sabato 21 novembre 2020

Ripresa economica: una strada irta d'ostacoli

 Ieri si è conclusa una settimana dove abbiamo assistito al consolidamento delle quotazioni azionarie,  che nella settimana precedente sono state sostenute soprattutto dagli annunci di Pfizer e Moderna che sono quasi pronte alla distribuzione del loro vaccino anti-covid19.

E' probabile che a breve altre aziende farmaceutiche saranno pronte a fare lo stesso tipo di annuncio ma temiamo che gli effetti sui mercati finanziari saranno meno esplosivi, essendo questi ultimi in parte già scontati nelle attuali quotazioni: se avete notato l'effetto dell'annuncio di Moderna è durato una mezza giornata di borsa.  Cosa potrà far muovere, in ambo le direzioni, le quotazioni nelle prossime settimane? E' la domanda che si stiamo ponendo da diversi giorni...

Mercoledì abbiamo già messo in evidenza quanto le borse di mezzo mondo in questo momento presentino dei multipli, che per essere sostenibili, necessitano di una conferma degli utili societari o meglio ancora di un loro ulteriore aumento, pena una correzione delle quotazioni.

Ma guardiamo cosa sta succedendo nelle tre macro aree che teniamo sotto controllo partendo dagli Stati Uniti dove stanno quotidianamente arrivando piccoli segnali di un rallentamento della crescita economica:


era da settimane che gli "Initial Jobless Claims" non subivano un rialzo (742k) in barba alle aspettative (700k), non una grande differenza, ma comunque anche questo un segnale che il percorso verso un ritorno alla normalità non è una semplice formalità ed una crescita economica duratura è un obiettivo non raggiunto. Per farlo servono urgentemente nuovi stimoli di natura monetaria e/o fiscale: sembra che Repubblicani e Democratici venerdì si sono detti possibilisti sulla ripresa di un dialogo. Lo sperano tutti e alla fine, sempre che si parlino, vedremo se avranno partorito un topolino oppure se tutto sommato un'America pronta a tornare in recessione non interessa a nessuno dei due.

Mai come quest'anno siamo anche piuttosto curiosi di vedere cosa succederà durante il Black Friday (27.11.2020) che notoriamente dà il via alla stagione degli acquisti natalizi ed è un buon banco di prova dove testare la propensione al consumo degli americani, ma non solo.  Se è vero che molto di quello che verrà acquistato passa per il canale dell'e-commerce, non dobbiamo dimenticare che non tutto il commmercio segue questa via: con 200'000 persone al giorno ( dato di ieri) che vengono purtroppo colpite dal virus,  prevediamo un Natale piuttosto sottotono.

In Europa non siamo messi molto meglio: i contagi faticano a diminuire e per quanto ci si sforzi, adottando provvedimenti da semi-lockdown, per sperare in un Natale senza troppe costrizioni, l'umore della gente non pare essere quello di coloro propensi a spendere motagne di denaro. Siamo sempre pronti a riconsiderare questa nostra affermazione, in quanto una reazione contraria a quel che ci suggerisce il buon senso, è sempre possibile ma non probabile. Se pensiamo a quante cene aziendali saranno soppresse e a quanti rinunceranno alle vacanze di fine anno, una parte del danno è già fatto.

Ma c'è una un'altra spada di damocle che pende sulla testa degli Europei che stanno aspettando da mesi gli aiuti della Comunità bloccati dall'ostruzionismo portato avanti da Polonia ed Ungheria che hanno posto un veto alla proposta dell’Unione europea di un bilancio settennale pari a 1.150 miliardi di euro e di un fondo europeo per la ripresa da 750 miliardi di euro (il Recovery Fund). Sebbene i due Paesi siano i maggiori beneficiari di questi fondi, i loro governi si oppongono alla condizionalità sul rispetto dello stato di diritto. Insomma, pare che i due paesi, che non accettano le elementari norme a difesa dei diritti dei cittadini, stiano tenendo in scacco l'intera Europa. Mica roba da poco e più il tempo passa,  maggiori saranno le difficoltà nel rimettere in moto decentemente la macchina economica. Questo è un grosso rischio e la cosa strana è la seguente: provate a cercare la notizia (di ieri...) sui principali giornali italiani: impossibile da trovare se non con la lente di ingrandimento... infatti che lo dice agli Italiani che i fondi tanto attesi son bloccati?

Poi gettiamo uno sguardo a quanto succede in Asia: è passata sottotono la notizia che dopo anni di approfondite discussioni è nata la più grande area di libero scambio al mondo, il RCEP: un patto che riguarda il 30% dell'economia mondiale e che coinvolge 2.2 miliardi di consumatori, con ovviamente la Cina in testa, ma nel club troviamo anche il Giappone (!),  l'Australia e la Corea del Sud solo per citarne alcuni. Ergo, mentre in America ed in Eurpoa si litiga, gli Asiatici si stanno coalizzando per facilitare gli scambi economici evitando accuratamente di appesantirli con dazi e quant'altro. Stiamo forse sbagliando strategia?


Per terminare vediamo velocemente qualche grafico, solo per fare il punto della situazione:



Lo SMI ha praticamente consolidato durante questa settimana la sua posizione: a prevalere sono ancora stati i ciclici che a nostro avviso hanno ancora un po' di potenziale ma si sta rapidamente esaurendo. Vedremo se la prossima settimana sarà intelligente alleggerire qualche posizione. (Tipo abbn ...)

Tutto sommato poco mosso anche il dollaro contro chf... non vorremmo forzare troppo l'intrepretazione del grafico ma potrebbe essere in corso la formazione di un spalla testa spalla rovesciato che se supera quota 0.92 potrebbe portare il dollaro a 0.94... non fateci troppo affidamento ma se dovesse essere il caso vi avvisiamo.


Anche euro dollaro è sato poco movimentato ma comunque il trend è a favore dell'euro...



Un paio di settimana fa l'annuncio di Pfizer ha permesso all'euro di recuperare un centinaio di basis points ... da allora tiene quota 1.08 ma per il momento non va oltre.




Con la prospettiva di un antivirus in arrivo, l'oro ha perso qualche decina di dollari per oncia. Per il momento il supporto è a 1860. Teniamo le posizioni ma non ne aggiungiamo delle altre, per il momento...

mercoledì 18 novembre 2020

P/E

La settimana in corso si è aperta con l'annuncio di Moderna che ha portato a buon fine i test di fase 3 per quanto concerne la sua di soluzione al problema del Covid19. Se tutto va come annunciato, dall'azienda americana, che da tempo ha siglato un accordo con la svizzera Lonza per la produzione del vaccino in Europa, fra poche settimane dovremmo avere a disposizione un rimedio al Covid efficace al 94.5% e soprattutto con una filiera del trasporto e della conservazione che è gestibile con i normali frigoriferi e congelatori e non necessitano dei -80 gradi di Pfizer. Insomma a quanto pare Moderna vince 2 a 0 contro Pfizer.  Vedremo!

All'annuncio i mercati finanziari hanno fatto festa per una mezza giornata, ma nulla più; evidentemente l'arrivo per la fine dell'anno dei vaccini (ne aspettiamo altri) era già più che scontato. Nel frattempo la reazione delle borse ha spinto le quotazioni parecchio in alto , ma da qualche giorno i mercati si sono appiattiti. 
Abbiamo semplicemente dato un'occhiata ai P/E e abbiamo scoperto che: 



 Lo S&P 500 ha oramai un P/E superiore alle 28 volte ed è di gran lunga superiore al valore mediano di 19.58 degli ultimi 7 anni. E' un valore parecchio elevato e se non ci saranno dei miglioramenti in fatto di utili aziendali potremmo anche aspettarci una bella correzione.

E' vero che in arrivo dovrebbero esserci gli aiuti, senato permettendo, promessi da Biden, ma dovremo incrociare le dita e aspettare ancora un paio di mesi:  nel frattempo un piccolo campanello d'allarme sta suonando... Se corregge l'America, sappiamo cosa può succedere al resto delle borse mondiali...



A controbilanciare il P/E dello S&P può venir utile il grafico qui sopra riportato: in sostanza il dividendo del 70% delle società facenti parte dell'indice, superano la resa del Treasury a 10 anni. Questo in sostanza è uno dei motivi che hanno spinto le azioni tanto in alto e a quei livelli , fatto salvo un improvviso e non atteso aumento delle rese obbligazionarie, dovrebbero restarci.


Leggermente meglio la situazione per quanto riguarda lo SMI (ed in generale per le altre borse europee) dove abbiamo un di P/E di 24.89, un paio di punti sopra la mediana degli ultimi 7 anni (22.84). Gli analisti, anche in virtù del fatto che un gran numero di titoli ciclici sono presenti nei listini del nostro continente, sono più positivi nei riguardi dei mercati europei,  ma comunque non siamo proprio tranquillissimi... Anche questi non sono più a sconto...



Per le borse di tutta Europa,  oggi è una giornata piuttosto fiacca: da qualche giorno  si flirta con la resistenza e superarla non sarà facile. Gli annunci dei prossimi antivirus potrebbero non bastare e a questo punto dovremo forzatamente orientare la nostra attenzione ai dati macro dell'economia che speriamo saranno tendenti al bello... se non fosse il caso un alleggerimento delle posizione s'impone.

venerdì 13 novembre 2020

Si torna a rifettere


 Sta per finire una settimana dominata dall'annuncio di Pfizer che il vaccino anti covid19 è quasi pronto ed è efficace nel 90% dei casi. Non poteva esserci notizia più appetitosa per risollevare il morale degli investitori che infatti non si sono fatti pregare ed hanno iniziato ad acquistare, come se non vi fosse più un domani, invertendo così un trend che da metà ottobre stava puntano al ribasso. 

Negli ultimi due giorni stiamo comunque osservando una diminuzione dei volumi e di conseguenza una certa difficoltà a superare la resistenza dei 10530 punti. Infatti, dopo il comprensibile entusiasmo per la notizia di Pfizer, le riflessioni si stanno facendo più profonde ed i problemi da risolvere sono ancora molt: si va da quelli del trasporto del vaccino e relativa conservazione dello stesso ( che come avevamo già detto, necessitano di temperature molto base (-80 gradi) ), ai problemi logistici per la conservazione dello stesso (nella foto un impianto di stoccaggio vaccini in Belgio delle dimensioni di un campo da calcio), a quelli molto più delicati che vanno dall'efficacia del vaccino sulle differenti classi di età, alla

durata della copertura immunologica, agli eventuali richiami fino e all'efficacia dello stesso sulle persone cosiddette asintomatiche. Insomma, siamo agli inizi e non alla fine di un percorso che sembra ancora lungo: non siamo degli scienziati, ma sulla scorta di queste ed altre osservazioni ci permettiamo di dubitare che una vaccinazione di massa possa essere prevista in tempi rapidi. Per il momento sta ancora vincendo il virus e noi ci dobbiamo muovere con cautela... anche in borsa!

Piccola nota polemica: non è piaciuto a molti il comportamento del CEO di Pfizer che lunedi 9 in concomitanza con l'annuncio ha scaricato una vagonata di azioni della società che conduce. Pare che fosse un alleggerimento già pianificato da tempo ma comunque la scelta del giorno è per lo meno sospetta e squalifica il personaggio...



 La rotazione settoriale continua: meno tecnologia, più ciclici. Questo fa bene all'Europa e anche alle nostre performance che questa settimana sono decisamente migliorate.




Il dollaro sia contro chf che euro si è ripreso allontanandosi dai rispettivi supporti. Non pensiamo comunque che ci saranno grossi movimenti rialzisti nei prossimi giorni.


Abbiamo gettato anche un'occhiata ai rendimenti del Treasury americano e del Bund tedesco a 10 anni:



La dinamica dei rendimenti americani sta probabilmente scontando una leggera ripresa dell'inflazione trainata da una ripresa che ad esempio in Europa si fa fatica a vedere...


...ed infatti la dinamica ribassista dei rendimenti del Bund tedesco è evidente. Con l'annuncio di Pfizer vi è stata una risposta più che altro emotiva ma ora che si è tornati a riflettere,  la dinamica ritorna ad essere ribassista. Quindi nei giorni scorsi ci sarà stata un po' di volatilità sull'obbligazionario ma non un vero e duraturo cambiamento del trend che rimane a favore degli investimenti azionari.

mercoledì 11 novembre 2020

Rotazione


 E' da lunedì mattina che i mercati azionari stanno in qualche modo festeggiando l'elezione di Biden  e la notizia che Pfizer è pronta a breve a rilasciare un vaccino: Bello! Un po' di ottimismo in effetti ci voleva. Il rialzo è stato accompagnato da volumi crescenti che ne avvalorano il movimento,  anche se nei prossimi giorni di questo passo entreremo in territorio di ipercomprato, preludio a qualche presa di beneficio. Nel frattempo prendiamo nota che è in atto una  rotazione settoriale che dai tecnologici (leggermente sotto pressione) sta favorendo i cicli: banche ed assicurazioni in primis. 

Manteniamo comunque sempre alta l'attenzione in quanto la volatilità, attualmente in netto calo (vix a 24), potrebbe essere rilanciata da alcuni fattori che stiamo tendo sotto controllo. Ecco i principali:

1) La stampa non ne sta enfatizzando le gesta e quindi a noi sembra che non stia succedendo nulla, ma il buon Trump non si sta dando per vinto e a quanto pare si sta riorganizzando. Intanto sta licenziando a destra e a manca, ovviamente a suon di tweets , mietendo vittime eccellenti come il capo del Pentagono tanto per citarne uno. Convinto com'è che vi siano stati enormi brogli nei conteggi elettorali , e a quanto pare qualche broglio c'è stato, sta incalzando i suoi avvocati perché facciano piena luce: per il momento sembra che non vi siano irregolarità tali da inficiare tutta la votazione;  comunque non demorde. Vediamo il 15 di dicembre, quando formalmente i Grandi Elettori, provvederanno a votare il Presidente cosa succederà. Di solito nulla,  se non la riconferma di quanto uscito dalle urne il 3 di novembre, ma questa volta potrebbe essere una votazione più movimentata... 

Anche la votazione in Georgia per l'aggiudicazione dei due senatori il 5 gennaio sarà una battaglia che Trump, chiamando massicciamente al voto i Repubblicani, non vorrà perdere. Intuitivamente possiamo già dire che dopo il 5 gennaio il senato sarà a maggioranza Repubblicana e questo piacerà molto ai mercati. Un po' meno il contrario.

2) La pandemia di Covid potrebbe indurre fra qualche giorno una buona parte dell'Europa (pare che il 15 prenderanno una decisione) a procedere ad un lockdown che se non è la replica di quello dei mesi di aprile e maggio poco ci manca. Non sappiamo come la prenderanno i mercati ma sicuramente non benissimo.

3) Il vaccino della Pfizer ha scatenato gli entusiasmi,  ma prima di tutto non sarà disponibile se non fra qualche mese. Inoltre Bloomberg stamani ha messo bene in evidenza quanto la conservazione e il trasporto del preparato della BioNtech necessiti di temperature artiche:


Il problema maggiore da risolvere non è tanto raggiungere i -80 gradi in laboratorio, ma è quello di garantire questa temperatura durante tutta la catena del trasporto del vaccino. Se ne deriva che per una distribuzione di massa del preparato c'è molto lavoro da fare, bisognerà dislocarne la produzione e se tutto andrà bene ci sarà una distribuzione intensiva solo dopo il primo semestre 2021. Quando, passato l'entusiasmo di questi giorni, si ritornerà con i piedi per terra, qualche piccolo aggiustamento al ribasso lo potremo osservare. Per il momento godiamoci i rialzi...



lunedì 9 novembre 2020

Biden e Pfizer


 ... da dove cominciare? Stamani le borse asiatiche ed europee stavano festeggiando la vittoria di Biden ed eravamo già più che contenti, poi verso le 13 la Pfizer se ne esce con la notizia che il suo antivirus copre efficacemente il 90% di coloro che sono incappati nel Covid19 ed i mercati non stavano più nella pelle...

Ma andiamo con ordine: Biden ha vinto le elezioni ma NON ha stravinto. L'ondata blu non si è vista e tutto sommato anche il risultato di Trump non è da buttare. L'America praticamente è divisa in due e ci sarà tanto lavoro per ricompattarla. Nel frattempo Biden dovrà pilotare l'America tenendo conto che avrà contro il Senato (lo sapremo con certezza il 5 di gennaio dopo che la Georgia repubblicana avrà fatto la sua scelta) e dalla sua potrà contare sul Congresso che comunque ha perso una quindicina di candidati democratici (un segnale da non sottovalutare). Ciò significa che difficilmente Biden potrà realizzare il suo programma come dichiarato durante la campagna elettorale: un aumento significativo delle tasse, delle paghe orarie e i 2.3 trilioni  per l'aiuto alla crescita economica  sono da ridimensionare, da qui la festa delle borse.

Ciò che il mercato NON ha ancora scontato, sono due fattori: 1) gli eventuali capricci di Trump, soprattutto se  continuerà a negare il risultato fino al 20 di gennaio con tutte le conseguenze del caso

 2) La Georgia decide che al Senato ci vanno due democratici (quasi impossibile). 

 Sopratutto per il punto numero uno siamo curiosi di vedere cosa succede nei prossimi giorni.

Poi un po' prima delle 13 Pfizer pubblica la notizia del suo antivirus (pronto a quanto pare per fine mese)  e le borse mettono il turbo: soprattutto i titoli che sono stati estremamente penalizzati, quali assicurazioni e riassicurazioni, finanziari, compagnie aeree, ecc. prendono il volo. Penalizzati: le compagnie farmaceutiche concorrenti, giochi e intrattenimento da casa  ed in generale tutto quello che ha preso il volo durante la pandemia.

Per coloro che hanno un portafoglio "old style" diremmo di tenere per qualche giorno almeno.



La Svizzera, pur essendo un po' schiacciata da Roche,Givaudan, e Nestle, è persino riuscita a riportarsi sopra i 10500 punti: siamo in ipercomprato, di norma una correzione può esserci, ma considerata la portata della notizia di Pfizer probabilmente i mercati vivranno di rendita per qualche giorno. Poi vediamo durante la settimana se sarà il caso di alleggerire.





Dollaro/chf ed euro/chf stanno pure essi reagendo alla notizia e, per la soddisfazione della BNS, si stanno allontanando dai supporti... Anche l'oro ovviamente sta correggendo...


venerdì 6 novembre 2020

Elezioni USA: non è ancora the end...


 Sembra che queste elezioni made in USA stiano seguendo un copione scritto da un autore dotato di buona fantasia. Atto primo: si inizia a votare per corrispondenza diversi giorni prima del 3 di novembre. Causa covid19 al seggio ci andranno solo i negazionisti, i terrapiattisi e probabilmente pure la consigliera spirituale di Trump ( vedi video ) oltre che, ovviamente, una nutrita rappresentanza dei Repubblicani. Mentre coloro che alla salute ci tengono, voteranno per corrispondenza e tra questi pare ci sarà una marea di Democratici. Trump mette le mani avanti, dà una svegliata ai suprematisti, e  avverte: attenzione ai voti fasulli... 

Atto Secondo: il giorno delle elezioni arriva. Ai seggi ci vanno i Repubblicani: conti i voti e Trump dice che ha vinto. Peccato che un centinaio di milioni di voti sono stati espressi per corrispondenza. Inizia la conta: tempo previsto per finire il lavoro non meno di 3 giorni. (Ndr:  francamente crediamo che siano troppi  tre giorni per contare da uno a cento milioni, un numerone è vero, ma insomma, senza disturbare gli algoritmi che sono occupati a manipolare i mercati finanziari, mettere assieme una squadra abile con i pallottolieri (magari made in China)  non dovrebbe essere difficile).  Comunque ad un certo punto della conta, pare che Biden sia in testa. 

 Pausa: mercoledì in serata, a spoglio non ancora terminato, alcuni  Stati mandano a dormire coloro che stanno contando. Confusione tra le fila degli agitatori Repubblicani che, piazzati fuori dai seggi,  vorrebbero far smettere di contare là dove Trump è in vantaggio, mentre alludendo alle 44 Magnum  che hanno nella fondina, vorrebbero uno spoglio senza interruzione  là dove il loro beniamino è in svantaggio.

  Atto terzo: lo stanno ancora scrivendo, ma alle 14:11 di venerdi 6 novembre pare che Biden, mangiandosi anche la Georgia, abbia fatto passare una notte in bianco a Trump che nel frattempo minaccia azioni legali a destra e a manca "perché gli stanno rubando le elezioni". A questo punto se Biden vince in Pennsylvania i giochi sono fatti. 

Atto quarto: ci sono alcune versioni possibili del copione. La più probabile è che nei prossimi giorni Biden sarà proclamato presidente, mentre più difficile sapere se avrà dalla sua sia la Camera che il Senato. La paventata devastante onda blu non si è palesata e allo stato attuale, soprattutto al Senato, pare che non sarà così semplice avere la maggioranza e se maggioranza sarà,  potrebbe essere troppo risicata per condurre senza limitazioni gli Stati Uniti 'd'America.

Per il momento comunque i mercati non sembrano troppo preoccupati: il VIX non mostra segnali di inquietudini particolari, anzi in questi giorni è addirittura in ritirata...


Oggi le borse si stanno prendendo un momentino di pausa: nulla di straordinario, il Presidente è quasi certo ma il week end e il post elezioni potrebbero preoccupare un poco... quindi oggi, con moderazione, si vende.



Con l'arrivo probabile di Biden il dollaro sta cedendo... ma era previsto.


Mentre i metalli stanno reagendo al rialzo: l'oro in questi giorni ha fatto bene, quasi un 3%. Un punto e mezzo della performance è dovuta alla correlazione inversa con il dollaro, mentre l'altro punto e mezzo è a causa delle incertezze elettive. Non dovrebbe comunque andare oltre 2000$ all'oncia.

5 minuti fa sono usciti i dati sull'impiego negli USA: meglio del previsto ma a quanto pare non interessa a nessuno: il mercato non ha fatto una piega...

Ovviamente noi seguiremo l'iter presidenziale anche durante il week end e vi terremo informati.


Buon fine settimana!!

giovedì 5 novembre 2020

Sarà Biden? probabile...


 E' abbastanza probabile che fino a domani non si saprà chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti: Biden è in testa, gli manca una manciata di Grandi Elettori, ma non vogliamo dare nulla per scontato. Nel frattempo Trump sta scaldando i motori e impostando il navigatore in direzione della Corte Suprema.

Vedremo...

Ieri comunque è stata una giornata, diremmo, parecchio positiva e pure stamani le borse si sono portate avanti con i lavori. Risultato: lo SMI si ritrova allo stesso livello di fine settembre e anche le altre borse stanno reagendo; non male!

Evidentemente al mercato non importa più di tanto se a governare gli USA sarà l'uno o l'altro dei due candidati, l'importante è togliersi quest'incertezza di mezzo.

Lo stile di conduzione di Trump lo conosciamo, così come il suo programma. Se invece sarà Biden, con ogni probabilità si troverà alla presidenza con la Camera dei rappresentanti in mano ai Democratici mentre il Senato  sarà probabilmente ancora influenzato dai Repubblicani. 

Se questo è lo scenario più probabile, potremmo pensare che per Biden non ci sarà carta bianca e dovrà fare i conti con uno dei due rami del parlamento che gli remeranno contro.

Già ci immaginiamo il Senato, alimentato dal carburante repubblicano,  che riscoprirà una certa rettitudine fiscale e verosimilmente bloccherà la serie di interventi a favore dell'economia tanto attesi, o meglio detto,  ne limiterà l'applicazione. Quindi dei 2.5 trilioni attesi ne vedremo  molti di meno. Non bene per le borse.

Ma sarà sempre grazie al Senato che probabilmente la spinta rialzista che Biden vuol imprimere alle tasse, sia per le persone fisiche che per le società, potrebbe venir ridimensionata. Buono per le borse (il future sul Nasdaq è su di 300 punti :-) ) 

L'importante ora è capire chi sarà il presidente e soprattutto c'è da sperare che non si arrivi a menar le mani nelle piazze... A parte l'impietoso spettacolo,  contribuirebbe a far schizzare la volatilità:  non bene per i mercati e malissimo per l'immagine della democrazia diretta. 

Affaire à suivre!


mercoledì 4 novembre 2020

Nubi nere all'orizzonte...

 


...E' abbastanza probabile che qui finisce che litigheranno di brutto! Da ambo le parti per il momento sembra regnare una relativa calma ma è esattamente quella che precede la tempesta che arriverà, ne siamo quasi certi, a lambire la Corte Suprema,  recentemente rimodellata ad uso e consumo di Trump.

Per oggi mettiamoci il cuore in pace ma di risultati certi non ce ne saranno e se tutto va bene dovremo aspettare giovedì o venerdi. 

I mercati finanziari per il momento sembrano scontare una vittoria di Trump con i futures sul tecnolgico ben impostati e alcuni settori come quello farmaceutico che hanno già messo lo champagne nel frigorifero.


Anche lo SMI sembra approfittarne: chiuso il gap ieri, ha continuato il suo recupero fino a portarsi a ridosso della resistenza a 10150/10200 . Non male: in 4 giorni ha recuperato i 2/3 del movimento negativo innescatosi a metà settembre. 


Stamani a trainare l'indice ci hanno pensato due classici del listino: Roche e Novartis. Stiamo comunque attenti perché se dovesse vincere Biden su questi due titoli si scatenano le vendite.

Che fare ora? buona domanda... per il momento non ci lasciamo prendere da facili entusiasmi: se si andrà a litigare,  la volatilità inevitabilmente andrà accentuandosi. Se vince T. probabile che sul breve i settori da privilegiare sono ancora quelli tecnologici, l'energetico "old style" e i finanziari (che già ieri si stavano muovendo...)
Se serà B. un occhio di riguardo al mondo ESG e ai ciclici è d'obbligo... 

Una volta che sapremo CHI sarà il nuovo presidente vedremo di dare una bella rinfrescata alla asset allocation dei portafogli.

 

martedì 3 novembre 2020

Diario di un'elezione...

04:11

Se vittoria di Trump sarà, bisognerà comunque aspettare diverse ore ma persino giorni per poterla confermare. Ciò non toglie che i mercati finanziari stanno già facendo le loro scommesse: il future sul nasdaq sembra aver già deciso chi vince. Infatti tutto il tecnologico che sappiamo ha beneficiato a piene mani del taglio delle tasse con una riconferma di Trump può da questo punto di vista stare tranquillo per i prossimi 4 anni. Un rimbalzo del 4% significa aver già stappato lo champagne...

03:23

Appare sempre più chiaro che questa elezione sarà molto contesa: addirittura in questo momento Trump è in testa, di poco, ma non doveva a questo punto dello spoglio trovarsi dove si trova...

Le monete si stanno muovendo e scontano una possibile vittoria trumpiana




...anche euro/dollaro si sta  muovendo

... e per la felicità della nostra Banca Nazionale anche euro/chf è andato sotto pressione con un franco che da mesi non si vedeva sotto 1.07

02:50

L'onda blu sembra essere un po' meno azzurra: Trump probabilmente si piglia la Florida con 29 grandi elettori (GE) , il Michigan con 16 GE e l'Arizzona con 11 GE ma per vincere deve a questo punto portarsi via la Pennsylvania con i suoi 20 GE ed arriverebba a 272 GE e quindi riconfermato


01:59

In Florida i due candidati sono staccati da 2000 voti con Trump in leggero vantaggio... Futures azzerati e dollaro in rialzo...

Dollaro in ripresa... Trump sembra rafforzarsi come la valuta americana...




01:42

Biden in advantage (for the moment) both in Florida and in Goergia but the dollar, with closed bags is the only indicator, is on the rise and this should indicate an advantage for Trump: in short, difficult to understand ... let's be patient

01:07

In Indiana, traditionally Republican, Trump ahead ... it seems that in Florida is also ahead, but caution, only 3% was scrutinized

Usd: 0.9097








01:38

Biden in vantaggio  (per il momento) sia in Florida che in Goergia ma il dollaro, a borse chiuse è il solo indicatore, è in rialzo e questo dovrebbe indicare un vantaggio per Trump: insomma difficile capire... portiamo pazienza

01:11

In Indiana, tradizionalmente repubblicana, Trump avanti... sembra che in Florida sia pure avanti , ma prudenza, solo il 3% è stato scrutinato

Usd: 0.9091... qualche cosa si sta muovendo... 



00:53

Partecipazione record alle elezioni... stiamo aspettando alla 1:00 i risultati della Georgia che potrebbero già dare un'indicazione importante... a seguire la Florida.. Sembra che Trump stia tweetando ai suoi sostenitori che tutto sta andando bene...

00.06:

Trump, considerati gli exit pools, non intende per il momento fare nessun tipo di intervento riconoscendo una eventuale sconfitta... non avevamo dubbi!

USD giù...

23:59

Fra una mezz'oretta potrebbero già esserci i primi risultati effettivi... lo spread sul dollaro tra bid ed ask si sta riducento: da 15 bps a 3... interessante...

23:12

Di ritorno dalla cena, ci troviamo confrontati con una pseudo-conferenza stampa di Trump che improvvisamente ha perso la sua proverbiale baldanza: il viso del presidente era tutt'altro che rilassato in quanto gli ultimi pools gli davano una probabilità di vincita al 10%... per quanto possano essere poco veritieri un tale scarto farebbe perdere l'ottimismo a chiunque. 

L'incertezza per il momento è ancora dominante: 


il vix è in rialzo...



Il dollaro apparentemente langue ma bid ed ask si è allargato come quando domina l'incertezza: 15 basis points tra bid ed ask sono molti: di norma sono 2 o 3...


Per il momento ad un'ora e venticinque dalla chiusura dei seggi, i futures sulle borse sono sostanzialmente piatti... meno male!

Per il momento sembra comunque una importante onda blu che avanza decisa...

17:50


Mercati europei han chiuso in gran spolvero... L'america è praticamente una fotocopia...


...era un po' di tempo che lo SMI ha chiuso con un verde speranza del tutto uniforme: banche ed assicurazioni in forte recupero.

16:49

 un nostalgico ci ha fatto pervenire questo tweet pubblicato direttamente dal The Tweeter in Chief:

tweet

Che dire... un attore nato...

16:42

Bloomberg mette in evidenza come in alcuni Stati la guardia nazionale è in allerta per paura delle reazioni post-elettorali. Intano i commercianti stanno iniziando a blindare i negozi... Come la interpretiamo una notizia simile???


 15:58



Il dollaro sta per il momento scontando una vittoria di Biden.... dovesse materializzarsi un secondo mandato per Trump assisteremo ad un repentino cambio di direzione...

Ci siamo!



 
Cari amici si siamo! 

Le operazioni di voto sono già iniziate e abbiamo un primo parzialissimo risultato: a Dixville Notch un villaggetto nel New Hampshire hanno votato in 5 (!): il conteggio, terminato a tempo di record, ha plebiscitato Biden con un 5 su 5.  I curiosi possono dare un'occhiata a questo link: Dixville Notch 

Purtroppo non sarà facile replicare l'efficienza di questo minuscolo villaggio ed i nostri contatti negli USA ci dicono che bisognerà pazientare parecchi giorni per sapere chi sarà il nuovo presidente. Vedremo nelle prossime ore come si materializzano le operazioni di voto ed il relativo conteggio. Sarà fondamentale capire se lo spoglio avverrà in un clima di calma e compostezza oppure ci sarà della tensione nell'aria. In quest'ultimo caso vedremo un accentuarsi della volatilità che a dire il vero in questi giorni era tornata a scendere.

Infatti il Vix negli ultimi 3 giorni ha invertito il trend e se non vi saranno brutte sorprese con ogni probabilità sarà destinato a scendere sotto il 30.


Da un paio di giorni la positività sembra essere tornata sui mercati azionari che si sono lasciati alle spalle un brutto mese di ottobre, mese tradizionalmente poco propizio ai mercati finanziari. Restiamo ytd abbondantemente in negativo ma almeno abbiamo messo un laccio all'emorragia delle scorse settimane.


 

Anche lo SMI ha reagito bene ed ha già coperto il gap che si era creato 5/6 giorni fa (vedi freccia rossa) ed oggi pomeriggio sta cercando di riacchiappare i 10'000 punti. Vedremo...


Nice to know: Bloomberg ha pubblicato il Presidential Ranking ovverosia come il Dow Jones Industrial si è evoluto nei 4 anni di ogni presidenza partendo dal 1928. Troviamo Trump a metà classifica. (clicca sul grafico per una miglior visione)



Noi saremo in ufficio fino alle 19, una pausa per cenare, e ritorneremo entro le 22 per restarci fino a quando sarà necessario. Se effettivamente non dovesse succedere nulla di trascendentale vedremo di concederci qualche ora di sonno.

Terremo il blog aggiornato quindi, stay tuned!



domenica 1 novembre 2020

A tre giorni dalle elezioni

 Sul fronte della pandemia le cose, soprattutto in Europa,  non si stanno mettendo benissimo: l'Inghilterra da giovedì prossimo sarà in lockdown per un mese e sospettiamo che la stessa sorte spetterà anche ad altri paesi come la Francia, l'Italia e in parte la Germania; insomma il cuore produttivo del continente rischia di rallentare una seconda volta e questo renderà i mercati piuttosto nervosi. 

E' probabile che l'imminente elezione americana contribuirà a deviare per qualche giorno ancora l'attenzione sui lockdowns ma, prima o poi, bisognerà tornare ad analizzare la situazione e se lockdown sarà, dopo che si è spergiurtato che non se ne sarebbero più visti, vedremo che peso potranno avere su di un'economia che sta già da qualche settimana rallentando. 

Non fraintendeteci: noi siamo prima di tutto, e ci mancherebbe altro, per la difesa della vita umana e solo dopo, un bel po' dopo, arriva l'economia; ma purtroppo i mercati sono sicuramente più cinici di noi e questo non possiamo ignorarlo.

Ma parliamo un po' di queste benedette elezioni che pare, per la prima volta nella storia,  saranno influenzate  dal voto per corrispondenza che protrebbe abbondantemente rappresentare più della metà dei voti espressi. Questo complica maledettamente il conteggio e, come prospettato da più parti, mercoledì mattina potremmo anche non essere in grado di capire chi queste elezioni le ha vinte.

Siamo abituati a pensare agli Stati Uniti come ad una nazione tecnologicamente all'avanguardia, tanto che basta schiacciare un bottone perché le cose accadano. Ed probabile che sono talmente avanti che fra un po' basterà solo pensarle le cose per far che si realizzino: ci sta pensando quel balordo di un Musk che vuole impiantare dei microchips nella testa della gente. Se ci riuscirà non ci saranno più bottoni da schiacciare, mouse da pilotare e potremmo buttare le tastiere dei nostri pc nel pattume.

Ma oggi la realtà è che i voti li devono contare a mano. Per capire come  mai ci vorranno giorni per rilevare una settantina di milioni di voti  espressi per corrispondenza,  dobbiamo pensare che in fondo gli USA sono una confederazione di 50 Stati,  ognuno con le sue regole e con ampi spazi di autonomia organizzativa. 

Infatti in alcuni Stati ci si è già portati avanti con i lavori e le schede le stanno contando. In altri si dovrà aspettare il 3 per dare inizio alla conta ed in alcuni Stati si conteranno anche i voti arrivati dopo il 3 a condizione che il timbro postale non sia stato apposto oltre il 3 novembre. 

Se la votazione sarà "tirata" e considerando il meccanismo con il quale si eleggono i grandi elettori (vedi nostro post del 25 ottobre) ogni voto vale. Non dimentichiamolo: the winner takes all!

A quanto pare Biden è ancora in testa nei sondaggi, anche se da più parti giungono sondaggi che ridimensionano il vantaggio che allo stato attuale dovrebbe essere di 5/6 punti percentuali: più o meno lo stesso vantaggio che aveva la Clinton prima delle elezioni e poi abbiamo visto tutti come è andata a finire.

E' abbastanza probabile che comunque vinca Biden ed anche l'Economist sembra esserne convinto: vi proponiamo l'editoriale di questa settimana e vogliamo mettere l'accento non tanto sul contenuto  ma sulla retorica utilizzata dal redattore dell'articolo. Anche solo qualche settimana fa non era pensabile un articolo simile; diciamo che anche  L'Economist si sta portando avanti con i lavori e sta facendo l'occhiolino al vincitore...

Abbiamo passato per comodità in un traduttore automatico l'articolo e come al solito ne abbiamo ottenuto una versione in un italiano non ineccepibile ma comunque più che comprensibile. La versione in inglese la trovate cliccando qui: Articolo in inglese

Buona lettura!




Perché deve essere Biden

Donald Trump ha profanato i valori che fanno dell'America un faro per il mondo


The Economist, 29 ottobre 2020 

 

 

IL PAESE che ha eletto Donald Trump nel 2016 era infelice e diviso. Il Paese a cui chiede di rieleggerlo è più infelice e più diviso. Dopo quasi quattro anni della sua leadership, la politica è ancora più arrabbiata di prima e la partigianeria ancora meno vincolata. La vita quotidiana è consumata da una pandemia che ha registrato quasi 230.000 morti in mezzo a battibecchi, battibecchi e bugie. Molto di tutto questo è opera del signor Trump, e la sua vittoria del 3 novembre lo confermerebbe.

Joe Biden non è una cura miracolosa per ciò che affligge l'America. Ma è un brav'uomo che restituirebbe fermezza e civiltà alla Casa Bianca. È pronto a ricominciare il lungo e difficile compito di rimettere insieme un Paese distrutto. Ecco perché, se avessimo una votazione, andrebbe a Joe.


Re Donald
Il signor Trump ha fallito meno nel suo ruolo di capo del governo americano che in quello di capo dello Stato. Lui e la sua amministrazione possono rivendicare la loro parte di vittorie e perdite politiche, proprio come le amministrazioni che li hanno preceduti. Ma come custode dei valori dell'America, della coscienza della nazione e della voce dell'America nel mondo, egli ha fallito miseramente nel suo compito.

Senza covid-19, la politica di Mr Trump avrebbe potuto vincere un secondo mandato. Il suo curriculum a casa comprende tagli alle tasse, deregolamentazione e la nomina di giudici conservatori. Prima della pandemia, i salari del quarto più povero dei lavoratori crescevano del 4,7% all'anno. La fiducia delle piccole imprese era vicina a un picco di 30 anni. Limitando l'immigrazione, ha dato ai suoi elettori quello che volevano. All'estero, il suo approccio dirompente ha portato qualche gradito cambiamento. L'America ha martellato lo Stato islamico e ha mediato accordi di pace tra Israele e un trio di Paesi musulmani. Alcuni alleati della NATO stanno finalmente spendendo di più per la difesa. Il governo cinese sa che la Casa Bianca lo riconosce ora come un avversario formidabile.

Questo conteggio contiene molte obiezioni. I tagli alle tasse sono stati regressivi. Una parte della deregolamentazione è stata dannosa, soprattutto per l'ambiente. Il tentativo di riforma sanitaria è stato una debacle. I funzionari dell'immigrazione hanno crudelmente separato i bambini immigrati dai loro genitori e i limiti per i nuovi arrivati prosciugheranno la vitalità dell'America. Per quanto riguarda i duri problemi della Corea del Nord e dell'Iran, e per portare la pace in Medio Oriente, il signor Trump non è andato meglio dell'establishment di Washington che ama mettere in ridicolo.

Tuttavia, la nostra più grande disputa con il signor Trump è su qualcosa di più fondamentale. Negli ultimi quattro anni ha profanato ripetutamente i valori, i principi e le pratiche che hanno reso l'America un rifugio per il suo stesso popolo e un faro per il mondo. Coloro che accusano il signor Biden della stessa cosa o peggio, dovrebbero fermarsi a riflettere. Coloro che respingono con leggerezza le prepotenze e le menzogne del signor Trump, così come i suoi tweet, ignorano il danno che ha causato.

Si parte dalla cultura democratica dell'America. La politica tribale ha preceduto il signor Trump. L'ospite di "The Apprentice" l'ha sfruttato per portarsi dalla green room alla Casa Bianca. Eppure, mentre i presidenti più recenti hanno visto la partigianeria tossica come un male per l'America, Trump l'ha messa al centro del suo ufficio. Non ha mai cercato di rappresentare la maggioranza degli americani che non hanno votato per lui. Di fronte a un'effusione di protesta pacifica dopo l'uccisione di George Floyd, il suo istinto non è stato quello di guarire, ma di descriverla come un'orgia di saccheggi e di violenza di sinistra, parte di un modello di tensione razziale. Oggi, il 40% dell'elettorato ritiene che l'altra parte non sia solo malvagia, ma anche malvagia.

La caratteristica che più fa girare la testa alla presidenza Trump è il suo disprezzo per la verità. Tutti i politici prevaricano, ma la sua amministrazione ha dato all'America "fatti alternativi". Nulla di ciò che dice Trump può essere creduto, comprese le sue affermazioni secondo cui Biden è corrotto. Le sue cheerleader del Partito Repubblicano si sentono obbligate a difenderlo a prescindere, come hanno fatto in un impeachment che, salvo un voto, ha seguito le linee del partito.

La partigianeria e la menzogna minano le norme e le istituzioni. Questo può sembrare pignolo, dopo tutto, agli elettori, come la sua volontà di offendere. Ma il sistema americano di controlli ed equilibri ne soffre. Questo presidente chiede che i suoi oppositori siano rinchiusi; usa il Dipartimento di Giustizia per condurre vendette; commuta le condanne dei sostenitori condannati per gravi crimini; dà lavoro alla sua famiglia alla Casa Bianca; e offre protezione ai governi stranieri in cambio di sporcizia su un rivale. Quando un presidente mette in dubbio l'integrità di un'elezione solo perché potrebbe aiutarlo a vincere, mette a repentaglio la democrazia che ha giurato di difendere.

La partigianeria e la menzogna minano anche la politica. Guardate il covid-19. Il signor Trump ha avuto la possibilità di unire il suo Paese attorno a una risposta ben organizzata - e di vincere la rielezione, come hanno fatto altri leader. Invece ha visto i governatori democratici come rivali o capri espiatori. Ha messo il muso e sminuito le istituzioni americane di livello mondiale, come i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. Come spesso ha deriso la scienza, anche per quanto riguarda le maschere. E, incapace di vedere oltre la sua stessa rielezione, ha continuato a travisare l'evidente verità sull'epidemia e le sue conseguenze. L'America ha molti dei migliori scienziati del mondo. Ha anche uno dei più alti tassi di mortalità covido-19 del mondo.

Il signor Trump ha trattato gli alleati dell'America con la stessa ristrettezza di vedute. Le alleanze amplificano l'influenza dell'America nel mondo. Le più vicine sono state forgiate durante le guerre e, una volta disfatte, non possono essere facilmente rimesse insieme in tempo di pace. Quando i Paesi che hanno combattuto al fianco dell'America guardano alla sua leadership, fanno fatica a riconoscere il luogo che ammirano.

Questo è importante. Gli americani rischiano sia di sopravvalutare sia di sottovalutare l'influenza che hanno nel mondo. La potenza militare americana da sola non può trasformare i Paesi stranieri, come hanno dimostrato le lunghe guerre in Afghanistan e in Iraq. Eppure gli ideali americani servono davvero da esempio ad altre democrazie, e a persone che vivono in Stati che perseguitano i loro cittadini. Il signor Trump pensa che gli ideali siano per i babbei. I governi di Cina e Russia hanno sempre visto la retorica americana sulla libertà come una cinica copertura per la convinzione che la forza sia giusta. Tragicamente, sotto il signor Trump i loro sospetti sono stati confermati.

Altri quattro anni di un presidente storicamente cattivo come Mr Trump approfondirebbero tutti questi danni, e anche di più. Nel 2016 gli elettori americani non sapevano chi avrebbero avuto. Ora lo sanno. Voterebbero per la divisione e mentirebbero. Appoggerebbero il calpestio delle norme e la riduzione delle istituzioni nazionali in feudi personali. Introdurrebbero un cambiamento climatico che minaccia non solo le terre lontane, ma anche la Florida, la California e il cuore dell'America. Segnalerebbero che il paladino della libertà e della democrazia per tutti dovrebbe essere solo un altro grande Paese che fa sentire il suo peso. La rielezione metterebbe un sigillo democratico su tutto il male che Mr Trump ha fatto.

Il presidente Joe
La barra al signor Biden che è un miglioramento non è quindi alta. Lo cancella facilmente. Molto di ciò che l'ala sinistra del Partito democratico non amava di lui alle primarie - che è un centrista, un istituzionalista, un costruttore di consenso - lo rende un anti-Trump adatto a riparare alcuni dei danni degli ultimi quattro anni. Il signor Biden non riuscirà a porre fine all'aspra ostilità che da decenni sta crescendo in America. Ma potrebbe iniziare a tracciare un percorso di riconciliazione.

Anche se la sua politica è alla sinistra delle precedenti amministrazioni, non è un rivoluzionario. La sua promessa di "ricostruire meglio" varrebbe 2,3 miliardi di dollari, parte di una spinta alla spesa annuale di circa il 3% del Pil. Il suo aumento delle tasse sulle imprese e sui ricchi sarebbe significativo, ma non punitivo. Cercherebbe di ricostruire le infrastrutture decrepite dell'America, darebbe di più alla salute e all'istruzione e permetterebbe una maggiore immigrazione. La sua politica di cambiamento climatico investirebbe nella ricerca e nella tecnologia per l'aumento dell'occupazione. È un amministratore competente e un sostenitore del processo. Ascolta i consigli degli esperti, anche quando sono scomodi. È un multilateralista: meno conflittuale di Trump, ma più risoluto.

I repubblicani esitanti temono che Biden, vecchio e debole, sia un cavallo di Troia per la sinistra dura. È vero che l'ala radicale del suo partito si sta agitando, ma lui e Kamala Harris, il suo vice presidente, hanno entrambi dimostrato in campagna elettorale di poterlo tenere sotto controllo. Normalmente, agli elettori si potrebbe consigliare di limitare la sinistra facendo in modo che il Senato rimanga in mano ai repubblicani. Non questa volta. Una grande vittoria per i Democratici si aggiungerebbe alla preponderanza dei centristi moderati sui radicali al Congresso, portando al Congresso senatori come Steve Bullock in Montana o Barbara Bollier in Kansas. Non si vedrebbe una sbandata a sinistra di nessuno dei due.

Una clamorosa vittoria democratica andrebbe anche a vantaggio dei repubblicani. Questo perché una gara ravvicinata li tenterebbe in tattiche di divisione, di polarizzazione razziale, un vicolo cieco in un Paese sempre più diversificato. Come sostengono i repubblicani anti-Trump, il trumpismo è moralmente in bancarotta. Il loro partito ha bisogno di una rinascita. Il signor Trump deve essere respinto con fermezza.

In questa elezione l'America si trova di fronte a una scelta fatidica. In gioco c'è la natura della sua democrazia. Un percorso conduce a un governo fracido e personalizzato, dominato da un capo di Stato che disprezza la decenza e la verità. L'altra porta a qualcosa di meglio: qualcosa di più vero di quelli che questo giornale vede come i valori che hanno reso l'America un'ispirazione in tutto il mondo.

Nel suo primo mandato, il signor Trump è stato un presidente distruttivo. Avrebbe iniziato il suo secondo affermato in tutti i suoi peggiori istinti. Il signor Biden è la sua antitesi. Se venisse eletto, il successo non sarebbe garantito - come potrebbe essere? Ma entrerebbe alla Casa Bianca con la promessa del dono più prezioso che le democrazie possono dare: il rinnovamento.