domenica 9 marzo 2025

Riordiniamo le idee

Non capita di frequente di assistere ad una settimana così ricca di dati macroeconomici e di eventi  geopolitici dal forte impatto sul sistema finanziario internazionale. Sentiamo, impellente, il bisogno di fare un po’ di ordine nella nostra testa: gli appunti che abbiamo preso sono copiosi e si preannuncia una versione di Appunti Finanziari piuttosto ricca e probabilmente anche un po' noiosa. Ci scusiamo subito con i nostri lettori e cercheremo, dove possibile, di essere coincisi ma non sarà facile...  Per coloro che   non hanno voglia o tempo di leggere potete semplicemente dare un’occhiata alla sezione dei grafici e capirete subito che la settimana è stata importante (soprattutto per il settore dei cambi) ed in vista potrebbero esserci dei cambiamenti di trend rilevanti.

Partiamo da quanto è successo questa settimana negli USA. 

Il discorso al Congresso di Trump non è ovviamente passato inosservato ed in 100 minuti (un record storico...) ha magnificato sé stesso ed ha dipinto un quadro della situazione americana che definirlo fantastico è riduttivo. In sostanza l'America prossimamente sarà più grande (sta pensando alla Groenlandia e/o al Canada?) e più ricca che mai grazie ovviamente ai dazi che, diretti o reciproci che siano, genereranno nuovi posti di lavoro e porteranno benessere un po' a tutti gli Americani. Ovviamente nessuno ha il coraggio di contraddire il Presidente e quindi a rischio c'è una delle catene di produzione più integrate al mondo, quella  che coinvolge Messico e Canada che il 4 marzo si sono visti appioppare dazi del 25%. Gli stessi, dopo una vibrante protesta giunta guarda caso dal mondo dei produttori di auto made in USA , sono stati sospesi fino al 2 di aprile prolungando l'agonia e le incertezze di un altro mese. Evidentemente questo modus operandi  sta mettendo in subbuglio il Nasdaq e lo S&P500 e pure il compassato Warren Buffet non ce l'ha più fatta a stare in silenzio ed in merito ai dazi ha detto la sua: "in una certa misura sono un atto di guerra" ed ha rincarato la dose affermando che "gli investitori sono già preoccupati per lo stato dell'economia e non hanno bisogno di un altro motivo per vendere". 


Le preoccupazioni degli investitori le vediamo ben riassunte nel comportamento dell'indice VIX che da un paio di settimane si sta innervosendo e qualche buon motivo per essere nervosi l'avevamo già visto la scorsa settimana con la fiducia dei consumatori al ribasso e le vendite al dettaglio pure. Il 70% del PIL americano inizia ad essere sotto assedio e se i consumatori decidono di non essere più tali o di esserlo un po' meno, presto avremo un problema.

Poi questa settimana veniamo a sapere che:

  • ADP feb.: 77k (atteso: 148k; precedente: 186k)
Per quanto gli ADP, che misurano quanti posti di lavoro sono stati creati nel settore privato, non sia una misura molto amata dagli analisti (e pure dalla FED...),  un loro dimezzamento rispetto a quanto atteso non è un segnale molto incoraggiante... insomma, il settore privato sembra voler assumere molto meno e questo sappiamo tutti cosa vuol dire e che tipo d'impatto può avere sulla psicologia degli americani che interpretano subito il dato come fosse un sinonimo di rallentamento economico.

Poi, per fortuna,  gli attesissimi dati di venerdì 7 marzo riguardanti lo stato di salute del mercato del lavoro americano sono stati un pochino meno severi ed hanno contribuito, come vedremo dopo,  a rilanciare le quotazioni di Nasdaq e S&P500:
  • Creazione nuovi posti di lavoro feb.: 151k (atteso: 170k; precedente: 125k)
  • Disoccupazione feb.: 4.1% (atteso: 4%; precedente: 4%)
  • Paghe orarie yoy: 4% (atteso: 4.2%, precedente: 4%)
Insomma qualche posto di lavoro lo si crea ancora, la disoccupazione è leggermente aumentata ma nulla di preoccupante mentre le paghe orarie, attese in leggero rialzo, hanno marciato sul posto. Tutto sommato dati non malvagi e decisamente migliori degli ADP del giorno precedente.

Non ci è comunque sfuggito, sempre venerdì 7 marzo, il dato sui crediti al consumo:
  • Crediti al consumo gen.: 18.8 mia (atteso: 14.5 mia; precedente: 40.8 mia)
E' vero che il dato precedente fa riferimento al mese di dicembre, notoriamente un mese molto dispendioso, ma comunque sia un dimezzamento non passa come detto inosservato. Dal momento che non ci sembra che l'uso delle carte di credito sia al ribasso (stiamo aspettando a giorni i nuovi dati) è probabile che questa diminuzione  sia da imputare a dei fattori stagionali e ad un calo delle fiducia dei consumatori che fanno molto meno ricorso al credito per paura, si presume, di un peggioramento delle situazione economica anche se Powell recentemente ha affermato che vede una crescita tutto sommato ancora soddisfacente.
Non è di questa opinione pure D. Rosenberg,  fondatore della Rosenberg Research, che ha scritto in una sua nota che "Powell ha recentemente dichiarato che gli indicatori suggeriscono che l'economia americana sta ancora espandendosi ad un ritmo sostenuto. A questo punto il presidente della FED deve cercare un nuovo aggettivo o il dizionario deve cambiare definizione". Non per nulla  Rosenberg fa parte di quel gruppo di analisti che non esclude che a maggio, considerata la reale situazione economica, si possa vedere un taglio ai tassi. Per la cronaca il mercato è tornato a prezzare 3 tagli ai tassi per il 2025. Il 17 e 18 di marzo si riunirà la FED e ne sapremo di più.

I dazi sicuramente hanno contribuito a generare l'impressione che se si continuerà di questo passo l'economia non potrà che imboccare la strada della contrazione.
Comunque ci sono anche altri parametri, oltre ai dazi, che stanno contribuendo a disegnare uno scenario recessivo: la FED di Atlanta li ha impacchettati in un indice, GDPnow,  che ha lo scopo di mostrare in tempo reale quella che è l'evoluzione del PIL americano; il dato va preso con le pinze ma comunque ha un suo valore e non lo si può semplicemente ignorare:



Purtroppo è abbastanza chiaro che GDPnow ci sta dicendo che stiamo andando incontro ad una recessione: forse non sarà così profonda ma anche solo una recessione tecnica (due trimestri consecutivi di contrazione del PIL )  sarebbe già un problema. Parlare di recessione ai mercati non è mai facile e, come hanno fatto anche questa settimana,  la reazione sulle prime è sempre poco simpatica. Poi se la recessione sarà conclamata, allora sappiamo che la FED non starà con le mani in mano ed inizierà a tagliare i tassi.  Questa prospettiva a quanto pare non dispiace ai mercati del redito fisso in dollari:



Infatti, come mostra l'indice total return delle obbligazioni in dollari elaborato da Bloomberg,  sembra che si stiano già portando avanti con i lavori...

 (Per chi è interessato,  a margine del nostro intervento,  mostriamo come l'indice GDPnow viene realizzato.)

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Lasciamo ora gli USA e vediamo cosa è successo nel nostro continente. 

La situazione si sta facendo interessante in quanto non capendo bene cosa effettivamente Trump ha nella capoccia a Bruxelles si stanno dando una mossa ed anche la Germania pare sulla buona strada per fare quello che doveva fare già tanto tempo fa.

Infatti la Germania pare pronta a varare un piano da 500 miliardi di euro che dovrebbe contribuire in modo sostanzioso a rimettere in sesto le disastrate infrastrutture del paese. A questa iniziativa se ne affianca un'altra, altrettanto importante, a riguardo di una riforma delle restrittive regole fiscali, note come "Schuldenbremse" (freno al debito), che sono state introdotte nel 2009: si incomincerà ad escludere le spese della difesa dal calcolo del debito e si permetterà agli Stati federali di indebitarsi fino allo 0.35% del PIL. Insomma è solo un inizio ma i mercati, soprattutto quelli azionari, hanno molto apprezzato.

Ci sono comunque delle insidie che potrebbero rovinare la festa, una su tutte: Merz e l'SPD sono i principali autori di questo piano e devono agire rapidamente per garantire l'approvazione delle riforme fiscali prima dell'insediamento del nuovo Bundestag dove probabilmente incontrerebbero ostacoli significativi tanto da dover dire addio al loro progetto. Insomma, non hanno molto tempo, al massimo entro fine mese... Se la riforma non passa non sappiamo come gli stessi mercati che oggi fanno festa reagirebbero alla delusione... di certo non benissimo. Quindi, dita incrociate!

​Se la Germania si è data una mossa anche l'UE non è rimasta con le mani in mano ed ha indetto un Consiglio europeo straordinario per vedere come sia possibile assumersi maggiori responsabilità  in tema di sicurezza europea e un'idea l'hanno partorita:

In primo luogo stanzieranno per i prossimi 4 anni quasi 800 miliardi di euro per un piano di riarmo che ha fatto la felicità di tutte quelle aziende europee che si occupano di armamenti e affini. In borsa si sono visti i fuochi d'artificio... Oltre agli armamenti in programma c'è una maggior collaborazione con i paesi non appartenenti all'EU e nel contesto del nuovo piano europeo di difesa, l'Unione Europea sta valutando la possibilità di escludere le spese per la difesa dal calcolo del deficit pubblico, consentendo agli Stati membri di superare temporaneamente il limite del 3% del PIL imposto dal Patto di Stabilità e Crescita. ​

 Non da ultimo il sostegno all'Ucraina per il momento non sembra essere messo in forse considerato il fatto che ne va della sicurezza e della stabilità di tutto il Continente.


Non a tutti comunque il piano è piaciuto: i rendimenti del Bund tedesco si sono impennati...


...ed il settore obbligazionario, malgrado questa settimana la BCE abbia tagliato i tassi di un quarto di punto per la sesta volta consecutiva, sta iniziando a soffrire...

E' probabile che dovremo prepararci ad affrontare una maggior inflazione che obbligherà la BCE magari a rialzare i tassi. Poi è altrettanto probabile che dovremo assorbire un consistente debito (800+500 mia) che getterà ulteriore pressione addosso ai prezzi delle obbligazioni. Qualcuno, tanto per non sbagliare, ha già messo una parte dei bonds in vendita anche perché ha trovato molto più redditizio vendere il fisso per andare a comprare le azioni di qualche società legata alla produzione di armamenti in barba alla sempre meno in voga filosofia dell' ESG (Environmental, Social and Governance).

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Sembra che tra Trump e i due più importanti mercati azionari americani la luna di miele è giunta al termine:  forse dovrebbe essere un pochino più accorto nell'uso delle parole e almeno far finta che certe decisioni, prima di essere messe in pratica, siano state attentamente ponderate...  ma questo è probabilmente chiedere troppo. E' fatto così e per i prossimi 4 anni dovremo conviverci ma, purtroppo, il disagio degli investitori sta iniziando a manifestarsi. 


Come se non bastasse anche i Magnifici 7 per il momento non stanno brillando. Siamo certi che torneranno sui loro passi ma attualmente dobbiamo far fronte ad una situazione dove non possiamo più contare sul loro apporto incondizionato. Diciamo che si stanno prendendo una pausa rigenerante anche perché continuare a salire con quella virulenza non era più possibile.



Fatto sta che il Nasdaq (-5.77% ytd) dopo aver sfondato il triangolo blu ha sfondato pure il supporto dinamico (linea verde)  proprio due giorni fa. Per il momento si è fermato dove previsto (prendete la base del triangolo e portatela dove lo stesso è stato rotto ed avrete il target a corto...) Ora l'indice si è pure posato sul un debole supporto statico (linea tratteggiata ) attorno ai 18'000 punti ed il nostro timore è che si possa assistere ad un classico pull back:  nei prossimi giorni potrebbe esserci un rimbalzo (l'RSI in ipervenduto ce lo suggerisce, cerchio nero)  che porterà l'indice a ridosso della linea verde che prima faceva da supporto ed ora è diventata una resistenza; arrivati a quel punto l'indice potrebbe tentare di rientrare nel canale e riprendere il vecchio trend ma l'esperienza ci insegna che spesso il movimento ribassista riprende anche più forte di prima (vedi freccia rossa)
In questi momenti siamo molto prudenti ad accumulare nuove posizioni almeno fino a quanto possiamo escludere la continuazione del movimento ribassista. Ci scusiamo per il tecnicismo eccessivo ma questo è un momento cruciale e più che dirlo a voi stiamo ripetendo a noi stessi quelle che sono le regole di questo gioco... meglio averle ben in chiaro.



Anche lo S&P500 (-1.89% ytd) ha i suoi problemi: purtroppo il supporto dinamico anche in questo caso è stato sfondato e ci consoliamo con il fatto che per il momento la media mobile a 200 giorni (linea blu) sta facendo da supporto. Anche in questo caso l'RSI in ipervenduto potrebbe agevolare un rimbalzo ma  vale lo stesso discorso fatto per il Nasdaq. In questo momento ci vuole prudenza e se andiamo sotto la media mobile dei 200 giorni si continua ad alleggerire come abbiamo già fatto.


Con l'EU che sta dando segni di vita (finalmente) anche l'Eurostoxx50 (+11.69%) ne ha approfittato. Bene così! Ci pare comunque che il movimento negli ultimi giorni sia piuttosto laterale ed è all'interno di un canale orizzontale situato tra i 5'400 e 5'600 punti . Difficile per il momento andare oltre. 

Non vogliamo sempre fare i guastafeste ma vogliamo farvi notare due movimenti: quello dell'RSI (cerchio nero) che piano piano sta puntando al ribasso ed i volumi (freccia nera) che stanno facendo la stessa cosa: in buona sostanza sembra che l'indice europeo stia perdendo di velocità e in questo caso è il preambolo di una presa di profitto... non è detto ma è abbastanza probabile. Se rimane comunque adagiato ai 5'400 punti va bene.... se si va sotto, se avete dei guadagni soddisfacenti, forse consolidatene una parte. Noi lo faremo.



Un discorso simile a quello dell'Eurostoxx50 può esser fatto per lo SMI (+12.72% ytd) in quanto anche nel suo caso RSI e Volumi ci sembrano calanti....Nel breve la perdita di velocità vale anche per il nostro indice ed è il preludio di una breve correzione.

 Ci piace comunque vedere il golden cross segnalato dalla freccia verde (la media mobile a 50 giorni ha sfondato al rialzo quelle dei 100 e 200 giorni) che nel medio termine valorizza e conferma la bontà il movimento verso l'alto

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Questa settimana c'è stato del movimento ed in ambito forex è successo esattamente il contrario di quel che ci si poteva aspettare: il dollaro, atteso da tutti al rialzo a causa dell'introduzione dei dazi che generano inflazione, invece di rafforzarsi si è notevolmente indebolito a causa delle prospettive di una entrata in recessione dell'economia USA che obbligherà la FED ad essere più accomodante in fatto di tassi d'interesse. Quindi la reazione è quella di vendere dollari e, perché no visto quanto l'EU ha in mente di fare, acquistare euro. 

Se date un'occhiata ai rendimenti dell'euro e a quelli del dollaro che esponiamo qui sotto la cosa vi sarà senz'altro chiara; rese del dollaro giù (destra) , quelle dell'euro su (sinistra):




Francamente non ci aspettavamo un simile e violento movimento rialzista dell'euro... si poteva pensare ad un rialzo ma non di queste dimensioni: in tre sedute è passato da 1.0418 a 1.0833 che corrisponde  a quasi un 4%.... se pensate che il dollaro a 10 anni rende il 4.30% è come se l'euro si fosse mangiato il rendimento di un anno in soli 3 giorni... un'enormità! Cosa succederà adesso non è facile da prevedere: forse un ritracciamento è la cosa più probabile in quanto ce lo suggerisce anche l'RSI in zona di ipercomprato. 
E' chiaro che se Trump dovesse applicare dei dazi del 25%, come sembra abbia intenzione di fare, un americano deve aggiungere un ulteriore 4% di svalutazione del dollaro che provocherebbe un rincaro di quanto importato dal nostro continente di quasi il 30%....  già ci par di vedere Trump gongolare!



Un po' meno violenta la perdita di valore del dollaro contro franco ma stiamo pur sempre parlando di oltre 2.5%...in tre giorni è una bella botta. Non siamo in grado di capire se arriverà a 0.84 ma il canale discendente nel quale si è infilato il dollaro punta in quella direzione!



Ovviamente questo euro, in gran spolvero contro dollaro, si è pure rinforzato contro la nostra valuta ed ora vedremo se effettivamente la Banca Nazionale Svizzera sentirà a tutti i costi il bisogno di diminuire i tassi di interesse sul franco. Una visita dell'euro sopra lo 0.96 non è impossibile e speriamo che questa volta ci resti.



Non è facile in questo momento aver a che fare con il bitcoin. E' indubbiamente stato galvanizzato dall'arrivo di Trump alla Casa Bianca e dalle sue esternazioni che ipotizzavano l'uso di questa cripto come moneta di riserva...

In effetti recentemente Donald ha firmato l'ennesimo ordine esecutivo per istituire una riserva strategica di Bitcoin in modo tale da posizionare gli USA come leader nella strategia governativa sugli asset digitali.  Ecco i dettagli principali di questa iniziativa:

  • Utilizzo di Bitcoin sequestrati: La riserva sarà costituita dai Bitcoin già confiscati dal governo in procedimenti penali e civili, stimati in circa 200.000 unità, per un valore di circa 17 miliardi di dollari. Non sono previsti acquisti aggiuntivi di Bitcoin da parte del governo.
  • Inclusione di altre criptovalute: Oltre al Bitcoin, la riserva comprenderà altre criptovalute come Ethereum (ETH), Solana (SOL), Cardano (ADA) e Ripple (XRP).
Da come si sta comportando il bitcoin in questi giorni le aspettative degli investitori erano ben altre.


Finiamo con un altro effetto tangibile causato dai dazi di Trump:



I timori legati ai dazi commerciali di Trump hanno colpito anche il settore delle materie prime e tra queste troviamo pure l'oro: recentemente sono state trasferite massicce quantità di lingotti negli Stati Uniti per evitare potenziali aumenti dei costi causati dai probabili dazi. 


Dopo un periodo di consolidamento durato tutto l'ultimo trimestre 2024 l'oro, spinto anche dagli insaziabili etf, ha ripreso il suo cammino verso i 3'000$ l'oncia. Non vediamo cosa può impedirgli di arrivarci...

Buona domenica!


Come al solito facciamo ricorso a ChatGPT per dare  un'idea di come vien creato l'indice GDPnow e soprattutto quali sono i suoi pregi e i suoi difetti. Capirete subito perché questo indice non va preso per oro colato ma ha comunque una certa capacità previsionale da non sottovalutare.

Il GDPNow è un modello di previsione in tempo reale del PIL degli Stati Uniti, sviluppato dalla Federal Reserve di Atlanta. Serve per stimare la crescita economica prima della pubblicazione ufficiale dei dati da parte del Bureau of Economic Analysis (BEA).

L’indice si basa su un metodo “nowcasting”, ovvero utilizza dati economici disponibili al momento per aggiornare continuamente la stima del PIL, evitando giudizi soggettivi e utilizzando solo input quantitativi.


Come funziona?

  • Il modello prende in considerazione indicatori macroeconomici aggiornati frequentemente, come:
    • Vendite al dettaglio
    • Produzione industriale
    • Spese per consumi e investimenti
    • Bilancia commerciale
    • Costruzioni e mercato immobiliare
  • Ogni volta che un nuovo dato viene pubblicato, il modello ricalcola la previsione del PIL in tempo reale.
  • L’aggiornamento avviene più volte al mese, man mano che i dati economici vengono rilasciati.

Pregi del GDPNow

✅ Velocità e aggiornamento continuo → Fornisce una stima in tempo reale della crescita economica, anticipando i dati ufficiali.
✅ Metodologia trasparente → Il modello è puramente quantitativo e segue un approccio standardizzato, riducendo il rischio di interpretazioni soggettive.
✅ Riferimento per investitori e policymaker → Essendo aggiornato frequentemente, offre indicazioni tempestive sull’andamento dell’economia, aiutando chi prende decisioni economiche e finanziarie.
✅ Evita il “bias umano” → Non dipende da analisti o economisti che potrebbero influenzare la previsione con opinioni personali.


Difetti del GDPNow

❌ Volatilità delle previsioni → Poiché aggiorna le stime con ogni nuovo dato economico, può subire forti oscillazioni nel breve periodo.
❌ Non tiene conto di fattori qualitativi → Non considera variabili qualitative come il sentiment dei consumatori, shock geopolitici o crisi finanziarie improvvise.
❌ Non sempre accurato a lungo termine → È utile per previsioni a brevissimo termine, ma può differire dai dati ufficiali quando questi vengono consolidati.
❌ Rischio di sovra-reazione ai dati economici → Se un dato mensile molto forte o debole viene pubblicato, il GDPNow può reagire in modo eccessivo, per poi correggersi successivamente.


Conclusione

Il GDPNow è uno strumento molto utile per anticipare la crescita economica, specialmente per investitori e analisti di mercato. Tuttavia, è importante non prenderlo come una previsione definitiva, perché è soggetto a revisioni e può sovrastimare o sottostimare il dato finale. Per un quadro completo, viene spesso confrontato con altri modelli previsionali, come il Blue Chip Consensus e le proiezioni della Fed di New York.


domenica 2 marzo 2025

Trump-Zelensky: fumata nera

La scorsa settimana ci siamo lasciati con le elezioni Tedesche in pieno svolgimento e con la speranza che l'incontro tra Zelensky e Trump di venerdì 28 febbraio ci rivelasse quanto fossimo vicini ad un accordo di pace tra Russia ed Ucraina ma, alla luce di quello che è successo nello Studio Ovale della Casa Bianca, sembra essere ancora lontano anni luce.

Ma andiamo con ordine:



Il salto a ritroso nel tempo che questa elezione tedesca ci ha obbligato a fare è lì da vedere: la frattura tra est e ovest si è ripresentata e ci vien da pensare che dopo 36 anni dalla caduta del muro di Berlino i vecchi problemi tra i due blocchi sono tutt'altro che risolti: le disparità economiche, i salari medi più bassi e i tassi di disoccupazione più alti sono fonte di frustrazione tra la popolazione dell'Est e se aggiungiamo un lento ma inesorabile invecchiamento della popolazione ed uno spopolamento di molti Länder causato da un'emigrazione giovanile maggiormente attratta da quello che succede ad Ovest del loro paese,  ecco in parte spiegata la percezione di declino ed il senso di marginalizzazione che ha spinto massicciamente la popolazione a votare per l'AfD. Cosa poi possa fare l'AfD per risolvere questi problemi non ci è ancora chiaro ma l'elettorato dell'Est ha spedito al Bundestag un messaggio forte ed inequivocabile che non va sottovalutato.

Vinte le elezioni, a Merz il lavoro non manca: formare una solida coalizione che gli permetta di fare quelle modifiche costituzionali di cui la Germania ha urgentemente bisogno sembra una mission impossible; purtroppo è palese a tutti che senza riforme la Germania è destinata a marciare sul posto e probabilmente a tornare a nuove elezioni fra non molto... L'economista Fubini, in un intervento televisivo, ha messo bene in evidenza quanto sarà cruciale il programma del nuovo governo tedesco che fondamentalmente potrà prendere due direzioni ben precise: la prima è quella di elaborare un piano con una chiara matrice europeista che abbraccia il principio secondo cui l'unione fa la forza; la seconda, improntata al si salvi chi può, è la strada da prendere se la Germania vorrà pensare solo a sé stessa. Se quest'ultima sarà la via scelta,  bisognerà dare presto un'altra forma ad un Europa che forse dovrà fare a meno dei tedeschi.




Comunque sia il DAX l'ha presa bene ma era già dalla fine di novembre 2024, quando si era intuito che a breve si sarebbe andati ad elezioni anticipate, che l'indice tedesco si è impennato e ad oggi, con un +13.27% ytd, è una delle migliori borse europee. Vedremo se terrà il passo oppure davanti alle prime e probabili difficoltà di Merz si vorrà prendere una pausa di riflessione. Entro Pasqua dovremmo avere una prima risposta e capiremo subito se il governo sarà "europe friendly" oppure se si opterà per un approccio da "Aleingänger" a discapito dello spirito comunitario.  


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Magari prima di addentrarci in quel che è successo venerdì alla Casa Bianca, proviamo a quantificare quanto sia stato lo sforzo economico europeo e americano a favore della causa Ucraina: non abbiamo ovviamente gli strumenti (ma chi li ha?) per quantificarlo con precisione e quindi ci fidiamo del grafico pubblicato nella versione online dell'Economist che evidenzia come l'impegno  sia quasi paritetico con un piccolo vantaggio a favore dell'Europa. La parte americana è quantificabile in 110 miliardi di dollari.

Sappiamo tutti che venerdì 28 febbraio, nello Studio Ovale della Casa Bianca,  avremmo dovuto assistere alla firma di un trattato dal valore stimato in mezzo trilione di dollari che avrebbe permesso agli USA di metter le mani su di un consistente quantitativo di terre rare indispensabili per la produzione di microchip e non solo.  Diciamo che i 110 miliardi di aiuti sarebbero  stati piuttosto ben remunerarti a condizione che questo contratto fosse stato firmato. Purtroppo sappiamo tutti come è andata a finire: lo spettacolo è stato, pensando anche al valore simbolico di una tale firma,  piuttosto indecoroso e forse l'immagine più significativa è stata la reazione della ambasciatrice ucraina che non ha saputo nascondere tutta la sua emozione ed il suo sconforto per quel che stava succedendo ben conscia della gravità della situazione. 

Non sappiamo come andranno avanti le trattative (sembra che Zelensky non molli...) e la reazione a freddo dei mercati la vedremo lunedì. Quel che è certo è che questa guerra non è finita venerdì, anzi, sembra che sia iniziata solo ora...

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Uno dei grani crucci di Trump è il deficit della bilancia commerciale che è costantemente negativo a dimostrazione del fatto che gli USA non riescono a soddisfare la domanda interna con le loro mani ma si devono approvvigionare all'estero.

Il deficit commerciale degli USA non è solo il risultato di una produzione insufficiente, ma anche di una combinazione di elevata domanda interna, costi di produzione alti, un dollaro forte e politiche commerciali complesse. Se la produzione domestica americana fosse più competitiva a livello di costi, una parte delle importazioni potrebbe ridursi, ma la globalizzazione e la specializzazione economica rendono comunque difficile un riequilibrio immediato.

Trump, con l'imposizione di dazi a largo spettro,  spera di accelerare da una parte la ricerca di un nuovo equilibrio commerciale mondiale e dell'altra di trovare nuove fonti di finanziamento che vadano a compensare le minori entrate che si produrranno quando sarà riuscito a tagliare le tasse come promesso in campagna elettorale.

Le conseguenze immediate le vediamo espresse nel grafico: soprattutto da quando si sospetta che i dazi non sono più soltanto un bluff, utilizzato da Trump per agevolare le trattative con le controparti estere, ma stanno diventando una minaccia più che reale, le importazioni, prima che vengano colpite dai dazi, sono aumentate considerevolmente così come confermato anche dagli ordini di beni durevoli di gennaio:

  • Ordini beni durevoli gen: 3.1% (atteso: 2%; precedente: -2.2%)
Insomma: se i prezzi saliranno, meglio fare scorte e arraffiamo tutto quello che in futuro ci serve (ma anche no...) e che potrebbe costare di più.

Certo che questa prospettiva non fa fare i salti di gioia ai consumatori americani:
  • Fiducia dei consumatori feb: 98.3  (atteso: 102.3; precedente: 105.3)
Se il trend dovesse continuare non è una bella notizia per il PIL americano che per il momento sembra essere ancora in discreta forma:
  • PIL USA Q4 (seconda lettura): 2.3% (attesto: 2.3%; precedente: 2.3%)
Non sarà una crescita al fulmicotone ma insomma in America si continua ad evolvere positivamente. Certo che se i prezzi ( e quindi l'inflazione) continueranno a crescere,  e con i dazi non vediamo bene come ci possano essere strade alternative, non vorremmo essere confrontati con qualche scenario che inizia a parlarci di recessione o peggio ancora di stagflazione. Forse questa è proprio la ragione che meglio spiega come mai i rendimenti dei Treasury sono in discesa costante da un paio di settimane a questa parte... 

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Prima di passare ad un po' di analisi tecnica dei mercati ci vorremmo soffermare un istante a riflettere sulla differenza di performance degli indici europei rispetto a quelli americani:


Non vi sarà sfuggito il fatto che il Nasdaq da inizio anno ha, per la prima volta dopo anni (quanti? tanti...) un meno davanti alla sua percentuale di crescita; lo S&P500 se la cava un pochino meglio ma non più di tanto. 

E' evidente che l'aria che si sta iniziando a respirare sui mercati americani è piuttosto pesante e l'euforia dei mesi passati in gran parte è svanita sostituita da un sentimento di incertezza che si sta materializzando in vari modi: i titoli difensivi si stanno facendo strada (vedi anche la controprestazione dei Magnifici 7), il divario tra rialzisti e ribassisti diminuisce a favore di quest'ultimi, la domanda di coperture tattiche attraverso l'impiego di opzioni di vendita  e  shortaggio di future sta salendo copiosamente;  gli outlook delle società sono sempre meno positivi e i P/E sono ancora alle stelle. Insomma: gli investitori sembrano che stiano cercando protezione... e noi pure!

In Europa ci troviamo in una situazione leggermente diversa: i P/E sono decenti, le borse sono cresciute ma entro limiti accettabili, la situazione geo-politica è in stallo ma andare peggio di così è difficile (vedremo cosa farà la Germania), inizia a farsi avanti la consapevolezza che bisogna reagire (do something! Draghi dixit).  I risultati aziendali non sono malaccio ma sono soprattutto le prospettive di sviluppo futuro previste dalle società europee che sembrano essere migliori di quelle americane. E' probabilmente quest'ultimo punto che ha convinto gli investitori ad esser maggiormente presenti sui mercati europei. Noi non abbiamo nulla in contrario, anzi...!

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Interessante: Ned Davis anche questa volta ha pienamente catturato il movimento ribassista ma non la sua ampiezza. Comunque ci ha sempre messo sull'attenti che la forza del suo algoritmo non è quella di individuare i livelli ma i trend che è poi quello che interessa anche a noi. Secondo il suo schema a breve dovremmo assistere ad un rimbalzo ma attenzione, dubitiamo che i suoi algoritmi, per quanto molto sofisticati, siano in grado di anticipare gli umori di Trump che, come sappiamo, sono volatili assai...



Lo S&P500 (+1.24% ytd) questa settimana ha rischiato parecchio di uscire dal canale ascendente che stiamo seguendo da parecchi trimestri: in effetti giovedì ha cercato di sfondare il supporto dinamico e sembrava cosa fatta;  poi venerdì, anche grazie ai dati sull'inflazione piuttosto buoni (PCE e CORE PCE sono usciti come da aspettative leggermente inferiori ai precedenti), l'indice è rientrato e si è adagiato sulla media mobile dei 100 giorni (linea verde). E' ovvio che stiamo scherzando con il fuoco e basta poco per far si che la prossima rottura potrebbe essere quella che danneggia definitivamente il trend. Siamo in pre-allarme e non vi nascondiamo che una sforbiciata leggera agli etf l'abbiamo già data.


Anche il Nasdaq (-2.86% ytd) non ci sta facendo dormire sonni tranquilli: questo indice ha sfondato il supporto dinamico, è andato a fare una visita alla media mobile dei 100 giorni (linea blu) e poi, per fortuna, venerdì è rientrato nel canale ascendente (freccia rossa); purtroppo il movimento ha il sapore di un classico pull back e non ci meraviglieremmo più di tanto se lunedì dovesse riprendere la strada del ribasso. D'altronde la foratura al ribasso del triangolo blu ci segnala un target d'arrivo a 18'000 punti...  se ci arrivasse bisognerà capire se consoliderà a quel livello oppure se si lascerà cadere fino al supporto successivo che intravvediamo  a circa 16'800 punti. Anche in questo caso una sforbiciata agli etf l'abbiamo data.


Quello che è certo è che anche l'Eurostoxx50 (+11.59% ytd) si sta prendendo una (breve?) pausa di riflessione: purtroppo non riusciamo a leggere come vorremmo il grafico e abbiamo tirato un paio di linee rosse in prossimità dei massimi ma, dobbiamo ammetterlo, senza troppa convinzione. Ogni tanto succede... Pensiamo che i 5'400 punti possano essere un buon supporto ma restiamo a livello di RSI (cerchio nero) ancora troppo appiccicati all'ipercomprato per essere completamente tranquilli. Sarà interessante vedere come i mercati reagiranno lunedì allo spettacolo offerto dalla premiata ditta Trump-Zelensky.


Lo SMI (+12.105 ytd) sembra per il momento tenere bene anche grazie ad una rotazione dei suoi componenti che non stanno salendo tutti all'unisono. Sembra aver ripreso il trend di medio periodo avviatosi nell'ottobre del 2023 e questo è un bene anche perché il suo sviluppo è decisamente meno verticale e più sostenibile nel tempo. L'impennata di inizio anno non è ancora stata digerita e quell'essere da settimane costantemente in ipercomprato non ci lascia proprio tranquilli tranquilli: una piccola ma salutare correzione la vorremmo vedere. Ci permetterebbe di rientrare nel mercato....

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Purtroppo ci sembra che il dollaro si è infilato in un canale ribassista che abbiamo già visto recentemente in due occasioni (set-dic 2023; mag-set 2024). Farebbe la felicità di Trump ma non la nostra o di tutti coloro che pensano in franchi. Vedremo nelle prossime settimane se questo trend sarà confermato. Per il momento vediamo se il rimbaluo sulla media mobile dei 200 giorni (linea verde) è significativo...per il resto siamo nelle mani della BNS (20 marzo).


Ennesimo tentativo dell'euro di andare sopra l'1.05 ma è stato rimbalzato... questa resistenza è sempre più forte (dobbiamo tenerne conto...) Per il momento sembra essere rientrato nel canale discendente (due righe verdi) ma non escludiamo che possa anche iniziare un movimento laterale che non ci dispiacerebbe.



  Euro/chf sembra voler evolvere lateralmente in un range compreso tra i 95 cts e i 93... la chiave di volta ora sembra essere la BNS (20 marzo) che avrà tutto il tempo di vedere le mosse della BCE (6 marzo) e della FED (19 marzo). Probabile un taglio di un quarto di punto ma se la valuta europea dovesse effettivamente spostarsi lateralmente forse non ce ne sarebbe bisogno.


 Un paio di settimane fa vi avevamo messi sull'attenti delle difficoltà del bitcoin nel superare la resistenza dinamica (linea rossa) e ci sembrava che questa cripto fosse indirizzata verso i 91'000 $. In effetti li ha visti e pure superati sfondando facilmente il supporto degli 89'000 $. Tecnicamente possiamo dire che il nostro target, suggerito dalla rottura del triangolo discendente,  è posto attorno 70'000 $; lì attorno (70-73) si può iniziare a pensare di rientrare ma prima vediamo se la media mobile dei 200 giorni (linea blu) è un supporto valido e magari può fare da trampolino già nei prossimi giorni. 

 Buona domenica!

domenica 23 febbraio 2025

Fate qualcosa!

 "Non avreste mai dovuto iniziarla!" Con queste parole, pronunciate il 18 febbraio da Donal Trump, il senso della storia viene stravolto e, bisogna ammetterlo, in questo genere di esercizi il nuovo inquilino della Casa Bianca è molto abile. Forse qualche cosa ci sfugge ma facciamo fatica ad accettare il fatto che ad iniziare una guerra contro la Russia sia stata l'Ucraina, una guerra che ora rischia di perdere venendo probabilmente meno l'aiuto americano e pure su quello europeo è meglio non fare troppo affidamento, non per mancanza di volontà, ma perché l'Europa di problemi ne ha già a sufficienza dei suoi. 

Abbiamo appena finito di leggere un articolo apparso sull'ultimo numero dell'Economist dove il giornalista mette sull'attenti noi europei del drastico cambiamento geopolitico in corso e per farvi capire cosa ha in mente ne citiamo un passaggio:

"La scorsa settimana è stata la più cupa in Europa dalla caduta della cortina di ferro. L'Ucraina viene svenduta, la Russia viene riabilitata e, sotto Donald Trump, non si può più contare sull'America per venire in aiuto dell'Europa in tempo di guerra. Le implicazioni per la sicurezza dell'Europa sono gravi, ma devono ancora essere recepite dai leader e dalla gente del continente. Il vecchio mondo ha bisogno di un corso accelerato su come esercitare il potere duro in un'era senza legge o cadrà vittima del nuovo disordine mondiale."

Forse i toni sono eccessivi ma il contenuto dell'articolo è condivisibile e se non prendiamo al più presto coscienza dei cambiamenti in corso, ne potremo solo che subire le conseguenze. 

Anche Draghi durante il suo intervento al Parlamento Europeo il 18 febbraio (una data che sarà difficile da dimenticare...), dove ha illustrato il suo Rapporto sulla Competitività europea,  ha esortato i leader dell'EU ad agire con una certa urgenza ed in modo coordinato al fine di difendere i valori fondamentali dell'Unione sia politici che economici; quello che ha detto è probabilmente ciò che pensa una buona parte di coloro ai quali sta a cuore il futuro del nostro continente:

Non si può dire no a tutto, altrimenti bisogna ammettere che non siamo in grado di mantenere i valori fondamentali dell’Ue. Quindi quando mi chiedete ‘cosa è meglio fare ora’ dico non lo so, ma fate qualcosa!

Il messaggio di Draghi ci pare piuttosto chiaro e non necessita di ulteriori commenti...  

(se volete sentire lo stralcio del discorso clicca su: Draghi )

Quindi i mercati finanziari da qualche settimana a questa parte sono confrontati da un lato dell'oceano Atlantico con l'iper attivismo di Trump che spesso si traduce in azioni scomposte e apparentemente (almeno si spera...) in chiara contraddizione l'una con l'altra con il risultato di generare non poca confusione nella testa degli investitori che si trasforma in incertezza che, come sappiamo, è la kryptonite dei mercati finanziari.

Dall'altro lato dell'Atlantico, con un atteggiamento da bella addormentata nel bosco, abbiamo un'Europa che a furia di aspettare il suo Principe Azzurro si è appesantita ( da 6 Stati fondatori agli attuali 27) e crede ancora che le scelte, quelle che contano, debbano essere prese all'unanimità: bello se non hai premura, ma noi invece abbiamo una fretta del diavolo ed è chiaro a tutti che così non si riesce più ad andare da nessuna parte! (Draghi ci ha avvisato).

Purtroppo conosciamo abbastanza bene i mercati finanziari e ambedue le situazioni non sono ottimali: presto o tardi le borse e/o il mercato del reddito fisso ci spediranno un segnale d'insofferenza. 

Negli USA forse questo segnale sta già arrivando come ci suggerisce l'Indice della fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan pubblicato venerdì 21 febbraio:



  • Fiducia consumatori febbraio: 64.7 (atteso: 67.8; precedente: 71.1)
Non è ancora il caso di strapparci i capelli dalla testa ma è probabile che lo stile di conduzione trumpiano abbia scombussolato un po' le idee ad un discreto numero di americani che iniziano ad diventare un pochino meno positivi per quanto concerne i prossimi 6-12 mesi: cercheremo di monitorare la spesa degli americani  per vedere se sarà coerente con il sentimento attuale; il gigante della grande distribuzione Walmart, una sorta di cartina di tornasole dei consumi americani, prevede un discreto rallentamento degli acquisti ed é difficile non credergli:



... il mercato l'ha già fatto e la reazione  non si è fatta attendere: in 3 giorni il titolo ha perso più dell'8%. 

Altro dato pubblicato sempre dall'Università del Michigan è quello relativo alle attese dei consumatori per l'inflazione futura:



  •  Attese inflazione a 12 mesi (febbraio): 4.3% (atteso: 4.3%; precedente: 3.3%)
Il dato era atteso ma comunque fa un certo effetto vedere aspettative inflattive che superano il 4%... poi magari al 4% non ci si arriva ma nel frattempo ci sarà una probabile corsa sul corto termine a comprare tutto quello che in futuro si crede che costerà di più. Di certo, a queste condizioni,  vedere un'inflazione puntare verso il 2% non sarà così semplice...  questo la FED lo sa...


... fa pure un certo effetto vedere le aspettative d'inflazione per i prossimi 5-10 anni salire al 3.5% (valore mediano): l'ultima volta che il valore era così alto è stato trent'anni fa! Il carattere approssimativo delle aspettative ci rincuora e speriamo che la percezione sia sbagliata per eccesso ma comunque sia, considerata la fatica che si fa a condurre l'inflazione verso quel 2% tanto bramato dalle Banche Centrali, non è da escludere che da passeggera possa divenire strutturale; in questo caso dovremo iniziare a pensare che si dovrà convivere con tassi di inflazione superiori al 3% per molto tempo... Sappiamo tutti cosa questo vuol dire in termini di tassi di interesse che faranno fatica a scendere (almeno negli USA).



Ultimi dati che vi proponiamo, poi passiamo ad altro, sono quelli relativi ai PMI dei servizi (linea blu) e i PMI delle piccole e medie industrie americane (linea nera) : fa specie vedere la contrazione di quelli dei Servizi che era dal 2022 che non entravano in una debole (per il momento...) contrazione: in due mesi questo indicatore è quasi collassato e ci prenderemo del tempo per capirne il motivo. Mentre salutiamo con piacere il ritorno del PMI delle piccole e medie imprese che a quanto pare sono finalmente in leggera espansione.  

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Vi rendiamo attenti che oggi,  domenica 23 febbraio, ci saranno le elezioni anticipate in Germania: 

è abbastanza probabile che la CDU/CSU arriverà ad essere il primo partito con circa il 30% delle preferenze e probabilmente cercherà, altrimenti non si governa,  una coalizione con SPD e/o Verdi, oppure proverà ad ottenere una maggioranza con l'FDP (se quest’ultimo supererà la soglia di sbarramento del 5%).  Da escludere (salvo sorprese clamorose) una entrata nel governo da parte dell' AfD (Alternative für Deutschland) ma è abbastanza certo che sarà il secondo partito dopo la CDU ( i sondaggi la danno al 21%) a testimonianza del fatto che anche in Europa lo spostamento degli elettori verso una destra a volte estrema è in atto. Lunedì vedremo come reagirà il DAX.

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Prima di passare ad un po' di analisi tecnica vi mostriamo due grafici che abbiamo catturato durante le nostre letture:



E' chiaro che da inizio anno l'apporto dei Magnifici 7 alla performance dei nostri portafogli è marginale e questo di per sé è già una notizia... persino le obbligazioni, anche se non di molto,  hanno reso di più. In cima a questa lista troviamo un indice che è un punto di riferimento per coloro che investono fuori dal Nord America e si espongono ai mercati di Europa, Asia e Pacifico...


A tal proposito Goldman Sachs ha dato un giudizio positivo verso il mercato Cinese e vede bene la parte tecnologica soprattutto quella legata allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale ma non solo: Xi Jinping sta rivalutando anche i miliardari cinesi (alla Jack Ma per intenderci) per il loro importante ruolo nello sviluppo tecnologico del paese (meglio tardi che mai).

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Se non ci fosse stato il sell off di venerdì, per lo S&P500 (+2.24% ytd) la settimana poteva anche essere più che decente: infatti questo indice è riuscito per ben due volte a superare il suo record storico per poi, come detto, capitolare venerdì sulla scia della pubblicazione dei dati macro. Peccato! Per il momento comunque l'indice rimane all'interno del trend (due linee verdi) e la media mobile dei 50 giorni sembra voler fare da supporto. E' abbastanza probabile che avremo davanti a noi un mese di marzo piuttosto noioso e saremmo già molto soddisfati se l'andamento fosse laterale. Poi, secondo Ned Davis, dovremmo ripartire ad aprile.


Anche il Nasdaq (+1.10% ytd) senza l'apporto dei Magnifici 7 fa più fatica ad esprimere il suo potenziale. Durante la settimana ci eravamo illusi che potesse sfondare al rialzo il triangolo blu ma dopo la pubblicazione dei dati di venerdì ora il timore è che lo sfondi al ribasso... sarebbe un peccato. Per il momento è ancora nel trend e va bene così.


Pausa di riflessione anche per l'Eurostoxx50 (+11.82% ytd). In effetti dopo la rottura della resistenza a 5020 la crescita è stata praticamente verticale... quasi troppo. Una pausa di consolidamento è la benvenuta. Ovviamente le elezioni tedesche di domenica sono un motivo di apprensione in quanto non c'è via di scampo all'ennesimo governo di coalizione... speriamo che il cambiamento di cancelliere (chiunque esso sarà) potrà riportare un po' di ottimismo in una Germania che si appresta ad affrontare il suo terzo anno di debole recessione.


Bene la borsa svizzera che quest'anno non finisce di stupire a dimostrazione del fatto che se hai franchi svizzeri e li devi investire alla borsa non ci sono alternative! Lo SMI (+11.62% ytd) venerdì in chiusura ha fatto segnare il miglior risultato a livello europeo e questo grazie alle sue tre cariatidi (Nesn, Rog e Novn) che stanno rispolverando i fasti dei bei tempi. Bene così, anche se una fase di consolidamento sarebbe necessaria: tutta questa verticalità in un tempo così limitato spaventa un pochino...

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Una leggera diminuzione dei rendimenti americani non ha giovato al dollaro che in effetti ha perso un pochino di smalto... contro euro comunque la resistenza è a 1.05 e sopra, senza un'ulteriore diminuzione delle rese americane,  per l'euro è difficile andare.


Anche contro chf il dollaro ha perso forza: la resistenza a 0.9250 per il momento è invalicabile... inoltre è uscito dal canale ascendente di breve periodo: è fermo su di un supportino a 0.8970 ma potrebbe sfondarlo già lunedì e dare il via ad un trend ribassista sulla scorta di quanto successo nel 2024... per il momento rivedere gli 84 centesimi ci sembra non facile ma comunque sia è probabile che un po' di dollari contro franco andremo a venderli.


Posizione molto delicata per euro/chf: la moneta europea è seduta sulla media mobile a 200 giorni (linea verde) che corrisponde anche al supporto dinamico del canale ascendente: se andiamo sotto possiamo dare quasi per certo un'ulteriore correzione fino a 0.9250.

Buona domenica!

domenica 16 febbraio 2025

Dazi reciproci

 Oramai è dal 20 di gennaio che al risveglio di buon mattino ci chiediamo cosa diavolo escogiterà il nuovo Presidente americano per iniettare un po' di volatilità nei mercati finanziari di tutto il mondo. Bisogna ammettere che è dotato di vivida creatività e di proposte bizzarre ne ha già sfornate a bizzeffe. Se ricordate bene ha proposto la sostituzione del nome del Golfo del Messico in Golfo d'America e già che siamo in zona non gli dispiacerebbe riprendersi il canale di Panama. L'annessione del Canada quale cinquantunesimo stato USA gli sembra una buona idea e allargare i confini nazionali ingurgitando pure la Groenlandia eleva la qualità dell'idea da buona ad eccellente. Per non farsi mancare proprio nulla, vorrebbe trasformare la Striscia di Gaza in un resort di lusso che potrebbe diventare, dice lui,  "anche meglio di Montecarlo" e questa potrebbe essere la classica ciliegina sulla torta. 

Potremmo continuare ma ci fermiamo...  E' evidente che a Trump piace pungolare ma questa settimana, messe da parte le provocazioni, pare che abbia avviato seri colloqui con Putin per trovare un accordo per la cessazione del conflitto con l'Ucraina. Peccato che si sia completamente dimenticato di coinvolgere l'Unione Europea e, da quanto ci sembra di capire, non ha nessuna intenzione di farlo. Purtroppo questa non è una boutade e stiamo cercando di immaginare quali potrebbero essere le conseguenze di una simile pace senza la partecipazione di noi europei. E' un po' presto per poterlo dire ma sarà senz'altro qualche cosa che seguiremo da molto vicino nelle prossime settimane. Il  presentimento è che, per l'EU, non finirà bene... Vedremo come reagiranno i nostri mercati anche se, dopo tanti morti, questo dovrebbe essere l'ultimo dei nostri problemi.

Altro capitolo indigesto è quello dei dazi. Più che indigesto sta diventando stucchevole: oramai abbiamo capito che siamo ancora in presenza di un Trump in modalità "can che abbaia non morde". Le minacce sono quotidiane ma questa settimana ha pensato bene di avviare un  programma che coinvolge il mondo intero e che prevede  "dazi reciproci" (se tu mi tassi ti tasso pure io del medesimo importo) ma che diventerà operativo solo ai primi di aprile. Insomma per il momento minaccia a destra e a manca ma di dazi effettivi se ne sono visti pochi e da qui ad aprile c'è tempo per avviare dei negoziati paese per paese che è poi il suo vero obiettivo. 


Ai mercati per il momento tutto questo procrastinare sembra non dispiacere e continuano imperterriti a salire grazie anche ai rendimenti dei Treasury che, dopo il varo del progetto "dazi reciproci", sono leggermente scesi fornendo un po' di carburante anche al comparto del reddito fisso.

Non ci è passata inosservata l'osservazione di Draghi a proposito dei dazi europei che, secondo la sua autorevole opinione, l'Europa ha imposto a sé stressa: è decisamente convinto che l'UE si è autoimposta delle barriere, equivalenti a dei dazi, attraverso ostacoli interni e regolamentazioni eccessivi che frenano la crescita economica. Cita le stime del Fondo Monetario Internazionale secondo il quale queste barriere interne corrispondono a dei dazi del 45% nel settore manifatturiero e del 110% nei servizi. Non siamo in grado di confermare o meno le stime che Draghi ha attinto dal FMI  ma quello che non possiamo ignorare è il messaggio che Draghi sta spedendo all'Europa tutta intera: pensiamo a farlo funzionare questo continente  e smettiamola di anteporre  regole e regolamenti ancor prima di mettere in atto tutto quanto è possibile fare per evitare il suo decadimento che,  purtroppo, è davanti ai nostri occhi.

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Martedì Jerome Powell ha testimoniato davanti alla Commissione bancaria del Senato americano che regolarmente gli chiede un aggiornamento sulla politica monetaria: fondamentalmente non ha detto nulla di nuovo e se proprio vogliamo provare a riassumere il contenuto del suo intervento possiamo sintetizzarlo come segue: la FED tenderà a mantenere un approccio molto cauto basato sull'analisi dei dati e nessuna mossa verrà fatta (leggi: taglio ai tassi) se i numeri non lo suggeriscono.

Ovviamente Trump è andato su tutte le furie in quanto ha capito che per il momento Powell non ha nessuna intenzione di tagliare i tassi e probabilmente, se le cose non cambiano, di tagli  nel primo semestre non ne vedremo.

 Infatti, i dati, stanno dando ragione al governatore della FED. Questa settimana ne sono usciti alcuni importanti:


  • CPI yoy  : 3%    (atteso: 2.8%; precedente: 2.9%)
  • Core CPI: 3.3% (atteso: 3.1%; precedente: 3.2%)
  • PPI         : 3.5% (precedente: 3.5%)
  • Core PPI: 3.4% (precedente: 3.5%
  • US Retail sales gen. : -0.9% (atteso: -0.25; precedente: 0.7%)
Insomma l'inflazione ha ripreso a salire e questo ancora in assenza dei dazi... immaginiamoci cosa succederà se i balzelli saranno applicati. 
Non dobbiamo comunque scordare che l'economia americana è in buona salute e quindi un po' di inflazione da domanda non è così sorprendente. Certo è che l'obiettivo della FED rimane sempre quel 2% che al momento pare irraggiungibile (...e anche Trump se ne dovrà fare una ragione).

 I consumi al dettaglio sono usciti ben al di sotto delle aspettative: in ottica inflazione non è una brutta notizia ma potrebbe esserlo per la grande distribuzione che la prossima settimana inizierà a pubblicare i numeri del quarto trimestre 2024. Anche in questo caso stiamo attenti: non vorremmo che gli americani stiano iniziando a consumare meno: per gennaio è così, siamo curiosi di vedere se il fenomeno continuerà anche nei mesi successivi.

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Nel frattempo in America continua la pubblicazione dei dati del quarto trimestre 2024 e sono tutto sommato piuttosto positivi; quello che potrebbe iniziare a preoccupare, ma era così anche lo scorso anno e poi sappiamo come è finita per le borse (molto bene...), sono le prospettive future degli utili delle società quotate in America e da febbraio sono in molti a vederle negative. Come detto, potrebbero anche sbagliarsi ma non vorremmo che questa percezione sia una buona scusa per avviare una bella correzione. Come al solito vigiliamo...



Comunque sia, in nostro aiuto, interviene come sempre l'amico Ned Davis con il suo comprovato algoritmo: anche in questo inizio di 2025 non sta sbagliando nulla... ciò significa che se ha ragione dovremo attenderci uno S&P500 che si sposterà lateralmente almeno fino alla metà di aprile. Dovremo tenere i nervi saldi. 
Purtroppo temiamo che l'algoritmo difficilmente ha messo in conto le intemperanze e la volubilità del Presidente americano:  quindi dovremo raddoppiare gli sforzi per tenere la nostra strategia (medio-lungo termine)  sotto controllo e non possiamo escludere che di tanto in tanto faremo anche degli errori tattici (breve termine)... 



Malgrado tutto il parlar di dazi imminenti lo S&P500 (+3.96%ytd) questa settimana ha sfiorato per l'ennesima volta il suo record storico. Insomma sale con una certa lentezza ma per il momento di correggere non sembra averne voglia. E' chiaramente in una fase di consolidamento ma tutto sommato il trend principale (le due linee verdi che partono da ottobre 2023) è ancora intatto. Per il momento noi teniamo le posizioni. Attenzione: lunedì 17 febbraio il mercato americano è chiuso (President's Day).


Anche il Nasdaq (+3.71% ytd) è in chiara fase di consolidamento: si trova all'interno del triangolo blu e se lo dovesse sfondare al rialzo c'è la concreta possibilità di aggiungere 700/800 punti alla sua quotazione. Ovviamente stiamo attenti: se sfonda al ribasso c'è da sperare che si fermi sul supporto dinamico del canale ascendente altrimenti son guai. Per il momento si tiene tutto.


L'Europa non finisce di stupire e anche l'Eurostoxx50 (+12.20% ytd) fa la sua parte. Malgrado le difficili condizioni della sua economia le borse europee stanno per una volta performando meglio delle cugine americane. Forse è proprio la consapevolezza che, a causa del precario stato di salute del sistema produttivo del nostro continente,  si deve reagire e tutto sommato anche la Banca Centrale Europea sta facendo il suo. I reiterati tagli ai tassi, pur non essendo una medicina per tutti i mali, stanno comunque iniettando un po' di fiducia anche tra gli investitori... se non comperi ora quando vuoi comprare? Quando i P/E saranno a 25 come negli USA? Non crediamo...


Bene anche la borsa svizzera! Lo SMI (+10.68% ytd) è riuscito a rientrare nel canale ascendente avviatosi ad ottobre 2023... fa una certa impressioneil movimento avviatosi a gennaio,  troppo verticale (!),  ed ora ha bisogno di un momento di consolidamento.  

Venerdì comunque abbiamo assistito ad una presa di beneficio avviata dal titolo Novartis che, a causa di risultati un pochino sotto le aspettative, è stato downgradato da UBS (da buy a hold). Pure i numeri di Swisscom non hanno convinto al 100%... Come detto una correzione ci può stare: l'indice è ancora in ipercomprato (cerchio rosso) mentre di buon auspicio sono gli incroci al rialzo delle medie mobili (vedi cerchio verde) che danno sostanza al movimento rialzista.

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 Come vi avevamo già segnalato la scorsa settimana il dollaro sta facendo un po' di fatica: la riduzione dei rendimenti e il procrastinare dei dazi hanno fatto sì che ci fossero più venditori che acquirenti della valuta americana. Contro franco purtroppo ha sfondato al ribasso sia la media mobile dei 50 giorni sia il supporto dinamico del canale ascendente che si è formato a partire da settembre 2024. Se nei prossimi giorni non cambia qualche cosa, almeno tecnicamente, dollaro/franco sarebbe da alleggerire.


Anche euro/dollaro si trova in una posizione delicata. La valuta americana si è indebolita ed ora l'euro sta tentando di sfondare al rialzo la resistenza posta a 1.05. Ci aveva già provato senza successo qualche settimana fa ma allora non c'erano le condizioni per andare oltre. Oggi ci sono: vediamo lunedÌ se si sale sopra l'1.05... se così sarà probabilmente un po' di dollari per chi pensa in euro andranno venduti.



Sarà contenta la nostra Banca Nazionale nel vedere che l'euro si sta rafforzando. Per un istante in settimana l'abbiamo visto anche sopra i 95 centesimi. E' dentro un piccolo canale ascendente e per il momento ha tutta l'aria di restarci. Domanda aperta:  se il franco andrà avanti ad indebolirsi contro euro  indurrà la BNS a non tagliare ulteriormente i tassi? Lo sapremo il 20 marzo.



Per il momento il bitcoin è sempre in una situazione di consolidamento: non riesce a superare la linea del trend discendente (riga rossa) e tecnicamente sta sempre puntando verso i 91'000. Forse non ci arriverà ma se proprio volete comprare bitcoin aspettate che rompa la linea rossa al rialzo.


Buona domenica!!