenzione dopo ben 11 anni di alzare i tassi per combattere inflazione,  si è rivelata uno degli autogol più clamorosi degli ultimi tempi.


 Madame Lagarde ci ha abituato, durante il suo mandato,  ad un eloquio più da burocrate che da economista, elequio che lascia spesso (troppo) spazio a fraintendimenti. Il ruolo del banchiere centrale, non lo si scopre solo oggi,  e' molto delicato. Deve essere abilissimo nel padroneggiare contemporaneamente la raffinata arte dell'affermare e del  sottointendere  in un contesto ove la credibilità delle parole pronunciate e di quelle volutamente omesse devono stare in un perfetto equilibrio.


 Madame Lagarde giovedì e' sembrata più un elefante in una cristalleria: ad ogni sua sbavatura i mercati cannoneggiavano da ogni fronte. In teoria il mercato era pronto a questa comunicazione (tassi al rialzo) ma il non aver soppesato il tema fondamentale dell'armonizzazione dei rendimenti in una Unione Monetaria con situazioni debitorie parecchio differenti ha fatto crollare il btp italiano (ma non solo quello italiano), i mercati azionari europei, l'Euro e tutto in un colpo solo. 


    Quotazione BTP Italia 2030 



Sarebbe servito esattamente il contrario:  contrarre gli spread tra paesi, rafforzare l'euro ( per abbassare l'imported inflation ) e far scendere un pochino la volatilità sui mercati che rimane alta da parecchio tempo. Questo dimostra come anche i nostri policy makers non dispongono della bacchetta magica e non sono infallibili come non lo siamo noi operatori.

Il policy mistake, dal mio punto di vista,  dovrà essere in parte corretto introducendo una norma salva spread ormai ineludibile dopo le emissioni comuni di eurobond. 


Le banche centrali hanno incentivato per anni la creazione d'inflazione che è rimasta costantemente sotto target: purtroppo l'avvento del Covid e della guerra ucraina hanno creato gli ingredienti per una esplosione della stessa e che viene alimentata soprattutto da fattori non monetari. Sfortunatamente le armi in mano ai banchieri centrali per per combatterla non sono quelle adeguate. Infatti Lagarde e Powell non possono "stampare" più materie prime o containers marittimi per cercare di alleviare i colli di bottiglia. A questo punto possono solo decidere se dare la priorità alla lotta all'inflazione oppure se rinunciare alla crescita dell'economia: pretendere di mantenere le due cose in un perfetto equilibrio, sospetto, sarebbe chiedergli troppo..."


Quello che a noi sembra chiaro è che per il momento le banche centrali hanno decisio di combattere l'inflazione aumentando i tassi di interesse. Quello che non è ancora chiaro è cosa significa per le aziende (soprattutto quelle parecchio indebitate) il ritiro della liquidità ma sospettiamo che saranno costrette ad una revisione degli utili al ribasso a meno che non vogliano tentar la via di scaricare sulle spalle dei consumatori le conseguenze del rialzo tassi. Consumatori che pure loro iniziano ad essere in affanno: sentite cosa hanno scritto gli amici del CS a tal proposito:


"il tasso di risparmio è in calo, l'uso della carta di credito è in aumento, i prezzi pure, i salari reali sono in calo ed il sentimento dei consumatori continua ad essere in caduta libera. Pensate ancora che saranno i consumatori a tenere in vita l'economia statunitense nel 2022?!" In effetti pare difficile.


Nel frattempo Bridgewater, il più grande Hedge Fund al mondo, ha iniziato a scommettere pesantemente sull'insolvenza delle aziende americane ed europee shortando a piene mani. Sono convinti che il repentino aumento dei tassi renderà molto costoso il rifinanziamento dei debiti societari e ci rammentano che ci sono 6000 miliardi di $ in obbligazioni,  in gran parte a breve termine, che devono prossimamente essere rifinanziate... Qualche nodo rimarrà sicuramente nel pettine!





Il rendimento del Treasury a 10 anni è risalito al 3.15...






...e sta ri-trascinando il dollaro al rialzo.






...mentre euro/chf e gbp/chf sono fondamentalmente ancora laterali.




Non riusciamo a toglierci dalla testa che prima o poi anche lo S&P500 dovrà concludere il ritracciamento iniziato a dicembre dello scorso anno attorno ai 3550 punti. I rebounds osservati nelle scorse settimane si iscrivono comunque in uno scenario di medio periodo che rimane fondamentalmente ribassista.




La pecora nera della settimana è stata di certo la borsa italiana anche a causa della notevole sotto-perfomance del settore bancario che ha in pancia un bel po' di debito italiano; settore che si è schiantato dopo le parole della Lagarde.




Ovviamente anche il Nasdaq soffre il rialzo dei rendimenti del Treasury... è tornato sotto gli 11'500 e sarà interessante, dal momento che il ritracciamento l'ha già compiuto, vedere se nei prossimi giorni tiene questi livelli oppure darà il via ad una nuova stagione di ribassi. Se i gestori di Bridgewater hanno ragione non possiamo escludere che per parecchie società che compongono questo indice stanno arrivando tempi non facilissimi. Diciamo che per rientrare nel tecnologico c'è sempre tempo, quindi lasciamo via libera solo agli speculatori.





Anche la borsa svizzera non ha ben digerito la storia dei tassi europei... siamo ritornati con una certa prepotenza nel canale ribassista che ha caratterizzato la nostra borsa a partire del mese di aprile. La correzione putroppo è avvenuta con volumi piuttosto elevati (siamo in tanti ad essere un po' shekerati dalla situazione dell'economia mondiale). Le medie mobili puntano al ribasso mentro l'unico barlume di speranza  lo fornisce un RSI a 30 segnalandoci un ipervenduto che potrebbe essere il punto di partenza di un rimbazo tecnico... ma lo verificheremo domani mattina!