venerdì 26 marzo 2021

Bilancio trimestrale


 

Manca poco alla fine del primo trimestre e vogliamo approfittarne per portarci un po'a vanti con i lavori e fare con voi un piccolo punto della situazione e provare ad immaginare cosa ci aspetta per il secondo trimestre di questo 2021.

Per quanto riguarda le borse, salta all'occhio la modesta performance del Nasdaq (+0.69% ytd) che ci aveva abituati a ben altri numeri. Modesta la performance della borsa svizzera (+3.81%) che, nota per il suo carattere difensivo, è la peggior a livello europeo;  persino sotto il FTSE 100 (+4.09%) che non ha ancora finito di scontare la Brexit. Sul fronte asiatico è la Cina che paga pegno: dopo un inizio d'anno al fulmicotone e relativo rilassamento dopo il capodanno cinese,  pare stia trovando un supporto in questi giorni (per chi è rimasto fuori da questo mercato e ci vuol entrare potrebbe essere il momento giusto...).

Insomma, l'aria che si respira in borsa, salve eccezioni, non è poi così male e a contribuire a renderla respirabile ci hanno pensato da una parte l'arrivo dei vaccini e dall'altra la garanzia di aiuti molto consistenti,  sia da questa parte dell'Atlantico che dall'altra. E' vero che non è tutto oro quello che luccica: la campagna vaccinale in europa poteva essere gestita meglio, me è altrettanto vero che si doveva tenere in linea di conto che i vaccini prima di distribuirli bisogna produrli e per le quantità necessarie ci vogliono mesi: abbiamo fatto finta di non saperlo ed ora abbiamo l'impressione di essere terribilmente in ritardo sulla tabella di marcia. Se poi parliamo degli aiuti finanziari sappiamo tutti che una volta deciso il da farsi, l'iter,  prima di passare alla cassa, è ancora molto lungo ed anche in questo caso i tempi ci appaiono biblici. Ma gli aiuti arriveranno e da qui deriva pure il cauto ottimismo delle borse.

Da un punto di vista tecnico ci sono una buona serie di dati macro che hanno virato sul verde partendo dai PMI di mezzo mondo che certificano una ripresa imminente, alla disoccupazione che per quanto ancora elevata migliora, alla revisione al rialzo dei PIL con in testa quello americano che quest'anno, FED dixit, potrebbe raggiungere il 6.3% e per una volta, dopo tanto tempo, anche gli americani potranno sentirsi un po' cinesi con buona pace per il loro ego.



Quello che ci ha un po' sorpreso e che potrebbe creare qualche problema agli amanti del reddito fisso, sono i movimenti rialzisti che coinvolgono le rese a medio e lungo termine. Una su tutte quella del Treasury americano a 10 anni che a partire da inizio febbraio si è impennata e con ogni probabilità raggiungerà il valore che aveva pre-pandemia dove si navigava attorno al 1.8%-2% . Le aspettative di una crescita robusta in america hanno rilanciato i timori inflazionistici e per quanto la FED si è prodigata a gettare acqua sul fuoco non è evidentemente riuscita a convincere gli investitori che riuscirà a mantenere i tassi invariati fino alla fine del 2023. Questo è bastato ad alimentare il rialzo e a dar fastidio al Nasdaq ed alle sue sovente iper-indebitate società (ecco spiegata la debole performance dell'indice ytd).


Se ad inizio anno erano in molti a perpetuare la debolezza del dollaro, il rialzo delle rese ha scompaginato le previsione e per il momento abbiamo un dollaro che si è rafforzato a 0.94 centesimi (1.1785 contro euro) ben lontano da quel 0.87 centesimi previsto da UBS per fine 2021 (ma con UBS faremo i conti a fine anno...). Dicasi lo stesso per euro/chf che attorno agli 1.11 non lo si vedeva da tempo...

Ma cosa dobbiamo aspettarci per il secondo trimestre? Vi ricordate il nostro post del 9 gennaio? Vi avevamo proposto quanto Ned Devid (NDR) aveva elaborato per quest'anno. Siamo a fine trimestre e diremmo che è arrivato il momento di vedere se il suo algoritmo funziona.


 NDR ammonisce:  "Trend is More Important Than Level" ed in effetti non possiamo pretendere che alla linea scura, che rappresenta il movimento previsto dello S&P 500,  si sovrapponga alla linea arancione che è l'evoluzione effettiva dell'indice americano fino al 25 marzo; ma lo spostamento (il trend) delle due linee è sorprendentemente simile.

Se NDR ha ragione, il mese di aprile sarà positivo,  pausa di riflessione ai primi di maggio e seguirà una decisa fase rialzista che si concluderà in piena estate.

Come abbiamo detto, grazie ai vaccine e alle generose iniezioni di liquidità, lo scenario disegnato da NDR non è assolutamente da escludere e quindi noi, nel mercato azionario,  ci restiamo ancora per un po' o per lo meno fino a quando la ragione e/o qualche evento inaspettato ci diranno che è meglio portare a casa gli utili.

Scommettiamo che vi piacerebbe sapere come NDR vede il Nasdaq.... eccovi serviti:


Nel caso del listino tecnologico americano il modelle di NDR funziona ancora meglio e la sovrapposizione delle due linee è quasi perfetta... come si dice sempre in questi casi "le performaces passate non sono una garanzia per le performances future" ma se il modello previsionale è valido,  e quello di NDR sembra esserlo, perché no? Con questo non vogliamo assolutamente farvi fare il passo più lungo della gamba e quindi NON  snaturate la vostra propensione al rischio. 

giovedì 18 marzo 2021

Reazioni al discorso di Powell


 L'evento clou della settimana è sicuramente stato l'intervento di ieri del presidente della FED Powell , intervento parecchio atteso in quanto eravamo tutti curiosi di sapere come avrebbe giustificato l'aumento dei rendimenti,  che da diverse settimane,  sta interessando la parte lunga della curva dei tassi sul dollaro (nel grafico: rendimento del Treasury a 10 anni).

Ma in sostanza cosa ha detto, ridotto all'essenziale, Powell?  Nella sua testa due cose gli sono chiare:

a) La crescita economica americana (GDP) è stata rivista al rialzo per il 2021 e dal 4.2% è stata aggiornata al 6.5% che vista così sembra quasi che si stia parlando della Cina. Due punti percentuali in più non sono noccioline, soprattutto se stiamo parlando, per il momento ancora, della prima economia mondiale. E' vero che la medesima crescita nel 2022, esaurita la spinta degli incentivi statali, si dimezzerà,  ma comunque stiamo parlando di numeri di una certa consistenza.

b) Inflazione (ancora lei!). Oggi la corre inflation è ferma all'1.4%-1.5%, ma la FED prevede un 2.2% fine 2021, 2% nel 2022 e 2.1% per il 2023. Insomma, un spintarella al rialzo dei prezzi la mette in linea di conto, ma tutto sommato nulla di trascendentale e soprattutto nel discorso di Powell non v'è preoccupazione alcuna per un aumento così modesto.

Insomma, come dicono gli economisti, un discorso molto dowish, quasi avesse paura di svegliare il can che dorme, condito da una retorica molto formale e attenta a leggere bene quello che il gobbo davanti a lui gli stava suggerendo. Purtroppo non ha fatto i conti con un altro tipo di linguaggio, quello del corpo, che ci stava trasmettendo tutt'altro. Apparentemente compassato e sicuro di sé, in realtà, se lo si è osservato per bene,  traspariva una sospetta rigidità ed una salivazione praticamente azzerata che lo costringeva a deglutizioni frequenti che ne interrompevano l'eloquio. Insomma, è abbastanza probabile che fosse consapevole di non credere fino in fondo a quello che ci stava dicendo. Ciliegina sulla torta  l'ha messa quando qualcuno gli ha chiesto cosa intende fare per tenere calmierata la salita repentina delle rese sul lungo termine. Bellissima domanda, forse l'unica che veramente interessava coloro che lo stavano ascoltando:  peccato che l'abbia completamente elusa... non un bel segnale.

In effetti convincere chi ti ascolta che l'inflazione possa restarsene buona buona al suo posto non è un esercizio da poco e devi essere dotato di una retorica che pochi presidenti di banche centrali hanno. Nelle scorse settimane abbiamo sottolineato come il pericolo inflazione sia tutt'altro che marginale e il mercato questo lo ha capito da un po', mercato che fra parentesi nella maggior parte delle volte si è mostrato in grado di fare previsioni migliori della FED.

Stamani, digerito il discorso presidenziale,  il tutto si è concretizzato in un bell'aumento delle rese che qualche minuto fa hanno raggiunto 1.75% e sono indirizzate verso un 2% , che di questo passo,  vedremo a breve. Movimenti simili si stanno avverando anche in Europa.

Rammentiamo che quando le rese del Treasury a 10 anni sono passate da 1.20% a 1.60% il Nasdaq, notoriamente avverso a questo genere di aumenti, ha perso quasi un 10% in pochi giorni. Un aumento da 1.60% al 2% lasciamo a voi immaginare quali potrebbero essere le conseguenze. Magari non un -10% , ma comunque avremo a che fare con un po' di volatilità. Oggi l'apertura del mercato americano non sarà bellissima e anche l'Europa sta girando in negativo. I dati sulla disoccupazione USA di oggi non sono buoni, altra tegola da digerire...

Comunque un aumento delle rese non è una tragedia per tutti. Banche ed assicurazioni potrebbero avvantaggiarsi ed è quello che sta succedendo,  basta vedere come si stanno comportando i due settori nel mercato svizzero che sono i migliori del nostro listino.

Comunque sia, un po' di prudenza, la vorremmo consigliare.



 

venerdì 12 marzo 2021

Inflazione: segnali premonitori


 

A costo di essere ripetitivi e un poco stucchevoli, siamo costretti un'altra volta a parlare d'inflazione, non tanto perché l'argomento ci è particolarmente caro, ma perché la grande assente di questi anni sembra stia preparandosi per un rientro, forse non in grande stile, ma comunque si farà vedere.

Segnali premonitori ne abbiamo in abbondanza, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ieri ad esempio gli Initial Jobless Claims americani erano attessi a 725k, ma nella realtà i nuovi disoccupati sono scesi a 712k, un po' meno del previsto, segno di un'economia che ancora si deve riprendre dalla batosta dell'epidemia ma lo sta facendo un pochino più rapidamente del previsto. Meno disoccupati significa più gente attiva e che percepisce un salario (magari scarso ma pur sempre un salario) e quindi in grado di spendere. Sta poi arrivando nelle tasche degli americani l'assengno di 1'400$ promesso da Biden: una boccata d'ossigeno per l'americano in difficoltà e un aumento probabile dei consumi che farà del bene al settore retail e compagni.

Sul fronte della produzione invece segnaliamo un continuo aumento del costo delle materie prime con il rame che sembra non volersi più fermare, il petrolio che pare abbia ritrovato una seconda giovinezza (malgrado abbia gli anni contati...) ed il costo dei containers per  trasporto delle merci che è quasi triplicato.  Fatte queste premesse non c'è da meravigliarsi che l'indice dei prezzi alla produzione (Y/Y) pubblicato oggi pomeriggio sia salito oltre le  aspettative al 2.8% (atteso 2.7%).

Vi rimandiamo ad un articolo di Bloomberg News alla fine del nostro intervento per un piccolo approfondimento sull'inflazione.





Quello che a noi ora interessa, è vedere come le aspettative di un aumento dell'inflazione agiscono  sulla resa del Treasury americano a 10 anni che sta salendo piuttosto rapidamente e che al momento che stiamo scrivendo è di 1,6350%.  Sia Powell la scorsa settimana quanto la Lagarde ieri, sebbene facendo capo ad una retorica un pochino diversa l'uno dall'altra, nella sostanza sono d'accordo che in un qualche modo bisognerà controllare questo aumento prima che diventi eccessivo e combini guai seri. Certo che schiacciare la curva a 10 anni non sarà facilissimo, costerà parecchio e non vi è una garanzia di successo certo. A nostro avviso è abbastanza probabile che le rese del decennale USA saliranno all'1.8%/2% (cerchio rosso)  raggiungendo il rendimendo pre covid. Forse fino a quel livello i danni saranno ancora gestibili, oltre non si sa...

Ma di quali danni stiamo parlando? Beh, la correzione di un 10% del Nasdaq che abbiamo visto la scorsa settiama è figlia dell'impennata delle rese: pensiamo alla natura delle società tecnologiche (le cosiddette growth companies) che tendono a reinvestire gli utili piuttosto che a distribuirli e al fatto che il valore di un'azione è la somma dei flussi di cassa futuri scontati ad un tasso x;  se questo tasso tende a salire il valore dell'azione scende ed è quello che è successo. Ecco pure spiegato perché, in uno scenario di questo genere, le value companies, che tendono ad essere spesso generose con i propri azionisti e staccano dividendi interessanti, si comportano meglio delle cugine growth. 

Vogliamo poi parlare dell'effetto dell'aumento delle rese e della corrispettiva perdita di valore delle obbligazioni? Anche in questo caso più è lunga l'obbligazione e maggiormente è sensibile all'aumento o alla diminuzione delle rese. Ben sapendo che per acchiappare un minimo di resa, in questi ultimi anni si è dovuto aumentare di parecchio le scadenze obbligazionarie, è ovvio che un po' di valore nei depositi con questo aumento è andato perso. Ripetiamo, nulla di grave per il momento ma ce n'è abbastanza per non sottovalutare il problema.


Un'altra conseguenza dell'aumento delle rese è l'influsso che questo movimento ha sulle valute: ovviamente il dollaro ne ha beneficiato magari ben oltre le aspettative. Se vi ricordate all'inizio dell'anno non erano in molti a credere nel suo rafforzamento e siamo certi che parecchi operatori hanno venduto allo scoperto,  per poi dover prender atto che la scommessa l'hanno persa e si sono ricomprati il dollaro loro malgrado. Comunque tre giorni fa, uno degli strategist di UBS ci mette sull'attenti che, a loro giudizio,  per fine anno il dollaro sarà quotato 1.27 contro euro e 0.87 cts contro franco: una piccola annotazione sul calendario l'abbiamo fatta, siamo proprio curiosi di vedere, se le rese saranno quelle attuali,  come ci si arriverà a quei valori.




Dal momento che l'indice SMI è il paradiso della società value, non abbiamo infatti subito grossi scossoni. Tutto sommato sta egregiamente tenendo la sua posizione e non disperiamo che potrà anche sorpenderci e con un colpo di reni issarsi sopra gli 11'000 punti.  


Da  Bloomberg News (clicca sulla foto per una migliore lettura):











venerdì 5 marzo 2021

Il non detto di Powell...


 A tenere banco questa settimana, così come la scorsa, sono ancora una volta i rendimenti del Treasury americano a 10 anni: ieri Powell è stato invitato a parlare ad un web seminar organizzato dal Wall Street Journal e le aspettative per quello che avrebbe detto erano parecchio alte. In realtà il mercato si è mosso sul "non detto" del presidente della FED che al posto di annunciare il twist che avrebbe visto la banca centrale americana occupata a vendere le posizioni corte per comprare quelle tra i 7 e i 10 anni nel tentativo di calmierare l'aumento delle rese, si è semplicemente accontentato di sottolineare che "sarei preoccupato qualora il persistente inasprimento delle condizioni  finanziarie minacciassero il raggiungimento dei nostri obiettivi". Ergo, si capisce che per il momento tollera un aumento delle rese senza strapparsi tutti i capelli. Dovesse il quadro peggiorare, farà il suo dovere. L'immediata reazione dei mercati è ben segnalata dalla freccia rossa e le borse non hanno gradito.

Domanda: dobbiamo effettivamente preoccuparci di questo aumento delle rese che stanno interessando più o meno non solo i buoni del tesoro americano ma anche i buoni degli stati europei? Siamo in procinto di vedere un reale e duraturo cambiamento del trend sulle rese obbligazionarie di mezzo mondo?

Probabilmente è ancora troppo presto per avallare un simile scenario. Un po' d'inflazione per il momento non fa così paura da giustificare l'adozione di una politica monetaria restrittiva al punto di mettere in pericolo la  prospettata crescita economica post covid 19. Il piano di Biden di 1.9 trilioni sarà anche generoso ma non è ancora dato per scontato che automaticamente questa pioggia di miliardi si tramuterà in breve tempo in una inflazione fuori controllo. Prima di tutto vediamo  se il Senato americano sarà così generoso come il Congresso e se del caso vedremo quanto del denaro effettivamente sganciato finirà nel circuito economico e quanto verrà invece assorbito dalla finanza (che come abbiamo imparato dal 2008 in poi, non sono proprio la stessa cosa...).


Comunque un aumento delle rese potrebbe disturbare un certo numero di aziende fortemente indebitate: Alfonso Tuor , nel suo articolo di ieri sul Corriere del Ticino, indicava correttamente che il 20% delle aziende dello S&P 500 non arriva neppure a creare la cassa sufficiente a pagare gli interessi negativi generati dalla propria situazione debitoria. Non conosciamo cifre esatte delle aziende tecnologiche (nel grafico l'indice Nasdaq) ma  sappiamo che molte navigano in acque non  tranquillissime e la reazione dell'indice che le rappresenta in questi giorni la dice lunga. 


Per il momento la borsa svizzera non sembra essere troppo preoccupata: anzi, l'aumento delle rese fa un buon servizio a banche e assicurazioni che in effetti non si stanno comportando male quest'anno, contribuendo a mantenere l'indice all'interno delle banda di oscillazione tra i 10'5000 11'0000 punti.


A beneficiare del rialzo dei rendimenti è il dollaro che si è riportato a ridosso dei 0.93 cts. A questo livello è un po "arrivato" ma se i rendimenti del Treasury dovessero riagguantare quelli pre-pandemia (1.80%) potremmo vederlo superare agevolmente l'attuale resistenza per riportarsi a quota 0.94/0.95... diciamo che non era proprio nelle aspettative d'inizio anno.


sabato 27 febbraio 2021

Rendimenti al rialzo...

La settimana appena trascorsa non è stata delle più tranquille: come vi avevamo preavvisato, una resa del Treasury americano a 10 anni superiore all'1.50%,  può innescare un aumento della volatilità che colpisce non solo i mercati del reddito fisso ma un po' tutti i settori,  partendo dalla borsa fino ai metalli preziosi che, come sappiamo,  soffrono particolarmente quando le rese salgono.




Nel grafico potete osservare il repentino aumento della resa del TB10y che, per un istante,  ha superato nella seduta di giovedi quota 1.60%,  per poi ripiegare e chiudere la settimana con una resa all'1.46%.

Ma cosa sta succedendo e da cosa è causato questo repentino aumento dei rendimenti? La risposta è abbastanza articolata ed è probabile che siano una serie di fattori che,  piano piano,  si stanno delineando e che hanno provocato il movimento. Vediamone alcuni,  senza la pretesa di essere esaustivi:

1) È probabile che la ragione principale sia di natura puramente tecnica: giovedì un'asta di TB a 7 anni per un importo di 63 mia non è andata molto bene: c'era meno domanda del solito e questo non accadeva da molto tempo. E' probabile che in molti si stanno aspettando rese superiori prima di comprare.  La reazione non si è fatta attendere, causando un aumento dei rendimenti. Ad esser sinceri,  più che l'entità dell'aumento, a destablilizzare gli investitori,  è stata l'inattesa velocità dell'aumento dei rendimenti.

2) I buoni dati di mercoledì  sulla disoccupazione e in generale una prospettiva di crescita economica più robusta,  stanno alimentando visioni inflazionistiche che potrebbero anche sfuggire momentaneamente al controllo della FED. Sappiamo che la banca centrale americana mira ad un'inflazione almeno del 2% ma anche un 3% è tollerato: insomma non starà a misurare con il bilancino quanto sarà il rincaro, ma sospettiamo che comunque avrà stabilito una soglioadel dolore oltre la quale sarà costretta ad intervenire. Qualcuno inizia a sospettare che potrebbe essere anche prima di quanto dichiarato da Powel,  non meno di una settimana fa,  che misura in anni un eventuale prossimo aumento dei tassi... Ovviamente non poteva che esprimersi in questo modo:vi immaginate cosa può succedere se iniziasse ora a parlare di tapering?

3) Il piano economico di Biden di quasi duemila miliardi è giudicato da molti economisti eccessivo e potrebbe causare un surriscaldamento dell'economia. Come appena detto,  la FED potrebbe anche essere costretta ad intervenire prima del previsto (vero o falso, questo pensiero è sufficiente per creare del movimento...)

4) Sappiamo che molte aziende sono in cure intense e sopravvivono  solo grazie all'ossigeno offerto da tassi e rendimenti molto bassi: un aumento dei costi di finanziamento potrebbe essere letale per molte di loro. Le conseguenze sono facilmente immaginabili.

5) Un rendimento del TB all'1,60% , significa superare il rendimento medio dei dividendi delle aziende dello S&P500 che ad oggi si situa all'1.51%. Insomma, iniziano ad esserci delle alternative al mercato azionario... La borsa ovviamente non gradisce.



Diamo un'occhiata a come ha reagito lo SMI. A  dire il vero ci saremmo aspettati molto peggio: in realtà dopo un'apertura in cui gli ordini di vendita accumulati durante la notte sono stati scaricati, ha tentato di risalire ma putroppo ha chiuso sui minimi di giornata a 10522 punti andando ad adagiarsi sul supporto. Non un bellissimo segnale. Vedremo cosa succederà lunedì mattina: noi siamo in pre-allarme, magari non succede nulla di particolare, ma non si sa mai!


Buon week end!



domenica 21 febbraio 2021

Un po' di apatia per le borse


 Due note due su alcuni dati pubblicati questa settimana e quel pizzico di apatia che sembra aver coinvolto le borse occidentali.

Oramai i dati societari europei ed americani sono stati quasi tutti pubblicati e sono incorporati nelle quotazioni: sono stati buoni ma non buonissimi. Dovremo attende il secondo semestre per vedere di meglio. Anche la borsa svizzera si sta consolidando lateralmente (vedi grafico qui sopra): la farmaceutica sta soffrendo, Nestlé non brilla e anche il resto non è che stia facendo miracoli. Per quel che ci riguarda non aggiungeremo posizioni, come già detto,  se non si superano gli 11'000 punti. Abbiamo portafogli che sono sovraesposti dal punto di vista azionario e senza un trend che vira al rialzo non ci sembra intelligente aggiungere altro rischio. Non dimentichiamoci che una presa di profitto è sempre in agguato.

In Europa venerdì sono stati pubblicati i PMI di Francia (atteso 51.5 effettivo 55) e Germania (atteso 56.5 effettivo 60.6): decisamente due dati eccellenti; ricordiamo che un valore sopra il 50 significa fondamentalmente espansione economica. Una modesta reazione delle due borse c'è stata, ma in passato due dati come questi avrebbero spedito i rispettivi mercati in deciso rialzo.


Anche negli  Stati Uniti alcuni dati ci stanno confermando come il recupero dell'economia è in corso d'opera ma c'è ancora del lavoro da fare: i nuovi disoccupati sono più del previsto e la curva si sta  appiattendo,  segno che non sarà facile risolvere il problema. E' probabile che in questo momento  l'economia americana sia anche in un profondo cambiamento strutturale: vecchi lavori stanno sparendo per sempre e ne stanno nascendo di nuovi... un po' di disoccupazione è lo scotto da pagare ed è anche  uno dei motivi che sta spingendo la Jellen a chiedere che si proceda velocemente al varo del piano di aiuti da 1.9 trilion. 

Anche la corsa delle borse americane  sembra aver rallentato ed un po' di affaticamento sta uscendo: una pausa per questi mercati è sicuramente benvenuta. Non si può solo salire...

Chi continua a salire senza indugi sono le materie prime (andate a vedere il rame ) e qualche accenno di inquietudine  si sta facendo avanti: sempre di più si sospetta un ritorno dell'inflazione... nulla di preoccupante per il momento ma qualcuno sembra volersi portare avanti con i lavori:



Venerdi, a piccoli passi ma inesorabilmente, il Treasury rendeva 1.345. Noi continuamo a tenervi informati e manteniamo la calma fino a 1.50/1.60 poi inizieremo a preoccuparci...



mercoledì 17 febbraio 2021

TB10y rese al rialzo


 

Non una bella giornata di borsa oggi, ma ci può stare e non ne facciamo un dramma. Il trend generale delle borse è ancora in essere e prima di iniziare a preoccuparci sul serio vorremmo vedere dei segnali di inversione.

Ma comunque qualche cosa si sta muovendo: sabato avevamo segnalato come i rendimenti del Treasury americano a 10 anni fossero impostati verso l'altro e questa notte c'è stata una decisa accelerazione che ha portato il rendimento a sfiorare 1.34%, per poi rientrare ai livelli attuali di 1.28%.

Ricordiamo che con un'inflazione all'1.4% non siamo molto lontani dal rivedere rese reali positive (ricordate? tasso TB10y - tasso di inflazione) che innescherebbero probabilmente dei movimenti non simpatici, tanto per i mercati azionari quanto per le obbligazioni.

Abbiamo provato a capire la natura del movimento. Due le probabili spiegazioni e come al solito difficile capire quale delle due prevale sull'altra:

1) Con l'arrivo dei vaccini (in USA sono parecchio più avanti di noi...) è probabile che nella testa degli investitori si stia facendo largo l'idea che il peggio è passato. Il futuro è per lo meno a tinte meno fosche e quindi si stanno portando avanti con i lavori: insomma è uno scenario che i tecnici definiscono da risk on (come dire: "non c'è rischio quindi investo") e che innesca una serie di decisioni strategiche come quelle di uscire dagli investitmenti più conservativi (e il TB a 10 anni lo è) e con il ricavato si comprano attivi a rischio (come ad esempio cripto valute, obbligazioni ad alto rendimento, azioni e via di seguito).

La vendita dei Treasury ovviamente comporta un calo delle quotazioni dello stesso e relativo aumento del rendimento. Certo è che se continua di questo passo e arriviamo ad un rendimento vicino a 1.40%-1.50% deve suonare un campanello d'allarme che cosiglia prudenza.  Oltre qui livelli le dinamiche potrebbero cambiare.

2) Sempre sabato abbiamo parlato di un eventuale ritorno dell'inflazione: leggete il post se non l'avete ancora fatto. L'idea di un ritorno dell'inflazione potrebbe aver provocato lo scarico del Treasury ad un buon prezzo,  con l'idea di aspettare che lo stesso ritorni a rese più attraenti. Anche questa ipotesi non è del tutto da scartare.


Il messaggio comunque è chiaro: no panico ma stiamo attenti. 

Se poi qualcuno non riesce a dormire pensando alle posizioni azionarie nel suo deposito,  si può anche procedere ad un alleggerimento, noi non ci opponiamo 😏

domenica 14 febbraio 2021

Inflazione


 Non volevamo parlare dello SMI ma forse un'occhiata la diamo comunque: da inizio anno non abbiamo fatto molta strada e ci sembra di marciare sul posto. Gli utili trimestrali, in generale piuttosto buoni ma non moto diversi dalle aspettative, non hanno dato la sferzata che ci aspettavamo. Il piano di vaccinazione contro il covid19 ha preso avvio defintivamente alla metà di gennaio e ai primi entusiasmi ha fatto capolino una certa delusione perché oramai abbiamo capito tutti che ci vorrà più tempo del previsto per raggiungere tutti coloro che si vogliono proteggere;  se aggiungiamo le forme più o meno severe di lock down che stanno nuovamente intralciando la vita sociale di ognuno di noi, il morale non  è comprensibilmente alle stelle... ed il morale della borsa pure.

Abbiamo provato a forzare un pochettino l'analisi tecnica (quindi prendete le conclusioni per quel che valgono: non molto) e quel piccolo triangolo rosso dovrebbe venir forato la prossima settimana. Se verso l'alto non è detto che finalmente riusciremo, morale permettendo, a superare questi benedetti 11'000 punti che stanno diventando un tormentone; mentre una foratura verso il basso potrebbe dare il via ad una debole correzione... Vedremo.

Quello di cui vi vorremmo parlare oggi è un tema che sta sempre più sollecitando gli analisti finanziari e riguarda un possibile ritorno dell'inflazione. Abbiamo sempre detto che quest'ultima manca all'appello da troppo tempo e le banche centrali ne vorrebbero un po' (diciamo un 2% o su di lì ma anche oltre... ) tanto per farsi mangiare una fetta dell'enorme debito che stanno accumulando. 

I dati sull'inflazione europea la segnalano attorno al mezzo punto percentuale, mentre negli USA la pubblicazione del CPI di mercoledì la dava all' 1.4% , un dato sotto le aspettative, ma se scomponiamo il numero ci accorgiamo che a tenere bassa l'inflazione sono le voci riguardanti  i viaggi di piacere, i voli ed in generale tutto quanto ha a che fare con il tempo libero e che questo covid ha depresso, tutto il resto è al rialzo. Potete facilmente immaginare cosa può succedere quando potremo finalmente muoverci. 

La IATA (International Air Transport Association) l'altro ieri è uscita con un comunicato che a suo giudizio entro l'estate l'America e l'Europa avranno raggiunto l'immunità di gregge. Ovviamente tirano l'acqua al loro mulino ma è probabile che non si sbagliano di troppo; anche le agenzie di viaggio ci risulta che hanno accumulato riservazioni per la seconda metà dell'anno come non hanno mai visto e questo la dice lunga sulla voglia di viaggiare che la gente ha accumulato in questo anno di Covid. 

Ma è verosimile ritrovarsi tra capo e collo un'inflazione fuori controllo? E' la domanda che ci siamo posti questa settimana e non siamo gli unici (vedi articolo in fondo alla pagina). Partiamo da un grafico:



Abbiamo radunato argento, platino, rame, nickel e ferro allo scopo di vedere come tutte queste (ma anche le altre) materie prime si stanno muovendo: è evidente che lo spostamento per tutte è in deciso rialzo come non succedeva da diversi anni: il movimento quindi non sembra essere di breve durata ed è costantemente alimentato dalla domanda proveniente soprattutto dai paesi asiatici ma non solo. Un simile movimento non può non avere un influsso sui prezzi finali delle merci prodotte.

Poi le merci vanno trasportate:



Se fino ad un paio di anni fa il nolo di un container costava un po' meno di 2000 $, oggi ce ne vogliono più di 5000...




Il petrolio ha deciso di ritornare a farsi pagare attonro ai 60$ al barile ritornando alle quotazioni pre-covid19: da due a tre volte il costo dello scorso anno...


Vogliamo poi parlare di quanto il dollaro si è svalutato in questi ultimi anni? Oppure di come il concetto di globalizzazione ha mostrato i suoi limiti proprio durante la pandemia mettendo in forte discussione la tendenza a voler delocalizzare tutto quello che è delocalizzabile al sol fine di produrre più a buon mercato? E cosa ne dite della carenza di microprocessori e semiconduttori indispensabili per portare avanti la "rivoluzione" tecnologica della quale tutti parlano? Sicuramente si tradurrà in un rincaro di queste componenti. Insomma potremmo continuare con svariati altri esempi,  ma quanto vogliamo esprimere ci sembra chiaro.

Ora, prendete tutto quanto vi abbiamo detto e conditelo con 1.9 trilioni di dollari che Binden ha intenzione di sganciare dall'elicottero presidenziale sulle teste degli americani ed il quadro è completo. Può anche darsi che una parte dell'assegno di 1400.- $ che ogni americano incasserà in molti se lo giocheranno in borsa sfruttando le varie piattaforme simil RobinHood , ma il resto finirà sicuramente nel circuito economico alimentando la domanda.

Quindi, dopo queste premesse, ci sembra ragionevole iniziare per lo  meno a pensare, anche se non sarà per domani, che un po' di pressione sui prezzi potremmo anche averla. Ma cosa potrebbe succedere?

Lo sappiamo tutti che i mercati finanziari sono stati gonfiati dalla marea di liquidità a loro disposizione. Qualsiasi investitore oggi è alla spasmodica ricerca di un rendimento e ancor meno vuol restare a vedere una borsa macinare un record dietro l'altro senza muovere un dito, quindi, tutti dentro!

Proprio questa settimana le obbligazioni High Yield rendono meno del 4%: significa che prestiti aziendali con rating fino alla CCC (ad un passo dalla D di default) rendono,  ad esempio,  uno scarso 1% in più della media dei dividendi (circa 3%) pagati dalle aziende appartenenti allo SMI che dalla D di default sono ben lontane! Qualche cosa non torna e l'impressione di essere appesi ad un filo è palpabile.




Da una parte si stanno strappando dalle mani pezzi di carta di dubbia qualità, dall'altra stanno cedendo il Treasury americano a 10 anni che dall'agosto dello scorso anno sta lentamente ma inesorabilmente aumentando la sua resa che è più che raddoppiata: è vero che c'è un debito mostruoso da finanziare e devi rendere il TB maggiormente appetibile,  ma se invece fosse già un movimento che anticipa in un qualche modo un aumento dell'inflazione? Chi ha ragione? Coloro che stanno comprando obbligazioni ad alto rendimento scontando il fatto che i tassi non saliranno per parecchi anni,  oppure chi si sta accorgendo che qualche cosa nella politica delle banche centrali potrebbe anche cambiare fra non molto?

La retorica delle banche centrali la conosciamo molto bene e sia Powel che Lagarde in occasione dei loro interventi centellinano le parole. Ma oggi sappiamo che ad influenzare le decisioni in ambito finanziario e a muovere i mercati sono sempre più spesso gli algoritmi che setacciano il web alla caccia di indizi che una volta elaborati incidono significativamente sull'attività di compravendita. 

Già immaginiamo cosa potrebbe succedere, soprattutto se l'inflazione dovesse presentarsi bella pimpante a seguito della ripresa economica,  se si inizia a fare la conta nel mondo del web di tutto quello che gira attorno al concetto di "tapering", ovverosia una riduzione delle straordinarie misure di politica monetaria. Nulla di buono all'orizzonte ovviamente!  Se poi al principale influencer finanziario che di nome fa Elon Musk,  dovesse venirgli in mente di twittare che "con la resa delle obbligazioni high yield sotto il 4% con il cavolo che ci arrivo su Marte", la frittata è fatta! 


Qui sotto vi proponiamo come lettura domenicale un articolo tratto dal sempre prolifico The Economist di questa settimana. La traduzione fatta in automatico è più che comprensibile. Buona lettura!

 


Inflategate

Come l'aumento dell'inflazione potrebbe sconvolgere le politiche economiche mondiali

Il dibattito si sta scaldando

The Economist , 13 feb 2021 

 

Il dibattito sulla possibilità che l'inflazione elevata emerga dalla pandemia si fa più pressante. A gennaio i prezzi sottostanti nella zona euro sono aumentati al ritmo più veloce degli ultimi cinque anni. In America alcuni economisti temono che lo stimolo da 1,9trn di dollari previsto dal presidente Joe Biden, che include assegni da 1.400 dollari per la maggior parte degli americani, possa surriscaldare l'economia una volta che i vaccini permetteranno alle industrie dei servizi di riaprire completamente. I colli di bottiglia emergenti minacciano di aumentare il prezzo delle merci. Lo spazio sulle navi container costa il 180% in più rispetto a un anno fa e una carenza di semiconduttori causata dal boom di quest'anno della domanda di attrezzature tecnologiche sta disturbando la produzione di automobili, computer e smartphone.

 

Le statistiche principali sull'aumento dei prezzi contribuiranno presto a dare la sensazione che un'alba inflazionistica si stia scatenando. Saliranno automaticamente man mano che il crollo dei prezzi delle materie prime all'inizio della pandemia cadrà nel confronto con un anno prima, e il recente aumento del prezzo del petrolio inizierà a mordere - l'8 febbraio il greggio Brent è salito sopra i 60 dollari al barile per la prima volta in più di un anno. In Germania l'inversione di un taglio temporaneo dell'IVA ha già aiutato l'inflazione annuale a salire da -0,7% a 1,6% in un mese.

 

Per la maggior parte dell'ultimo decennio il problema dell'economia mondiale, giudicato dagli obiettivi delle banche centrali, è stato un'inflazione troppo bassa, non troppo alta. Di conseguenza, è facile vedere l'imminente accelerazione dei prezzi come benvenuta. In realtà, vale la pena preoccuparsi per diverse ragioni.

 

Uno è che indebolisce la mano di coloro che sostengono un maggiore stimolo fiscale in luoghi che ne hanno bisogno. Ci sono poche prospettive che la zona euro possa sostenere un'inflazione più alta, per esempio. Il suo principale tasso d'interesse non è stato tagliato durante la pandemia e il suo deficit spending rimane inadeguato date le sue prospettive economiche e la mancanza di potenza di fuoco monetaria. Così come la Banca centrale europea ha erroneamente aumentato i tassi in risposta a un'esplosione temporanea dell'inflazione nel 2011, il pericolo questa volta è che un'accelerazione temporanea dei prezzi incoraggi i falchi fiscali che sono compiacenti sui pericoli di un'economia depressa. Lo stesso pericolo è in agguato in Giappone, l'archetipo dell'economia a bassa inflazione. I suoi prezzi hanno iniziato a scendere durante la pandemia. Il Giappone probabilmente sfuggirà alla deflazione quest'anno, ma oltre questo sembra destinato a rimanere in una trappola di bassa inflazione, avendo apparentemente rinunciato al suo breve tentativo di uscirne a metà degli anni 2010.

 

Un'inflazione più alta potrebbe anche provocare delle oscillazioni nella politica monetaria in America, dove l'aumento delle aspettative d'inflazione e un rimbalzo più veloce significano che è più probabile che l'aumento dei prezzi sia persistente. I mercati finanziari implicano una possibilità su cinque che i prezzi al consumo crescano almeno del 3% all'anno in media nei prossimi cinque anni. La Federal Reserve ha promesso di mantenere bassi i tassi d'interesse e di continuare a comprare obbligazioni perché vuole che l'inflazione superi il suo obiettivo del 2%, per compensare le mancanze di oggi. Ma il suo nuovo regime di "inflazione media mirata" non permette un superamento duraturo o ampio. Alla fine la banca centrale vorrà alzare i tassi d'interesse per riportare l'inflazione verso il basso.

 

Più velocemente i prezzi saliranno quest'anno, prima potrebbe arrivare quella stretta. Richard Clarida, il vicepresidente della Fed, ha detto che la banca centrale recupererà solo le mancanze d'inflazione che si sono verificate nell'anno precedente, il che significa che il punto in cui il recupero è completo potrebbe arrivare sorprendentemente in fretta. Il 7 febbraio Janet Yellen, il segretario al Tesoro, ha cercato di rassicurare i critici dello stimolo di Biden dicendo che l'America ha gli strumenti per affrontare l'inflazione. Ma tassi più alti non sono senza conseguenze, e se la Fed si trova a versare acqua fredda su un'economia in surriscaldamento, i rischi di un'altra recessione aumenteranno.

 

 

Tassi più alti hanno anche profonde implicazioni per i mercati. Quasi tutto del panorama finanziario di oggi è basato sul fatto che le banche centrali mantengano i tassi di interesse bassi per un lungo periodo. Il denaro a buon mercato è alla base dell'idea che il governo può spendere quanto vuole - incluso, per esempio, il progetto di legge sulle infrastrutture del signor Biden - ed è alla base degli attuali valori di borsa alle stelle e del credito abbondante. Un brusco cambiamento nelle prospettive dei tassi di interesse sarebbe doloroso, come lo fu nel 2013 quando i commenti falchi della Fed portarono a quello che divenne noto come il "taper tantrum".

 

A Wall Street tassi più alti sarebbero uno shock. Nei mercati emergenti sarebbero agonizzanti. Molti hanno sperimentato una politica monetaria non convenzionale e deficit di bilancio più grandi, seguendo il mondo ricco.  Ma i loro sforzi presuppongono che le condizioni finanziarie globali rimarranno allentate. Tassi d'interesse più alti in America per allontanare l'inflazione significherebbero un dollaro più forte e deflussi di capitali dalle economie emergenti, come nel 2013. Questo metterebbe in pericolo le loro finanze e renderebbe più difficile per loro combattere gli effetti della pandemia. C'è molto da apprezzare nell'idea di sfuggire al paradigma di bassa inflazione e bassi tassi dell'ultimo decennio. Ma un'inflazione più alta esporrà l'economia mondiale e i mercati finanziari a una corsa accidentata.

venerdì 5 febbraio 2021

1.9 trilioni !



La settimana che si sta per concludere è stata una di quelle che sicuramente non passeranno alla storia ma la consideriamo una settimana interlocutoria e di assestamento utile a digerire gli utili aziendali, che sono stati quasi tutti pubblicati, e che sono risultati nella maggioranza dei casi aderenti alle aspettative con qualche lodevole eccezione  ma non a sufficienza per spingere gli indici europei in deciso rialzo.

 Come sappiamo spesso sono più importanti gli outloock che i dati veri e propri, ed in questo caso possiamo dire che la visione di molte società è ancora in chiaroscuro. 

Non è detto che a rischiarare le tinte delle previsioni future, ci possa essere l'adozione del piano Biden che chiedeva urgentemente un esborso pari a 1.9 trilioni di dollari che è stato concesso dal Senato con l'intervento decisivo della Vicepresidente,  che ha dipanato una votazione che si era chiusa con un 50 e 50 (come probabilmente succederà di frequente in questa legislatura).

Questa è una buona notizia ma non necessariamente le borse faranno una gran festa:


Dopo l'annuncio, e per capirci bene significa che le ciclostili sono già pronte per stampare ulteriori 1'900'000'000'000 miliardi di dollari,  i rendimenti del Treasury a 10 anni ha iniziato a salire, anticipando quello che potrebbe essere una probabile spinta inflazionista. 

Con i rendimenti al rialzo non faranno festa i possessori di obbligazioni e siamo curiosi di vedere la reazione delle borse,  soprattutto dopo la pubblicazione del tasso della disoccupazione che verrà reso pubblico alle 14:30 odierne.

Piccolo commento aggiuntivo delle 14:49: dati sull'occupazione deludenti (solo 49'000 nuovi posti di lavoro sui 55'000 attesi... il mercato del lavoro americano comunque fatica a risollevarsi con decisione, da qui l'importanza degli aiuti di Biden senza i quali sono guai seri.... I commenti che seguono sul dollaro e metalli sarebbero da riscrivere in quanto dopo la pubblicazione abbiamo un ritorno dell'euro a 1.2019 e un cedimento contro chf a 0.90.... argento in deciso rialzo.... buon week end!)

Riassumendo, se da una parte le buone notizie non mancano, dall'altra dovremo monitorare molto da vicino come si spostano i rendimenti: se salgono troppo in fretta dovremo probabilmente aspettarci un po' di turbolenza. Per oggi comunque i future americani sono per il momento positivi.



E' chiaro che i rendimenti trainano il dollaro verso l'alto e la rottura ad inizio settimana della resistenza a 0.89 ha trascinato la valuta americana sopra lo 0.90, un movimento che potrebbe continuare anche la prossima ....


.... idem per euro/usd che è sceso sotto l'1.20 per adagiarsi sul supporto a 1.1955 che per il momento sembra reggere.


Come ben sappiamo c'è correlazione inversa tra dollaro e oro: quest'ultimo sta flirtando pericolosamente con i 1800 dollari per oncia, stamani ha cercato di evolvere sotto questo livello ma per il momento senza convinzione. L'aumento delle rese potrebbe però alimentare  le recenti pressioni sulle vendite e non facciamo fatica a pensare che a breve vedremo i 1755 dollari.


 Dinamica diversa un po' diversa per l'argento: dopo che si è definitivamente sgonfiato il tentativo di manipolarne il prezzo (leggi il post della scorsa settimana), ha ripreso la sua strada sorretto da una domanda che per quasi il 50% deriva dall'uso industriale, mentre il restante è spinto dalla domanda "finanziaria" che in effetti considera argento e pure il  platino sotto quotati rispetto all'oro. Non impossibile riavvicinarsi ai 30$ per oncia.

Ritorneremo a breve in quanto intuiamo che nei prossimi giorni ci sarà da scrivere...


buon week end!


giovedì 28 gennaio 2021

Reddit


 E' da almeno un paio di giorni che il VIX (indice della paura) è in fibrillazione e questo di norma si trasforma in correzioni di borsa che puntualmente si sono verificate ieri, ed almeno in mattinata, pure oggi.



Nel primo pomeriggio a dominare era ancora il colore rosso della correzione e anche %ytd, salvo qualche lodevole eccezione,  è il colore che domina: significa che son bastati un paio di giorni per cancellare tutto quanto fatto di buono dall'inizio dell'anno. Non bellissimo.

Ma una correzione era nell'aria, lo abbiamo ripetutamente sottolineato, ed infatti si è presentata in questi giorni. Nulla di male, anzi... quasi di sicuro è un invito ad incrementare le posizioni azionarie una volta che abbiamo capito dove i vari indici intendono fare base.


Anche la borsa svizzera non fa eccezione, benché quest'ultima si mantiene ancora in territorio positivo da inizio anno a conferma tutto sommato del suo carattere piuttosto difensivo. I famosi, e per quel che ci riguarda noiosissimi 11'000 punti,  non sono stati superati e con un po' di discliplina abbiamo evitato di accumulare inutilmente delle posizioni. Siamo pronti a farlo probabilmente la prossima settimana, ma prima vogliamo vedere se l'indice rientra nel canale ascendente degli ultimi mesi: il canale è stato sfondato al ribasso oggi, non un bel segnale a dire la verità; ora potrebbe anche ritornare sui suoi passi a quota10'900/10950, dove incontrerebbe la restistenza del citato canale, per poi magari ritornare a scendere. 

Non è possibile saperlo con certezza: seguiamo l'evoluzione domani e lunedi e forse avremo la risposta. Se invece rientra nel canale ascendete, bene,  è un buon segnale e allora potrebbe anche avere la forza di superare gli 11'000... sarebbe un bel segnale per nuovi acquisti.

Ma quello che oggi vorremmo veramente portare alla vostra attenzione, non sono i tutto sommato piccoli movimenti dello SMI, ma quanto sta succedendo ( già da un po' a dire il vero ma in questi giorni il fenomeno è evidente) con la complicità di alcuni social di carattere finanziario, primo fra tutti la piattaforma Reddit  , che sembra oramai avere la forza di pilotare una parte del mercato. Forte di 3 milioni di adepti che, tramite  Robinhood stando tranquillamente sdraiti sul divano, si divertono ad andare controcorrente prendendo di mira soprattutto i titoli che sono maggiormente shortati (venduti allo scoperto) ed obbligando chi è corto a ricomprare in fretta e furia i titoli (short squeeze) alimentando in tal modo rialzi improvvisi  e consistenti.



Avrete sicuramente letto cosa sta succedendo ai titoli azionari di GameStop, una società tra le più shortate,  che in pochi giorni si è moltiplicata per 7 (probabilmente creando anche qualche miliardario dal giorno alla notte...).

Ma un conto è prendere di mira una società che francamente, lo ammettiamo, fino a qualche giorno fa non sapevamo neppure che esistesse; un altro paio di maniche è quando il giochetto iniza ad aggredire altri assets decisamente più importanti. 

Guardate cosa è successo oggi:

Su Reddit appare questo messaggio:


Insomma, hanno deciso di far passare qualche brutto momento alle banche che hanno shortato l'argento... Risultato:



L'argento, non "Pizza e Fichi" la fantomantica società che si cita negli esempi dei testi di economia,  schizza del 7.14% in una manciata di minuti... non è durato molto, per il momento, ma non è detto che finisce qui.

Insomma, già i mercati finanziari sono sempre più spesso distanti milioni di chiometri dal mondo che dovrebbero rappresentare, un fenomeno questo che rende la finanza non facilissima da gestire. Ma se ora anche i social ci mettono lo zampino, la finanza di mezzo mondo sembrerà sempre di più ad una immensa Las Vegas... 

Ma d'altrone questo mondo è sempre più nelle mani dei millenials, come magari è giusto che sia: proprio ieri ne ho incontrato uno. 13 anni, un tipo sveglio, parliamo un po', poi gli chiedo se gli piace leggere e cosa legge... anticipo la rispota butando lì un "Harry Potter"?  "No, No" -  risponde lui - di solito leggo i bilanci delle società!! Faccio un po' di trading usando una piattaforma americana che non mi fa pagare nulla, sai, così tutti i centesimi che guadagno sono miei!!." Tieni il calcolo della performance? chiedo. "Certo!", mi risponde, "l'anno scorso, ho fatto un quasi +30%" .

Indovinate con quale morale sono tornato a casa....








venerdì 22 gennaio 2021

Inizata l'era Biden


 Dai, in onore al nuovo presidente degli Stati Uniti, iniziamo questo post di fine settimana con una visione dell'indice S&P500 che pare abbia gradito il cambiamento. Credo che tutti noi un'occhiatina alla cerimonia di insediamento l'abbiamo data ed il cambio di passo è evidente... il  ritmo di Biden è molto più lento e ritmato rispetto al suo predecessore e questo non è necessariamente un male, anzi... Come sanno tutti coloro che giocano a golf, rallentare e ritmare meglio lo swing spesso significa far fare più distanza alla pallina ed è quello che che auguriamo al nuovo Presidente... Forse non riuscirà a finire tutte le 18 buche ma ne basterebbero 9 ben fatte per farci dimenticare il 6 di gennaio e riconcigliarci con un Paese che può dare tanto non solo a sé stesso ma anche agli altri: ha solo bisogno di qualcuno che glielo ricordi.

Piccola nota di gossip: ma avete visto Melania come gongolava mentre lasciava la Casa Bianca...? 😏



Già che siamo oltre oceano diamo un'occhiata ai rendimenti del Treasury a 10 anni che questa settimana hanno smesso di salire ed ora sono adagiati sul supporto dinamico a 1.0855. Il trend comunque è evidente e se rimane a questi livelli non disturba nessuno. Ma stiamo sentendo con insistenza parlare di un ritorno dell'inflazione e non vorremmo che a furia di parlarne ce la ritroviamo tra i piedi: da un lato farebbe comodo, mangia una parte dell'enorme debito accumulato, ma dall'altra, se sfugge,  hai voglia correrle dietro senza toccare i tassi... meglio non pensarci!


Ieri ha parlato Lagarde ed il messaggio è stato abbastanza esplicito:  siamo nei guai almeno per tutto il primo trimestre di quest'anno e noi aggiungiamo che se continuamo di questo passo lo saremo anche nel secondo. I vaccini ci sono anche se i quantitativi,  per il momento,  sono inferiori a quanto atteso; anche la distribuzione, questo è comprensibile, non è una passeggiata. In molti lo bramano, alcuni sono scettici ed altri proprio non ne vogliono sentir parlare: è abbastanza intuitivo che a queste condizioni non ne verremo fuori rapidamente ed è quindi richiesto un supplemento di santa pazienza. 

Per il momento a sostenere gli indici ci sono le pubblicazioni dei dati aziendali che sono stati ad arte precedentemente ridimesionati dagli analisti. Ergo:  quasi tutti hanno raggiunto numeri decenti e persino  superiori alle aspettative quel tanto che basta per convincerci a restare con i piedi ben piantati nel mercato azionario. 

Lo SMI questa settimana ha tentato a due riprese di oltrepassare la resistenza degli 11'000 punti senza riuscirci, i volumi rimangono sotto la media mobile dei 15 giorni e l'RSI è sempre prericolosamente vicino all'ipercomprato. Noi non facciamo nessuna nuova posizione a condizione che l'indice sfondi al rialzo la resistenza con volumi decisamente crescenti e che chiuda 2/3 sessioni sopra questi benedetti 11'000 punti.


Per il momento il dollaro americano ha frenato la sua discesa e sembra volersi spostare più che altro lateralmente. Abbastanza chiara la resistenza a 0.89 (linea nera) al di sotto della quale ci sembra ci sia in via di formazione un "spalla-testa-spalla rovesciato": se vien superata quota 0.89 ci ritroveremo con il dollaro a 0.90: nulla di eccezionale ma sono 100 bps facili (è una info che interessa gli amici del trading...)



Promesso, la prossima volta facciamo un po' di analisi tecnica seria anche su euro-dollaro... sono rimaste in macchiana alcune linee che dicono poco. 1.21 è il nuovo supporto e vediamo al prossimo test se lo tiene. Come avevamo già accenanto le ultime volte non siamo sicurissimi che il dollaro abbia veramente voglia di continuare ad indebolirsi.



Movimenti in spazi ristretti per euro-chf e, per fortuna nostra,  anche abbastanza prevedibili: va bene per chi fa trading stretto. Per chi tiene invece le posizioni a lungo... va bene lo stesso, non fa danni e se si comporta come lo scorso anno,  che in sostanza contro chf non ha perso un granché (anzi quasi nulla...),  non darà molto da pensare nè a noi,  né alla BNS.


Buon fine settimana!!




venerdì 15 gennaio 2021

More Gains?


 Mentre stiamo scrivendo si sta per concludere una settimana di borsa piuttosto apatica e senza spina dorsale... I volumi calanti lo confermano, mentre l'RSI rimane pericolosamente vicino all'ipercomprato. Non un bel segnale e non ci meraviglieremmo se una piccola correzione è in arrivo. La prossima settimana ci sarà il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente USA e la cosa potrebbe, come abbiamo visto la scora settimana, sfuggire di mano a qualcuno... 

Ieri il piano di Biden per tirar fuori l'America dal pantano del Covid 19, malgrado il trilione punto nove di dollari, non ha entusiasmato tuttti, anzi, e non sarà comunque una passeggiata di salute farlo passare al Senato. Non avrà vita facile, temiamo...



Siamo ad inizio anno e le previsioni sull'andamento futuro dei mercati non si fanno attendere: stamani abbiamo intercettato questo grafico a riguardo delle prospettive delle azioni europee per l'anno  in corso. Come sempre trovare un accordo tra gli analisti è difficile (un altro modo per dire che le previsioni vengono fatte solo per essere smentite) e tra la ventina di analisti intervistati,  troviamo chi pensa che alla fine dell'anno saremo a -7% mentre il più ottimista si sbilancia con un +16%;  la media si attesta ad un +4%, nulla di trascendentale ma pure sempre con un più davanti.

Pure noi pensiamo che l'anno non sarà straordinario, diciamo nella norma,  e non pensiamo che vi saranno rally tanto estesi da spingere l'indice a dicembre in doppia cifra. Il perché ce lo spiegano i due grafici qui sotto riportati.



Tutti noi sappiamo quanto ha contribuito l'indice Nasdaq ad evitare quello che l'anno scorso poteva essere un vero e proprio bagno di sangue: dopo la violenta correzione di marzo/aprile, il recupero è stato ancora più impetuoso e la rapidità e la ripidità della salita l'hanno portato ad incontrare la resistenza dinamica di medio/lungo periodo: per continuare il suo tragitto serve ora un movimento rialzista che gli faccia superare (breakout) il limite raggiunto accompagnato da volumi piuttosto sostenuti. Allo stato attuale un simile scenario non sembra potersi materializzare. Abbiamo davanti a noi un trimestre difficile (lo stiamo vivendo sulla nostra pelle) e ci sembrerebbe più logico assistere ad una una correzione (moderata) che riporti l'indice a livelli più sostenibili, per poi ritentare la scalata durante l'anno.


Forse con questo grafico riusciamo a capirci meglio: la linea azzurra rappresenta l'evoluzione dell'indice Eurostoxx 600 che sappiamo tutti come si è comportato da aprile 2020 in poi. La linea nera raffigura le aspettative di guadagno delle aziende che compongono l'indice. 

Condizione sine qua non per vedere il valore di un'azione salire sono gli utili che la società che rappresenta esprime su base annua: di norma tra i due c'è una certa correlazione. Può succedere che le quotazioni per motivi esogeni subiscano un forte ribasso, come alla fine del 2018, ma la produzione di utili costanti e a buoni livelli ha fatto da calamita ed in breve tempo la correzione è stata assorbita. Insomma tutto regolare.

Quello che è sta succedeno ora è l'opposto: il mercato si è portato avanti con i lavori e senza aspettare di vedere come gli utili societari si comportano,  ha già scommesso che quest'ultimi saranno al rialzo. Può essere, con tutti gli aiuti che stanno arrivando non è impossibile, ma il nostro timore è che si sia corso un po' troppo e se gli utili che fra qualche giorno verrano pubblicati non sono straordinari, aspettiamoci una correzione dei mercati. 

Insomma, se gli utili salgono e vanno ad "acchiappare" le quotazioni azionarie tutto bene, l'equilibrio si ristabilisce. Ma se gli utili non salgono come da aspettative, l'unica cosa che può succedere, lo intuite pure voi, è una bella discesa dell'indice. Noi stiamo vigili.



Qualcuno ci ha chiesto cosa sta succedendo all'oro: nulla di particolare: la linea nera rappresenta il metallo giallo che da metà del 2020 ha iniziato a modificare il suo trend ed ora si trova in una fase discendente. Il cambio di trend sull'oro corrisponde ad un aumento delle rese sul Treasury americano a 10 anni e se questo aumento, come pare, continuerà ancora per diverse settimane, sarà complicato vedere di nuovo l'oro sopra i 2000 dollari per oncia. (A meno che non succedano eventi gravi totalmente imprevisti).


Buon week end!!!